L’ex moglie di Flavio Briatore confessa in un libro le relazioni pericolose del marito: Corallo e Spadaro.

Marcy Schlobohm, lei è stata sposata con Flavio Briatore per quattro anni. Quando vi siete conosciuti?    Era l’estate del 1980 e io dovevo ancora compiere i diciotto anni. Ero a Milano, al Nepentha. Venne da me il conte Gigi Perez, che lavorava con Achille Caproni. Mi portò da un ragazzo, e mi disse: “Marcy, questo è Flavio”.    Poi siete andati a vivere a Milano nella casa di piazza Tricolore. È vero, per esempio, che c’erano i rubinetti d’oro?    Non so se era tutto quanto oro. Credo che fossero placcati…    E facevate varie feste?    Sì, tante feste. C’erano molti invitati, gente elegante. Mangiavamo caviale e bevevamo champagne. Ecco, io credo questo: per Flavio, ero come un gioiellino, ero la sua fonte di bellezza. Un po’ come tutte le sue donne, del resto. C’erano i vip, c’erano le modelle. Se non eri importante non potevi entrare: per Flavio, tuttavia, la porta era sempre spalancata. Non si faceva mancare nulla: aveva   una Rolls, poi si comprò una Mercedes. Aveva un cameriere e un cuoco personale.    Eravate ricchi, insomma. Lei faceva la modella, ma Flavio? Quale era il suo lavoro?    Oh, ne aveva vari. Innanzitutto, faceva l’agente di cambio: lavorava in Borsa.    Lavorava da solo, o per conto di altri imprenditori?    Non lo so esattamente. So che aveva delle sue aziende. Lavorava con altre due persone: uno si chiamava Giorgio Patroncini, l’altro Franco Bonaccorso. Erano in tre: tre soci.    E poi, chi altro frequentavate?    Bè, frequentavamo un sacco di gente. A Milano, intendo. Emilio Fede, Achille Caproni, Bettino Craxi anche. E poi, tante donne, tanta gente: tutta la bella società dell’epoca.      Briatore frequentava Craxi?    Sicuro. Andammo a cena con lui, una sera. Me lo ricordo bene, perché per quell’occasione Flavio mi comprò un vestito di Yves Saint Laurent. La cena si tenne a casa di Craxi, o a casa di un suo amico intimo, ora non rammento. C’erano dodici persone.      Ma Flavio parlava con Craxi? I due si conoscevano?    Sì, sì, parlavano. Certo che si conoscevano. C’era anche Emilio Fede, quella sera. Ecco, ricordo che rimanemmo lì fino a tardi: tanto per cambiare…    Emilio Fede e Flavio Briatore dovevano essere molto amici.    Sì, certo. Emilio era un tipo parecchio simpatico, mi faceva molto ridere. Scherzava sempre.    Che a lei risulti, mentre voi stavate assieme, Flavio non ha mai frequentato un certo Gaetano Corallo?    Gaetano? Ma certo, Gaetano: come no? Tutti lo chiamavano Gaetanino. Sì, sì, l’ho conosciuto anche io. Era un tipo molto simpatico, anche se un po’ duro. Non parlava inglese. Veniva a casa nostra a Milano, ogni tanto. Siamo stati anche a cena fuori. Era il 1981, il 1982.    E un certo Rosario Spadaro?    Il nome mi dice qualcosa, sì. Ma non ricordo di più.      Entrambi sono stati indagati per mafia: si occupavano di casinò…    Mafia? My god, mio dio. Io ho paura della mafia. A me la mafia non piace.    Come siete arrivati a Saint Thomas?    È molto difficile da spiegare. Ecco, ci proverò: noi vivevamo a Milano, sempre in piazza Tricolore. Flavio a un certo punto, andò a Parigi per affari. Io andai a Milano a prendere le valigie. Dunque, ero in casa nostra, ed ero da sola. Sentii suonare alla porta. Andai ad aprire e c’erano tre uomini della polizia. Entrarono nell’appartamento e cominciarono a   interrogarmi. Mi avranno interrogato, in tutto, per tre o quattro ore: volevano sapere cosa faceva Flavio quando era in casa, volevano sapere se giocava a carte, se giocava d’azzardo. Cose di questo tipo. Hanno perquisito l’appartamento e ricordo che volevano vedere la cassaforte. Dopodiché, se ne sono andati via.    E lei che cosa fece?    Bè, chiamai Flavio. Gli raccontai tutto. Lui mi rispose: “Parti subito, vieni a Parigi da me. Ce ne andiamo a Saint Thomas”. E così è stato. Dopodiché, siamo rimasti lì, perché lui non aveva altra scelta: non poteva   più tornare in Italia. Questo, almeno, è quello che mi ha raccontato. Ricordo che mi disse: ‘Beba non ti preoccupare’, perché Beba era il mio nomignolo.    È la faccenda del gioco d’azzardo. Abbiamo letto le sentenze. Briatore ha avuto un processo, è stato condannato, ed è dovuto restare all’estero.    Sul serio? Flavio ha avuto un processo? Non lo sapevo. Io non ho mai visto Flavio giocare a carte. Facevamo tante feste, ma non si giocava mai. Andavamo ogni tanto al casinò: due o tre volte siamo stati a Montecarlo. Ma niente di più.    Non le raccontò del suo passato, non le disse del gioco d’azzardo e non le disse del processo?      Proprio no. Flavio mi disse che aveva qualche problema, ma niente di più. Non mi disse che c’era un processo.    A quanto risulta, anche Caproni aveva una villa a Saint Thomas. Lei lo sapeva?    Bè, che dire? Non credo che si tratti di un caso: può darsi, anzi, che stiamo parlando della stessa villa. Prima che arrivasse Flavio, se non ricordo male, la casa era di Caproni. Penso che sia così…    La collaborazione tra Briatore e Benetton è un tema interessante. Il suo ex marito cominciò a lavorare per l’imprenditore veneto solo dopo il vostro trasferimento, e non prima. È esatto?    Sì, sì. Esatto. Flavio aveva parecchie amicizie in America, e aiutò Luciano ad aprire tutti i suoi vari negozi, anche qui a New York.      E com’era la vostra vita a Saint Thomas?    Facevamo una vita bellissima. Flavio aveva questa barca molto veloce: si chiamava Azzurro.    C’era anche un locale, il celebre Jimmy’z…    Sì, sì: il Jimmy’z. Se Flavio lo aprì, fu anche per merito mio: fui io, infatti, a presentargli Régine Zylberberg.    Com’era il Jimmy’z?    Bè, era a dir poco enorme. C’erano duecentocinquanta posti per mangiare all’esterno, vicino alla piscina. Dentro, invece, c’era spazio per duemilacinquecento persone, ed era sempre pieno. Il giorno dell’inaugurazione vennero Régine, Philippe Junot e John Travolta. Fu qualcosa di indimenticabile.    Lei e Flavio Briatore avete divorziato dopo oltre quattro anni di matrimonio, nel novembre del 1987.    Ci siamo lasciati perché io non ero più innamorata di lui, né lui di me. Posso chiedere una cosa? – mormora – cos’è questa storia della macchina che è esplosa ?      La macchina di Dutto, intende dire?    Sì, Dutto, certo: la macchina di Dutto.    Per quale motivo vuole sapere di Dutto?    Ah, è molto semplice. Flavio portava sempre una sua collanina, una collanina che era appartenuta a questo signore. Vedi, Beba – mi ha detto un giorno –, io porto questa collanina. È di un vecchio amico mio.

di Andrea Sceresi, Maria Elena Scandaliata e Nicola Palma IFQ

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