B. in concerto, ultima ammuina a Napoli

Silvio Berlusconi con Gianni Lettieri e Gigi D’Alessio. Luigi De Magistris con il rap napoletano dei 99 Posse e degli ‘A 67, Enzo Gragnaniello e Teresa De Sio. Piazza Plebiscito e via Caracciolo. Serate e piazze di fuoco e musica per chiudere la campagna elettorale. Napoli canta e il suo ventre ribolle: chi scegliere tra il rappresentante del Cavaliere sotto il Vesuvio, e il giovane ex magistrato che promette la rinascita della città nella giustizia e nel rigore? Gianni Lettieri, l’uomo che garantisce da un lato la continuità col vecchio sistema di potere, affaristico e bipartisan, predatorio ed equamente spartitorio, e dall’altro ha già spalancato le porte agli uomini di Nicola Cosentino, il suo protettore, l’uomo che lo ha voluto a tutti i costi candidato e che in questa partita si gioca tutto. Luigi De Magistris, l’outsider che nessuno voleva e che ha sbaragliato il vecchio centrosinistra, mettendo alle corde il Pd, umiliando i suoi potentati cittadini, ed imponendo temi e modi della campagna elettorale. È il candidato che “ha scassato”, come dicono i suoi, per dire con efficace espressione partenopea, che ha rotto tutti gli schemi della politica. E ha convinto la Napoli che vuole cambiare. La città è spaccata in due (i sondaggi delle ultime ore valgono zero: alcuni lo danno sopra il 60%, altri appaiato con Lettieri, altri ancora vogliono il candidato Pdl in notevole vantaggio), come mai è stata nella sua storia recente. Divisi gli industriali, i commercianti, la borghesia cittadina. Gianni Punzo, numero uno del Cis di Nola e azionista di maggioranza di Ntv (le ferrovie private di lusso) sta con Lettieri, Antonio D’Amato, ex leader di Confindustria, con De Magistris. Enzo Per-rotta, leader del Centro commercianti vomeresi (1867 aziende, 10 mila dipendenti), non si schiera apertamente ma dice che “i miracoli non ci servono, né tantomeno le leggi speciali”, pronunciando un chiaro no alla legge speciale per Napoli, cavallo di battaglia di Lettieri e Berlusconi. Divisi gli intellettuali. Una parte di questi (molti ex del sistema di potere bassoliniano) hanno firmato un appello per Lettieri sollecitato dallo spin-doctor Claudio Velardi, tantissimi altri, attori, registi, docenti universitari, hanno sottoscritto per De Magistris già nelle settimane passate. E ieri dalle colonne di “Repubblica” è arrivato l’endorsement di Roberto Savia-no. Tra le ultimissime adesioni un appello che vede tra i primi firmatari due figure storiche della sinistra cittadina: Abdon Alinovi, parlamentare del Pci e già Presidente della Commissione antimafia , e Antonio Amoretti, “scugnizzo” della Quattro giornate di Napoli. Mondi opposti, due Napoli che si scontrano, due città nella città. I nobili e i lazzari, la borghesia colta e quella affaristica e predatoria, gli intellettuali e gli operai dell’Italsider, il ceto politico delle clientele e il sottoproletariato delle sterminate periferie. Città che parlano linguaggi diversi e nella capitale mondiale della musica si emozionano per melodie diverse. Questa sera il Cavaliere, messo da parte il posteggiatore Apicella, sarà sul palco con Gigi D’Alessio, l’ex pianista di Mario Merola, che dalla gavetta e dalle amicizie con Luigi Giuliano, ‘o Lione, l’ex re di Forcella, ha salito tutti i gradini del successo fino a diventare una icona del pop italiano. Prometterà miracoli e canterà con lui “Ho bisogno di parlarti adesso ascoltami, c’è un silenzio che nasconde ambiguità che non litighiamo più mi sembra un secolo solo indifferenza è quello che si dà. Si sta asciugando il mare…”. Gigi De Magistris ritmerà il rap degli ‘A67 e la loro hit “’a camorra song io” che si conclude con un auspicio: “E se ‘a paura fa nuvanta ‘a dignità fa Cientuttanta tanta tanta tanta tanta voglia ‘e cagnà voglia ‘e cagnà”. Voglia di cambiare. Anche con una canzone.

di Enrico Fierro, IFQ

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