Archive for gennaio, 2007

30 gennaio 2007

30 gennaio 1948

In questa data del 1948 morì, ucciso da un fanatico hindu, il Mohandas Mahatma Gandhi. Forse non tutti sanno che c’è un sito dedicato a lui e alla sua teoria della "non violenza".
Diceva "tutti gli uomini sono fratelli".
Mi rendo conto che molti pensano di aver conquistato ormai un angolo di pace vivendo in un paese occidentale.
Ma non è così, la violenza non è solo la guerra.
Non si può, non si deve rispondere con la violenza alla violenza.
Non si può, non si deve praticare la violenza come forma di difesa.
La violenza non è, in ogni caso giusticata. Cerchiamo semmai di eliminare i motivi per cui questa violenza ormai fa parte della nostra società. 
Potrebbe essere un ottimo modo per ricordare il Mahatma Gandhi.
 
 
 
30 gennaio 2007

30 gennaio 1972

On January 30, 1972, soldiers from the British Army’s 1st Parachute Regiment opened fire on unarmed and peaceful civilian demonstrators in the Bogside, Derry, Ireland, near the Rossville flats, killing 13 and wounding a number of others. One wounded man later died from illness attributed to that shooting.

The march, which was called to protest internment, was "illegal" according to British government authorities. Internment without trial was introduced by the British government on August 9, 1971.

The British-government-appointed Widgery Tribunal found soldiers were not guilty of shooting dead the 13 civilians in cold blood.

SUNDAY BLOODY SUNDAY
Yes…

I can’t believe the news today
Oh, I can’t close my eyes
And make it go away
How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
‘cause tonight…we can be as one
Tonight…

Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead end street
But I won’t heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

And the battle’s just begun
There’s many lost, but tell me who has won
The trench is dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
‘cause tonight…we can be as one
Tonight…tonight…

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
(Sunday, Bloody Sunday)
Oh, wipe your blood shot eyes
(Sunday, Bloody Sunday)

Sunday, Bloody Sunday (Sunday, Bloody Sunday)
Sunday, Bloody Sunday (Sunday, Bloody Sunday)

And it’s true we are immune
When fact is fiction and TV reality
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die

(Sunday, Bloody Sunday)

The real battle just begun
To claim the victory Jesus won
On…

Sunday Bloody Sunday
Sunday Bloody Sunday…

DOMENICA MALEDETTA DOMENICA

Non riesco a credere alle notizie oggi
Non posso chiudere gli occhi e farle andare via.
Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.

Bottiglie rotte sotto i piedi dei bimbi
Corpi sparsi ai lati del vicolo cieco.
Ma non darò retta al richiamo alla lotta
Mi mette le spalle
Mi mette con le spalle al muro.

Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.
Oh, andiamo.

E la battaglia è appena cominciata
Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto?
Le trincee scavate nei nostri cuori
E madri, figli, fratelli, sorelle
Separati.

Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.

Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.
Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.

Asciuga le lacrime dai tuoi occhi
Asciuga le tue lacrime.
Asciugherò le tue lacrime.
Asciugherò via le tue lacrime.
Asciugherò i tuoi occhi arrossati.
Domenica, maledetta domenica.
Domenica, maledetta domenica.

Ed è vero siamo immuni
Quando la verità è romanzo e la TV realtà.
Ed oggi a milioni piangono
Mangiamo e beviamo
Mentre domani loro morranno

La vera battaglia è appena cominciata
Per reclamare la vittoria che Gesù ottenne
In una…

Domenica, maledetta domenica
Domenica, maledetta domenica.

http://larkspirit.com/bloodysunday/

29 gennaio 2007

Il giorno della memoria.

Alcuni sapranno di certo cosa è accaduto a 6 milioni di persone, un genocidio con la volontà di eliminare un intero popolo: gli ebrei. Oltre a questa immane tragedia, che alcuni ora vorrebbero negare in modo indegno e vergognoso, ci sono altre tragedie perseguite dentro i campi di concentramento nazisti. Della Shoa si è detto molto, anche se mai abbastanza, di seguito faccio seguire altri modi per capire cosa successe in quegli anni.

