Posts tagged ‘De Magistris’

31 maggio 2011

Referendum avanti tutta

Il nuovo sindaco di Cagliari, Massimo Zedda sembra un ragazzino ma al suo avversario, una vecchia volpe, non ha lasciato scampo. A Milano, Pisapia ha spazzato via la Moratti senza mai alzare la voce. E forse neppure De Magistris pensava che a Napoli gli sarebbe arrivata addosso quella grandinata di voti. Da domani affronteranno problemi giganteschi (e non solo la spazzatura). Oggi, fanno pensare le loro facce e le loro parole così diverse, così distanti dai volti e dalle parole dei vincitori di ieri. La sconfitta di Berlusconi appare irrimediabile perché irrimediabilmente sconfitta è la contraffazione che ha dominato la politica dell’ultimo ventennio. C’è un momento in cui non le ideologie o gli schieramenti, ma il puro e semplice senso comune si ribella. E dice basta, non se ne può più del cerone, dei capelli tinti, dei fondali di cartapesta e degli slogan ripetuti a pappagallo (e che palle “meno male che Silvio c’è”). B. ha stufato persino i suoi per il semplice motivo che non intendono affondare con lui. C’è un momento in cui persino un Paese che sembrava lobotomizzato dal pensiero unico proprietario riscopre che si può parlare senza aggredire, insultare, senza la bava alla bocca. Lui resisterà ancora, aggrappato all’illusione che tutto sia rimediabile, come sempre ha fatto. Promettendo, minacciando, comprando questo o quello. Ma lo sa anche lui che è finita. Tra due settimane i referendum possono mettere fine a questa inutile agonia. Con una voglia di cambiamento così impetuosa, raggiungere il quorum non sarà impossibile. Un ultimo sforzo ed è fatta.

di Antonio Padellaro, IFQ

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29 maggio 2011

Vota e fai votare

Le vittorie di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli non sono scontate. I berluscones recuperano terreno con ogni mezzo, anche economico. Oggi e domani non bisogna sprecare neppure una scheda.

A Milano gli astenuti al primo turno delle elezioni del sindaco sono stati 339.021. Alla Moratti, nel voto del 13 e 14 maggio, sono mancati circa 80.000 voti ma, secondo il suo staff ne basterebbero 40.000 per superare Pisapia sul filo di lana del secondo turno. Non appare, purtroppo, un’impresa impossibile. Al di là delle risse e divisioni, Lega e Berluscones non hanno perso affatto il controllo sul terriotorio ambrosiano, quasi militarizzato dalla destra dopo un ventennio di egemonia “padana”. Anche a Napoli la partita non è affatto vinta dovendo recuperare De Magistris circa 8 punti al suo avversario Lettieri.    E allora non si capiscono proprio le ragioni dell’ottimismo diffuso a piene mani negli ambienti del centro sinistra come se i giochi fossero gia fatti a favore del candidato Giuliano e del candidato Luigi.    Che nelle 2 città (come nel resto del Paese) il vento sia cambiato, è fuor di dubbio. Che Berlusconi si stia picconando con le sue stesse mani e sotto gli occhi di tutti.    Che l’opposizione abbia rialzato la testa anche. Ma che senso ha riempire questa importante vigilia di speranzosi pronostici, affidati a quegli stessi sondaggi (per di più clandestini) che solo 2 settimane fa hanno illuso la destra con i risultati che sappiamo? Dai leader della sinistra ci saremmo aspettati in queste ore un appello chiaro e forte a non sprecare una sola scheda. Invece di perdersi in elucubrazioni su quel che sarà o sull’alleanza con il Terzo polo, questi politici di lungo corso avrebbero dovuto impiegare (il poco) tempo a loro destinato nei tg e nei salotti tv invitando i propri elettori a non disertare le urne essendo la situazione assolutamente in bilico.    “Vota e fai votare”, martellava la propaganda del vecchio Pci. Non era uno slogan ma una chiamata alle armi. Gli eredi di quella tradizione farebbero bene a ricordare che fine fece la gloriosa macchina da guerra di Occhetto nel ‘94. Indimenticabili furono poi i 24.000 voti che nel 2006 separarono Prodi da Berlusconi dopo che l’Unione aveva sperperato in litigi un patrimonio di consensi dando per scontata la vittoria. Lunedì prossimo speriamo di poter festeggiare la svolta tanto attesa. Non dimenticando mai, però, che liberarsi di Berlusconi non sarà nè una passeggiata nè un pranzo di gala. Se non fosse stato troppe volte dato per finito dalla sinistra, forse B. non avrebbe imperversato per quasi un ventennio. La lezione dovremmo tutti quanti averla imparata.

di Antonio Padellaro, IFQ

27 maggio 2011

B. in concerto, ultima ammuina a Napoli

Silvio Berlusconi con Gianni Lettieri e Gigi D’Alessio. Luigi De Magistris con il rap napoletano dei 99 Posse e degli ‘A 67, Enzo Gragnaniello e Teresa De Sio. Piazza Plebiscito e via Caracciolo. Serate e piazze di fuoco e musica per chiudere la campagna elettorale. Napoli canta e il suo ventre ribolle: chi scegliere tra il rappresentante del Cavaliere sotto il Vesuvio, e il giovane ex magistrato che promette la rinascita della città nella giustizia e nel rigore? Gianni Lettieri, l’uomo che garantisce da un lato la continuità col vecchio sistema di potere, affaristico e bipartisan, predatorio ed equamente spartitorio, e dall’altro ha già spalancato le porte agli uomini di Nicola Cosentino, il suo protettore, l’uomo che lo ha voluto a tutti i costi candidato e che in questa partita si gioca tutto. Luigi De Magistris, l’outsider che nessuno voleva e che ha sbaragliato il vecchio centrosinistra, mettendo alle corde il Pd, umiliando i suoi potentati cittadini, ed imponendo temi e modi della campagna elettorale. È il candidato che “ha scassato”, come dicono i suoi, per dire con efficace espressione partenopea, che ha rotto tutti gli schemi della politica. E ha convinto la Napoli che vuole cambiare. La città è spaccata in due (i sondaggi delle ultime ore valgono zero: alcuni lo danno sopra il 60%, altri appaiato con Lettieri, altri ancora vogliono il candidato Pdl in notevole vantaggio), come mai è stata nella sua storia recente. Divisi gli industriali, i commercianti, la borghesia cittadina. Gianni Punzo, numero uno del Cis di Nola e azionista di maggioranza di Ntv (le ferrovie private di lusso) sta con Lettieri, Antonio D’Amato, ex leader di Confindustria, con De Magistris. Enzo Per-rotta, leader del Centro commercianti vomeresi (1867 aziende, 10 mila dipendenti), non si schiera apertamente ma dice che “i miracoli non ci servono, né tantomeno le leggi speciali”, pronunciando un chiaro no alla legge speciale per Napoli, cavallo di battaglia di Lettieri e Berlusconi. Divisi gli intellettuali. Una parte di questi (molti ex del sistema di potere bassoliniano) hanno firmato un appello per Lettieri sollecitato dallo spin-doctor Claudio Velardi, tantissimi altri, attori, registi, docenti universitari, hanno sottoscritto per De Magistris già nelle settimane passate. E ieri dalle colonne di “Repubblica” è arrivato l’endorsement di Roberto Savia-no. Tra le ultimissime adesioni un appello che vede tra i primi firmatari due figure storiche della sinistra cittadina: Abdon Alinovi, parlamentare del Pci e già Presidente della Commissione antimafia , e Antonio Amoretti, “scugnizzo” della Quattro giornate di Napoli. Mondi opposti, due Napoli che si scontrano, due città nella città. I nobili e i lazzari, la borghesia colta e quella affaristica e predatoria, gli intellettuali e gli operai dell’Italsider, il ceto politico delle clientele e il sottoproletariato delle sterminate periferie. Città che parlano linguaggi diversi e nella capitale mondiale della musica si emozionano per melodie diverse. Questa sera il Cavaliere, messo da parte il posteggiatore Apicella, sarà sul palco con Gigi D’Alessio, l’ex pianista di Mario Merola, che dalla gavetta e dalle amicizie con Luigi Giuliano, ‘o Lione, l’ex re di Forcella, ha salito tutti i gradini del successo fino a diventare una icona del pop italiano. Prometterà miracoli e canterà con lui “Ho bisogno di parlarti adesso ascoltami, c’è un silenzio che nasconde ambiguità che non litighiamo più mi sembra un secolo solo indifferenza è quello che si dà. Si sta asciugando il mare…”. Gigi De Magistris ritmerà il rap degli ‘A67 e la loro hit “’a camorra song io” che si conclude con un auspicio: “E se ‘a paura fa nuvanta ‘a dignità fa Cientuttanta tanta tanta tanta tanta voglia ‘e cagnà voglia ‘e cagnà”. Voglia di cambiare. Anche con una canzone.

di Enrico Fierro, IFQ

20 maggio 2011

Antonio Di Pietro: “È vero, abbiamo perso voti”

Ma la protesta non basta più: è arrivato il momento della responsabilità.

Onorevole Di Pietro, lo sa cosa dicono?    No, cosa?    Che lei sarebbe dispiaciuto per la vittoria di De Magistris a Napoli.    Ma questi sono matti…    Prego?    Allora: io personalmente a Napoli ci ho piazzato le tende! E tutta l’Italia dei Valori si è trasferita in città – tutto lo staff! – per fare campagna elettorale con il coltello tra i denti. Se non fossimo contenti della vittoria di Luigi dovrebbero chiamare il 118 e caricarci! Antonio Di Pietro è soddisfatto. Ha letto la dettagliata analisi con cui ieri Il Sole 24 Ore diceva che il suo movimento ha perso voti. Il leader dell’Idv non contesta quelle cifre, ma ne fornisce un’interpretazione – come vedremo – totalmente diversa. Ne approfitta, anzi, per spiegare le sue differenze con il grillismo (è una cortese, ma ragionata presa di distanze) e per rilanciare l’idea di una nuova coalizione che considera già in campo: “Se D’Alema sognava di sposarsi con l’amante, cioè con il Terzo polo, adesso si deve rassegnare. Non perché sia diventato improvvisamente virtuoso: ma perché l’amante non c’è più!”.    Onorevole Di Pietro, partiamo da quell’articolo del Sole 24 Ore.    Non sono il solito politicante che nega la realtà perché non gli piace. È vero che abbiamo perso dei voti, punto.    È un’ammissione difficile?    Potrei dire che abbiamo raddoppiato rispetto alle Regionali scorse, così come può farlo la Lega. Ma sarebbe una mezza verità, anzi una non verità, rispetto al dato delle Politiche e delle Europee.    Cioè?    Abbiamo perso voti, certo. Ma io lo sapevo e lo avevo messo in conto.    Perché?    Siamo stati i primi, in Italia, a fare la protesta. L’abbiamo fatta più e meglio di tutti, quando era il tempo e quando era necessario; siamo stati nelle piazze, abbiamo urlato. Ma adesso quella stagione è finita: ne sta iniziando un’altra, è tempo di costruire.    Sta prendendo le distanze dal “grillismo”, per caso?    Per carità, un fenomeno che conosco e rispetto, un movimento pieno di giovani come il nostro…    Ma?    Ma se noi avessimo fatto come Grillo, a Bologna e ci fossimo accontentati della protesta, adesso non ci sarebbe un sindaco di sinistra, ma avrebbe vinto un leghista. Si è vinto per lo zero virgola quattro!    Anche a Milano, allora…    E infatti siamo contenti e orgogliosi di aver sostenuto un candidato forte come Pisapia e un progetto serio come quello della sua coalizione, per costruire la nuova Milano. Pisapia e la Moratti non sono uguali! Se lo avesse detto pure Grillo, la Moratti sarebbe già a casa. Capisce?    Ci sono funzioni diverse.    Per carità! Io sono contento che Grillo sostenga i referendum. Ma se non ci fossero stati i poveri cristi dell’Italia dei Valori che facevano i banchetti oggi, quei referendum non ci sarebbero. Ecco, noi siamo in questa fase: quella per cui bisogna costruire per voltare pagina. La protesta, un minuto dopo lo scrutinio vale come il due di briscola. Noi, invece stiamo costruendo un nuovo governo.    Berlusconi non è ancora sconfitto.    Appunto! Proprio perché è animale braccato e ferito diventa più pericoloso e aumenta il rischio di una nuova svolta antidemocratica. I piduisti sono sempre all’opera.    Addirittura?    Conoscendo l’uomo non c’è da stupirsi. Il primo atto è il voto della Camera con cui lunedì e martedì il centrodestra vorrebbe approvare un pasticcetto legislativo per disinnescare il quesito sul nucleare.    Responsabili permettendo…    I Responsabili, come la Lega, sono sotto ricatto. Voteranno, eccome.    Cos’altro vi dice questo voto?    Che per noi è il momento della responsabilità, quella vera. Lei ci segue da tempo, è un processo avviato con la scelta in Campania.    In queste Regionali si sono sperimentate diverse formule.    Ma anche stavolta c’è stato un verdetto chiaro. Dove il nuovo centrosinistra Pd, Idv Sel si è riunito, abbiamo ottenuto i migliori risultati.    A che si riferisce?    A brutti esperimenti come quello di Cassino. Lì il Pd aveva provato ad allearsi con Futuro e libertà e gli elettori hanno mandato al ballottaggio il resto della coalizione, cioè noi, Sel e i nostri alleati.    Lei ha dei propositi bellicosi?    Al contrario. Come le ho detto sono molto unitario. Sono disposto a sacrificare qualcosa a cui tengo molto, uno zero virgola in più pur di far vincere la coalizione. Non possiamo più permetterci errori ed egoismi di partito.    Resta il mistero per cui i leader della coalizione non si sono mai riuniti sul palco.    E lo dice a me? Io e Vendola, anzi, prima di tutti Vendola, diamo a Cesare quel che è di Cesare, abbiamo posto questo problema a Bersani, mesi fa: non ci hanno ancora detto né sì né no!    E cosa ha risposto, allora, Bersani?    No, non voglio gettare la croce su di lui. Si ritrova a gestire un partito complesso, non voglio tirargli la giacchetta. So che ogni giorno si trova in casa qualcuno che dice: “Rompi con Di Pietro! Lascia a casa Sel!”. Follie.    Ma allora si resta immobili?    Spero proprio di no. Anche perché questo voto è di facile lettura: la gente ha scelto, sempre e dappertutto, l’alternativa e il cambiamento.    A Napoli, però, De Magistris ha rifiutato l’apparentamento    È così.    Si sente di criticarlo?    Ma per l’amor di Dio! Sono uno dei responsabili di quella scelta. E devo dire che, con molta onestà, sia il Pd che Sel hanno detto che lo sosterranno comunque.    Perché è stato d’accordo con la    scelta, se sembra il contrario di    quello che lei ha detto fino ad ora?    Non c’è nessuna contraddizione. A Napoli il Pd locale non era riuscito a rinnovarsi da solo, e noi con De Magistris abbiamo salvato il vecchio centrosinistra da una sconfitta certa.    Ma l’apparentamento non poteva riconciliare?    L’apparentamento formale avrebbe riportato in consiglio quei dirigenti della vecchia guardia che gli elettori, non noi, hanno lasciato a casa. Per rispettare questa volontà, costruiamo l’apparentamento sostanziale dei programmi e rifiutiamo quello formale dei partiti. È l’unico modo per vincere.    Mentre nel resto d’Italia…    Siamo uniti da un capo all’altro d’Italia. Milano e Napoli devono diventare i simboli della nuova Italia. Vede, in questo voto si è dimostrato un fatto incontestabile: il Terzo polo non esiste. E la riprova è che ai ballottaggi non sceglie. Sceglie la linea suicida di Ponzio Pilato.    Vuole chiudere le porte a possibili accordi?    Certo che no. Ma senza di noi e di Sel il Pd non va da nessuna parte. Anzi, quando il Pd si unisce a noi prende anche più voti. Costruiamo un programma e una leadership insieme, e poi dialoghiamo con gli altri.    Cioè?    Le porte devono essere aperte. Ma non ci sono porte se non si costruisce la casa!

di Luca Telese, IFQ

13 maggio 2011

La legalità di B. per Napoli: “Stop alle demolizioni di case abusive”

Napoli va al voto soffocata da due emergenze. Quella, visibile e odorabile, di oltre 2000 tonnellate di spazzatura sparpagliata tra le piazze e le strade del centro e delle periferie, che nemmeno il rutilante intervento dell’esercito è riuscita a risolvere. E quella, invisibile ma comunque percepibile, di una camorra che si infiltra nelle liste, fa pressioni sugli elettori, sta tentando e tenterà in tutti i modi di condizionare le elezioni e la futura amministrazione. Nei giorni scorsi l’edizione napoletana di Repubblica ha rivelato che la Digos sta indagando su 1300 candidati ritenuti in qualche modo contigui, per parentele o precedenti di polizia, agli ambienti dei clan. Un numero enorme sul totale dei candidati, circa 7000. In pratica uno su cinque. Di questi, il 70% concorre alle municipalità, ‘primo passo’ per conquistare le istituzioni e fare carriera, per poi essere promossi in una tornata successiva al consiglio comunale. Cinque candidati sono stati già esclusi dalle liste per le elezioni comunali, a causa di condanne passate in giudicato. Mentre per le municipalità l’informativa non è ancora arrivata. Di fronte a una situazione simile, il premier Berlusconi che fa? Atteso oggi a Napoli per tirare la volata a Gianni Lettieri, annuncia ai microfoni della napoletana Radio Kiss un imminente provvedimento per fermare gli abbattimenti delle case abusive. L’ennesimo premio per chi viola le leggi – ma la Lega Nord si è messa di traverso, annunciando che non sosterrà il decreto – che segue la firma sul reintegro in consiglio regionale di due condannati per reati gravi, di cui uno per camorra. “Ecco cosa intende la destra quando parla di legalità” commenta il candidato sindaco di Pd e Sel Mario Morcone a proposito dello stop agli abbattimenti. “In una città invasa dai rifiuti e con problemi di inquinamento , invece di pensare a tutelare l’ambiente e sostenere il nostro territorio con iniziative che mirino alla qualità della vita, dell’aria e dell’acqua, il premier annuncia l’ennesima legge ad hoc”. Ancora più duro Luigi De Magistris, candidato sindaco di Idv e della Federazione della Sinistra: “In un territorio in cui la camorra controlla il settore dell’edilizia e perfino il mercato della produzione di cemento di scarsa qualità, lo stop alle demolizioni è una benedizione verso l’illegalità più totale, un assist ai boss e ai loro interessi economici. Niente di nuovo, in pieno stile berlusconiano: dopo decenni di leggi criminogene, francamente non c’è da stupirsi”.

Claudio Baglioni    cantautore

Ho firmato l’appello a favore di Mario Morcone perché se vivessi a Napoli non avrei esitazione a votarlo. Ha grandi capacità amministrative e sa gestire le situazioni complesse, qualità che ha dimostrato in lunghi anni trascorsi come integro servitore dello Stato. Con Mario ho avuto bellissime occasioni di collaborazione per progetti sociali e sono tuttora un suo grande amico. Credo che Napoli debba affidarsi a qualcuno come lui, che sia capace di andare oltre la rassegnazione e la delusione, che sia in grado di creare le condizioni di una rinata fiducia nel cambiamento di cui questa città ha bisogno. E per fare questo bisogna farla finita con la demagogia che caratterizza certi approcci ai problemi della città o con trasversalismi equivoci, che garantiscono i loro interpreti vecchi e nuovi, senza guardare al futuro della città.

Rosaria Di Cicco    attrice

Voto De Magistris perché tra tutti i candidati è il più adatto a combattere la camorra e il malaffare che hanno inquinato Napoli. Perché non gira con il codazzo come tutti i politici. Perché non parla in politichese. Si emoziona e mi emoziona. Ha voglia di portare aria pulita. Mi ricorda la meravigliosa stagione dei girotondi, il più bel periodo di impegno civile e politico degli ultimi anni. Mi piace il fatto che il suo staff sia composto interamente da giovani. Come mi ha colpito la costante presenza della madre al suo fianco in campagna elettorale, la interpreto come un segnale di trasparenza. Luigi è un Masaniello in senso positivo, gli auguro di avere la stessa gloria senza fare la stessa fine. Masaniello venne abbandonato da tutti. Ma noi non abbandoneremo De Magistris.

Gianfelice Imparato    attore

L’attore di Gomorra, di origini stabiesi si schiera con l’ex pm di Why Not. “Avrei voglia di puntare su una figura nuova come De Magistris, che si presenta con una forza politica che chiede il rispetto delle regole. Basterebbe far rispettare quelle che già ci sono, non c’è bisogno di nuove leggi. Lo voterei anche perché il Pd a Napoli ha gestito la cosa pubblica e la cultura in modo lobbistico. Sul versante della legalità però è bene dire che sarà difficile per chiunque, nessuno ha in tasca la ricetta sicura per affrontare una questione ricca di componenti non facilmente gestibili. Io non ho dubbi sull’onestà e buona fede di Bassolino e dei suoi. Credo però che la sua vicenda di gestione del potere assomigli al detto napoletano del carbone: ‘Appicciato ti brucia, astutato ti tigne (sporca, ndr)’.

di Luca Telese, IFQ

25 marzo 2011

De Magistris assolto avvertite Ferrara

L’assoluzione di Luigi De Magistris a Salerno dall’accusa di abuso d’ufficio, peraltro prevedibile vista la fumosità del caso, è una notizia come tante e meriterebbe, in un paese normale, poche righe in cronaca. Invece in Italia è quasi un affare di Stato e come tale va trattata. Ai nemici interni di De Magistris nell’Idv non era parso vero di sfruttare il suo rinvio a giudizio per intimargli di farsi da parte e accusarlo di incoerenza perché non lo faceva. E questo giornale scrisse che De Magistris avrebbe fatto bene ad autosospendersi dal partito, com’è buona regola per i rinviati a giudizio: oggi che è stato assolto, la sua posizione sarebbe uscita ancor più forte. Ma non è questo il punto. Qualche giorno fa una delle indagini da lui avviate a Catanzaro, detta “Toghe lucane”, è stata archiviata dal gip su richiesta del nuovo pm che l’aveva ereditata dopo il suo trasferimento forzato a Napoli da parte del Csm. Anche quella era una normale notizia: capita che certe indagini vengano archiviate e altre vadano a giudizio: i processi si fanno apposta per sapere se uno è colpevole o innocente. L’anomalia, semmai, è che De Magistris si fosse visto scippare tutti i fascicoli prima di portarli a termine: “Poseidone” glielo sfilò il suo capo; “Why Not” glielo levò il Pg (ora indagato per corruzione giudiziaria); “Toghe lucane” glielo fregarono il Csm e Alfano, trasferendolo in anticipo a Napoli proprio mentre scriveva la richiesta di rinvio a giudizio. Ora, siccome De Magistris non ha potuto portare davanti al gip nessuna delle sue tre indagini, quel che è accaduto dopo non compete più a lui, ma ai successori. I quali, per Why Not e Poseidone, hanno ottenuto ora condanne, ora rinvii a giudizio, ora assoluzioni, ora archiviazioni. Per Toghe lucane, tutto in archivio. Un fatto fisiologico. Invece Corriere, Riformatorio, Giornale, Libero e Ferrara si scatenano contro De Magistris, che dovrebbe pentirsi non si sa di che, scusarsi non si sa con chi, “pagare” non si sa che. Una tesi da malati di mente: se l’imputato viene assolto, non vuol dire solo che l’imputato è innocente, ma pure che il pm è colpevole. Naturalmente non vale sempre, ma solo quando il pm è sgradito a lor signori. Ferrara è come il suo datore di lavoro: lavora ad personam. Infatti ieri s’è ben guardato dal parlare dell’assoluzione di De Magistris e dal chiedere severe punizioni per i pm che l’avevano indagato. Né oggi lo faranno Pompiere, Riformatorio, Giornale e Libero. I quali, del resto, non hanno mai sostenuto che i pm di Brescia che hanno aperto 90 indagini su Di Pietro e gli altri pm di Mani Pulite senza strappare non dico una condanna, ma uno straccio di rinvio a giudizio, fossero degl’incapaci politicizzati da punire. Eppure molte di quelle indagini erano davvero fondate sul nulla (le denunce degl’imputati). Come lo era quella di Salerno contro De Magistris (nata dalle denunce in serie di un commerciante che accusava i pm di Lecce, Potenza e Catanzaro di avercela con lui). Quelle di De Magistris invece non nascevano dai deliri di un querelomane o dai rancori di un imputato, ma da fatti gravi e oggettivi: le ruberie accertate dalla Corte dei conti sui depuratori mai costruiti in Calabria (Poseidone), le manovre di una super-lobby per arraffare fondi pubblici (Why Not), le collusioni di vari magistrati (Toghe lucane) con politici e potenti del luogo denunciate a Catanzaro da ben quattro magistrati potentini (Woodcock, Iannuzzi, Pavese e Montemurro). Tutti fatti su cui De Magistris era obbligato a indagare. Indagò bene o male? Non lo sapremo mai. Sia perché gli hanno impedito di arrivare in fondo. Sia perché, se anche ci fosse arrivato e avesse ottenuto condanne, Ferrara&C. avrebbero detto che i condannati erano innocenti. Perché l’innocenza e la colpevolezza non la decide il giudice. La decidono loro. È la riforma epocale della Giustizia.

di Marco Travaglio, IFQ

28 gennaio 2011

Il dovere di schierarsi

Non sono mai stato un moderato, anche se il termine in sé non è brutto. Non ho la tensione o propensione al compromesso, pur riconoscendone le virtù politiche. Penso che, soprattutto in talune circostanze, non si possa stare nel mezzo, ci si debba schierare. Durante la stagione delle bombe in Sicilia, nel 1992, i siciliani onesti si schierarono, con paura e coraggio allo stesso tempo, fecero capire dove andava il loro cuore e dov’era la loro volontà di riscatto. Tra il 1992 e il 1994 gli italiani dalle mani pulite si fecero sentire, si schierarono, certo poi sono stati traditi da Berlusconi, per chi era caduto nel trappolone dell’antipolitica del Vanna Marchi di Arcore, e da quella sinistra incapace di consolidare un progetto di alternativa, non solo politica, ma anche sociale, economica e culturale.   Ora, in pieno tracollo morale e con l’etica pubblica al collasso, bisogna schierarsi, altrimenti aumenta la confusione e gli onesti si deprimono, si scoraggiano. Chi non elabora idee e concetti limpidi e chiari diviene complice, connivente, in alcuni casi addirittura correo. Quando mi fermarono da magistrato e mi buttarono fuori da Catanzaro con i guanti vellutati del potere, non mi inorridirono quelli che sapevo essere manifestamente collusi, ma quelli che apparivano, falsamente, quali depositari dell’etica e del rispetto della legalità, ma che invece rappresentano le peggiori stampelle del regime immorale che ci sta opprimendo. In un momento in cui la magistratura è sotto assedio sarebbe utile al Paese che la stessa abbia non solo la forza di contrastare gli attacchi eversivi alla sua intoccabile indipendenza, ma anche di affrontare la questione morale al suo interno che comincia a essere preoccupante, non invece eludere o addirittura   nascondere le opacità, far finta di niente solo perché c’è Berlusconi che tuona. Un alibi, rischia di divenire una condanna. Far parte di cricche et similia non può essere una stelletta per far carriera. Segnali preoccupanti,   non per la magistratura in primis, ma per i cittadini che hanno necessità vitale di magistrati autonomi e indipendenti. Le gerarchie vaticane, non certo i tanti sacerdoti che seminano amore e testimoniano la bellezza della vita, invece di esprimere parole nette e univoche, di fronte alla mignottocrazia berlusconiana, si cimentano in equilibrismi dialettici e linguaggi in politichese puro. Un colpo al cerchio e uno alla botte, la zona grigia, quella del potere, quella usata da chi ha   avuto, conta di avere e non vuol mettersi contro solo per valori e ideali. Così come parte dell’opposizione politica critica ferocemente Berlusconi ma in realtà si è berlusconizzata. Propone l’abbattimento politico del sultano, ma non la distruzione del sistema che lo mantiene, attraverso   la necessaria costruzione di una vera alternativa. L’Italia ha bisogno di nettezza e chiarezza. Ecco perché è bello – in questa spazzatura morale – osservare un fresco profumo di libertà che avanza, che vuole rompere e costruire allo stesso tempo. Operai, studenti, operatori sociali, impiegati, precari, disoccupati. Lavoratori dei 1.000 euro al mese e donne che non sono in vendita per potere e per la lussuria dei poteri. Dobbiamo entrare nelle stanze del potere e aprirle,   c’è troppa puzza di compromesso morale, c’è troppo moralismo di convenienza e da strapazzo, c’è assenza di etica pubblica, c’è troppa legalità sospetta, illegittima, ad personas, da disubbidienza civile, morale e culturale.

di Luigi De Magistris – IFQ

30 dicembre 2010

De Magistris risponde a Di Pietro: “Nessuna spallata, ma facciamo pulizia”

Caro Antonio e cara IdV, sono stati giorni di confronto, anche aspro, all’interno del partito. Questo Natale ha rappresentato un momento di riflessione per tutti sul futuro della nostra comunità politica. Eppure credo, come afferma il detto comune, che “non tutto il male viene per nuocere” e che da questa parentesi difficile possiamo uscirne rafforzati, rispetto al rapporto tra noi dirigenti e rispetto a quello con la base. Può essere, la nostra, una crisi nel senso positivo del termine greco: passaggio di destabilizzazione per una stabilità ancora maggiore. Dunque un’opportunità.

VORREI allora provare a rimuovere le macerie negative della polemica per creare le condizioni adatte a una ricostruzione del dialogo politico, a cui siamo chiamati nel rispetto di militanti ed elettori che ci sostengono con dedizione e che tutti noi amiamo.    Lo faccio con riferimento alla lettera firmata insieme a Sonia Alfano e Giulio Cavalli. Il primo aspetto che vorrei fosse chiaro è il seguente: non ho mai agito con un intento distruttivo verso l’IdV né con l’obiettivo di lanciare un’opa per la leadership   , ma al contrario sono stato mosso dal fine di rafforzare il partito. E’ stato posto, infatti, un problema che mi viene segnalato nelle diverse realtà locali che ho visitato, in segno di attenzione proprio verso i militanti e gli elettori. Un tema che da tempo, peraltro, segnalo al partito negli esecutivi e nei dibattiti, ma anche negli incontri che ho avuto con il presidente. Per questo il termine “pugnalata” (usato spesso in questi giorni per definire la lettera) è ingiusto.    Pugnalata è il fendente inaspettato e vigliacco inferto con dolo: quanto di più distante dal mio operato a cui era ed è estraneo ogni desiderio di nuocere e, in particolare, di farlo in modo nascosto. Porre il problema della questione morale/politica, poi, non significa affermare che il partito nel suo complesso è da gettare   al macero come fosse un coagulo di corruzione e trasformismo. Significa, invece, ricordare che esiste un nervo scoperto per ogni soggettività politica: la selezione della classe dirigente che, inevitabilmente, è esposta al pericolo di ingressi e partecipazioni illegittime o non all’altezza. Per questo si deve vigilare costantemente e arrivare a un meccanismo di selezione che responsabilizzi tutti,   che costringa ciascuno ad assumersi, rispetto alle candidature di ogni livello, la propria dose di responsabilità. Nel successo e nell’insuccesso. Lo si deve proprio ai militanti e ai dirigenti che pretendono onestà e competenza. In occasione dell’esecutivo di gennaio potremmo discutere di questo, arrivando a confrontarci sul modo specifico con il quale garantire tale assunzione collettiva di responsabilità. L’IdV è una comunità politica vitale e sana, l’IdV deve continuare ad esserlo, cercando di contrastare – e ha gli strumenti etici e ideali per farlo – la fisiologica (perché tipica di ogni partito) tendenza ad essere infiltrata da personaggi come Razzi, Scilipoti, Porfidia, De Gregorio e altri. Perché questi casi ci sono stati e non possono essere liquidati come errore occasionale, altrimenti il pericolo è quello di   un loro ripetersi, il che sarebbe inaccettabile perché proprio loro screditano il lavoro che militanti ed elettori portano avanti tutti i giorni.

LA STRATEGIA liquidatoria non è degna dell’IdV, avendo l’IdV fame di trasparenza e onestà, essendo un partito dalle ambizioni elevate anche sul piano della propria correttezza interna e che deve essere “diverso”   dagli altri. Detto questo, vorrei parlare dei sentimenti. E’ stata, la nostra, una lettera di rabbia e amore, dettata da chi crede nel progetto dell’IdV e ha sofferto nel vedere il governo Berlusconi reggere l’urto della sfiducia grazie al sostegno di tre traditori comprati.    Per questi tradimenti abbiamo sofferto tutti, come tutti crediamo nel progetto dell’IdV, allora ti chiedo e vi chiedo: riflettiamo e agiamo sul tema della classe dirigente e della rappresentanza, del tesseramento e dei congressi, della democrazia interna, per definire regole ferme   perché sia garantita sempre la trasparenza. Affrontare tali argomenti, dunque, non vuol dire che il partito sia marcio e quindi da rifondare, significa riconoscere che si deve sempre migliorare.    L’ingresso di personalità “altre” rispetto alla politica tradizionale (Alfano, Cavalli, me e altri), come confermato dal successo elettorale del 2009, può essere stimolo per un cambiamento del partito in senso più moderno. Possibile e necessario un equilibrio con tanta militanza politica di qualità. In questi giorni, ho letto diverse critiche in merito ad un mio presunto atteggiamento da ex cathedra, da ultimo arrivato che impone lezioni di moralità e politica.

MI DISPIACE perché non è così, anzi spesso ho avuto l’impressione di esser percepito, da una parte della dirigenza, come corpo estraneo disgregante.    Non mi sento tale. A questo partito ci tengo e in questo partito voglio stare. Soprattutto, insieme a questo partito   voglio lavorare, per la sua crescita, per quella del centrosinistra e di tutto il Paese, per costruire l’alternativa al berlusconismo. E’ ciò che sto facendo fin dalla campagna elettorale senza sosta: centinaia di iniziative su tutto il territorio nazionale che hanno contribuito a rafforzare l’IdV e che mi hanno portato a un consenso che mi riempie di soddisfazione, tanto quanto mi “pesa” per la responsabilità a cui mi chiama. Saremo sempre più forti se sapremo essere uniti, nelle diversità. Il pluralismo arricchisce, non disgrega.

di Luigi De Magistris -IFQ

Luigi de Magistris e Antonio Di Pietro, Idv, visti da Manolo Fucecchi 

29 dicembre 2010

Il leader Idv risponde all’attacco di Flores, De Magistris e Alfano

“Per colpa loro sono cornuto e mazziato”

