Vota e fai votare

Le vittorie di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli non sono scontate. I berluscones recuperano terreno con ogni mezzo, anche economico. Oggi e domani non bisogna sprecare neppure una scheda.

A Milano gli astenuti al primo turno delle elezioni del sindaco sono stati 339.021. Alla Moratti, nel voto del 13 e 14 maggio, sono mancati circa 80.000 voti ma, secondo il suo staff ne basterebbero 40.000 per superare Pisapia sul filo di lana del secondo turno. Non appare, purtroppo, un’impresa impossibile. Al di là delle risse e divisioni, Lega e Berluscones non hanno perso affatto il controllo sul terriotorio ambrosiano, quasi militarizzato dalla destra dopo un ventennio di egemonia “padana”. Anche a Napoli la partita non è affatto vinta dovendo recuperare De Magistris circa 8 punti al suo avversario Lettieri.    E allora non si capiscono proprio le ragioni dell’ottimismo diffuso a piene mani negli ambienti del centro sinistra come se i giochi fossero gia fatti a favore del candidato Giuliano e del candidato Luigi.    Che nelle 2 città (come nel resto del Paese) il vento sia cambiato, è fuor di dubbio. Che Berlusconi si stia picconando con le sue stesse mani e sotto gli occhi di tutti.    Che l’opposizione abbia rialzato la testa anche. Ma che senso ha riempire questa importante vigilia di speranzosi pronostici, affidati a quegli stessi sondaggi (per di più clandestini) che solo 2 settimane fa hanno illuso la destra con i risultati che sappiamo? Dai leader della sinistra ci saremmo aspettati in queste ore un appello chiaro e forte a non sprecare una sola scheda. Invece di perdersi in elucubrazioni su quel che sarà o sull’alleanza con il Terzo polo, questi politici di lungo corso avrebbero dovuto impiegare (il poco) tempo a loro destinato nei tg e nei salotti tv invitando i propri elettori a non disertare le urne essendo la situazione assolutamente in bilico.    “Vota e fai votare”, martellava la propaganda del vecchio Pci. Non era uno slogan ma una chiamata alle armi. Gli eredi di quella tradizione farebbero bene a ricordare che fine fece la gloriosa macchina da guerra di Occhetto nel ‘94. Indimenticabili furono poi i 24.000 voti che nel 2006 separarono Prodi da Berlusconi dopo che l’Unione aveva sperperato in litigi un patrimonio di consensi dando per scontata la vittoria. Lunedì prossimo speriamo di poter festeggiare la svolta tanto attesa. Non dimenticando mai, però, che liberarsi di Berlusconi non sarà nè una passeggiata nè un pranzo di gala. Se non fosse stato troppe volte dato per finito dalla sinistra, forse B. non avrebbe imperversato per quasi un ventennio. La lezione dovremmo tutti quanti averla imparata.

di Antonio Padellaro, IFQ

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