Paragrafo 175 (1999)

Regia: Rob Epstein, Jeffrey Friedman

Documentario



Produzione: USA
Anno: 1999
Durata: 75′ (colore)
Note: 

Interviste ad alcuni omosessuali tedeschi deportati nei Lager di Hitler che per la prima volta raccontano davanti a una macchina da presa la loro tragica esperienza. Il titolo fa riferimento all’articolo 175 del Codice penale tedesco del 1871 utilizzato dai nazisti per perseguitare gli omosessuali: “Un atto sessuale non naturale che avvenga tra persone di sesso maschile o tra esseri umani ed animali, è punibile con l’imprigionamento; può inoltre essere prevista la perdita dei diritti civili”.

Gli intervistati raccontano la loro odissea nei Lager, dove furono conraddistinti con il triangolo rosa, e anche le persecuzioni del dopoguerra, quando alcuni fuono nuovamente incarcerati, e tutti furono esclusi comunque dai risarcimenti pevisti per le vittime di Hitler.

[][][][][][][][][][][][][][][][]

Tra il 1939 e il 1945 vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo. La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata: ancora oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l’unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto « razza inferiore».

http://www.deportati.it/

http://www.romacivica.net/anpiroma/deportazione/deportazionezingari2.htm

http://www.triangoloviola.it/

29 gennaio 2007

Scappare senza saper dove andare.

 I rifugiati prendevano i loro bambini e li gettavano giù
 dal ponte.
 Preferivano uccidere da sè i propri familiari, buttandoli
 nel fiume o sulle rocce sotto il ponte,
 piuttosto che vederli ammazzare dai soldati.

 (dal racconto di un rifugiato dell’Africa Centrale nel 1997)

 
• NUMERI DA INCUBO

Più della metà dei circa 20 milioni di rifugiati in tutto il mondo sono bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Si stima che oltre 2 milioni di bambini siano stati uccisi nei conflitti dell’ultimo decennio. I bambini che risiedono in 68 paesi convivono con 110 milioni di mine. Circa 10mila di loro cadono ogni anno vittima delle mine. Oltre 300mila giovani ragazzi e ragazze prestano attualmente servizio come bambini soldato nel mondo. Molti hanno meno di 10 anni.

• NEMICI DA ELIMINARE

Nel contesto di guerre e persecuzioni i più giovani non sono più solo vittime accidentali, ma sempre di più obiettivi specifici da colpire, come parte di una strategia calcolata di eliminazione del "nemico di domani". Il trasferimento in altre località a causa di un conflitto armato rappresenta una violazione di quasi tutti i diritti dell’infanzia: il diritto alla vita, alla salute, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto a crescere in un ambiente familiare ed
essere nutrito e protetto, il diritto ad un’identità e a una nazionalità reale, il diritto all’istruzione e ad avere prospettive per il futuro. Molti dei conflitti in corso durano per l’intero arco dell’infanzia, così che dalla nascita alla vita adulta lo sradicamento e il conflitto armato sono l’unica realtà nota per milioni di bambini e di adolescenti.

• SONO PIU’ VULNERABILI

Prima e durante la fuga, bambine e bambini sono le vittime principali di molti pericoli fisici, quali le mine anti-persona, i bombardamenti e i cecchini. Fisicamente meno in grado degli adulti di sopravvivere alla malattia, alla malnutrizione e alla privazione dei beni primari, i bambini sono i primi a morire quando le risorse sono scarse. Nel caos del conflitto, della fuga e dello sradicamento, i bambini corrono fortissimi rischi di essere separati dalle
loro famiglie: un trauma potenzialmente più devastante dello stesso sradicamento.

• SENZA I GENITORI

I minori separati (o non accompagnati) sono i più vulnerabili di tutti i giovani rifugiati. Le bambine in particolare sono a rischio di subire violenza sessuale, sfruttamento e abusi, i ragazzi invece corrono il rischio di un reclutamento precoce, in quanto sono più disponibili ed è più facile nei loro confronti usare la costrizione, le intimidazioni, o la persuasione ad unirsi a forze o gruppi armati. In questo modo essi divengono tanto vittime che autori di violenza, e presentano difficoltà gravi al momento del reinserimento nelle famiglie e nelle
comunità.

• DIRITTI NEGATI

In alcuni paesi ai figli dei rifugiati può essere negata l’iscrizione all’anagrafe e la nazionalità ed essi divengono così degli apolidi. I minori possono anche incontrare difficoltà in più nell’ottenere lo status giuridico di rifugiato.