Mentre risponde alle nostre domande sul cellulare, dal telefono fisso sta commissariando l’Idv in Piemonte. “Non si può mai stare tranquilli. Da una parte mi accusano, a me!, di questione morale, e intanto io commissario il nuovo coordinatore piemontese che ha appena imbarcato un tizio che vuole stare con noi ma intanto dichiara che resta fedele al sindaco di San Mauro Torinese del centrodestra. Dopo i Razzi e gli Scilipoti, ci mancava solo questo!”.    Com’è questa storia del Piemonte? C’entra qualcosa col precedente coordinatore che s’è rivolto ai giudici per contestare la regolarità dell’ultimo congresso?    C’entra e non c’entra. Il congresso in Piemonte, l’ha stabilito il giudice in via d’urgenza, era regolare. Andrea Buquicchio, che ha fatto per 10 anni il coordinatore regionale e per 5 il consigliere regionale, ha perso il congresso e voleva farlo invalidare perché un altro l’ha battuto. L’altro, Luigi Cursio, un medico, uno della mitica ‘società civile’, in buona fede per carità, diciamo per inesperienza, era   così contento di avere strappato uno al Pdl che non gli ha chiesto nemmeno di scaricare la giunta Pdl di San Mauro. La società civile è una bella cosa, lo dico a Flores d’Arcais: ma a volte combina certi casini… Flores non ha idea di cosa vuol dire creare dal nulla e poi organizzare un partito, basato tutto sul volontariato.    Per un riciclato che respingete, altre centinaia ne avete imbarcati. Soprattutto mastelliani.    Ma non è che chiunque abbia fatto politica in altri partiti ha la peste addosso. Abbiamo delle regole: niente inquisiti, men che meno condannati. Ai congressi votano gl’iscritti, e mai per delega: bisogna essere presenti fisicamente. Se poi uno ha consensi e prende più voti di un altro, che ci posso fare io? E’ questione morale o è democrazia? Sapesse quanti trombati perdono il posto e si mettono a strillare alla questione morale.      Lei ha fatto intendere che De Magistris vuole il suo, di posto.    Ma quando mai. Mi riferivo alle lamentele che arrivano da tanti trombati sul territorio. Luigi mica l’abbiamo trattato come un corpo estraneo: è parlamentare europeo, presiede un’importante commissione sull’erogazione dei fondi europei, è capo del dipartimento Giustizia dell’Idv. Non ha bisogno di posti, li ha già e mi aspetto che si responsabilizzi di più, che mi aiuti a risolvere i problemi. Come l’altra sera, quando ha presenziato   al vertice in Campania che ha eletto coordinatore una figura specchiata, Lorenzo Diana. Con lui comunque ci sentiamo due o tre volte al giorno, pure in questi giorni, nessun problema di posti.    E qual è il problema allora?    Che lui, la Alfano e Cavalli hanno sbagliato i tempi e le parole. Dire “questione morale” significa che il partito è marcio, il che è falso e offensivo. Mortifica e avvilisce non solo me, ma i nostri 1500 iscritti e i nostri dirigenti che da anni si fanno un mazzo così, spesso senza gratificazioni. Dirlo a freddo, poi, all’indomani della compravendita di Razzi e Scilipoti, è una coltellata. Per carità, mi prendo le mie responsabilità per averli scelti, ma come potevo prevedere che dopo 10 anni di dipietrismo e antiberlusconismo, quei due, dalla sera alla mattina, passavano con Berlusconi?      Beh, a volte bastano i curricula, le facce…    Senta, lo sa qual è la verità? Che, se volevo tenermeli, Razzi, Scilipoti e pure Porfidia me li tenevo. Ma a un prezzo: rinunciare alle nostre regole, cioè proprio alla questione morale tanto sbandierata da De Magistris, Alfano, Cavalli e Flores.    Si spieghi meglio.    All’ultimo esecutivo Idv abbiamo deciso che ci si può candidare solo nella propria regione. Scilipoti sapeva che nel suo territorio, Barcellona Pozzo di Gotto, gli avremmo preferito Sonia Alfano: al confronto con Sonia s’è sentito come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni. Oltretutto, nel frattempo, è venuto fuori che è sotto processo. E noi chi è sotto processo non lo candidiamo.      E Razzi?    Idem: non sarebbe stato ricandidato, sia perchè strada facendo è saltato fuori un processo anche su di lui, sia perché comunque a Lucerna non poteva più chiedere voti, né avrebbe potuto ricandidarsi in un’altra zona d’Italia. Quindi si son messi sul mercato prima ancora che Berlusconi facesse l’offerta. Certo, se gli dicevo “tranquilli, vi ricandido lo stesso anche se indagati o imputati”, quelli restavano. E’ per la questione morale che li abbiamo persi. E ora, dopo averli persi, mi si imputa la questione morale?! Cornuto e mazziato.    E Porfidia? Eletto in Campania, indagato per violenza privata con    aggravante mafiosa, passato da    Idv a Noi Sud.    Le rivelo una cosa. Quando l’abbiamo candidato, aveva il certificato penale intonso. Poi viene indagato: lo stesso giorno lo mettiamo fuori dal gruppo   e dal partito. Qualche mese fa viene da me: “Tonino, se resto indagato o mi rinviano a giudizio, tu mi ricandidi?”. Se rispondevo sì, restava. Invece ho risposto: “No, non posso”. Così se n’è andato. E ora Luigi, Sonia e Cavalli mi incolpano di “questione morale” pure per Porfidia. Ma dovrebbero dirmi bravo! Era questione morale se lo tenevo!    Flores, e non solo lui, insiste da anni sulla selezione delle classi dirigenti a livello locale.    Ecco, appunto, grazie. Ma, se scelgo io i candidati come mi impone di fare questa   legge elettorale di merda, non va bene perché sono un dittatore. Se gli organi dirigenti li scelgono i congressi, non va bene lo stesso perché passa qualche riciclato. Si invoca continuamente la “base”, ma che cos’è la base? Io non conosco altra base se non gli iscritti. Poi lo so benissimo che il De Gregorio di turno si crea “più base” e porta più gente a votare per lui ai congressi e alla fine vince, e non è detto che sia il migliore. Ma qual è l’alternativa? Facile mettersi a tavolino, accendere il computer e, anzichè aiutare con critiche costruttive, criticare o lanciare pseudosondaggi natalizi. Facile cercare il capello nell’uovo e mai la trave che si ficca nell’occhio…    Il detto non è proprio quello, ma rende l’idea.      Sono anni che tutti ci passano ai raggi X, poi quando si scopre che siamo sani, nessuno lo scrive. Ricorda il casino che han fatto due anni fa su mio figlio Cristiano indagato a Napoli per lo scandalo Romeo-Mautone? Ho appena scoperto che Cristiano non è mai stato indagato. Nulla di nulla. Ricorda le accuse sull’”associazione familiare” di Di Pietro che succhiava i finanziamenti al partito? Due anni di linciaggio e umiliazioni, poi il giudice ha archiviato: partito e associazione erano la stessa cosa, tutto regolare, anzi chi mi ha denunciato non poteva neppure farlo perché non era parte lesa. Ma non l’ha scritto nessuno (vedi articolo in cima alla pagina, ndr).    “Micromega”, per aiutarla a fare pulizia, ha pubblicato mesi fa una lista di impresentabili dell’Idv.      Bene, chi non era degno di restare l’abbiamo messo alla porta. Altri avevano l’unico peccato di venire da altri partiti. Ma che ragionamento è? Siccome Flores fa politica da trent’anni, allora non ci parlo più? In quella lista c’erano poche decine di persone, su un partito che in dieci anni ne ha candidate decine di migliaia, tra elezioni politiche, europee, regionali, provinciali, comunali.    Da chi ha messo i “valori” nel logo del partito ci si aspetta più rigore che dagli altri.    Se mi dicono dove si vende il Pentotal per il siero della verità, lo compro di corsa. Ma il solo modo per non sbagliare è non far nulla e criticare gli altri. Già abbiamo regole e filtri che non    ha nessun altro partito. Noi    non paracadutiamo i    candidati dalla Sicilia al Trentino: sei calabrese   , lombardo,    abruzzese? Ti candidi a casa tua, così la gente ti conosce e, se sei   un pezzo di merda, prima o poi viene fuori. Certo, su migliaia di candidati, qualcuno sfugge sempre. Ma, quando lo becchiamo, lo cacciamo.    Visti i risultati, si può fare di più.    E infatti lo faremo. Ogni giorno – vedi commissariamento del Piemonte – facciamo pulizie cammin facendo perché l’attenzione non è mai abbastanza. Il 14-15 gennaio ci ritiriamo in convento in Umbria per l’esecutivo nazionale. Lì proporrò una norma anti-riciclati: chi viene da altri partiti deve fare un anno di noviziato prima di prendere i voti, cioè prima di candidarsi alle elezioni o ricoprire incarichi nel partito, così intanto lo studiamo bene. Un anno di dieta vegetariana: niente carne, così non ingrassa… De Magistris e gli altri hanno altre proposte? Benvenuti, quella è la sede.   Se Flores vuole venire a spiegarci il suo sistema, siamo felici. Per me ha sbagliato, ma in buona fede: ora, fatta la frittata, chiudiamo la polemica e passiamo alla pars construens. Staniamo il Pd per fare subito la grande coalizione – meglio con un leader scelto con le primarie – con noi e Sel per battere Berlusconi.    Ma Flores l’accusa di aver taroccato il suo sondaggio.      Ma io a Natale ero tutto preso da messa, presepe e capretto in famiglia. Figuriamoci se pensavo al suo pseudo-sondaggio. Poi è ovvio che in Rete i fans dell’uno e dell’altro organizzano le catene di Sant’Antonio: non c’erano solo gli sms “vota Di Pietro”, ma anche quelli “affossa Di Pietro”. E’ normale. E comunque non avevo bisogno di quello pseudo-sondaggio per sapere che dobbiamo sempre fare di più.    De Magistris invoca una cabina di regia per scegliere meglio i candidati.    Ma c’è già. E’ l’esecutivo nazionale, che riunisce i parlamentari italiani ed europei, i consiglieri e i coordinatori regionali e i responsabili dei dipartimenti tematici. Ne fanno parte non solo Luigi, ma anche la Alfano, responsabile del dipartimento Antimafia, e Cavalli, consigliere regionale con importanti incarichi politici in Lombardia. A proposito: mi dicono che non so scegliere i candidati, ma loro tre chi li ha scelti? Io. E non le dico le resistenze che ho incontrato nella pancia del partito, sempre diffidente   sugli innesti di esterni e indipendenti.    Pentito?    No. Tornando indietro, anche dopo queste critiche che reputo ingiuste, li sceglierei di nuovo tutti e tre. Perché lavorano benissimo. Però chiedo più rispetto per quei poveri stronzi di militanti e dirigenti anonimi che, nel silenzio di stampa e tv, han raccolto un milione e mezzo di firme per i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento: è grazie a loro se nemmeno in caso di pronuncia favorevole della Consulta sul legittimo impedimento Berlusconi otterrà l’impunità: a giugno decideranno i cittadini.

di Marco Travaglio – IFQ

23 dicembre 2010

Why Not: chi ha sbagliato ora tace

Venerdì 17 dicembre il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha rinviato a giudizio, tra gli altri, per concorso in corruzione in atti giudiziari aggravata il Procuratore generale, il Procuratore della Repubblica e il Procuratore aggiunto, all’epoca tutti in servizio a Catanzaro, due influenti esponenti politici del Pdl e l’allora responsabile per il Sud della Compagnia delle Opere, per aver-mi, tra i vari fatti contestati, sottratto, quale sostituto procuratore titolare, le inchieste Poseidone e Why Not.

Secondo la Procura di Salerno la revoca di Poseidone e l’avocazione di Why Not furono il prezzo di un accordo corruttivo. Tutto quello che da oggi diverrà pubblico e che ha fatto pagare prezzi altissimi a talune persone, oltre che un danno irreversibile alla Giustizia, era noto a chi lo doveva sapere per evitare che accadesse quello che è successo: in particolare, al Consiglio Superiore della Magistratura. Quei magistrati, oggi imputati per gravissimi reati, sono stati lasciati operare al loro posto da quel Csm che ha, invece, buttato fuori da quelle indagini chi aveva scoperto, in breve, la Nuova P2 (diversi nominativi coinvolti appartengono all’ordine giudiziario). Stesse persone che oggi rinveniamo in indagini tra cui quelle sulla P3 e sulla P4. Non leggo alcun commento di esponenti dell’Associazione nazionale magistrati, peccato. Del resto,   stanno venendo fuori nelle inchieste sui poteri occulti i nomi di tutti quei magistrati – alcuni ancora in posti chiave strategici – che hanno avuto un ruolo determinante nei procedimenti che hanno portato alla sottrazione delle inchieste e al mio allontanamento da Catanzaro. Anche su questo non leggo nulla, peccato.

Per me un danno  irrimediabile

QUANTI magistrati, amici e non, ho incontrato in questi anni e mi hanno espresso solidarietà e sconcerto per quello che era accaduto; altri mi hanno guardato quasi fossi un pazzo oppure pensando a che cosa avessi potuto combinare a Catanzaro. Non voglio rivincite e rivendicazioni, non mi interessano. Il danno che ho subito è irrimediabile, ho deciso anche di dimettermi dalla magistratura, dalla passione della mia vita, da quel lavoro che il Procuratore generale della Cassazione, durante quel simulacro di processo disciplinare, mi rimproverò di esercitare come una missione. Non è nemmeno il momento della rabbia, ma quello di sentire qualche parola e non solo osservare l’oblio di un silenzio assordante, quello che ha accompagnato la decisione del giudice di Salerno. Le parole non servono a me, oggi faccio politica, ho portato la mia passione altrove e lotto anche per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, anche di   quella pavida e conformista, sperando che abbia, un giorno, coraggio di guardarsi allo specchio.

Colpito chi credeva    nella giustizia

LE VOSTRE parole, se credete, servono per quelle persone – testimoni, polizia giudiziaria, collaboratori – che hanno pagato, per tutti quei cittadini che in terra di Calabria hanno sperato in una giustizia uguale   per tutti, per i magistrati dalla schiena dritta, per quelli che avevanoosatoindagaresul“caso De Magistris” e che sono stati o sospesi dalle funzioni – come il procuratore Apicella reo di non aver fermato i suoi Sostituti e quindi eseguito i desiderata del potere – oppure esiliati–comeildr.Verasani(quello che nel passato aveva anche condannato un influente magistrato napoletano per collusioni con la camorra) o la dr.ssa Nuzzi,magistratichehannoindagato a fondo su di me, verificando che non avevo commesso nulla e che, anzi, ero vittima di gravi reati. È cambiato il Csm, sono mutati alcuni esponenti delle correnti della magistratura, siamo lontani dalle tensioni che accompagnarono quelle inchieste e quei procedimenti disciplinari, quanto farebbe bene a chi crede ancora nella magistratura ascoltare un   po’ di onesta riflessione, magari un briciolo di autocritica. Sarebbe bello aprire Il Fatto Quotidiano nei prossimi giorni e leggere un articolo onesto di chi si assume la responsabilità di dire: sono stati commessi errori. Farebbe bene al cuore, pensate anche a che forza dareste a molti: ai forti di guardare avanti con maggiore fiducia, ai conformisti di osare quando si trovano il potere con il fiato sul collo. Ve lo chiedo senza rancore, da chi lotta, comunque, senzacalcolidiopportunismo, da chi ha creduto anche nel-l’associazionismo giudiziario e nella capacità di autogoverno della magistratura.

di Luigi De Magistris – IFQ

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