Archive for marzo, 2007

29 marzo 2007

La massa

LA MASSA

  • Solo nella massa l’uomo può essere liberato dal timore d’essere toccato. […] Questo capovolgimento del timore d’essere toccati è peculiare della massa (p. 18).
  • Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa (La scarica, 21).
  • Chi assisteva a una predica credeva in buona fede d’essere interessato alla predica […] Tutte le cerimonie e tutte le regole di tali istituzioni tendono in fondo a catturare la massa: meglio una chiesa sicura, piena di fedeli, che l’intero mondo infido (Lo scoppio, 25).
  • Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza. (Domesticazione delle masse nelle religioni mondiali, 29).
  • Masse statiche di tipo molto più passivo si formano nei teatri. […] Dalla sola forza dell’applauso possiamo dedurre quanto una massa si sia costituita; l’applauso è la sola misura di ciò, ed è valutato così dagli stessi attori. […] Stare comunitariamente dinanzi a Dio è un esercizio diffuso in alcune religioni. (Staticità, 45).
  • La loro meta è la terra promessa, ed essi sono una massa fin tanto che sperano in quella meta. […] Il pellegrinaggio annuale alla Mecca è forse l’esempio più impressionante di questa forma di massa lenta. […] La Mecca è il mare in cui sboccano (47).
  • Si ha una terza forma di massa lenta in tutti i fenomeni che si riferiscono ad una meta invisibile e irraggiungibile in questa vita. L’aldilà in cui i beati attendono tutti coloro che vi si saranno meritati un posto, è una meta ben articolata e appartenente ai soli fedeli. […] La speranza dell’aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede (Lentezza o lontananza della meta, 48).
  • Le grandi religioni hanno sviluppato una particolare maestria in queste misure ritardanti. […] La disgregazione della massa lenta del cristianesimo è iniziata nell’istante in cui la fede in quell’aldilà cominciò a decomporsi (50).
  • Di tali concezioni di masse invisibili [invisibilità dei morti] è pieno lo spirito dei fedeli. Morti, demoni o santi, sono immaginati in grandi schiere concentrate. Si direbbe che le religioni comincino con queste masse invisibili. […] Alle masse invisibili, che le religioni «elevate» tengono in vita con le prediche, si ricollegano timori e desideri degli uomini. Gli invisibili sono il sangue della fede (Le masse invisibili, 54).
  • Una massa invisibile, esistente da sempre, ma riconosciuta come tale solo dall’avvento del microscopio, è quella dello sperma. Duecento milioni di spermatozoi partono insieme. Sono uguali fra loro e si trovano insieme nella massima concentrazione. Hanno tutti una meta, e, tranne uno, periscono tutti strada facendo (56).
  • La massa aizzata è antichissima; essa risale alla più remota unità dinamica conosciuta fra gli uomini: la muta di caccia. […] Nelle religioni che precedono un inferno si aggiunge qualcosa d’altro; alla morte collettiva per fuoco, che è un simbolo della massa, si ricollega l’idea dell’espulsione: cioè l’espulsione nell’inferno, la consegna ai nemici infernali (Masse aizzate, 60).
  • Le rivoluzioni sono i periodi essenziali del rovesciamento. […] Ma il rovesciamento può essere ancora più lento: può essere promesso per l’aldilà. «Gli ultimi saranno i primi» […] Al credente viene promessa la liberazione dalle proprie spine […] Al centro di questo tipo di promessa sta il concetto di resurrezione. I Vangeli riferiscono casi di resurrezione operati da Cristo in questo mondo (Masse di rovesciamento, 71).
  • La massa doppia. La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici (76).
  • La doppia massa: la guerra. Lo scoppio di una guerra è innanzitutto lo scoppio di due masse. […] L’entusiasmo con cui gli uomini accolgono una dichiarazione di tal fatta ha la sua radice nella vigliaccheria del singolo di fronte alla morte. […] Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra – e cioè morire insieme – risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto (87).
  • Cristalli di massa. Piccoli e rigidi gruppi di uomini, ben distinti gli uni dagli altri e particolarmente durevoli, che contribuiscono alla formazione delle masse. […] il cristallo di massa è durevole […] Soldati e monaci sono la forma più importante di questo tipo (88).
  • Simboli di massa. Sono le unità collettive che non sono costituite da uomini e tuttavia vengono sentite come masse. Tali unità sono il grano, la foresta, la pioggia, il vento, la sabbia, il mare e il fuoco (90).
  • LA MUTA. La muta è un gruppo di uomini eccitati, il cui desiderio più intenso è essere di più (Muta e mute, 111).
  • La seconda forma di muta, che ha molto in comune con la muta di caccia e per alcuni aspetti coincide con essa, è la muta di guerra (114).
  • La muta del lamento. L’essenziale è l’eccitazione come tale: uno stato in cui tutti insieme lamentino qualcosa (126).
  • La muta di accrescimento. L’uomo che ha per totem la zanzara vuole che la sua gente divenga numerosa come le zanzare (133).
  • La comunione. Una pratica di accrescimento di tipo particolare è il pasto collettivo. […] Il rito dell’incorporarsi collettivo è la comunione. […] Nelle religioni superiori la comunione acquista un nuovo significato: l’accrescimento dei fedeli, la fede acquista sempre più terreno e sempre più seguaci. […] Tale effetto di resurrezione diviene lo scopo essenziale delle comunioni superiori; ma, al posto dell’animale, viene divorato il corpo di un dio, e la sua resurrezione implica quella dei fedeli (137).
  • La muta di caccia diventa una muta del lamento Questa trasformazione costituisce il nucleo di numerose religioni importanti e ampiamente diffuse (Mute nelle leggende ancestrali degli Aranda, 144).