• QUALE PROTEZIONE PER I BAMBINI RIFUGIATI?

Documento fondamentale per la tutela dei minori rifugiati è la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia del 1989. La Convenzione vanta il più alto numero di Paesi firmatari tra tutti i trattati in materia di diritti umani, essendo stata ratificata da tutte le nazioni del mondo fatte salve le eccezioni di Stati Uniti e Somalia. La Convenzione è particolarmente rilevante per il lavoro dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, e affronta temi quali la protezione speciale dei minori separati dalle famiglie, la facilitazione dei ricongiungimenti
familiari, la protezione durante i conflitti armati e contro il reclutamento precoce, la proibizione della tortura e i limiti alla privazione della libertà, l’assistenza al reinserimento. Essa contiene inoltre una norma ad hoc sulle esigenze specifiche di protezione dei minori rifugiati.

Il post è tratto dal sito: http://www.centroastalli.it

Sull’elenco "A spada tratta" potrete trovare un modo per aiutare queste persone, non vi costerà nulla.

Se volete saperne di più: http://www.unhcr.it/ – http://www.unhcr.org

 

23 gennaio 2007

Ciò che di me sapeste

Ciò che di me sapeste
non fu che la scialbatura,
la tonaca che riveste
la nostra umana ventura.

Ed era forse oltre il telo
l’azzurro tranquillo;
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.

0 vero c’era il falòtico
mutarsi della mia vita,
lo schiudersi d’un’ignita
zolla che mai vedrò.

Restò così questa scorza
la vera mia sostanza;
il fuoco che non si smorza
per me si chiamò: l’ignoranza.

Se un’ombra scorgete, non è
un’ombra – ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.

Eugenio Montale (ossi di seppia)

22 gennaio 2007

Campagna contro la pena di morte

Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, inumana e degradante ormai superata, abolita de jure (per legge) o de facto (per prassi) da più della metà dei paesi nel mondo. La pena capitale è una violazione dei diritti umani fondamentali, che non può offrire alcun contributo costruttivo agli sforzi della società nella lotta contro il crimine violento ed è priva di effetto deterrente. La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti.
Nel 1977, quando Amnesty International partecipò alla Conferenza Internazionale sulla pena di morte a Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi, questo numero ha superato quello dei mantenitori.
La tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte ha conosciuto negli anni ’90 una decisa accelerazione sostenuta dai principali organismi internazionali. A partire dal 1997, la Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani approva annualmente una risoluzione sulla pena di morte sollecitando tutti gli Stati che ancora la prevedono, a istituire una moratoria sulle esecuzioni, in vista della successiva abolizione. Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha stabilito che, per i paesi in cui ancora vige la pena di morte, condizione necessaria per divenire uno Stato membro sia l’istituzione di una moratoria sulle esecuzioni, che preceda una futura abolizione.
Come organizzazione dedicata alla protezione e alla promozione dei diritti umani, Amnesty International si adopera da sempre, attraverso una campagna permanente, per la fine delle esecuzioni e l’abolizione di tale pratica nel mondo. Le attività di Amnesty International a riguardo sono svolte a prescindere dal reato, o dal comportamento sanzionato come reato, e indipendentemente dalla presenza o assenza dell’attenzione momentanea dei media e/o del pubblico sui singoli casi. Le azioni possono riguardare un singolo paese, paesi facenti parte di una determinata area geografica o tematiche particolari che coinvolgono più paesi, come, ad esempio, la pena di morte per i minorenni. Nei paesi mantenitori, Amnesty International svolge un lavoro di pressione sulle autorità e su media locali e internazionali, con lo scopo di sollevare preoccupazione sull’intero processo che riguarda la pena capitale o su casi di singoli condannati a morte. Un altro esempio può essere rappresentato da azioni su paesi abolizionisti al fine di far firmare e/o ratificare i protocolli internazionali che condannano la pena capitale.

Amnesty International è membro della Coalizione Mondiale contro la pena di morte (World Coalition against the death penalty).

Il progresso verso l’abolizione della pena di morte nel mondo

Dal 1990 sono più di 40 i paesi che hanno abolito la pena di morte per tutti i crimini. In Africa, la Costa d’Avorio e la Liberia, nel continente americano, il Canada, il Messico e il Paraguay. In Asia e nel Pacifico, il Bhutan, Samoa, Turkmenistan e Filippine. In Europa e nel Caucaso del Sud, l’Armenia, la Bosnia-Herzegovina, Cipro, Serbia e Montenegro e Turchia.