  Elias Canetti

Notizie: http://www.girodivite.it/antenati/xx2sec/_canetti.htm

 

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27 marzo 2007

Appello

Il giorno 26-03-2007 17:23, Emergency Siracusa, [INDIRIZZO] ha scritto:

> Secondo fonti locali, il manager di Emergency che ha salvato la vita di
> Mastrogiacono sarebbe sottoposto a torture. Ma dal governo italiano non
> arrivano i segnali necessari alla sua liberazione.
>
> <http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It> Aderisci all’appello per
> la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkband.
> Basta cliccare sull’immagine.
> Per conoscere gli aggiornamenti vai su http://www.peacereporter.net
> <http://www.peacereporter.net>

27 marzo 2007

La libertà dei moderni come libertà degli idioti?

Molto probabilmente, più di un Greco antico avrebbe visto questa libertà, nel suo tipo ideale, come una libertà degli idioti [idios= privato, scemo]. Le cose che hanno veramente un valore sono quelle compiute gratuitamente e liberamente: solo i poveri e gli schiavi sono legati dalla necessità al lavoro. E solo un idiota può vivere in questo modo per propria volontà, cioè senza esserne costretto. In particolare, la democrazia ateniese del V secolo attribuiva un grande valore all’attività politica, a giudicare da quanto Tucidide mette in bocca a Pericle, che commemora i caduti della guerra del Peloponneso:

Siamo i soli a considerare chi non partecipa [agli affari pubblici] non già inerte (apragmon) ma inetto (achreios). (II, 40,2)
Inoltre, un Greco avrebbe probabilmente messo in dubbio che le libertà civili siano davvero al sicuro in un regime con una partecipazione politica limitata, ritualizzata, elitistica: un potere nei confronti del quale sono passivo, definisce anche le mie libertà private a suo arbitrio.

 

http://www.swif.uniba.it/lei/personali/pievatolo/platone/liberant.htm


26 marzo 2007

A muso duro

Pierangelo Bertoli

F.Urzino – P.A.Bertoli

(1979)

E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perché volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com’è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti

http://www.bertolifansclub.org/index2.html

16 marzo 2007

Nâzim Hikmet

Mi abituo a invecchiare, al mestiere più difficile
del mondo,
a bussare per l’ultima volta alle porte,
alla separazione eterna.
Scorrete, ore, scorrete inesorabili.
Cerco di capire anche a costo di perdere la fiducia.
Ti avrei detto una cosa, ma non ho potuto farlo.
Nel mio mondo il gusto di una sigaretta fumata
di mattina a stomaco vuoto.
La morte mi ha mandato la sua solitudine ancora
prima del suo arrivo.
Invidio chi non si accorge nemmeno di invecchiare
talmente è indaffarato.

Mosca, 12 gennaio 1963

Traduzione di Barbara La Rosa

Nâzim Hikmet
Idealismo e poesia
a cura di Barbara La Rosa
Crocetti Editore 2007

Dopo questa poesia, non fermatevi a pensare, no, correte subito su un motore di ricerca per trovare la parola Vivere. Se poi è una lista intera di un teleromanzo tornate qui a rileggere la poesia, probabilmente non vi sembrerà poi così triste.

15 marzo 2007

Satira

Leggendo sotto molti avranno da ridire. Se però vi ha almeno smosso dal torpore hanno avuto successo.

 

Satira: dagli 8 agli 88.

Per un timido non ci sono molti luoghi in cui riuscire a conoscere ragazze. In discoteca c’è troppa confusione e bisogna essere spigliati per iniziare un discorso con una ragazza. Nei pub ognuno sta al suo tavolino ed è quasi impossibile conoscere qualcuno se non attraverso la presentazione di un amico/a in comune. Io ho trovato un luogo meraviglioso nel quale si possono conoscere molte ragazze semplici e alla mano. Alle cresime. Sabato nel mio paese c’era una cresima (la confermazione nel gergo cattolico) e io sono andato lì prima che iniziasse la cerimonia. Ho avuto il numero di cellulare di due ragazze (le tredicenni di ora non sono come quelle dei miei tempi, sviluppano prima) e ho fatto il bulletto con i ragazzini battendone due a braccio di ferro. Prima di andar via ho preso il programma dei prossimi mesi di cresime, comunioni e, perché no, anche battesimi. C’è qualcuno che viene con me, sabato 24 marzo c’è una comunione molto interessante!
 
 
23 Febbraio 2007 – Scritto da Sfighino per Satira

– Tu sai perché la pensione d’invalidità è solo di 253 euro o giù di lì?
– Ciumbia! Solo così riescono a soddisfare anche i falsi invalidi … 

(sito: http://www.disabiledoc.it/it/?p=186)

Il Dalèmma

Ogni disastro non ha mai un solo colpevole. E’ sempre il risultato di una catena di eventi. Cominciamo dall’inizio:

  • Qualche mese fa, Berlusconi teme di perdere le elezioni e cambia la legge elettorale con una porcata.
  • Poi il 49% degli elettori lo vota ancora nonostante 5 anni fallimentari.
  • Poi vince d’un soffio l’Unione.
  • Poi nasce una maggioranza debole, specie al Senato.
  • Poi è urgente fare la Finanziaria e gliela lasciano fare.
  • Poi il Partito Democratico stenta a nascere.
  • Poi la Chiesa vuole bloccare il Partito Democratico per evitare la deriva laicista su eutanasia, pacs, eccetera.
  • Poi i DS subiscono a sinistra il pressing dei pacifisti, che raccolgono sempre più consensi su temi sensibili come Vicenza e Afghanistan.
  • Poi nei DS Mussi minaccia la scissione e la confluenza a sinistra.

Che fare? Cedere alla sinistra pacifista sulla politica estera o restare amico di Condoleeza Rice? Era il dilèmma di D’Alema. Era il dalèmma. A questo punto del poker, D’Alema, che è permaloso come un campo minato, va a vedere:-Se si va sotto al Senato, tutti a casa.- E così è stato. Cade il governo Prodi, e subito tutti i commentatori, i tg e i talk-show a dare la colpa ai due senatori di sinistra che non hanno votato, Turigliatto e Rossi. Ma è un falso. Se anche i due avessero votato a favore, infatti, in base al regolamento del Senato la soglia dei voti necessari si sarebbe alzata di uno: quindi un voto sarebbe comunque mancato. Nessuno lo ha spiegato agli italiani, di cui sono stati però subito raccolti tutti gli sfoghi indignati e delusi. Una manipolazione da manuale. Metodo ormai testato, lo stesso con cui ci hanno venduto la guerra in Iraq. C’è anche chi ha dato la colpa ai due senatori a vita che si sono astenuti, Andreotti e Pininfarina. Possiamo dare la colpa ad Andreotti e Pininfarina? Oh, mi piacerebbe: sarebbe come comprare una scarpa col calzino incorporato. Ma non sarebbe del tutto vero, nonostante Andreotti si sia scusato ("Se sapevo che cadeva il governo avrei votato diversamente.") usando la stessa faccia con cui dieci anni fa negò di conoscere i cugini Salvo. E’ stato dunque un complotto? No, politica all’italiana. Prodi poteva benissimo non dimettersi. Lo ha fatto per metterci il carico da 90 e ottenere il risultato che voleva: i 12 punti che "rilanciano" l’azione di governo, con Pdci e Rifondazione che chiedono scusa e uggiolano nell’angolino dove li hanno cacciati. Cai cai cai!  Ci avevano impiegato quattro anni per redigere il programma dell’Unione! Adesso in un giorno sbucano fuori dodici punti che spostano al centro l’azione di governo. Ci ritroviamo con un governo Prodi-Vaticano. D’Alema: "La politica della testimonianza la lascio a Franca Rame." Che cinismo! Ma se uno in politica non testimonia gli ideali in cui crede, perchè fa politica? Per tradire se stesso? No, e infatti D’Alema esprime i propri. D’Alema: "Certa sinistra non serve all’Italia". E’ la sinistra che tutti bollano come "radicale" per coprirla di ignominia. E’ la sinistra pacifista. E’ la sinistra. E’ la sinistra che non vuole il Partito Democratico: equivale al 12% ( Pdci, Rifondazione, Verdi + correntone DS ). Un politico che usa la sua maggioranza con arroganza è un politico mediocre e D’Alema lo è. Infatti i DS si stanno sfasciando. Come ministro degli Esteri, poi, D’Alema, come Blair, ha ben poco di sinistra: quand’era capo del governo autorizzò i bombardamenti in Kosovo dicendo che c’entrava l’Onu e non era vero ( tutti adesso concordano sul fatto che quei bombardamenti non erano necessari, era meglio una più energica azione diplomatica, come sostenevano i pacifisti; per fermare Milosevic, che aveva massacrato 2000 civili, le bombe Nato di D’Alema ne massacrarono altri diecimila! ); così come adesso D’Alema sostiene che in Afghanistan c’entra l’Onu E NON E’ VERO: le nostre truppe sono sotto il comando del Pentagono. Il ministro della Difesa Parisi ha detto al Tg2:"Quella in Afghanistan è una missione militare per la pace in una situazione che presenta molti tratti che richiamano la guerra." Sono io, o questa frase di Parisi presenta molti tratti che richiamano la stronzata? Siamo in guerra, nonostante la nostra Costituzione lo vieti. Una guerra in cui i talebani vengono accolti come liberatori nel sud del Paese! Con gli USA che ammettono di non sapere quando potrà finire, e che forse si farà la guerra all’Iran! Che ci stiamo a fare là, se non la guerra per conto terzi? Facciamo quello che vuole Bush, ma 10 anni fa gli USA erano CON Saddam, oggi contro. Erano CON i talebani, oggi contro. Si decidano, o il resto del mondo penserà che D’Alema non abbia una politica estera! tutti a parlare di "responsabilità" agitando il ricatto dello spauracchio berlusconiano. "Zitti tutti! Buoni! Volete che torni Berlusconi?" No di certo, ma le soluzioni sono almeno due, non c’è solo la vostra. La Repubblica ha scomodato addirittura il filosofo Galimberti per spiegare che una politica responsabile tiene conto delle conseguenze. Il pacifismo è allora irresponsabile? O immaturo, come sostiene sempre D’Alema? Votare in favore della guerra è tenere conto delle conseguenze? Ma alla pace hanno mai dato una vera possibilità? Non mi pare, mentre le loro "soluzioni responsabili" finora hanno solo aggravato i problemi e provocato centinaia di migliaia di morti. Tutto per lucrare sulle condotte di gas e petrolio in quella regione. Come vedete, il disastro è una catena di eventi. Lo so che sembra folle, ma vi assicuro che aveva un senso quando la settimana scorsa me l’ha spiegato, Cossiga.

By Daniele Luttazzi
 
Se non volete fermarvi qui:
Se volete leggere qualcosa di storico:
 

13 marzo 2007

In un momento.

In un momento

Sono sfiorite le rose

I petali caduti

Perché io non potevo dimenticare le rose

Le cercavamo insieme

Abbiamo trovato delle rose

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo amore

Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose

Che brillavano un momento al sole del mattino

Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi

Le rose che non erano le nostre rose

Le mie rose le sue rose

 

P.S. E così dimenticammo le rose.

(Dino Campana)

12 marzo 2007

Aspettando nuovi ordini.

Non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più periculosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini; perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che degli ordini vecchi fanno bene, e ha tepidi defensori tutti quelli che degli ordini nuovi farebbero bene.

Niccolò Machiavelli (Il Principe, 1513)

Un libro, un radioracconto e poi, infine, un film dove le vite si consumano in questa sterile attesa, cullate dalla pigra abitudine, scandite dall’ignaro trascorrere del tempo. L’autore era Dino Buzzati il titolo "il deserto dei tartari" . Scritto nel 1948 ma sembra davvero ripercorrere l’odierno percorso dei diritti civili delle persone. La lunga attesa. Le difficoltà erano evidenti già 494 anni fa ai tempi di un cinico ma realista Machiavelli, se fai qualcosa di nuovo di sicuro avrai vita impervia. Eppure, nonostante tutto, il qualcosa di nuovo prima o poi riesce sempre a uscire, nonostante le difficoltà nonostante le ingerenze di chi, con il nuovo, ci perde. Una perdita talvolta fisica talaltra di potere. Nessuno è bendisposto verso chi gli sottrae qualcosa. L’esempio tipico di questi giorni sono i DI.CO. Tutti sono per la salvaguardia della costituzione, tutti si dicono bendisposti verso i diritti dei cittadini. Ma quando escono i nuovi ordini, comincia uno scambio di taglienti rimbrotti o di discorsi ideologizzati, mentre tutti gli altri sono lì ad aspettare che qualcosa succeda. Si scruta l’orizzonte, si controllano i numeri, si verificano le posizioni, si mostrano i muscoli…si aspetta. A volte dal deserto di questa politica non esce molto, a volte esce nulla. Ma la speranza (non quella cattolica) è sempre pronta a vedere in piccoli lampi di luce, una meravigliosa giornata di sole. Purtroppo, per ora, di piccoli lampi di luce non se ne sono visti. "Trascorreranno quindici anni prima che egli inizi a rendersi conto che il tempo è fuggito, prima che riesca ad individuare, a ritroso, perfino l’attimo esatto in cui la giovinezza gli è sfuggita di mano: «la prima sera che fece le scale a un gradino per volta»". Mi auguro di non essere come il protagonista, Drogo, intanto aspetto i nuovi ordini.

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