Reintroduzione della pena capitale

Una volta abolita, la pena di morte è raramente reintrodotta. Dal 1985, più di 50 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge. Oppure, avendola abolita in precedenza solo per i crimini ordinari, hanno provveduto a eliminarla per tutti i crimini. Durante lo stesso periodo, soltanto quattro paesi abolizionisti hanno reintrodotto la pena capitale: il Nepal e le Filippine (che l’hanno poi nuovamente abolita), il Gambia e la Nuova Guinea (dove non sono state registrate esecuzioni).

L’applicazione della pena di morte nei confronti di imputati minorenni

I trattati internazionali sui diritti umani proibiscono l’applicazione della pena di morte nei confronti di imputati minorenni, ovvero coloro che avevano meno di 18 anni al momento del reato. Sia il Patto internazionale sui diritti civili e politici, che la Convezione americana sui diritti umani, che la Convenzione sui diritti del fanciullo proibiscono tale pratica. Più di 110 paesi, nei quali il codice penale ancora prevede la pena capitale, hanno emesso leggi specifiche per escludere la condanna a morte di imputati minorenni. In mancanza di queste leggi, c’è da considerare vincolante anche l’adesione a uno dei trattati internazionali. Nonostante ciò, ancora oggi, un numero molto ridotto di paesi continua a mettere a morte minorenni all’epoca del reato.

Non uccidete il futuro. Stop alle esecuzioni di minorenni!

L’argomento della deterrenza

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che non esistono prove certe che la pena capitale sia un deterrente più efficace rispetto ad altre punizioni. L’indagine più recente sulla relazione tra pena capitale e tasso di omicidi, condotta dalle Nazioni Unite nel 1998 e aggiornata nel 2002, conclude che: "…non è prudente accettare l’ipotesi che la pena di morte abbia un effetto deterrente maggiore piuttosto che l’applicazione di altre punizioni quali il carcere o l’ergastolo".
La stessa indagine nelle Nazioni Unite dichiara successivamente che: "esistono diverse prove a sostegno della tesi che l’abolizione della pena capitale non provochi un improvviso e grave cambiamento nel tasso di criminalità".

I dati più recenti sul tasso di criminalità nei paesi abolizionisti dimostrano che l’abolizione non ha effetti dannosi. In Canada, ad esempio, il tasso di omicidi per 100.000 persone è sceso dal valore di 3,09 nel 1975, un anno prima dell’abolizione della pena capitale, al valore di 2,41 nel 1980 e, da allora, continua a scendere. Nel 2003, 27 anni dopo l’abolizione, il tasso di omicidi era del 1,73 per 100.000 persone, il 44% in meno rispetto al 1975 e il valore più basso delle ultime tre decadi. (cfr. Roger Hood, The Death Penalty: A World-wide Perspective, Oxford, Clarendon Press, 3rd ed. 2002, p. 214)

Innocenti

Ovunque la pena di morte sia applicata, il rischio di mettere a morte persone innocenti è molto elevato. Dal 1973 in Usa sono stati rilasciati 122 prigionieri dal braccio della morte dopo che erano emerse nuove prove della loro innocenza. Di questi, sei nel 2004 e due nel 2005. Alcuni di questi prigionieri sono stati rilasciati dopo aver trascorso molti anni nel braccio della morte. In ognuno di questi casi sono emerse caratteristiche simili e ricorrenti: indagini poco accurate da parte della polizia, l’utilizzo di testimoni non affidabili, di prove o confessioni poco attendibili e un’inadeguata assistenza legale. Ma non solo, in Usa purtroppo sono diversi i casi di prigionieri messi a morte nonostante ci fossero molti dubbi sulla loro colpevolezza.

 
L’articolo è ripreso dal sito di Amnesty International di cui troverete il link qui sotto insieme ad altri link di informazione contro la pena di morte.C’è anche una petizione da inviare all’ONU per dare maggiore peso all’iniziativa italiana per la richiesta di una moratoria internazionale. Lo so che le possibilità, purtroppo, sono limitate ma almeno proviamoci. 
 
 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: