Archive for agosto, 2009

31 agosto 2009

Natal’ja Estemirova impegnata in una inchiesta parallela sull’ uccisione di Anna Politkovskaja.

La collaboratrice del centro Memorial uccisa nel Caucaso il 15 luglio era arrivata a formulare teorie sull’ omicidio alternative a quelle ufficiali – Ma nel corso del processo in tribunale per la morte della Politkovskaja non è mai stata chiamata a deporre come teste e la sua voce era e rimarrà inascoltata – Il groviglio del Caucaso dietro l’ assassinio – Con la morte della Estemirova e della Politkovskaja, per Memorial “è finita l’ epoca del forte giornalismo civile e della difesa dei diritti umani in Cecenia” – Drammatiche pressioni sui militanti dei diritti umani costretti a un temporaneo ripiegamento dalla regione.

La morte dell’ attivista Natal’ja Estemirova, uccisa nel Caucaso il 15 luglio, ha attraversato i cieli dei media come una stella cadente.

Il tempo di dire “un’ altra”… e poi si è passati oltre, senza cercare davvero di approfondire che cosa sta accadendo nel Caucaso, perché per le organizzazioni non governative non è più sicuro avere dei referenti in Cecenia, perché un giornale come la Novaja Gazeta ha ritirato gli inviati dalla zona.

Natal’ja Estemirova collaborava con il Centro per i diritti umani Memorial e con l’incaricato per i diritti umani nella Repubblica Cecena, era la referente della commissione per i diritti umani e l’assistenza nei luoghi di reclusione. Una vita in cui i diritti umani erano prassi quotidiana, testimoniata da riconoscimenti come la Medaglia Robert Schuman, il premio annuale a nome Anna Politkovskaja e il premio dal beffardo nome “Diritto alla vita” conferitole dal parlamento svedese.

Chi l’aveva conosciuta, come il giornalista Galim Bucharbaev, la descriveva come “una presenza instancabile e solida negli orrori della guerra cecena”, una persona che aveva fatto propria la tragedia della Repubblica Cecena, sempre pronta a lanciarsi in difesa di ogni singolo. Proprio per questo, secondo l’agenzia cecena Checheninfo, “Nataša era amata dai civili ma non dai militari. Non perdonava loro nessun misfatto”. Le inchieste e le indagini di Natal’ja Estemirova parlano infatti di rapimenti e di esecuzioni extragiudiziali avvenute in Cecenia sia ad opera delle autorità federali che locali, dati a cui si rifacevano tra gli altri anche l’associazione Human Rights Watch e la stessa Anna Politkovskaja.

Politkovskaja ed Estemirova si conoscevano dal 2001 e stando a Life.rula Estemirova sarebbe stata una delle prime testimoni interrogate dagli inquirenti dopo l’omicidio della giornalista nel 2006. Negli ultimi anni la collaboratrice del centro Memorial si sarebbe dedicata ad  un’indagine parallela a quella ufficiale, arrivando a formulare diverse teorie sull’omicidio. Ma nel corso del processo in tribunale Natal’ja Estemirova non è mai stata chiamata a deporre come teste e la sua voce era e rimarrà inascoltata.

Ad accomunare le vite delle due donne ora c’è anche una morte prematura e un processo che si profila come lungo e lacunoso. Con la morte di Estemirova e Politkovskaja, per Memorial “è finita l’epoca del forte giornalismo civile e della difesa dei diritti umani in Cecenia”.

Ed è proprio la sua attività professionale secondo gli inquirenti ad esserle costata la vita. Tesi che pare confermata dal fatto che proprio il 15 luglio la donna avrebbe dovuto incontrare il direttore della sezione cecena del comitato d’indagine della procura. L’11 settembre 2009, inoltre, l’attivista dei diritti umani era inoltre stata convocata dalla Commissione del Consiglio d’Europa per le questioni giuridiche e per i diritti umani all’interno di una serie di riunioni dedicate alla situazione dell’area e sul problema dell’impunità. “Nelle ultime settimane”, riporta il sito del Consiglio d’Europa, “Estemirova aveva raccolto informazioni sulle gravi violazioni dei diritti umani nella regione. Ha pagato con la vita per il suo coraggioso lavoro”.

Anche per le organizzazioni sociali e per i diritti umani di S.Pietroburgo l’omicidio è direttamente legato alla sua attività sociale, perché “rendeva noti i crimini militari in Cecenia come gli assassinii della popolazione civile (tra cui donne e bambini), aveva condotto numerose indagini e dava visibilità a rapimenti ed esecuzioni extragiudiziali”

Nurdi Nuchažiev, delegato per i diritti umani in Cecenia, ha paragonato l’omicidio della Estemirova a quello dell’avvocato Stanislav Markelov e della giornalista Anna Politkovskaja. Secondo  Nuchažiev, dietro tutti questi omicidi ci potrebbero essere persone che hanno compiuto crimini militari in Cecenia, che avrebbero colpito gli attivisti perché tentavano di smascherarli.

Molti nelle fila delle ong additano direttamente il presidente ceceno Kadyrov, che si sarebbe risentito per alcune inchieste della Estemirova. Per aver sostenuto pubblicamente questa tesi davanti alla stampa, il direttore di Memorial Oleg Orlov si è visto citare in giudizio dallo stesso Kadyrov, che a inizio agosto aveva dichiarato a Radio Svoboda che la Estemirova “non aveva mai avuto onore, valore e coscienza” e “non serviva a nessuno”. Il presidente si è però sempre difeso dall’accusa di omicidio (spalleggiato da Medvedev) e ha promesso di trovare e punire severamente l’assassino, non solo secondo le leggi del paese ma anche secondo le usanze e i costumi ceceni.

Quanto potrà garantire la sua parola?

Del resto, sono molti a dichiararsi disillusi rispetto agli sviluppi della vicenda. Secondo alcuni attivisti locali dei diritti umani, si troveranno gli assassini della Estemirova, così come quelli della Politkovskaja, solo se in questo non sono implicate le autorità. Per il partito russo democratico Jabloko "Le forze dell’ordine dimostrano l’incapacità o la riluttanza a condurre indagini efficaci anche per quanto riguarda i casi più scottanti, i mandanti e gli organizzatori dei delitti restano impuniti, situazione che mette in un pericolo di vita ancora maggiore  le persone che continuano ad occuparsi di difesa dei diritti. È una situazione che caratterizza non solo la Cecenia e non solo il Caucaso settentrionale.”

La Federazione internazionale per i diritti dell’uomo ha chiesto un’indagine “trasparente,  imparziale e  efficace per scoprire gli assassini e i mandanti dell’omicidio”, ma nel frattempo nel Caucaso la situazione delle ong rimane precaria.

Il 6 agosto, a tre settimane dall’assassinio, le autorità inguscete hanno impedito ai rappresentanti di varie ong di tenere una manifestazione in memoria della Estemitova, motivando la scelta con il fatto che nel luogo designato poteva passare un gasdotto. Taisa Isaeva, direttrice dell’Unione delle ong  e Chena Saratova (giornalista e direttrice di un ufficio stampa indipendente) sono state inoltre convocate in procura per fornire spiegazioni sulla manifestazione.

Qualche giorno più tardi, l’11 agosto, sono stati rapiti a Groznyj due collaboratori dell’organizzazione non governativa “Salviamo la generazione”, la 32enne Sarema Sadulaeva e il marito 33enne Alik Džabrailov, trovati poi morti nel bagagliaio della loro auto. I due si occupavano della riabilitazione fisica e psicologica di bambini e adolescenti colpiti da mine. La stessa sorte è toccata in Daghestan a Malik Akhmedilov, corrispondente del giornale «Khakikat» (La verità), trovato morto l’11 agosto con i segni di una vera e propria esecuzione.

E anche chi resta in vita non è destinato ad essere lasciato in pace. Vari attivisti hanno segnalato di essere regolarmente pedinati. Tra questi, anche Achmed Gisaev, con il quale Natalja Estemirova aveva condotto delle indagini sul rapimento di due abitanti di Groznyj proprio nei suoi ultimi giorni di vita. Per varie associazioni cecene, il pedinamento dei collaboratori è una forma di pressione psicologica finalizzata ad impedire il lavoro di Memorial e altre ong del territorio.

Il 14 agosto "Memorial" si è rivolta a Vladimir Lukin, plenipotenziario per i diritti umani, perché fosse avviata un’inchiesta sui casi di pedinamento e fosse garantita la sicurezza ai collaboratori del centro. Ricordiamo che ad oggi Memorial conta in Cecenia 4 uffici e  27 rappresentanti, a cui deve garantire il diritto alla vita e alla sicurezza. “E’ evidente che qualsiasi organizzazione che lavora in Cecenia o altrove è obbligata a pensare ai propri collaboratori, alla loro sicurezza e alle condizioni di lavoro” dichiarano dall’associazione.

In seguito agli ultimi eventi, Memorial ha deciso di prendersi un time out dalla Cecenia e di rimandare ad inizio settembre la decisione sul da farsi. Come questa, anche altre associazioni si trovano a dover scegliere tra la sicurezza dei propri collaboratori e l’attività sociale svolta.

Del resto, la pressione nel Caucaso sugli attivisti per alcuni esperti non è destinata a calare. La dissidente Valerija Novodvorskaja, intervistata all’interno della trasmissione «Opinione particolare» di Echo Moskvy ha dichiarato che «il prossimo stadio sarà colpire tutti gli attivisti indipendenti della società civile… Ecco quello che oggi succede ad Aleksej Sokolovyj (direttore dell’organizzazione Pravovaja Osnova, base legale): dopo una  falsa accusa ne presentano un’altra, non meno falsa… »

di Valentina Barbieri www.lsdi.it

(Per approfondimenti, http://www.amnesty.org/en/library/info/EUR46/011/2009/en)

Anche per quanto riguarda i giornalisti i numeri parlano da soli: lo scorso anno in Daghestan sono stati uccisi tre giornalisti: Маgomedgadži Abašilov, Il’jas Šurpaev (ucciso a Mosca) e Tel’man (Аbdulla) Аlišaev.

Tra gli altri giornalisti vittime in Caucaso: Dmitrij Krikorjanc, Nina Efimova, Nadežda Čajkova, Šamchan Kagirov, Sup’jan Epindiev, Ramzan Chadžiev, Ramyan Mežidov, Šamil’ Gigaev.

“In questi sanguinosi anni di agitazione, i giornalisti ceceni hanno perso oltre 20 persone tra i propri colleghi e compagni” spiega Checheninfo.

Il fine di chi sta dietro a questi delitti, evidentemente, è quello di zittire le voci di denuncia e di spingere la comunità nazionale ed internazionale a disinteressarsi della già martoriata Cecenia, lasciandola al suo destino.

      Giornalisti uccisi dal 1992 a luglio 2009

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Fonti

– Chi è il prossimo?, Checheninfo, 26.07.09
http://checheninfo.ru/vesti-chr/publ-vesti/353-ast-chr.html

– Uccidono e uccideranno?, Den’, Juryj Raichel, 18.08.09
http://www.day.kiev.ua/278667/

– “Memorial” prosegue il suo time out dal lavoro in Cecenia, Interfax, 3.08.09
http://www.interfax-russia.ru/r/B/ugObw/439.html?id_issue=122832583 авг. 2009, 16:46

– La decisione sulla ripresa dell’attività di Memorial in Cecenia verrà presa a settembre
http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/158171

– Natal’ja Estemirova era l’ultima speranza di difesa dalla prepotenza, Izvestija, 16.07.09
http://www.izvestia.ru/incident/article3130730/

– Estemirova ha condotto un’inchiesta indipendente sull’omicidio di Anna Politkovskaja, Lente, 11.08.09
http://www.lenta.ru/news/2009/08/11/version1/

– I media: l’attività dei diritti umani Estemirova è stata testimone sul caso Politkovskaja, news.ru, 11.08.09
http://www.newsru.com/russia/11aug2009/estemirpolitkov.html

– Le autorità dell’Inguscezia hanno vietato la manifestazione in memoria di Estemirova, l’attivista uccisa, per una motivazione strana: vicino c’è un gasdotto, news.ru, 3.08.09
http://www.newsru.com/russia/03aug2009/nazran.html

– I colleghi dell’attivista dei diritti umani in Cecenia, Estemitova, accusano di essere pedinati
http://www.newsru.com/russia/19aug2009/slezhkamemor.html

– Natal’ja Estemirova ha dato la vita per i diritti umani, Komsomol’skaja Pravda, 16.07.09
http://pskov.kp.ru/online/news/514558/

Esiste in Russia un’indagine normale e una normale giustizia?, Radio France Internationale, Jaroslav Gorbanevskij, 22.07.09
http://www.rfi.fr/acturu/articles/115/article_3752.asp

Questa donna, Natal’ja Estemirova, uznews, Galim Bucharbaev, 25.07.09
http://uznews.net/news_single.php?lng=ru&sub=top&cid=17&nid=10782  

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31 agosto 2009

Les frasques de Berlusconi, signe du retard féministe italien.

Qu’on ne pense surtout pas que les Italiennes ne sont pas révoltées par ces soirées animées par Berlusconi, où des filles doivent s’habiller de la même manière (en robe noire et avec un maquillage léger), où d’autres, déguisées en Saint Nicolas sexy, se touchent entre elles.

Ainsi sapées, et grotesques, pour chanter et danser avec le chef du gouvernement, avant de passer dans son grand lit, en recevant en échange de ces cauchemars des enveloppes bourrées de billets, et ramassant des carrières politiques payées par la collectivité.

La question, c’est qu’il n’y a pas de moyen de dire et d’agir pour montrer le dégoût des femmes italiennes, et qu’il est urgent de trouver des moyens d’y parvenir.

Jusqu’à maintenant, le manque d’action et les difficultés pour les réactions de trouver de la place dans les médias montre un manque de ruse, de communication et d’intelligence politique.

Le retard de la modernité de l’Italie

Pourtant, le grand retard de la modernité de l’Italie est du à la condition des femmes et à un féminisme ayant mal tourné, qui a permis de déboucher sur cette partouze d’Etat.

A cela s’ajoute une autre question majeure, celle de l’hégémonie culturelle. Berlusconi n’est pas un accident ou une mésaventure italienne : il est l’interprète principal de ce que ses médias produisent. Peu importe s’il en est aussi le propriétaire, l’Italie actuelle n’est que le résultat de sa « Weltanschauung », sa vision du monde.

Cela vient d’une part d’une stratégie lucide, commencée il y a trente ans, et d’autre part d’un phénomène incontrôlé favorisé par le silence des intellectuels, qui a rongé toute forme de démocratie, en la transformant en « vidéocratie » où « télécratie », comme le très éclairé philosophe Français, Bernard Stiegler nomme cette dangereuse forme politique. Une alerte très évidente en Italie, le pays de Gramsci, bien que la France aussi soit sur ce chemin.

Aussi incroyable que cela puisse paraître, personne n’arrive a percevoir et à faire face avec détermination à cette connexion fatale entre la perte de toute conscience civique, politique et morale, la confirmation électorale de Berlusconi, et trente ans de bêtise déversée sur la nation par ce Leviathan médiatique qui se nourrit de ses propres déchets.

Les femmes, leurs corps, et leurs perte de dignité en sont un plat fondamental, et ces derniers événements n’ont été qu’une de ses évacuations les plus palpables.

Sous-représentées au parlement, presque inexistantes dans les conseils d’administration des grandes entreprises, les Italiennes font de moins en moins d’enfants, faute de tout soutien, et face au constat que la maternité correspond aussi à la perte de leur poste.

Une caricature de la mythique beauté italienne

En revanche, dans les médias (tous médias de masse confondus, à l’exception des îlots d’intelligence, et d’information correcte sur Rai3, mais on ne sait pas jusqu’à quand), elles se retrouvent hyper-représentées mais réduites, avec leur consentement et dans la plus totale inconscience, à une caricature de la mythique beauté italienne dépourvue de sa raison artistique, et transformée en symbole d’oppression.

Inutilement et toujours déshabillées, elles se crêpent le chignon comme des mégères, sont incompétentes en tout, mais ont une opinion très confuse sur tout. Et elles la disent, en plus, sur ce médium qui fait autorité et est discrédité à la fois qu’est la télé.

La sélection s’est faite « démocratiquement », comme on dit, après qu’on a empêché tout accès aux légions de femmes professionnelles de premier plan, compétentes et fiables, mais qui évidemment ne sont ni grégaires, ni disponibles.

En fait, une absence de totale démocratie, à part celle du narcissisme, et une blessure profonde au coeur de la nation. Ce que évidemment la femme de Berlusconi, Veronica, atteinte par les effets de cette pollution (qui apporte beaucoup d’argent) crée par le média des familles, a dû trouver pudique.

C’est aussi à travers ces corps que les médias captent « le temps de cerveau disponible » des spectateurs à vendre à la pub (et à la politique) comme le disait Patrick le Lay, l’ex-patron de TF1, à propos de la télé commerciale.

La même rengaine est répétée par les tout-puissants auteurs-producteurs italiens. Certains d’avoir compris le cynique mais si charmant monde des affaires et de la communication, ils ressassent les mêmes stéréotypes.

Mais ayant perdu et faisant perdre la perception de la réalité, ils s’adressent essentiellement à des gens âgés et à des « femmes au foyer », qui regardent cette télé plus de deux ou trois heures par jours. Il s’agit plus précisement de « femmes au chômage » (70% dans le sud du pays), qui sont la majeure partie de l’électorat de Berlusconi.

Echange de bons procédés avec le Vatican

Le Vatican aussi, comme la politique et le marketing, est très intéressé par le corps des femmes. Et c’est même fascinant quand ces pouvoirs se rencontrent sur le terrain commun du corps des fidèles.

Cardinaux et évêques, bien qu’ils aient pris récemment une claire distance vis-à-vis du Président du conseil, ont dû trouver tout à fait tolérable, vu l’inhabituel retard de leurs réactions face aux soirées tenues dans les palais de la République, que ces corps sans identité soient allongés sur le grand lit présidentiel, prêts au jeux érotiques du chef.

Hommes de pouvoir et d’église peuvent s’entraider, il y a pas mal des choses à régler, comme la place de la religion, ou la pilule du lendemain RU486.

Et que dire de l’euthanasie ? Elle est au centre des querelles après la dramatique histoire d’Eluana Englaro, la fille qui après dix sept ans dans le coma, ne pouvait pas mourir « puisqu’elle a encore ses règles et peut avoir des enfants », comme a pu dire Berlusconi dans une de ses tirades sur la vie et son importance.

Tandis que l’Italie montre des femmes nues, elle s’évanouit comme le chat du Cheeshire, en laissant en échange mourir de soif et de faim les immigrés en mer, au nom de l’« identité » de la nation.

NDLR : en complément du propos de Sabina Ambogi, voici la bande annonce du documentaire « Videocracy », consacré au système Berlusconi, qui a été refusée par tous les médias audiovisuels italiens, publics et privés. Le film sera présenté à la Mostra de Venise.

Par Sabina Ambrogi  rue89.com

28 agosto 2009

Lo spergiuro Presidente del Consiglio italiano per evitare le risposte non vuole le domande.

 
Insabbiare
Non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire: insabbiando così – almeno in Italia – la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.

E’ la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l’estate dell’uomo più potente d’Italia. La questione è semplice: poiché è incapace di dire la verità sul "ciarpame politico" che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l’accertamento della verità, impedendo la libera attività giornalistica d’inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta.

In questa svolta c’è l’insofferenza per ogni controllo, per qualsiasi critica, per qualunque spazio giornalistico d’indagine che sfugga al dominio proprietario o all’intimidazione di un potere che si concepisce come assoluto, e inattaccabile. Berlusconi, nel suo atto giudiziario contro Repubblica vuole infatti colpire e impedire anche la citazione in Italia delle inchieste dei giornali stranieri, in modo che il Paese resti all’oscuro e sotto controllo. Ognuno vede quanto sia debole un potere che ha paura delle domande, e pensa che basti tenere al buio i concittadini per farla franca.

Tutto questo – la richiesta agli imprenditori di non fare pubblicità sul nostro giornale, l’accusa di eversione, l’attacco ai "delinquenti", la causa alle domande – da parte di un premier che è anche editore, e che usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale. Altro che calunnie: ormai, dovrebbe essere l’Italia a sentirsi vilipesa dai comportamenti di quest’uomo.
 
di Ezio Mauro
Le menzogne come potere
 
Avanzare delle domande a un uomo politico nell’Italia meravigliosa di Silvio Berlusconi è già un’offesa che esige un castigo?

L’Egoarca ritiene che sollecitare delle risposte dinanzi alle incoerenze delle dichiarazioni pubbliche del capo del governo sia diffamatorio e vada punito e che quelle domande debbano essere cancellate d’imperio per mano di un giudice e debba essere interdetto al giornale di riproporle all’opinione pubblica. E’ interessante leggere, nell’atto di citazione firmato da Silvio Berlusconi, perché le dieci domande che Repubblica propone al presidente del Consiglio sono "retoriche, insinuanti, diffamatorie".

Sono retoriche, sostiene Berlusconi, perché "non mirano a ottenere una risposta dal destinatario, ma sono volte a insinuare l’idea che la persona "interrogata" si rifiuti di rispondere". Sono diffamatorie perché attribuiscono "comportamenti incresciosi, mai tenuti" e inducono il lettore "a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti". Peraltro, "è sufficiente porre mente alle dichiarazioni già rese in pubblico dalle persone interessate, per riconoscerne la falsità, l’offensività e il carattere diffamatorio di quelle domande che proprio "domande" non sono".

Come fin dal primo giorno di questo caso squisitamente politico, una volta di più, Berlusconi ci dimostra quanto, nel dispositivo del suo sistema politico, la menzogna abbia un primato assoluto e come già abbiamo avuto modo di dire, una sua funzione specifica. Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo. Distruttiva della trama stessa della realtà; punitiva della reputazione di chi non occulta i "duri fatti"; creatrice di una narrazione fantastica che nega eventi, parole e luoghi per sostituirli con una scena di cartapesta popolata di nemici e immaginari complotti politici.

Non c’è, infatti, nessuna delle dieci domande che non nasca dentro un fatto e non c’è nessun fatto che nasca al di fuori di testimonianze dirette, di circostanze accertate e mai smentite, dei racconti contraddittori di Berlusconi.

E’ utile ora mettersi sotto gli occhi queste benedette domande. Le prime due affiorano dai festeggiamenti di una ragazza di Napoli, Noemi, che diventa maggiorenne. E’ Veronica Lario ad accusare Berlusconi di "frequentare minorenni". E’ Berlusconi che decide di andare in tv a smentire di frequentare minorenni. Nel farlo, in pubblico, l’Egoarca giura di aver incontrato la minorenne "soltanto tre o quattro volte alla presenza dei genitori". Questi sono fatti. Come è un fatto che le parole di Berlusconi sono demolite da circostanze, svelate da Repubblica, che il capo del governo o non può smentire o deve ammettere: non conosceva i genitori della minorenne (le ha telefonato per la prima volta nell’autunno del 2008 guardandone un portfolio); l’ha incontrata da sola per lo meno in due occasioni (una cena offerta dal governo e nelle vacanze del Capodanno 2009).

La terza domanda chiede conto al presidente del Consiglio delle promesse di candidature offerte a ragazze che lo chiamano "papi". La circostanza è indiscutibile, riferita da più testimoni e direttamente dalla stessa minorenne di Napoli. La quarta, la quinta, la sesta e settima domanda ruotano intorno agli incontri del capo del governo con prostitute che potrebbero averlo reso vulnerabile fino a compromettere gli affari di Stato. La vita disordinata di Berlusconi è diventata ormai "storia nota", ammessa a collo torto dallo stesso capo del governo e in palese contraddizione con le sue politiche pubbliche (marcia nel Family day, vuole punire con il carcere i clienti delle prostitute). La sua ricattabilità – un fatto – è dimostrata dai documenti sonori e visivi che le ospiti retribuite di Palazzo Grazioli hanno raccolto finanche nella camera da letto del Presidente del Consiglio.

L’ottava domanda è politica: può un uomo con queste abitudini volere la presidenza della Repubblica? Chi non glielo chiederebbe? La nona nasce, ancora una volta, dalle parole di Berlusconi. E’ Berlusconi che annuncia in pubblico "un progetto eversivo" di questo giornale. E’ un fatto. E’ lecito che il giornale chieda al presidente del Consiglio se intenda muovere le burocrazie della sicurezza, spioni e tutte quelle pratiche che seguono (intercettazioni su tutto). Non è minacciato l’interesse nazionale, non si vuole scalzarlo dal governo e manipolare la "sovranità popolare"? In questo lucidissimo delirio paranoico, Berlusconi potrebbe aver deciso, forse ha deciso, di usare la mano forte contro giornalisti, magistrati e testimoni. Che ne dia conto. Grazie.

La decima domanda infine (e ancora una volta) non ha nulla di retorico né di insinuante. E’ Veronica Lario che svela di essersi rivolta agli amici più cari del marito per invocare un aiuto per chi, come Berlusconi, "non sta bene". E’ un fatto. Come è un fatto che, oggi, nel cerchio stretto del capo del governo, sono disposti ad ammettere che è la satiriasi, la sexual addiction a rendere instabile Berlusconi.

Questa la realtà dei fatti, questi i comportamenti tenuti, queste le domande che chiedono ancora oggi – anzi, oggi con maggiore urgenza di ieri – una risposta. Dieci risposte chiare, per favore. E’ un diritto chiederle per un giornale, è un dovere per un uomo di governo offrirle perché l’interesse pubblico dell’affare è evidente.

Si discute della qualità dello spazio democratico e la citazione di Berlusconi ne è una conferma. E dunque, anche a costo di ripetersi, tutta la faccenda gira intorno a un solo problema: fino a che punto il premier può ingannare l’opinione pubblica mentendo, in questo caso, sulle candidature delle "veline", sulla sua amicizia con una minorenne e tacendo lo stato delle sue condizioni psicofisiche? Non è sempre una minaccia per la res publica la menzogna? La menzogna di chi governa non va bandita incondizionatamente dal discorso pubblico se si vuole salvaguardare il vincolo tra governati e governanti? Con la sua richiesta all’ordine giudiziario di impedire la pubblicazione di domande alle quali non può rispondere, abbiamo una rumorosa conferma di un’opinione che già s’era affacciata in questi mesi: Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un’altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. La sua ultima mossa conferma un uso della menzogna come la funzione distruttiva di un potere che elimina l’irruzione del reale e nasconde i fatti, questa volta anche per decisione giudiziaria. La mordacchia (come chiamarla?) che Berlusconi chiede al magistrato di imporre mostra il nuovo volto, finora occultato dal sorriso, di un potere spietato. E’ il paradigma di una macchina politica che intimorisce. E’ la tecnica di una politica che rende flessibili le qualifiche "vero", "falso" nel virtuale politico e televisivo che Berlusconi domina. E’ una strategia che vuole ridurre i fatti a trascurabili opinioni lasciando campo libero a una menzogna deliberata che soffoca la realtà e quando c’è chi non è disposto ad accettare né ad abituarsi a quella menzogna invoca il potere punitivo dello Stato per impedire anche il dubbio, anche una domanda. Come è chiaro ormai da mesi, quest’affare ci interroga tutti. Siamo disposti a ridurre la complessità del reale a dato manipolabile, e quindi superfluo. Possiamo o è già vietato, chiederci quale funzione specifica e drammatica abbia la menzogna nell’epoca dell’immagine, della Finktionpolitik? Sono i "falsi indiscutibili" di Berlusconi a rendere rassegnata l’opinione pubblica italiana o il "carnevale permanente" l’ha già uccisa? Di questo discutiamo, di questo ancora discuteremo, quale che sia la decisione di un giudice, quale che sia il silenzio di un’informazione conformista. La questione è in fondo questa: l’opinione pubblica può fare delle domande al potere?

 
di Giuseppe D’Avanzo
Financial Times, editoriale su Berlusconi: "Potere che ormai eccede ogni limite"
 
Il caso Berlusconi contiene lezioni non solo per l’Italia, ma anche per altri paesi, perché rivela una tendenza a trasformare la politica e il potere in uno spettacolo da manipolare come uno show televisivo. E’ il parere di Alexander Stille, docente di giornalismo alla Columbia University, autore di un apprezzato libro sull’Italia di Berlusconi ("Il sacco di Roma"), giornalista del New Yorker e di altre pubblicazioni (collabora anche a "Repubblica") e figlio di un celebre corrispondente dagli Stati Uniti e poi direttore del Corriere della Sera. Il suo commento sulla vicenda che riguarda il primo ministro italiano, pubblicato oggi nella pagina degli editoriali del Financial Times, spicca nel panorama di articoli e servizi in merito che continuano ad apparire sulla stampa internazionale.

"Il potere di Berlusconi (in Italia) ormai eccede quello di qualsiasi altro leader in Europa occidentale", scrive Stille, notando che "bisogna guardare alla Russia di Putin o al Venezuela di Chavez per trovare paralleli". Il comportamento del nostro presidente del Consiglio è comprensibile, continua il suo editoriale, "solo se considerato alla luce di un sistema che gli assegna totale impunità", un’impunità – spiega Stille ai lettori del quotidiano finanziario britannico – fornita in parte da leggi ad personam fatte approvare da Berlusconi, come quella che assegna immunità legale al premier, e in parte determinata dal suo "quasi totale controllo" dei media italiani, attraverso le tivù di sua proprietà, le reti pubbliche "indurettamente" controllate e la stampa. "La maggior parte dei giornali italiani, con una o due eccezioni, hanno coperto la vicenda con grande cautela, assai meno estensivamente di molti giornali britannici", afferma Stille.

Lo studioso di giornalismo americano nota le aspre critiche rivolte a Berlusconi da due giornali cattolici, Famiglia Cristiana e l’Avvenire, ma sottolinea che tali critiche appaiono in netto contrasto, "o forse sono una diretta reazione", rispetto al "silenzio del Papa e di gran parte dell’alte gerarchia ecclesiastica", che hanno trovato in Berlusconi un alleato "su questioni come l’inseminazione artificiale e l’aborto".

La tolleranza dell’Italia verso Berlusconi, conclude Stille, viene motivata spesso con un’autoindulgenza vecchio stampo verso il machismo. Ma il primo ministro è anche "un fenomeno moderno o post-moderno: fin dall’inizio ha personalizzato e sessualizzato la politica in una maniera presa direttamente dai reality show che proliferano sulle sue reti televisive". Dai commenti di Tony e Cherie Blair sulla propria vita sessuale all’ascesa politica dell’ex-attore Arnold Schwarzenegger in California, di cui l’ex-bobybuilder è governatore, fino al fatto che la campagna americana per la presidenza dura ormai due anni e che Obama deve restare continuamente in tivù per vendere al pubblico qualsiasi aspetto del suo programma politico, "si capisce che la politica intesa come una permanente campagna elettorale non è un fenomeno soltanto italiano".

Di Berlusconi, il Financial Times parla anche in un altro contesto, citando la controversa decisione del premier italiano di fare visita alla Libia per le celebrazioni del quarantennale del colpo di stato che portò al potere il colonnello Gheddafi, "attirato da petrolio e commerci", nonostante il recente ritorno a Tripoli di uno dei rfesponsabili dell’attentato terroristico di Lockerbie, in cui morirono i 270 passeggeri di un jet della Pan-Am. Il quotidiano della City ammonisce su quanto sia pericoloso fare una diplomazia di questo tipo con il leader libico, raccontando un recente episodio: un anno fa uno dei figli del colonnello, Hannibal, fu brevemente arrestato a Ginevra per avere assalito la cameriera di un albergo; il governo libico ha risposto sospendendo le forniture di petrolio alla Svizzera, ritirando 5 miliardi di dollari dalle banche svizzere e arrestando due uomini d’affari svizzeri in Libia.

The Economist. "In piena polemica con il vaticano
Sull’immigrazione clandestina, il governo italiano ha anche le sue ragioni, ma deve essere prudente – scrive il settimanale britannico The Economist: la storia sembra indicare che gli esecutivi in disaccordo con la chiesa non durano molto e il premier Silvio Berlusconi è già malvisto dal clero per la sua vita privata".

L’articolo intitolato "Boat-race people" tratta della morte in mare dei 73 clandestini eritrei provenienti dalla libia e racconta le loro sofferenze. L’Economist ricorda che il governo italiano ha avviato la politica dei rimpatri, ma smentisce che sia colpevole di crudeltà o di omissione di soccorso. La vera obiezione, osserva il settimanale britannico, è piuttosto che la nuova legge impedisce di fatto ai clandestini di chiedere asilo anche se rientrano nella categoria di coloro i quali hanno diritto alla protezione umanitaria (circa un terzo del totale, secondo le stime italiane) e che questi vengono poi espulsi verso la libia, "un paese non democratico la cui dirigenza non si preoccupa dei diritti umani".

Insieme ad articoli sul New Zealand Herald, sull’Australian e su altri giornali che riferiscono le rivelazioni del libro di Maria Latella su Veronica Lario riportate nei giorni scorsi, sulla stampa di oggi c’è anche un articolo del francese Figaro, che riferisce della partecipazione del premier alle celebrazioni nella basilica di Collemaggio: "Berlusconi in cerca d’indulgenza divina all’Aquila", titola il quotidiano, notando che il leader del Pdl sta cercando di riparare i danni nelle relazioni col Vaticano provocati dalle polemiche della Lega Nord sugli immigrati.

Le Nouvelle Observateur. Anche il settimanale francese riporta sul suo sito, tra le notizie principali, l’attacco di Silvio Berlusconi a Repubblica. Vengono ricordate le dieci domande poste dal nostro giornale al capo del Governo, a proposito delle sue frequentazioni con Noemi Letizia e degli incontri con le escort a Palazzo Grazioli.

 
di Enrico Franceschini

 

A questo punto è giusto pubblicare le 10 domande

1.Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni? 2.Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi? 3.Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano «papi»? 4.Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini, condotte  nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute? 5.E’ capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole? 6.Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto? 7.Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta? 8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio? 9.Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti? 10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

Chiunque abbia esperienza del modo in cui funzionano i media in Gran Bretagna, troverà piuttosto straordinario il fatto che un primo ministro faccia causa a un giornale per una serie di domande, e per avere riportato quello che scrivono giornali stranieri.
Il tutto è ancora più straordinario perché il primo ministro in questione è a sua volta un potentissimo editore di nuovo un fatto, anche questo, che sarebbe inimmaginabile nella cultura politica del nostro paese.

di Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)
Quando dirai basta anche tu?
 
27 agosto 2009

La strage segreta dei delfini.

Un documentario choc svela la mattanza dei pescatori giapponesi
La strage inizia puntuale ogni anno a settembre. Avviene tutto a Taiji, cittadina giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo, affacciata sul Pacifico davanti a una delle grandi rotte migratorie di delfini. La scena è collaudata: ai primi segni dell’arrivo dei cetacei nella loro transumanza verso i mari del Sud, i pescatori prendono il largo e, battendo i remi sull’acqua, creano un «muro di suono» che disorienta i delfini e li fa finire dentro le reti, con cui vengono poi trascinati in un’insenatura naturale poco distante da Taiji.
Alcuni esemplari (poche decine) vengono prelevati e spediti a esibirsi nei vari delfinari del mondo. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una carneficina a colpi di ramponi e fiocine: alla fine della mattanza l’acqua turchese della baia si tinge di un sinistro rosso porpora. La carne dei cetacei uccisi viene poi macellata per essere venduta – spesso spacciandola per carne di balena, una leccornia nazionale in Giappone – o, almeno fino a qualche tempo fa, per essere servita nelle mense cittadine, anche quelle scolastiche.

Il massacro
Finora la mattanza di Taiji era un segreto tutto sommato ben custodito o perlomeno ben celato all’opinione pubblica mondiale. Non mancavano voci di pratiche di pesca truculenta nella cittadina giapponese dove, all’apparenza, il delfino viene venerato (a Taiji ci sono statue, mosaici e murales di delfini ovunque), ma mai occhi «estranei» avevano potuto vedere quanto davvero accade in quella baia.

A mostrarlo in tutta la sua crudezza c’è ora «The Cove» («La Baia»), un documentario presentato e premiato all’edizione 2009 del Sundance Film Festival e il cui trailer, accessibile in Rete, viene visto da un numero crescente di internauti sbigottiti.
A girare il film-denuncia sono stati Louie Psihoyos, acclamato fotografo con 18 anni di National Geographic alle spalle e Richard O’Barry, che negli Anni Sessanta addestrò il delfino superstar della serie Tv Flipper e che ora, proprio a causa di quell’esperienza, è il più convinto oppositore della cattività dei delfini. Per realizzare le riprese subacquee Psihoyos e O’Barry si sono rivolti a una coppia canadese di assi dell’apnea – Kirk Krack e la moglie Mandy-Rae Cruickshank, otto volte campionessa mondiale di free diving. Sono stati loro due a immergersi in profondità, entrando non visti nella baia, e a posizionare le telecamere ipersensibili con cui sarebbero state riprese da sotto le scene dello scempio.
L’intero perimetro dell’insenatura in cui si compie la mattanza è infatti circondato da siepi di tela catramata sormontate da filo spinato e tenuto sotto stretta sorveglianza da telecamere a circuito chiuso e guardie armate.

Il regista boicottato
Montato come un thriller, il documentario, che limita a due minuti le impressionanti immagini della carneficina dei delfini («Sono più che sufficienti per capire che cosa avviene in quella baia» dice O’Barry), mostra come Psihoyos abbia inizialmente provato a girare il film in modo «legale», chiedendo regolare permesso; e come – dinanzi a rifiuti secchi e minacce neanche tanto velate (senza giri di parole, il sindaco di Taiji avverte Psihoyos che avvicinarsi alla baia può voler dire farsi molto male) – il team sia allora «entrato in clandestinità» per produrre il filmato che dà conto dei fatti.

Ora, spinto dal crescente tam tam mediatico, soprattutto online, il film sta uscendo dai circuiti underground e presto arriverà alla visione del grande pubblico. La cui reazione, si prevede e si spera, sarà quella di una forte ondata d’indignazione: proprio ciò che Psihoyos e O’Barry si erano proposti avventurandosi a girare il loro film. Una prima indicazione al riguardo l’ha già data la città australiana di Broome, gemellata con Taiji in virtù della presenza di una nutrita comunità di pescatori originari di quell’area del Giappone: la relazione privilegiata fra le due città – ha mandato a dire il consiglio comunale di Broome al suo omologo di Taiji – riprenderà solo se e quando la mattanza dei delfini cesserà.

di Stefano Gulmanelli  lastampa.it
 
Fermiamo la strage dei delfini in Giappone
Ogni anno, nei pressi del villaggio di Taiji (a 3 ore da Osaka), da settembre a marzo, si apre la caccia ai delfini: quest’anno circa 23.000 delfini saranno uccisi. Quello di Taiji è uno sterminio che avviene  tra l’indifferenza dei media giapponesi: cordoni di poliziotti, filo spinato, transenne, tengono lontani curiosi e giornalisti.
I pescatori giapponesi, avvistati i branchi, iniziano a battere violentemente su barre di acciaio parzialmente immerse in mare creando così una barriera sonora che spinge i delfini nella baia.
Le mattanze sono cruenti: i delfini vengono fiocinati, bastonati e uccisi colorando con il sangue il mare della baia. I pochi delfini superstiti al termine della mattanza vengono venduti agli operatori degli acquari.

La carne di delfino, altamente tossica e spesso fatta passare per carne di balena, viene venduta ai consumatori giapponesi, servita nelle mense scolastiche e nei ristoranti, avvelenando così gli stessi cittadini. Test effettuati sulla carne di delfino hanno rivelato la presenza di mercurio 30 volte superiore agli standard stabiliti dal Ministero della Sanità giapponese. Il mercurio è una neurotossina che provoca gravi danni alla salute: ad esempio, abbassa le difese immunitarie, provoca allergie ai cibi, problemi gastrointestinali e vari disturbi neurologici.

La convenzione di Washington inserisce i delfini di Taiji in una lista che prevede tassativamente, sia il divieto di caccia sia l’istituzione di quote di prelievo.

Il Giappone permette la caccia poiché considera i delfini solo dei “parassiti”: questi animali vengono uccisi al fine di preservare il pesce negli oceani, destinato al consumo umano.
L’OIPA rinnova l’appello rivolto al Giappone, chiediamo che sia messa la parola  fine a questo brutale  massacro. Per favore, sostieni l’appello lanciato dall’OIPA, pochi secondi del tuo tempo possono dare voce a chi non ne ha: per difendere i delfini, dobbiamo fare in modo che quante più persone sappiano cosa stia avvenendo.

indigo.splinder.com/

26 agosto 2009

I Biopirati che vogliono farci pagare il nostro futuro.

Un saccheggio senza fine

Intervista a Silvia Riberia, messicana di origine uruguayana, ci conduce attraverso i meccanismi della bioispezione e ne svela i meccanismi perversi: dalla biopirateria agli interessi delle industrie farmaceutiche e agrochimiche.

La biopirateria è anche questo: il furto delle conoscenze indigene da parte delle imprese, che se ne servono per andare “a colpo sicuro” sulle piante da studiare e brevettare. È l’espoliazione, in cambio di pochi soldi, di una cultura antichissima.
In un sistema siffatto, andrebbe persa, ancora più di quanto già accade, la sovranità alimentare dei paesi poveri: la loro capacità, cioè, di produrre per l’autosostentamento e non solo per l’esportazione.

La diversità biologica è una ricchezza sempre più indispensabile all’industria. A quella delle biotecnologie, soprattutto, che indaga la natura, ne riproduce i codici genetici, li brevetta e li applica in molteplici campi: nell’industria farmaceutica e nell’agricoltura, ad esempio. Questo processo, apparentemente innocuo, cela spesso ingiustizie e rischi per il futuro. Tra le ingiustizie, c’è il modo stesso di studiare la natura, che è poi quella del “Sud” del mondo, ricchissima di varietà e dei principi attivi di cui l’industria va in cerca. A Porto Alegre ne abbiamo parlato con Silvia Ribeiro, giornalista e ricercatrice del Gruppo Etc (Gruppo di Azione su Erosione, Tecnologia e Concentrazione), un’organizzazione internazionale che ha sede in Canada e basi in molti paesi del mondo. Da anni, il Gruppo Etc promuove la diversità culturale e biologica e i diritti umani, attraverso studi accurati e coraggiosi, pubblicazioni e denunce.

Cosa s’intende per biopirateria?

L’appropriazione delle conoscenze e delle risorse genetiche delle comunità campesine e indigene da parte di individui e istituzioni che vogliono il controllo e il monopolio esclusivo su queste risorse e conoscenze. Da 20 anni circa, la biopirateria non è più solo fisica: le imprese non si limitano a portare via la pianta, ma anche il brevetto. È una forma di proprietà intellettuale, che permette di reclamare un diritto esclusivo su una risorsa genetica. Chi vorrà usufruirne (per coltivare una pianta, ad esempio), dovrà pagare. Per il mais, esistono già oltre 70 specie brevettate.

Quali sono i paesi più colpiti dalla biopirateria?

Quelli che destano più interesse per le imprese: Venezuela, Costarica, Colombia, Messico Ecuador, Perù, Congo, Madagascar, Cina, Indonesia, Australia. Più in generale, tutta la parte di selva tropicale della Terra.

A cosa si deve questo interesse delle case farmaceutiche nelle piante?

La natura è una base molto importante dell’industria farmaceutica. E con i progressi della tecnologia, è più facile, a partire da un estratto naturale, produrre un composto farmaceutico. A volte le piante vengono anche brevettate tali e quali: è il caso del tepescohuite, la corteccia di un albero messicano, miracolosa per le ustioni, recentemente patentata da un’impresa spagnola.
Le cifre che l’industria farmaceutica guadagna con i composti naturali sono impressionanti: nel 1996, a livello mondiale, i guadagni in rimedi naturali ammontavano a 32mila milioni di dollari. E fino al 1980, quasi il 25% dei farmaci che si vendevano negli Stati Uniti proveniva da estratti naturali.

Quali industrie sono implicate nella biopirateria?

Tutti i colossi del settore farmaceutico, agrochimico e delle sementi. Non più di qualche decina in tutto. Per i prodotti farmaceutici, ci sono il gruppo Glaxo e Smith Kline Beecham, Pfizer (incluso Warner Lambert), Merck & Co, AstraZeneca, Aventis, Bristol-Myers Squibb, Novartis, Pharmacia (incluso Monsanto & Upjohn), Hoffman-La Roche, Johnson & Johnson. Nel settore agrochimico, Syngenta (Novartis +AstraZeneca), Pharmacia (Monsanto), Aventis (AgrEvo + Rhone Poulenc), BASF (+ Cyanamid), DuPont, Bayer, Dow AgroSciences, Makhteshim-Agan, Sumitomo, FMC.. Nell’industria delle sementi, si distinguono: DuPont (Pioneer), Pharmacia (Monsanto), Syngenta, Groupe Limagrain, Grupo Pulsar (Seminis), Advanta (AstraZeneca e Cosun), Dow (+ Cargill North America), KWS AG, Delta & Pine Land, Aventis.

La provenienza di queste imprese?

Stati Uniti, Svizzera, Messico (è l’unico caso, quello del Gruppo Pulsar), Olanda, Gran Bretagna, Germania, Francia. Le imprese farmaceutiche sono quelle che oggi hanno la maggiore disponibilità di liquidi. Più dell’informatica, del petrolio, dei minerali. Il mercato farmaceutico è cresciuto da 70 bilioni di dollari nel 1981, a 317 nel 2000.

Proprio in questi tre settori si è verificata negli ultimi anni, una concentrazione senza precedenti, che vede sconfinamenti di un campo nell’altro (il farmaceutico produce anche agrochimico e sementi, ad esempio). Le dieci più grandi industrie farmaceutiche hanno il 47% del mercato mondiale (valutato in 317 bilioni di dollari). Nel settore agrochimico, le dieci maggiori controllano l’87% del mercato (30 bilioni di dollari), e in quello delle sementi, il 30% di un mercato di 24,4 bilioni di dollari.

Che impatto ha la biopirateria sulle culture indigene?

La diversità naturale va di pari passo con quella culturale. Intendo quella delle culture indigene, campesine, che per anni hanno coltivato, sperimentato, promosso specie adatte al loro ambiente. Non è un caso che in Messico ci siano oltre 50 razze indigene e più di 300 le specie di mais che nei millenni si sono adattate alle condizioni più varie: al mare, alla selva umida, alle altezze di 3000 metri. La biopirateria è anche questo: il furto delle conoscenze indigene da parte delle imprese, che se ne servono per andare “a colpo sicuro” sulle piante da studiare e brevettare. È l’espoliazione, in cambio di pochi soldi, di una cultura antichissima.

Come avviene questo “furto”?

Fino agli anni ’90, le imprese andavano presso le comunità indigene, prelevavano le piante, non chiedevano il permesso, né pagavano nulla. Poi si accorsero che era molto più efficace chiedere consiglio agli anziani e agli sciamani. Ai depositari del sapere, insomma. Così si cominciò ad offrire denaro in cambio di indicazioni. E neanche tanto: molti contratti di bioispezione prevedono una “ripartizione giusta ed equa dei benefici”: ma chi stabilisce cosa è giusto ed equo? Tra l’altro, il più delle volte ci si limita a dare un salario. Ma il know how può essere pagato con un salario?

Nella maggior parte dei casi, comunque, non sono le imprese a lavorare direttamente con i villaggi indigeni. Piuttosto, affidano il lavoro a “terzi”: Università, istituti di ricerca locali, che diventano a loro volta complici (sfruttati) della biopirateria. La Merck, in Costarica, ha da poco stipulato un contratto con l’Institudo Nacional de la Biodiversidad, pagando un milione di dollari per 10mila campioni. Se la Merck avesse fatto quelle stesse ricerche da sola, avrebbe pagato almeno 4 volte tanto.

Ma a parte lo sfruttamento, sono altre (e ben più gravi) le conseguenze di questo “scambio”. La conoscenza millenaria delle piante medicinali, è sempre stata collettiva e gratuita. Anche se ristretta (perché affidata allo sciamano), ha sempre avuto una funzione sociale. Offrire soldi crea un terremoto nelle relazioni della comunità: commercializzare un bene pubblico è un modo per privatizzarlo. E finisce per erodere una cultura fondata sulla gratuità.

Che futuro ci attende se continueremo a brevettare le risorse genetiche e naturali?
Soprattutto in campo agricolo, le prospettive sono preoccupanti. Se alla concentrazione di imprese e al meccanismo delle patenti aggiungiamo lo sviluppo della tecnologia, andiamo verso un sempre maggiore controllo da parte di pochi gruppi industriali.

Di quali tecnologie parla?

Del transgenico, ad esempio. Anche questo settore entra in piena regola nel sistema perverso dei brevetti sulla vita. Oggi i campi coltivati con semi transgenici si trovano negli Stati Uniti (20.5 milioni di ettari), in Argentina (4,3 milioni di ettari), Canada (2,8 milioni), Australia (0,1 milioni). Poi ci sono quelli contaminati “per sbaglio”, di cui non abbiamo dati certi: in Messico, ad esempio, lo scorso gennaio, il mais tradizionale è stato contaminato con il transgenico negli stati di Oaxaca e di Puebla. In una percentuale che andava, a seconda dei luoghi, dal 3 al 15%. Ma un dato è particolarmente inquietante: sono solo tre le grandi multinazionali che vendono Ogm nel mondo: la Monsanto, che nel 2001 è risultata responsabile del 91% di tutte le coltivazioni Ogm nel mondo, la Syngenta e Aventis CropScience.

I rischi? Una sempre maggiore dipendenza degli agricoltori dalle grandi aziende produttrici. Una dipendenza che nel Sud del mondo sarà ancora più drammatica: perché i semi transgenici costano (così come gli erbicidi adatti alle nuove specie, venduti dalle stesse multinazionali delle sementi). E perché la selva, le montagne, i piccoli appezzamenti su cui vivono i produttori del Sud, non sono compatibili con gli Ogm, i cui costi si ammortizzano solo all’interno di un’agricoltura intensiva e meccanizzata.

Non è escluso, infine, il rischio di una “guerra biologica”: un virus lanciato su piantagioni uniformi (quelle geneticamente modificate lo sono), provocherebbe una catastrofe. In un sistema siffatto, andrebbe persa, ancora più di quanto già accade, la sovranità alimentare dei paesi poveri: la loro capacità, cioè, di produrre per l’autosostentamento e non solo per l’esportazione. E di agricoltura di sussistenza, quella fatta di piccoli produttori e di appezzamenti minuscoli, oggi vive il 25% della popolazione mondiale.

A cura di Paola Erba

IL CASO DEI FAGIOLI MESSICANI

La biopirateria oggi coinvolge anche l’industria agrochimica e quella delle sementi. Non si brevettano solo piante medicinali e principi attivi, ma anche semi. Qual è l’impatto delle patenti sull’agricoltura?
È tremendo e immediato. Facciamo un esempio: qualche anno fa, un coltivatore statunitense prelevò in Messico una delle tante specie di fagioli (frijoles) che possediamo e che sono il frutto di una tradizione millenaria. Tornò negli Stati Uniti, lo coltivò e lo brevettò.
Come proprietario del brevetto, pretese che tutti gli importatori gli pagassero i diritti: una pretesa assurda, che però aveva validità giuridica. Così gli importatori statunitensi, per non incorrere in guai giudiziari, smisero di importare quella qualità di frijol dal Messico. Oltre 1000 agricoltori messicani persero il 90% delle loro entrate. L’Etc group, da tre anni, sta combattendo contro questo caso paradossale. E la causa è ancora in corso.

Firms Seek Patents on ‘Climate Ready’ Altered Crops

A handful of the world’s largest agricultural biotechnology companies are seeking hundreds of patents on gene-altered crops designed to withstand drought and other environmental stresses, part of a race for dominance in the potentially lucrative market for crops that can handle global warming, according to a report being released today.

Three companies — BASF of Germany, Syngenta of Switzerland and Monsanto of St. Louis — have filed applications to control nearly two-thirds of the climate-related gene families submitted to patent offices worldwide, according to the report by the Ottawa-based ETC Group, an activist organization that advocates for subsistence farmers.

The applications say that the new "climate ready" genes will help crops survive drought, flooding, saltwater incursions, high temperatures and increased ultraviolet radiation — all of which are predicted to undermine food security in coming decades.

Company officials dismissed the report’s contention that the applications amount to an intellectual-property "grab," countering that gene-altered plants will be crucial to solving world hunger but will never be developed without patent protections.

The report highlights the economic opportunities facing the biotechnology industry at a time of growing food insecurity, as well as the risks to its public image.

Many of the world’s poorest countries, destined to be hit hardest by climate change, have rejected biotech crops, citing environmental and economic concerns. Importantly, gene patents generally preclude the age-old practice of saving seeds from a harvest for replanting, requiring instead that farmers purchase the high-tech seeds each year.

The ETC report concludes that biotech giants are hoping to leverage climate change as a way to get into resistant markets, and it warns that the move could undermine public-sector plant-breeding institutions such as those coordinated by the United Nations and the World Bank, which have long made their improved varieties freely available.

"When a market is dominated by a handful of large multinational companies, the research agenda gets biased toward proprietary products," said Hope Shand, ETC’s research director. "Monopoly control of plant genes is a bad idea under any circumstance. During a global food crisis, it is unacceptable and has to be challenged."

Ranjana Smetacek, a spokeswoman for Monsanto, said companies deserve praise for developing crop varieties that will survive climate change.

"I think everyone recognizes that the old traditional ways just aren’t able to address these new challenges. The problems in Africa are pretty severe," she said, noting that Monsanto and BASF are participating in a project, funded by the Bill and Melinda Gates Foundation, to develop drought-resistant corn that would be made available to farmers in four southern African countries royalty-free. "We aim to be at once generous and also cognizant of our obligation to shareholders who have paid for our research," Smetacek said.

Gene patents allow companies to limit others from marketing those genes. The 35-page ETC report, "Patenting the ‘Climate Genes’ . . . and Capturing the Climate Agenda," documents about 530 applications for climate-related plant genes filed at patent offices in the past five years. A few dozen patents have been issued; hundreds of others are pending.

Of the 55 major gene families at the heart of those applications, BASF filed 21, the report says. Other major players include Syngenta, seven; Monsanto, six; and Bayer of Germany, five.

Among the report’s concerns is the breadth of many applications. Protective genes are usually discovered in one variety of plant, and after minimal testing they are presumed to be useful in others, Shand said. In one typical case, a BASF patent claim for a gene to tolerate "environmental stress" seeks to preclude competitors from using that gene in "maize, wheat, rye, oat, triticale, rice, barley, soybean, peanut, cotton, rapeseed, canola, manihot, pepper, sunflower, tagetes, solanaceous plants, potato, tobacco, eggplant, tomato, Vicia species, pea, alfalfa, coffee, cacao, tea, Salix species, oil palm, coconut, perennial grass and a forage crop plant."

Publicly funded developers of freely accessible plant varieties could succumb to biotech’s market dominance, the report warns. One of the biggest is the Consultative Group on International Agricultural Research, which runs 15 research centers worldwide and is funded by several international aid organizations. CGIAR has long emphasized non-biotech breeding to develop varieties ideal for subsistence farmers and their local conditions.

Facing big budget cuts from its traditional funders, CGIAR is now a central player in the Gates-funded collaboration with Monsanto and BASF — a project that a CGIAR spokesman defended as a "global public good."

Other experts said that both sides have oversimplified the pros and cons of biotech crop patents.

"I don’t mind Monsanto developing these tools. I mind that we don’t have an economic ecology that lets other companies compete with them," said Richard Jefferson, founder and chief executive of Cambia, a nonprofit institute based in Australia that helps companies worldwide sort through patent holdings so they can build on one another’s work instead of stymieing one another.

Under the current system for patenting genes, he said, "the little guys shake out and the big guys end up in a place a lot like a cartel."

Jefferson characterized the ETC report as extreme in its anti-corporate views but praised it for drawing attention to what he said is a real problem of corporate consolidation in the seed industry. Happily, he said, patent offices are "getting a lot better" about not allowing overly broad gene patents.

Jonathan Bryant, managing director of BASF’s U.S. division, said plants have tens of thousands of genes, most of them unexplored. "I think there’s still plenty of opportunity for many companies and institutions," he said. "We’re all looking to bring our technology together for a common good."

by Rick Weiss – Diario Washington Post

Per saperne di più:

www.biopirateria.org

 www.peacelink.it/ecologia/a/9978.html

26 agosto 2009

Sprechi e abusi: La realtà dei fatti che non viene detta.

Nel mese di luglio 2009 si è registrato un fabbisogno del settore statale pari, in via provvisoria, a circa 4 miliardi, rispetto a un saldo positivo di 1.67 miliardi realizzato nel mese di luglio del 2008. Lo comunica il Tesoro, aggiungendo che nei primi sette mesi del 2009 si è registrato complessivamente un fabbisogno di circa 53,6 miliardi, superiore di circa 31,3 miliardi a quello dell’analogo periodo 2008 pari a 22,3 miliardi. (Sole24Ore)

Capito bene? Lo Stato italiano durante questi mesi di Governo Berlusconi ha sperperato ben 31,3 miliardi di euro in più rispetto al precedente esecutivo.

Dove sta il Ministro tascabile Renato Brunetta? Quell’omino piccolo piccolo che per mesi e mesi ci ha fracassato le ghiandole genitali con la sua “rivoluzione totale”. Quello strano personaggio tanto amato dai berlusconiani ma che altro non è che uno spot vivente, l’assenteista contro l’assenteismo… dov’è ora che apprendiamo questi sconvolgenti dati?

Sarà nel salotto di qualche trasmissione a vantarsi del nulla, coperto dalla fitta nebbia di media asserviti. Probabilmente in questo momento gli staranno rivolgendo una domanda preparata e cucinata appuntino per la sua falsa propaganda.

Torniamo però ai dati della spesa pubblica, perché grazie ad essi si capisce come Berlusconi non sia per niente scemo. Oltre a vincere facilmente per le tante ragioni note, il pluriprescritto sa che per vincere bisogna spendere. Governa da un anno, e da un anno la spesa pubblica “corrente”, cioè quella che l’Italia mette nelle tasche dei tanti statali è cresciuta esponenzialmente.

Solo per il fatto che si tratta di spesa “corrente” dovremmo strapparci i capelli.  Questo perché include solo i soldi che alleviano il presente ma non costruiscono il futuro. Sul futuro infatti la spesa pubblica diventa avara, avarissima. Non sono soldi per fare ponti, strade, laboratori, aziende. No, è cash uscito dal portafoglio pubblico e destinato ai privati portafogli. Un investimento a corto raggio per oliare bene la macchina raccogli-voti.

Estratto:

Quattro dei ventuno miliardi di spesa aggiuntiva hanno avuto la forma di stipendi: più stipendi e stipendi aumentati, quelli pubblici. Da 171 a 175 miliardi la spesa per stipendi tra il 2008 e il 2009. Scontiamone due per dinamica inflattiva, ne restano tre proprio di maggior spesa. Berlusconi e il suo governo dunque per gli stipendi pubblici hanno speso di più di prima.

Altri cinque dei ventuno sono di maggior spesa per “consumi intermedi”, cioè quello che l’Amministrazione Pubblica spende per funzionare. Sono soldi che vanno ai fornitori, alle aziende, ai professionisti. Da 128 a 133 miliardi tra il 2008 e il 2009. Nonostante i lamentati, programmati e annunciati tagli, tre miliardi al netto dell’inflazione spesi in più dalla mano pubblica per pagare aziende e imprese.

Nove miliardi in più di spesa per le pensioni: da 223 a 232. Diciamo che qui il governo non c’entra: aumentano i pensionati e aumenta la spesa. Ma il governo c’entra eccome nei quattro più quattro miliardi in più di spesa per “altre prestazioni sociali” (da 54 a 58) e per “altre spese correnti” (da 57 a 61). Rileggiamo: quattro, più cinque, più nove, più quattro, più quattro fa 26 miliardi di spesa aggiuntiva. E allora perché 21? Perché cinque miliardi il governo li ha guadagnati spendendo di meno per pagare gli interessi sul debito (effetto calo dei tassi). Somma e sottrai, fanno appunto 21 miliardi immessi nelle tasche degli italiani.

Quali italiani e soprattutto come? A Palermo quasi 230 milioni di euro per pagare i debiti e gli stipendi della municipalizzata che male pulisce la città ma molta gente impiega e remunera. A Catania 150 milioni per mantenere in piedi la rete di assunzioni e iniziative che avevano portato il Comune alla bancarotta. A Roma 500 milioni per pagare, tra l’altro, l’inefficiente sistema di trasporti urbano. E 14 milioni a Parma per l’Autorità europea della sicurezza alimentare e 12 milioni per la società di navigazione dei laghi Como, Maggiore e Garda. E 49 milioni per la Tirrenia che è l’Alitalia del mare, anzi peggio. Sono solo esempi, maglie di una rete che avvolge tutta la penisola. Una rete di spesa che tiene in piedi molte cose: aziende, stipendi, consulenze, consenso e governo.

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25 agosto 2009

Omofobici, razzisti e italiani. Criminali, delinquenti e ignoranti.

ALCUNE DICHIARAZIONI DI POLITICI

 

 

15/01/2006 Il ministro per la semplificazione legislatica Calderoli in merito ad una legge per le coppie di fatto, omosessuali compresi: Assurde pretese di privilegi dei culattoni.

 

15/02/2007 Il ministro per la "Pari" opportunità Mara Carfagna: I Gay sono costituzionalmente sterili e niente Patrocinio al Gay Pride.

 

04/03/2007 La senatride del PD Paola Binetti: L’omosessualità è una devianza della personalità. Non votero’ nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay.

 

17/06/2007 Il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli: "Chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio, facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa.  A tutti i manifestanti del Gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso".

 

22/06/2007 Il presidente dell’Udc non ha perso l’occasione e ha rivolto un appello al movimento omosessuale perché condanni la pedofilia, lasciando intendere che le due cose siano collegate.

 

01/08/2008 Il Vaticano dice "no" a gran voce alla proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità, presentata dalla Francia all’Onu.

 

12/08/2008 Sindaco in pectore di Treviso Gentilini: C’è bisogno di iniziare una “pulizia etnica contro i culattoni".

 

12/01/2009 Il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri: A mio giudizio, la presenza di gay travestiti in tv danneggia l’immagine della categoria perche’ li fa apparire come persone che vogliono solo ostentare e creare clamore.

 

14/06/2009 Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Mi hanno detto di tutto, manca solo che mi dicano che sono gay…

 

12/08/2009  Il ministro Luca Zaia: La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay, deve seguire le indicazioni del governo. 

 

 
25 agosto 2009

Omofobici, razzisti e italiani. Criminali, delinquenti e ignoranti.

 
 

OMICIDI

04/01/2009

MANTOVA. Omicidio maturato in ambiente omosessuale, gioco erotico finito in tragedia o semplicemente cause naturali? Ci sono ancora diverse ipotesi per spiegare la morte di un trentenne, trovato senza vita riverso sul pavimento del bagno della camera d’albergo in piazza Sordello in cui era arrivato poche ore prima. E’ dunque giallo sulla morte di Raffaele Guida, 30enne residente a Ercolano (Napoli), il cui cadavere è stato scoperto poco dopo le 10 e 30 di ieri mattina in una camera dell’hotel «Ai due guerrieri», in pieno centro storico a Mantova. Il corpo privo di vita di Guida, che indossava il pigiama, era supino a terra. Sia il bagno che la camera, al primo piano dell’albergo, erano in perfetto ordine. Circostanza che escluderebbe un’eventuale colluttazione. La prima ispezione eseguita sul corpo del 30enne non avrebbe evidenziato né ferite né ecchimosi, né tracce di lotta. Sul collo di Raffaele Guida ci sarebbe però la traccia di un solco, forse provocato da una corda o da un fazzoletto, legati troppo stretti. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi: dall’omicidio, che potrebbe essere maturato nell’ambiente omosessuale, al gioco erotico finito accidentalmente in tragedia. Pare, infatti, che Raffaele Guida, arrivato in hotel venerdì sera, durante la notte abbia ricevuto la visita di un uomo, con il quale si sarebbe intrattenuto per alcune ore.

 

17/01/2009

CASTELFRANCO VENETO (TV). Non rispondeva al cellulare e allora il suo compagno ha deciso di provare a bussare alla porta di casa. Che però rimaneva chiusa. Allora è entrato nell’appartamento con le chiavi e lo ha trovato riverso a terra, seminudo. Morto. I carabinieri di Castelfranco Veneto stanno indagando su un omicidio a sfondo sessuale. A perdere la vita, Matteus Da Silva Ribeiro, brasiliano transessuale 23enne, ucciso nella sua camera da letto. Non si esclude il gioco erotico finito male. I militari nella notte hanno interrogato amici e conoscenti del giovane immigrato. Al vaglio anche le telecamere del complesso residenziale e i tabulati delle telefonate da lui ricevute.

 

04/03/2009

GENOVA. "GIANNI" – nei caruggi della città vecchia Angelo Peirè era chiamato così – ha aperto la porta a qualcuno che conosceva bene. Qualcuno che poteva accogliere anche in pigiama, senza vergogna. Qualcuno che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, lo ha colpito al volto, con i pugni chiusi. Ed è poi fuggito dopo aver rubato tutti gli oggetti di valore presenti nell’appartamento. Sarebbe morto così, secondo gli accertamenti degli investigatori coordinati dal sostituto procuratore Francesco Cardona Albini, il settantaseienne ex camallo del porto, trovato senza vita lunedì pomeriggio nel suo appartamento di via del Campo, al civico 13. Omicidio quindi. Preceduto da un’aggressione inattesa. La posizione scomposta del corpo, ritrovato supino nel salotto di casa, fa pensare agli inquirenti che l’anziano sia stato colpito di sorpresa. E si sia poi accasciato a terra. Da quella colluttazione infine, sarebbe sopraggiunta la morte. Per dare un’identità al presunto aggressore, gli investigatori stanno scandagliando la vita di Angelo Peirè. Con difficoltà, vista la sua estrema riservatezza. Tre foto che, unite alle voci raccolte nel quartiere dagli investigatori, secondo le quali Peirè frequentava locali e ritrovi per omosessuali, rappresentano per gli inquirenti una delle piste lungo la quale cercare l’autore del presunto assassinio.

17/03/2009

CAGLIARI. E’ un giallo la morte di un tappezziere di 42 anni originario di Nurri (Cagliari). Il cadavere di Andrea Atzeni di 42 anni, residente nel quartiere cagliaritano di Villanova, è stato ritrovato ieri da un passante all’interno di un’auto ferma nei parcheggi dello stadio Sant’Elia di Cagliari, abituale ritrovo di gay. A ucciderlo un infarto causato probabilmente da un violento litigio: sulla sua camicia sono state ritrovate alcune gocce di sangue. Oggi sarà eseguita l’autopsia. Secondo la ricostruzione fatta dai Carabinieri, il 42enne avrebbe trascorso tutta la domenica nel piazzale, vedendosi con diverse persone. Gli investigatori puntano a capire quali sono stati i suoi ultimi movimenti e quali persone ha incontrato.

 

13/04/2009

BARI. E’ giallo per la morte di un 36enne, trovato nudo in un lago di sangue nel suo appartamento di via Saverio Damiani, una traversa di via Bruno Buozzi al quartiere Stanic. Sul corpo, travato dai suo amici la sera di sabato scorso, c’erano diverse ferite di arma da taglio. La morte, secondo il medico legale Alessandro Dell’Erba che ha eseguito l’autopsia nel giorno di Pasqua, risalirebbe a una ventina di ore prima del ritovamento del cadavere, quindi a venerdì notte. Ad ucciderlo sono state le coltellate inferte in parti vitali del corpo.  Delle indagini si occupano i carabinieri che sarebbero già sulle trecce del presunto killer. Una delle ipotesi è che l’omicidio sia a sfondo passionale. La vittima, secondo i primi accertarmenti, era vicina al mondo gay. Le ricerche sono orientate in quell’ambiente.

 

18/05/2009

NAPOLI. Il cerchio delle indagini si era stretto già da qualche giorno ma la svolta è arrivata solo l’altra sera, quando i due rom sono stati intercettati nella zona del Centro direzionale. Risolto il giallo dell’omicidio del 78enne Salvatore D’Angelo, avvenuto martedì, che ha destato grande impressione in città. Traditi dal cellulare I due presunti assassini sarebbero C.F.H., 14 anni, già sposato ma dedito alla prostituzione omosessuale, residente in un campo del quartiere di Poggioreale, e il 25enne Teodor Florin Milea, un energumeno che in passato aveva già ferito e rapinato il pensionato. Entrambi hanno cercato di fuggire agli agenti quando sono stati rintracciati. Il ragazzino ieri ha ammesso praticamente tutto e sostenuto di essere stato minacciato dall’amico. Ad incastrarli è stato un altro rom, che aveva acquistato da loro il telefono rubato. Secondo quanto emerso, poi, il minorenne due o tre volte alla settimana faceva piccoli servizi in casa dell’anziano. Favori sessualiE, spiegano gli inquirenti, aveva rapporti sessuali in cambio di regali (anche con altri uomini). Insomma, un quadro triste e torbido che mischia la solitudine dell’anziano, la disperazione di un giovane pronto a tutto e la ferocia di un violento senza scrupoli. Uno scenario purtroppo non nuovo così come le sue tragiche conseguenze.

 

15/07/2009

ROMA. E’ stato un vicino a trovarlo morto, in mutande e maglietta, in un lago di sangue all’ingresso dell’abitazione. Inutile qualunque tentativo di soccorso. Roberto Norrito, 59 anni, impiegato di banca, è stato ucciso ieri sera in casa con un oggetto contundente, probabilmente una statuetta di marmo, che gli ha fracassato il cranio. Un vero giallo per gli agenti della squadra mobile accorsi nella notte nell’abitazione dell’impiegato: in via Taranto 114, a San Giovanni. I poliziotti al terzo piano hanno trovato la porta spalancata. Hanno percorso pochi metri e si sono imbattuti nel corpo privo di vita. La testa immersa in una pozza di sangue. L’orrore ha avvolto in pochi minuti, il tempo che girasse la notizia, lo stabile in stile umbertino delimitato da una cancellata in ferro battuto, all’angolo con una trattoria dalla scritta in neon rosso e blu. Roberto Norrito era una persona ben voluta e conosciuto in zona come un tipo tranquillo e bonario. Chi può averlo ucciso con tanta ferocia? Gli investigatori non escludono affatto la pista “gay”. Sembra infatti che il bancario fosse omosessuale e frequentasse persone più giovani di lui. Almeno questo è quello che, a caldo, è apparso evidente a sentire i vicini e gli investigatori. Pochi dubbi insomma che si possa trattare di una rapina (pare che la casa sia stata trovata a soqquadro) finita nel sangue. Non è escluso che ad uccidere l’impiegato di banca possa essere stato una persona che l’uomo aveva conosciuto da poco e che aveva invitato a casa.

 

VIOLENZE e AGGRESSIONI

 

03/01/2009

PERUGIA. Non aveva più’ una casa dove andare (era stata sequestrata dalla Polizia giorni fa perchè lì dentro si esercitava la prostituzione) e l’unico rifugio che era riuscito a trovare era una vecchia Ford Escort parcheggiata e, pare, abbandonata dal proprietario in via del Macello. Lui D.S., transessuale brasiliano di 24 anni, clandestino, che fino a poco tempo fa abitava in un palazzo della zona, dopo avere sfondato un vetro, si era sistemato nella vecchia Ford. Una coperta, il sedile posteriore come letto: era tutta la sua casa, un posto dove andarsi a riposare. Quell’auto però con il vetro rotto ha insospettito una pattuglia della volante, che l’altra sera è andata a scoprire cosa fossse successo. Gli agenti si sono trovati davanti il giovane trans avvolto nella sua coperta profondamente addormentato. Dal momento che non aveva rubato l’auto, il viados è stato solo denunciato per danneggiamento e subito è stata avviata la pratica per il rimpatrio. Ma non sarà facile rimandarlo in Brasile — almeno in tempi rapidi — perchè il giovane, che pare abbia diverse gravi patologie, dovrà essere prima sottoposto a una lunga serie di accertamenti clinici. Dopodiché se le sue condizioni di salute lo consentiranno sarà rimpatriato.

 

14/01/2009

MILANO. Rifiuta una prestazione gratuita e viene rapinato. Vittima un transessuale brasiliano che, dopo aver detto di no a un egiziano, è stato spinto a terra e rapinato della borsetta. Il nordafricano, con precedenti per rapina e furto, è poi scappato, ma non ha fatto molta strada: è stato fermato ed arrestato da un equipaggio dei carabinieri. L’episodio è avvenuto l’altra sera, poco prima delle 22.30, in via Novara, all’angolo con via Romanello.

 

20/01/2009

ROMA. Due pregiudicati romeni, di 26 e 35 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, dopo aver tentato di rapinare un transessuale brasiliano 31 anni.  I romeni, dopo aver colpito il transessuale con una bottiglia, hanno tentato di scippargli la borsa: il brasiliano, seppur dolorante, ha opposto resistenza al tentativo dei due, che se la sono data a gambe elevate. Un equipaggio del Nucleo Radiomobile, in transito proprio in quel momento, attirato dalle urla del brasiliano, dopo essersi accertato delle condizioni del trans, si è messo sulle tracce dei due fuggitivi, intercettandoli e bloccandoli nei pressi di via Emilio Longoni.  Arrestati con l’accusa di tentata rapina e lesioni personali, i due romeni sono stati associati al carcere di Regina Coeli. Il trans, visitato dai sanitari dell’ospedale Sandro Pertini, è stato dimesso con una prognosi di 8 giorni.

 

28/01/2009

BARI. Sono stati due minorenni di 16 e 17 anni e il 20enne Andrea Leone, già con precedenti penali, ad aggredire e derubare l’avvocato di 35 anni adescato in una chat frequentata da omosessuali. Ieri la polizia di stato li ha fermati con l’accusa di concorso in rapina aggravata, lesioni personali e detenzioni e porto illegale di coltello. Il professionista, a metà mese, conosce il 17enne in una chat. Dopo aver scambiato qualche parola, i due si incontrano in una zona di campagna, alla periferia di Bari. Dopo il primo incontro, decidono di rivedersi il 16 gennaio. Il secondo appuntamento, però, si rivela una trappola per l’avvocato, aggredito, ferito alla mano e derubato dai tre ragazzi.

 

29/01/2009

ROMA. Un omosessuale ha denunciato di essere stato aggredito, immotivatamente, a Roma, dalla security di un locale nei pressi della Piramide, nella notte tra il 24 ed il 25 gennaio mentre trascorreva la serata con il suo ragazzo e altri amici. Lo ha reso noto l’Arcigay di Roma sottolineando che l’uomo, un funzionario pubblico, ha subito fratture e contusioni giudicate guaribili in 30 giorni. Gli aggressori sarebbero alcuni componenti della security del locale che, secondo il suo racconto, dopo averlo pesantemente insultato, urlandogli frasi come ”Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato”, lo hanno colpito con un oggetto contundente e portato in una parte riservata del locale dove lo hanno percosso con calci e pugni, procurandogli la frattura di un braccio, la rottura di un dente, la contusione di alcune costole e tagli sulla testa e sul labbro.

 

29/01/2009

PARMA. Un ucraino di 20 anni è stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri a Ponte Taro dopo aver tentato di rapinare un viado armato di una pistola ad aria compressa. Il giovane, attorno all’1.30, si è fermato in un’area di servizio dove il viado stava aspettando i clienti. Dopo averlo fatto salire in macchina, gli ha però puntato al collo la pistola intimandogli di consegnare quello che aveva nella borsa. Il transessuale ha reagito mordendogli una mano, ma l’altro gli ha sparato sette colpi ferendolo leggermente. A quel punto il viado ha sfilato dal cruscotto le chiavi dell’auto ed è scappato nei campi. L’ucraino prima ha provato a inseguirlo, poi ha chiamato i carabinieri dicendo di essere stato aggredito.

 

15/02/2009

ROMA. Li adescava, sedava e rapinava dopo averli violentati. L’altra notte i carabinieri hanno fermato il serial rapinatore degli omosessuali prima che riuscisse a stordire la sua ultima vittima, un ingegnere americano di 49 anni, adescato a piazza Venezia. I militari da sei mesi erano sulle tracce di Fabio Macioci, 37 anni, autista con un contratto a termine di una ditta di trasporti, residente a San Giovanni in un piccolo appartamento dove i carabinieri hanno trovato cocaina e video porno. Sapevano che bazzicava il centro, pescava le sue vittime in due-tre pub in zona. I militari avevano ricevuto le denunce di due italiani e di un altro straniero: commercialista, impiegato ed etiope, da anni nella Capitale. Agganciata la preda, il rapinatore lo faceva salire sulla sua auto, una Ford Ka grigia, durante il tragitto si fermava a un bar, comprava due bottiglie di birra, se le faceva aprire, in quella della vittima versava un narcotico, il Lormetazepam, si appartava tra l’Appia Pignatelli e l’Appia Antica e lì concludeva il suo piano: il gay beveva, facevano sesso, e quando perdeva i sensi lo depredava. L’altra notte i militari hanno notato la Ford in via dei Cercenii e hanno fermato il rapinatore prima che il gay bevesse la bevanda drogata. Gli investigatori ritengono che Macioci sia responsabile anche degli altri tre colpi: lo incastrerebbe un tatuaggio tribale con inchiostro nero che ha disegnato sul collo, descritto anche dalle vittime che hanno sporto denuncia. Macioci è sempre stato un serial rapinatore di gay: nel 2001 fu arrestato dai carabinieri del Divino Amore dopo due anni di scorribande. All’epoca sui giornali pubblicava l’annuncio: «Ragazzo 21enne bellissimo, gentile, veramente stupefacente». Al momento dell’incontro stordiva i malcapitati con un sonnifero e li derubava.

 

19/02/2009

ROMA. "Maiali rotti in culo per voi faremo nuovi lager. Vogliamo la razza pura, ne vedrete molti di piu’ di morti froci e lesbiche". Sono questi alcuni degli insulti recapitati al giornalista Maurizio Gregorini durante la trasmissione ‘Outing’, il programma a tematica gay di Teleroma 56 andata in onda sabato 14 febbraio. Lo riferisce l’Arcigay di Roma, spiegando che questa mattina Gregorini ha presentato denuncia alla Procura della Capitale tramite l’avvocato Daniele Stoppello, responsabile legale dell’associazione, presente in studio durante la trasmissione.

 

22/02/2009

CASERTA. Provincia di Caserta, l´aggressore sceglie la sua vittima: è un transessuale in attesa di clienti. Punta al telefonino che ha in mano. Così, a bordo della sua Smart, si avvicina con fare ammiccante lungo la strada di periferia di Maddaloni (Caserta) e chiede al giovane il prezzo per una prestazione sessuale. La vittima si avvicina, si china verso il finestrino aperto e a quel punto il bandito gli strappa il cellulare di mano. Quindi schiaccia il piede sull´acceleratore, e fugge via con il bottino. Solo che la vittima non molla, si aggrappa alla portiera e il bandito lo trascina per alcuni metri. La vittima si ferisce in più parti del corpo: lividi e contusioni fino a quando, stremato, non lascia la presa. Il malvivente è intanto lontano. La sua auto però viene segnalata alla polizia, e gli agenti del commissariato di Acerra, ieri, notano la Smart in via Calabricito. Alzano la palina dell´alt ma il bandito non si ferma. Forza il posto di blocco, fugge. Inseguito e preso lungo la strada statale 162. Sotto il sedile, il malvivente – Fabio Scognamiglio, 24 anni – nasconde ancora il cellulare del transessuale. Viene arrestato.

 

 

07/03/2009

MONTESILVANO (PE). Il suo sogno era operarsi per diventare davvero, finalmente, una donna. Ma non ce l’ha fatta M.T., in arte Michelle, transessuale di 32 anni originaria di Giulianova che ieri mattina si è impiccata dopo aver affidato le sue ultime parole a un cartellone alto un metro trovato dai carabinieri sul tavolo di casa sua, in via Grecia. Quasi a voler gridare la disperazione che le scoppiava nel cuore, Michelle ha scritto «La vita era diventata impossibile» e poi, dopo aver firmato quattro lettere indirizzate a parenti e amici, ha messo in atto il suo gesto estremo. Sono stati i vicini di casa a dare l’allarme, alle sette e mezza di ieri mattina: il corpo era sul balcone, al primo piano di una delle palazzine di fronte a Porto Allegro.

 

12/03/2009

PORDENONE. Un uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilita’ psichica e mentale, e’ stato aggredito, a calci e pugni, a Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite. La Squadra Mobile della Questura e’ riuscita comunque a identificarle e le ha denunciate alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. Si tratta di un uomo di 43 anni e di due giovani di 22 e 21 anni. L’episodio e’ avvenuto in una piazza centrale di Pordenone nelle settimane scorse ma e’ stato reso noto oggi dalla Polizia, a conclusione delle indagini, durante le quali sono stati sentiti numerosi testimoni. Secondo gli accertamenti della Polizia, i tre hanno agito organizzando con precisione l’aggressione. ”Volevamo dare una lezione ai froci”, hanno detto i tre ai poliziotti nel corso degli interrogatori. Durante il pestaggio, hanno anche ripetutamente apostrofato la vittima con frasi ingiuriose.

 

15/03/2009

UDINE. Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. La denuncia è di un giovane, testimone di alcune aggressioni nella zona dello stadio. Forse la banda viene dalla Destra Tagliamento. Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. Paura. Per quell’auto di grossa cilindrata, un Suv scuro, che a cadenze regolari faceva irruzione nei luoghi di incontro fra omosessuali. E paura per quei due ragazzotti, uno sui vent’anni, l’altro oltre la quarantina che attaccavano rissa. A volte solo con le minacce ad alta voce. Altre volte con le mani. In almeno un’occasione con una mazza da baseball. Il racconto – rigorosamente anonimo – è di un ragazzo gay di Udine. E forse a convincerlo a parlare sono stati gli episodi di violenza che le cronache di questi giorni hanno riportato all’attenzione dell’Italia. Quel trentenne disabile e omosessuale pestato in centro a Pordenone da una gang a caccia del gay per scacciare la noia, ha riportato la paura anche nel capoluogo friulano.

 

19/03/2009

VILLACIDRO (VS). Pestato a sangue perché omosessuale: un cuoco di 30 anni è finito al pronto soccorso dopo un’aggressione da parte di tre sconosciuti. Un fatto che risale alla fine della scorsa settimana: Roberto Collu, chef con varie esperienze di lavoro in Italia e all’estero, stava tornando a casa in via Nazionale a Villacidro, alle due e mezzo di notte, dopo essere uscito con gli amici da un locale in via Gennaro Murgia. In via Repubblica, all’altezza di via Ciusa, Collu è stato improvvisamente aggredito. Qualcuno gli ha tirato un fortissimo calcio nella schiena che lo ha mandato a terra. Il giovane cuoco ha battuto la testa e ha subìto un violento trauma cranico. Ancora in sé, ma incapace di rialzarsi Roberto Collu si è trovato circondato da tre persone incappucciate, tutte giovani, presumibilmente sotto i 25 anni, che hanno iniziato a prenderlo a calci e a insultarlo con palesi riferimenti alla sua omosessualità. La strada in quel momento era deserta e i tre delinquenti hanno potuto agire indisturbati lasciando la vittima a terra, stordita e insanguinata. Alla fine del pestaggio i tre sconosciuti sono fuggiti verso via Ciusa dileguandosi senza lasciare traccia. Con le poche forze rimaste Roberto Collu è riuscito a trascinarsi verso un locale ancora aperto in via Nazionale dove ha ricevuto il primo soccorso. È stato accompagnato alla guardia medica dove gli è stato diagnosticato un trauma cranico, più altre ferite in tutto il corpo.

 

23/03/2009

BIELLA. «Questo è un cupio, bastardo e comunista. Se fossi in te lo metterei in cima alla lista dei primi da licenziare». A essere insultato così pesantemente è stato Adriano Guala, personaggio di spicco del movimento gay biellese, colpevole di aver pubblicato sabato scorso sulle colonne della Nuova Provincia un fondo in cui denunciava, molto semplicemente e ancor più pacatamente, lo stato di difficoltà in cui versa lo stabilimento in cui lavora, la Zegna Baruffa di Vallemosso. Gli epiteti invece, contenuti in una mail, sono partiti da un computer della redazione cittadina de "La Stampa", precisamente dal terminale in uso alla giornalista Paola Guabello. Quasi certamente la persona che ha spedito il messaggio invece di rispondere al suo diretto interlocutore con il quale commentava i contenuti del fondo, ha inviato la risposta a tutti i soggetti in elenco, compreso lo stesso Guala.  L’episodio è stato denunciato ieri pomeriggio in una conferenza stampa dallo stesso Guala. Nell’esposizione dei fatti Guala si è detto preoccupato del clima di avversione nei confronti del mondo gay: «Quello che è accaduto in questi giorni è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di intolleranza. Spiace che in questo caso la protagonista appartenga a una categoria, quella dei giornalisti, che dovrebbe mostrare maggiori responsabilità e sensibilità. Mi accorgo che nonostante tutti gli sforzi fatti in questi ultimi anni l’omofobia è ancora a livelli preoccupanti. Davanti a queste cose non potevo rimanere zitto facendo finta di nulla».

28/03/2009

NOLA (NA). Costringono la vittima della loro rapina – un uomo – a subire un rapporto omosessuale, e poi lo ricattano chiedendogli altro denaro e minacciando la diffusione di un filmato fatto col telefonino. Lui però non si lascia spaventare, non paga e li denuncia ai carabinieri. I due rapinatori-stupratori, P.F. di 19 anni e S.C. di 36, residenti rispettivamente a Nola e Casamarciano, sono stati fermati dai carabinieri del nucleo operativo di Nola (Napoli). Il fatto è accaduto a Nola. La vittima, un trentenne di Saviano, sempre nel Nolano, si trovava da solo fermo in auto in una zona isolata di piazza d’Armi, a Nola. I due l’hanno immobilizzato e violentato; dopo essersi portati via l’orologio, il telefonino, il portafogli e 50 euro gli hanno intimato di consegnare il giorno dopo 1000 euro in contanti, minacciando la diffusione delle immagini registrate. Andandosene, hanno esploso in aria un colpo d’arma da fuoco. L’uomo ha denunciato tutto ai carabinieri, senza pagare dunque la cifra richiesta.

 

28/03/2009

SINISCOLA (NU). Inseguito dal branco per le vie di Siniscola; raggiunto, umiliato, spogliato, picchiato a sangue e costretto a subire un tentativo di stupro. La vittima è un uomo di 30 anni, di Siniscola, perseguitato e massacrato perché è gay. Dopo le botte lo hanno abbandonato sanguinante per strada: lui è rimasto immobile, e quando è riuscito a vincere il terrore, è andato al pronto soccorso. Poi si è chiuso in casa. Per un mese il suo unico contatto con il mondo è stato internet. Attraverso la rete ha avuto il coraggio di contattare il Mos e raccontare il suo dramma. Una tragedia personale che l’uomo aveva già vissuto cinque anni fa, nel silenzio più totale. Sempre in paese, era stato avvicinato da un gruppo di cinque ragazzi: lo avevano insultato, pestato e stuprato. Quella volta lui non aveva aperto bocca, con nessuno. Aveva reagito abbandonando Siniscola: si era trasferito prima a Sassari, poi aveva cercato fortuna nella Penisola. In Baronia ci era tornato da pochi mesi, sperando che le sofferenze del passato rimanessero solo un brutto ricordo con cui convivere. E invece in paese il branco che lo aveva aggredito cinque anni prima, lo aspettava.

 

28/03/2008

PLATAMONA (SS). Fucilate contro i gay. Cinque episodi in tre mesi. Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa. «Ho sentito uno sparo e il lunotto posteriore è andato in frantumi. Ho premuto sull’acceleratore e mi sono fermato solo dopo centro metri. Qualcuno aveva sparato da dietro le dune». Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa. Una domenica di gennaio, mentre si allontanava in auto dal terzo pettine di Platamona, è diventato il bersaglio mobile di un cecchino nascosto fra le dune, dietro la spiaggia. Bersaglio per un solo motivo, è omosessuale. Al terzo pettine, prima di centrare l’auto di Antonello Depalmas, le fucilate hanno colpito già quattro volte, sempre omosessuali. Attentati passati finora sotto silenzio. Seduto fra un cuscino leopardato e uno zebrato, sul divanetto beige che arreda il suo salone da parrucchiere, Antonello Depalmas racconta senza riluttanza quel pomeriggio da incubo. «Avevo passato il pomeriggio con degli amici. All’imbrunire siamo andati via, mi sono seduto in auto e dopo pochi metri ho sentito lo sparo». Ha capito al volo: qualche giorno prima altri amici omosessuali erano stati presi a fucilate. Un ragazzo di Oristano si era trovato due fori sulla fiancata dell’auto. Un altro, sempre di Oristano, dopo una passeggiata in spiaggia aveva ritrovato la sua macchina con le gomme squarciate. Altri ragazzi si sono fatti il segno della croce scoprendo le proprie auto sforacchiate da proiettili. «Al terzo pettine c’è qualcuno che non gradisce la presenza dei gay», spiega il parrucchiere. 45 anni, sassarese, fisico minuto, Antonello Depalmas non ha avuto paura di denunciare tutto alla polizia. Il giorno dopo essere finito nel mirino di un tiratore scelto è andato in questura e ha firmato la sua denuncia. Altre denunce le fa Massimo Mele, leader del Movimento omosessuale sardo. Secondo le testimonianze raccolte dal Mos, al terzo pettine gli omosessuali non si beccano solo le fucilate, ma anche le botte. «Qualche settimana fa un ragazzo è stato raggiunto in spiaggia da tre o quattro persone e pestato a sangue». Altri episodi si sono verificati in città: «Due ragazzi sono stati aggrediti di notte in corso Angioy, da uno sconosciuto che prima ha cercato di rovesciare la loro auto, poi li ha minacciati con un coltello».

 

5/04/2009
MILANO. Questa notte a Milano si è consumato l’ennesimo gesto di violenza contro il mondo omosessuale, un’ incursione al circolo Arci Toilet Club di via Ludovico il Moro 171, noto alla comunità per le sue serate gaylesbiantransgender friendly. Cinque giovani con la testa rasata, armati di cric, sono entrati nel locale, in cerca del presidente gridando:"fuori froci di merda". I responsabili del Toilet Club, hanno chiesto agli aggressori di uscire, affinché la clientela non corresse alcun pericolo, quando uno dei cinque ha aggredito a pugni Paolo Caldiroli, titolare del circolo Arci. L’intervento immediato della polizia ha scongiurato l’aggravarsi della situazione.

 

 

 16/04/2009

LAINATE (MI). Dal 2005 avrebbe costretto un operaio di 25 anni a subire ogni genere di prestazione sessuale, sotto la minaccia di rivelare a famigliari e amici le sue tendenze omosessuali e estorcendogli in più occasioni anche somme di denaro sempre in cambio del silenzio. I carabinieri della Stazione di Lainate (Milano) hanno sottoposto a fermo per i reati di violenza sessuale ed estorsione un nullafacente del luogo, coetaneo della vittima. Le violenze, che comprendevano anche rapporti completi, avvenivano tutte nell’abitazione dell’arrestato. La vittima, che i carabinieri descrivono come "psicologicamente debole e in forte stato di prostazione nei confronti del suo carnefice", è stato avvicinato la settimana scorsa dai militari lainatesi che, avevano avuto sentore della vicenda raccogliendo le "voci che circolavano in paese". Il comandante della Stazione, dopo aver tranquillizzato e rasserenato l’uomo ormai disperato, lo ha convinto a raccontare gli abusi e l’operaio ha così finalmente trovato il coraggio di denunciare in modo molto dettagliato i fatti, permettendo agli investigatori di ricostruire e riscontrare la veridicità dell’intera vicenda. Il presunto aguzzino, descritto come un "balordo con piccoli precedenti legati allo spaccio di stupefacenti", si trova ora ristretto nel carcere di S.Vittore a Milano.

 

25 agosto 2009

Omofobici, razzisti e italiani. Criminali, delinquenti e ignoranti.

 26/04/2009

CAMPOGALLIANO (MO) Preso a schiaffi e pugni senza pietà, tanto da rimediare un forte trauma facciale e fratture al setto nasale. Ma ai carabinieri, denunciando il fatto, non ha raccontato tutta la verità, cambiando luogo e contesto. Perchè, ha spiegato in seguito, si vergognava ad ammettere che stava cercando un rapporto sessuale con uomini. Così un 58enne, oltre alle botte, ha rimediato anche una denuncia per falsità ideologica in atto pubblico. Le indagini proseguono per risalire all’indentità dei tre aggressori, che agiscono nella zona della dogana di via Barchetta e Passatore. Tutto è successo venerdì notte nella zona della dogana: zona nota per essere frequentata da persone dedite alla palese e insistita prostituzione, soprattutto maschile. E’ qui che il 58enne (che risiede a Reggiolo) si è recato per trascorrere la serata. E per cercare l’approccio con qualcuno dei giovani presenti. Nel corso della serata, è stato avvicinato da tre soggetti, di nazionalità straniera. I quali dapprima gli hanno fatto credere di essere disponibili, poi però lo hanno brutalmente aggredito. Senza riuscire a rapinarlo, però: l’uomo aveva lasciato il portafogli con i soldi in auto e i tre non sono riusciti a prenderglieli. Ma ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove le ferite sono state giudicate guaribili in venti giorni.

 

27/04/2009

ROMA. Due 40enni hanno rapinato la borsetta a un trans: a bordo della loro auto, nella notte hanno avvicinato un transessuale brasiliano sulla via Casilina, e minacciandolo con una pistola lo hanno costretto a consegnarla. Ha però assistito un carabiniere, che dopo aver chiesto l´intervento di altri militari le ha seguite, bloccate e arrestate. La pistola era ad aria compressa, senza tappo rosso. Risponderanno di concorso in rapina aggravata.

 

28/04/2009

PRATO. Un uomo di 32 anni, residente in via De Gasperi, è stato denunciato dalla polizia con le accuse di usurpazione di titoli e minacce. Secondo quanto lui stesso ha ammesso, l’uomo si è fatto passare per poliziotto e avrebbe minacciato un pistoiese di 69 anni, “accusandolo” di essere omosessuale e minacciando di portarlo in Questura se lo avesse rivisto accanto alla pista ciclabile di via De Gasperi. I poliziotti, quelli veri, sono intervenuti nella zona degli Alcali sabato pomeriggio su richiesta del pensionato pistoiese, che si lamentava per le minacce subite. Sul posto gli agenti della volante non hanno avuto difficoltà a rintracciare il finto poliziotto, un uomo che abita lì vicino.

 

04/05/2009

FIRENZE. Nella notte tra il 2 e 3 maggio, al parco delle Cascine di Firrenze due ragazze trans sono state aggredite da una decina di ragazzi italiani tra i 17 e i 25 anni armati di spranghe di ferro: lo denuncia Matteo Pegoraro, attivista per i diritti umani col Gruppo Everyone, il quale afferma che "il gruppo di transfobici le ha dapprima minacciate, insultate e successivamente ha scagliato la propria violenza sulle loro automobili. Si tratta di un episodio gravissimo, che riporta all’attualità il dramma di migliaia di persone omosessuali e transessuali che nel nostro Paese devono fare i conti, rimettendoci in prima persona, con la discriminazione e il pregiudizio, che sfociano ormai sempre più frequentemente in episodi incontrollati di violenza".

 

08/05/2009

VITERBO. Omosessuali derubati o, peggio, rapinati al Bulicale. Un fenomeno non nuovo ma che, negli ultimi tempi, ha fatto registrare un’impennata, e sul quale le forze dell’ordine – a cominciare dai carabinieri – lavorano a fondo. Qualcuno, infatti, ha avuto il coraggio di vincere la ritrosia, e ha denunciato nero su bianco l’accaduto. Se altri – la maggior parte – continuano a tacere, c’è stato chi, con la sua denuncia, ha attivato l’azione degli investigatori. I controlli, adesso, sono più assidui. A prendere di mira, intimidendoli, i gay sarebbe una banda di ragazzi. Un gruppo di rumeni che, in trasferta da Civita Castellana a Viterbo, si sono insediati nella zona, soprattutto dalle parti dell’Orto botanico. Gli omosessuali, secondo uno schema tipico, avvicinano i ragazzi che, a loro volta, accettano di aere, con loro, rapporti dietro compenso. Una “normale” forma di prostituzione, insomma. Altre volte, però, succede qualcosa di diverso. Gli omosessuali, infatti, vengono derubati dei loro averi o, attraverso le percosse e le minacce, rapinati.

 

 

10/05/2009

PEDEROBBA (TV). Arrestati i rapinatori degli omosessuali. Due marocchini da tempo si aggiravano sul greto del Piave, a Pederobba, nella zona della prostituzione gay. Dopo aver avvicinato i clienti, li rapinavano e poi li minacciavano di morte per evitare la denuncia. Fino a giovedì sera, quando un uomo ha avuto il coraggio di chiamare le forze dell’ordine. Dopo averli riconosciuti in foto, sono scattate le manette per rapina aggravata. In carcere sono finiti due giovani di 19 e 20 anni. La telefonata al 112 è arrivata giovedì verso le 17. Un uomo di mezza età ha allertato i militari da Barche, località di Pederobba nota negli ambienti omosessuali come punto di ritrovo e prostituzione. L’uomo era appena stato rapinato da due marocchini. Si era avvicinato ai due per una prestazione sessuale. Gli immigrati gli hanno chiesto il pagamento anticipato. Ma, appena visto il portafoglio, lo hanno rapinato di duecento euro e dei suoi due telefonini. Durante la rapina, all’uomo era stato intimato di tacere. «Dacci il portafoglio sennò ti ammazziamo », gli era stato detto. E ancora. «Sappiamo chi sei, sappiamo dove abiti. Non chiamare i carabinieri o ti ammazziamo ». Lui però ha fermato una persona di passaggio. E chiamato il 112. I militari di Pederobba si sono precipitati sul posto e hanno raccolto le dichiarazioni dell’uomo e del testimone. I quali sapevano solamente il nome di uno dei due (Aziz) e il fatto che girassero con una Audi 80 blu scuro di Belluno. Indizi lievi, che però sono bastati per risalire agli autori del gesto: erano infatti noti alle forze dell’ordine.

 

11/05/2009

TRENTO. Ennesima vile aggressione omofobica la sera 10 maggio 2009 a Trento nella sede di Rifondazione Comunista ai danni di una giovane iscritta, attivista lesbica impegnata nell’organizzazione del festival culturale del Tavolo LGBTQ ‘Universinversi’ in programma dal 15 maggio e candidata alle ultime elezioni comunali. Hanno aperto la porta della sede del partito e gridato «froci» a chi c’era all’interno. La giovane, che si trovava da sola, si è affacciata ed è stata affrontata da due individui che l’hanno insultata e spintonata cercando di entrare nella sede. Gli aggressori sono però scappati di fronte alla minaccia di chiamare le forze dell’ordine. Nella colluttazione ha riportato leggere contusioni alla spalla e ad un braccio.

16/05/2009

TRENTO. Un tentativo di aggressione da parte di ”elementi fascisti” compiuto al festival lesbico e gay ‘Universinversi’, aperto ieri sera a Trento, e’ stato denunciato dagli organizzatori. ”Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma – dice una nota del Tavolo Lgbtq – tre ragazzi sono passati davanti all’ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: ‘Sono fascista’. Girato l’angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si e’ diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facolta’ di Economia. A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n’e’ andato”.

 

28/05/200

TORINO. «Ci minacciano da quando abbiamo aperto il locale. In questo stabile non vogliono vedere i gay e ora, dopo l’aggressione dell’altra sera, stanno raccogliendo le firme per cacciarci». Lo dicono Francesco, Francesca e Alice (nella foto)che gestiscono "Café Extreme" in via San Massimo 31, un locale per gay e lesbiche: «Ogni sera – riferiscono i tre – vengono qui almeno 300 persone. Non facciamo nulla di straordinario: c’è il karaoke, un po’ di musica e niente di più. Insomma, un posto tranquillo». L’aggressione con la spranga Venerdì scorso l’aggressione: «Un inquilino dell’edificio è sceso in cortile, indossava un casco da motociclista, un pesante giubbotto di pelle e in mano aveva una spranga con la quale ha distrutto le vetrate della cucina e ha provocato il panico tra i clienti». Secondo gli avventori dell’Extreme, una spedizione punitiva in piena regola: «Lui gridava: "Vi ammazzo tutti froci di merda, io sono un Naziskin", eravamo terrorizzati e abbiamo chiamato i carabinieri e poi presentato denuncia». Chiamato in causa, l’inquilino non si sottrae e spiega: «E’ vero, sono sceso con un casco in testa e con una spranga ma solo perché avevo paura, loro erano 50, io da solo. Ma non ho spaccato nulla. Sono andato giù perchè provocato, come succede tutte le sere e non ci ho visto più».

 

30/05/2009

BOLOGNA. «Non mi hanno affittato l´appartamento perché sono un gay». Un ragazzo di 25 anni, responsabile dell´ufficio stile di un´importante azienda, denuncia di essere atto discriminato da un´agenzia immobiliare che aveva il compito di affittare un monolocale in via Battibecco di proprietà di un ente religioso. «Proprio per questo me l´hanno negato, perché hanno capito che sono omosessuale. E hanno fatto intendere a mia madre che non era gradita la mia presenza in quella casa perché è di un ente religioso». Questa è la versione del ragazzo. Una versione che viene negata dall´agenzia immobiliare e dall´ente religioso che ha messo sul mercato l´appartamento, il San Pellegrino, un´ex opera pia, proprietario di molti immobili che devono rendere per realizzare gli scopo istituzionali e assistenziali dell´ente.

 

11/06/2009

ROMA. Ennesima aggressione a sfondo omofobo. Questa volta le vittime sono due cittadini americani, una coppia gay aggredita nella notte tra il 6 e il 7 giugno. I protagonisti della vicenda G. 34 anni italoamericano residente in provincia di Roma e C., 27 anni americano ospite in Italia dal proprio compagno G. Verso la una di domenica 7 giugno la coppia passeggiava mano nella mano nei pressi di Campo dei Fiori quando, a un tratto, un gruppo di circa 5-6 ragazzi tra i 18 e 20 anni, in via del Biscione, si è avvicinato e ha inveito colpendo ripetutamente e con violenza ai due ragazzi. In particolare hanno aggredito C. con una feroce violenza sbattendolo poi per terra, dove C. ha battuto la testa contro un sasso. A questo punto C., a terra privo di sensi e con il sangue che gli usciva dalla testa, è stato abbandonato dagli che l’hanno forse creduto morto e sono fuggiti verso Campo dei Fiori. I ragazzi sono poi stati soccorsi e portati in ospedale, dove sono state loro diagnosticate contusioni e ferite riportando, inoltre, altri traumi per i quali stanno effettuando ulteriori accertamenti

 

12/06/2009

VERONA. «L’ennesimo atto violento e intimidatorio in uno dei luoghi d’incontro gay di Verona», tuonano dal circolo Pink. «Al momento, non è privilegiata alcuna ipotesi né sono emersi elementi che possano far capire le ragioni dell’atto vandalico. Si sa solo che sono state colpite alcune auto in transito su quella via» è la versione della Questura. L’unico fatto certo è che la notte scorsa c’è stato un lancio di uova e sassi verso auto e giovani in una via della zona industriale a Verona. A farne le spese, il proprietario di un auto che si è visto distruggere il lunotto posteriore con un sasso. Sul posto, sono arrivati gli agenti del commissariato di borgo Roma, che hanno sentito due degli automobilisti colpiti dai lanci. I responsabili dell’aggressione, nel frattempo, si erano dileguati. Le indagini della polizia sono in corso per identificare gli autori.

 

15/06/2009

MILANO. Bersagliata ripetutamente da sassate, la comunità gay della stazione Centrale di Milano, dove e’ presente una delle gay street del Paese, via Sammartini, (dove ci sono quattro locali gay) e’ decisa a farsi rispettare, a costo di mettere in strada proprie ”ronde”. Almeno secondo molti dei commenti apparsi oggi sul web, dopo un’aggressione avvenuta la scorsa notte che ha provocato anche due feriti. L’episodio, avvenuto poco dopo mezzanotte, e’ stato denunciato alla Polfer. ”Ci hanno tirato pietre a ripetizione – racconta Felix Cossolo, proprietario di uno degli storici locali gay del capoluogo lombardo, l’After line – Due avventori sono stati colpiti e sono finiti all’ospedale, per fortuna senza gravi conseguenze, e quattro auto sono state danneggiate”. I lanci di sassi, che sarebbero stati fatti dai parapetti della stazione, la cui massicciata corre proprio lungo via Sammartini, sarebbero iniziati il 20 maggio e proseguiti anche la settimana scorsa.

 

15/06/2009

OLGINATE (LC). «Sono stato picchiato, solo perché sono gay». È questa la denuncia di Emanuele Locatelli. 25 anni, originario di Olginate. Il giovane che vive ora in un appartamento di una comunità alla porte della Brianza che lo segue e lo aiuta ha raccontato di essere stato selvaggiamente picchiato all’esterno di un bar solo perché omosessuale. È quanto il giovane, che sogna di diventare uno scrittore famoso, ha raccontato ricostruendo ai medici del Pronto soccorso di Lecco e agli agenti della Questura dove ha sporto denuncia contro ignoti. A raccontare i fatti è lo stesso Emanuele: quello che gli è successo quella sera ha messo a dura prova il suo fragile equilibrio interiore, contro il quale ogni giorno combatte, lavorando con l’équipe della comunità che lo segue.

 

15/06/2009

BENEVENTO. Un grave fatto di cronaca nera, associato a gratuita violenza, è accaduto a Benevento.Tanto brutale che le forze dell’ordine stesse che l’hanno scoperto l’hanno paragonato al terribile film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick. Il Giudice per le Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Benevento ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere contro G.L., ventenne beneventano, in cerca di prima occupazione, incensurato. La grave accusa è rapina, lesioni personali e incendio d’auto. I fatti risalgono a oltre un anno fa e il racconto che ne fanno gli inquirenti è drammatico: la notte del 24 marzo 2008, due giovani a bordo di una Opel Zafira adescarono un giovane omosessuale mentre viaggiava sulla propria autovettura in contrada Pezzapiana. In particolare, dopo un primo approccio, il passeggero della Zafira, successivamente identificato nel ventenne arrestato, salì a bordo dell’auto della sua vittima manifestando l’intenzione di avere con il medesimo un rapporto sessuale. Dopo essersi diretti nei pressi della discoteca Sajonara, parcheggiato il mezzo in una zona appartata, due complici dell’arrestato, V.G. (di Benevento, ventunenne) e B.V. (pure beneventano e ventitreenne) denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, si avventarono sul giovane, rapinandolo del denaro e del proprio telefono cellulare. Non ancora soddisfatti, picchiarono selvaggiamente la vittima procurandogli la rottura del naso e numerose tumefazioni al volto e sul corpo e, prima di andarsene e di lasciare la vittima al suolo priva di sensi, decisero anche di dare alle fiamme la macchina del malcapitato.

 

23/06/2009

NAPOLI. Aggredita una ragazza in piazza Bellini. Picchiata da un gruppo di dieci persone. La sua colpa? «Sono intervenuta per difendere un mio amico gay. Hanno cominciato a prenderlo in giro per la salopette e per una borsa che portava. Lo hanno spinto, insultato e preso a schiaffi. Io non sopporto le ingiustizie. Sono intervenuta. Volevo parlare con loro e mi hanno picchiata». Maria (il nome è di fantasia), 26 anni, parla dall´ospedale Pellegrini, dove è ricoverata. Rischia di perdere l´occhio sinistro. Ma il destro è spalancato, azzurro, arrabbiato. «È stata un´aggressione omofoba», dice senza paura. E l´ha scritto anche sulla denuncia. Ai carabinieri M. rivela: «Una volta in ospedale ho saputo che in piazza Dante una persona sulla cinquantina e stata accoltellata verosimilmente dagli stessi ragazzi». Non é la prima volta che in piazza Bellini se la prendono con i più deboli e i gay. La settimana scorsa passarono in moto e coprirono tutti con la schiuma degli estintori, a sfregio, senza motivo». Maria non pensa a sé, è arrabbiata: «Perché c´è chi si sente padrone della piazza e perché mentre mi aggredivano nessuno è intervenuto per aiutarmi». All´indomani in piazza Bellini, il quartiere parla di una guerra in atto tra i Mastiffs e un gruppo del quartiere Sanità: si contendono il dominio della zona e cercano di cacciare i gay dalla piazza.

 

24/06/2009

MILANO. Un ragazzo italiano di 27 anni, tornando a casa alle 19.30 dello scorso 28 maggio è stato fatto segno prima di insulti è e poi fermato e preso a pugni nel pieno centro di Milano (Corso Garibaldi nel quartiere di Brera). Tre gli assalitori, tutti ragazzi, di origine sudamericana che lo hanno insultato in quanto gay. L’aggressione ha provocato la rottura di una bottiglia che ha ferito al ginocchio il ragazzo che, subito dopo l’aggressione si è recato al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli nel quale ha ricevuto un primo soccorso ma nessun sostegno psicologico. Il giorno seguente, N. P., queste le iniziale del ragazzo aggredito, ha presentato denuncia l’accaduto alle forze dell’ordine.

 

30/06/2009

BOLOGNA. Due transessuali sono finiti in ospedale questa notte a Bologna dopo essere stati vittime di uno scherzo di cattivo gusto: due auto li hanno affiancati, mentre ieri sera si prostituivano in via Stalingrado, e hanno sparato contro di loro con un estintore. I due sono stati colpiti agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. Un terzo transessuale che ha assistito alla scena, però, e’ subito balzato in macchina e si e’ messo a inseguire gli aggressori. Gli e’ stato dietro fino a via Massarenti, schivando anche l’estintore che a un certo punto gli e’ stato lanciato contro da una delle due auto in corsa. Imperterrito, e’ riuscito a inseguire gli autori del gesto fino a Massarenti, poi li ha persi di vista. Il fatto e’ successo stanotte intorno alle tre in via Stalingrado all’altezza del Mercatone Uno: due auto, una grigia e una nera, si sono accostate ai due trans ed e’ subito partito il getto dell’estintore. La Polizia e’ stata poi allertata dal personale del Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola. I due feriti sono un ragazzo di Ragusa di 32 anni e un comasco di 38. Il terzo uomo che si e’ messo a inseguire le due auto e’ anch’egli di Ragusa e ha 31 anni: secondo quanto ha riferito alla Polizia, non e’ la prima volta che capitano fatti del genere. Lui stesso aveva sentito parlare di precedenti episodi di scherno contro suoi "colleghi". L’estintore e’ stato ritrovato all’incrocio tra via del Lavoro e via Vezza.

 

03/07/2009

PADOVA. Il giorno prima aveva sfilato con altri 150 mila contro le discriminazioni sessuali al Gay Pride di Genova. Una volta ritornata a casa però ha trovato ad attenderla la lettera del suo ‘capo’, il questore di Padova, Luigi Savina, con cui si avvia la pratica della sua destituzione dalla Polizia. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in forza alla polizia patavina, nei mesi passati ha fatto coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità. E da ottobre dello scorso anno, da quando ha reso pubblica la sua tendenza sessuale, per lei è cominciato un calvario. Dapprima è stata ‘processata’ da una commissione di disciplina, che ha proposto di punirla con una sospensione dal servizio ‘fino a sei mesi’. Ma ora, forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è arrivata la nuova tegola: la destituzione. Che nei fatti significa licenziamento.

 

04/07/2009

BOLOGNA. Pochi giorni dopo essere finito nel mirino di alcuni teppisti, è stato rapinato da un finto cliente ma l’ha fatto arrestare dalla polizia. Ancora una disavventura per un transessuale di 32 anni, originario di Ragusa, che si prostituisce in via Stalingrado. Verso le tre dell’altra notte è stato avvicinato da uno straniero che, spacciandosi per un cliente, gli ha strappato di mano la borsetta, trascinandolo a terra. Il rapinatore è scappato in auto ma il ragusano, nonostante la caduta che gli ha provocato lesioni guaribili in tre giorni, è riuscito ad annotare la targa dell’auto. La polizia ha rapidamente individuato l’aggressore, Tesfaj Tewelde, etiope di 43 anni, regolare e con precedenti specifici, rintracciato nella sua abitazione e ancora in possesso della borsa appena trafugata. Già nel 2001 era stato denunciato per avere derubato un transessuale, sempre in zona Fiera. Questa volta l’etiope è stato arrestato per rapina e lesioni finalizzate alla rapina. Il trentaduenne siciliano è uno dei due transessuali che, lunedì scorso, erano stati bersaglio del raid di alcuni giovani, che avevano scaricato loro in faccia il getto di due estintori.

 

10/07/2009

BELLUNO. Due tappe probatorie fondamentali per l’agente penitenziario di Belluno accusato da un detenuto transessuale, rinchiuso nell’apposita sessione di Baldenich, di averlo costretto ad un rapporto orale. Ieri il magistrato titolare dell’inchiesta ha affidato l’incarico ad un professionista di eseguire l’esame del Dna.. Nel pomeriggio, in carcere, si è svolto invece un confronto tra le parti, alla presenza dell’avvocato difensore e del pubblico ministero, per raccogliere le testimonianze di tutti i soggetti coinvolti. Ma sarà il risultato del Dna a scrivere la parola decisiva, senza possibilità di errore. L’indagato non si è sottratto all’esame, affermando di essere stato accusato ingiustamente. Diversa la versione che sarebbe stata resa da altri detenuti, secondo la quale l’uomo avrebbe più volte abusato della sua posizione, costringendo i trans a soddisfare le sue voglie, forte del potere che la divisa e il ruolo gli conferiscono. Ma, in questo caso, la vittima ha fatto scattare la trappola. Ora l’agente è indagato ufficialmente per violenza sessuale commessa con abuso di potere. Reato pesantissimo per il quale rischia davvero di passare dall’altra parte delle sbarre.

 

13/07/2009

RIVA LIGURE (IM).Un transessuale di 26 anni, italiano, è stato soccorso dai medici del 118, dopo la segnalazione di due passanti, che lo hanno visto a terra, ieri alle 12.30, sanguinante, sulla strada verso Pompeiana. Il 26enne, che lavora nelle discoteche della zona, sarebbe stato violentato. I Carabinieri della locale stazione hanno parlato con il 26enne che, però, avrebbe deciso di non sporgere querela. Molte le ipotesi sul fatto, tra cui quella che il giovane possa essere stato violentato da qualche persona, che aveva conosciuto il transessuale, poco prima in un locale.

 

15/07/2009

SASSARI. Mercoledi’ 15 Luglio, durante una delle frequenti retate della polizia a danno di prostitute immigrate nella zona di Predda Niedda, Michele Cicogna, nota Drag Queen toscana con il nome d’arte di Nikita Balli, e’ stato arrestato dalla polizia, schedato e trattenuto in carcere per pia’ di 18 ore senza poter bere, mangiare e nemmeno telefonare ad un avvocato. Al rilascio gli e’ stato consegnato un foglio di via con il divieto di ingresso nel comune di Sassari per i prossimi tre anni. Al momento dell’arresto Michele si trovava all’interno della sua autovettura dove attendeva un amico con il quale intendeva raggiungere Alghero. Michele e’ vestito da Drag Queen poiché, ad Alghero, avrebbe dovuto incontrare alcuni gestori di locali per concordare delle serate per agosto. Alla fine una pattuglia si ferma e senza neppure controllare i documenti chiedono a Michele di seguirli in Questura per un controllo di routine. In questura comincia il calvario. Impronte digitali, foto segnaletiche e battute da caserma chiariscono a Michele che non si tratta affatto di un controllo ma di un vero e proprio arresto. In quel momento cerca di spiegare l’errore, di essere un turista appena giunto in Sardegna e di essersi trovato là per caso poiché intenzionato ad andare ad Alghero. Si, si, dicono tutti così è la risposta e lo conducono nella cella comune dove rimarrà fino al rilascio avvenuto alle 18:00 del giorno seguente.

 

22/07/2009

FIRENZE. Dopo una breve vacanza trascorsa a Gardaland, 3 amiche, 2 transessuali ed una donna, si sono fermate a Firenze per qualche ora. Verso l’una, nella centrale piazza della Signoria, le tre sono state avvicinate da 3 giovani stranieri che hanno iniziato a fare volgari apprezzamenti contro di loro. Alle rimostranze verbali da parte di una di loro, i 3 hanno cominciato ad inverirle contro, a picchiarla selvaggiamente colpendola alla testa. Vanessa, la giovane transessuale, è caduta a terra priva di sensi. Il fortunoso intervento di una pattuglia dei carabinieri, che ha chiamato un’ambulanza, ha evitato che la situazione degenerasse ancora di più. Condotta in ospedale la transessuale ha passato lì la notte. I tre aggressori sono stai identificati e denunciati.

 

16/08/2009

AGROPOLI (SA). Insulti e aggressione per una coppia gay ad Agropoli (Salerno): sul lungomare della cittadina cilentana due giovani stranieri, probabilmente del Nord Europa, stavano passeggiando mano nella mano lungo una delle strade più affollate di turisti, quando sono stati avvicinati da un gruppo di ragazzi di età compresa tra i quindici e i venti anni. Dopo aver pesantemente apostrofato i due con frasi oscene, uno dei ragazzi del gruppo ha raggiunto la coppia che tentava di fuggire, afferrando l’orecchio di uno dei due. Alla fine, la coppia e’ riuscita ad allontanarsi senza cadere nella rete delle provocazioni. Il fatto e’ accaduto davanti a decine di persone.

 

19/08/2009

MARINA DI CAMEROTA (SA). In data odierna, alle 12:30 circa, si è consumato l’ennesimo atto omofobo. Presso la spiaggia di Marina di Camerota, in Provincia di Salerno, normalmente frequentata da omosessuali, una barca con a bordo un’intera famiglia ha da prima inveito, poi minacciato con un coltello da pesca gli occupanti del bagnasciuga. Carlo Cremona, Presidente di I-Ken Onlus, che era presente, ha immediatamente chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, intervenute però solo dopo un’ora, non riuscendo ad intercettare la piccola imbarcazione.

 

22/08/2009

ROMA. Due ragazzi gay che si stavano scambiando effusioni sono stati aggrediti e feriti con una bottiglia di vetro da un 40enne romano che è stato denunciato dalla polizia per tentato omicidio. La violenza è avvenuta nella notte di venerdì all’ uscita del «Gay Village», manifestazione estiva che si svolge nel parco Rosati (quartiere Eur). Una delle vittime è grave: è stata accoltellata all’addome e deve essere sottoposto ad intervento chirurgico all’ospedale Sant’Eugenio. L’altro ragazzo ha avuto una prognosi di sette giorni per una ferita al cuoio capelluto perché ha ricevuto una bottigliata in testa. Il denunciato è un uomo di 40 anni, con precedenti contro il patrimonio e per droga.

 

24/08/2009

RIMINI. Presi a pugni e schiaffi da un vicino di casa tra insulti e minacce. A denunciare il nuovo caso di aggressione ai danni di una coppia omosessuale, dopo quella venerdì notte al Gay Village di Roma, è il Gaylib, l’associazione degli omosessuali di centro destra. Una delle due vittime, Daniele Priori, è infatti proprio il vicepresidente dell’associazione. La violenza, spiega, è avvenuta a Miramare di Rimini durante l’ultimo fine settimana. Vittima dell’aggressione, oltre a Priori, 27 anni, giornalista, attivista politico di centrodestra, impegnato nella lotta per i diritti civili, il suo compagno, il cantautore Ciri Ceccarini, 29 anni, noto anche lui in riviera, in particolare per il suo brano "Sono ciò che sono" presentato quest’anno al Pride nazionale di Genova. A scatenare la rissa è stata la lite per un parcheggio, nel cortile del condominio dove risiede Ceccarini in via Calzecchi 10. La coppia, dopo l’intervento sul posto dei carabinieri,si è recata presso il pronto soccorso di Rimini dove i medici hanno riscontrato un trauma contusivo al volto per Ciri Ceccarini, guaribile in cinque giorni, e un contraccolpo cervicale per Priori, guaribile in tre giorni. "E’ semplicemente impensabile – commenta Priori, vicepresidente dell’associazione Gaylib e militante del Popolo della libertà – trovarsi in vacanza e essere presi a pugni in faccia per una evidente intolleranza che non esita a trasformarsi in violenza fisica. In realtà, in questa specifica situazione, ci troviamo di fronte a un caso di persecuzione che dura da anni. Basti pensare, tra gli altri episodi, che appena pochi giorni prima dell’aggressione hanno gettato delle uova sulla mia autovettura. Secondo questa gente – riferisce – io e il mio compagno non dobbiamo stare nella palazzina per non oltraggiarne la loro idea di decoro al punto che non si sono fatti problemi, pure di fronte all’intervento dei carabinieri, a definire il mio compagno come un essere schifoso".  

25 agosto 2009

Omofobici, razzisti e italiani. Criminali, deliquenti e ignoranti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTORSIONI

 

 

22/01/2009

MESTRE (VE). Il sardo Antonello Idda (28 anni) è stato arrestato a Mestre, assieme alla moglie rumena. I due stavano cercando di espatriare, volevano andarsene in Romania, ma le «fiamme gialle» li hanno bloccati a Mestre, prima che la coppia partisse. Stando alle accuse lanciate da un parroco di Piacenza, Idda con la complicità della moglie avrebbero estorto al sacerdote almeno diecimila euro, quindi lo avrebbero minacciato che se non ne consegnava altri diecimila avrebbero divulgato un filmato girato con il loro cellulare nel quale si vedeva chiaramente il prete mentre aveva un rapporto sessuale con lo stesso Idda. Il parroco aveva conosciuto Idda perchè lo aveva ospitato nella sua abitazione per alcuni giorni e proprio in quella circostanza sarebbe stato girato quel breve filmato.

 

30/01/2009

RICCIONE (RN). Un incontro occasionale, gay, nel Riccionese (zona Marano), si è trasformato in un vero e proprio incubo per un artigiano riccionese. Tutto è successo lo scorso settembre, ma lo strazio si è protratto fino all’altra sera, quando i carabinieri hanno arrestato l’amante di una notte del padre di famiglia. In manette anche un complice, che aveva collaborato al ricatto. Da settembre a oggi la vittima aveva pagato la bellezza di sedicimila euro ai suoi due aguzzini, Mauro Cosma, 47 anni, e Fabrizio Martire, 38, entrambi residenti a Rimini. In ottobre l’artigiano riccionese riceve una lettera sul posto di lavoro: quel partner di cui lui neppure sapeva il nome minaccia di rivelare tutto a sua moglie. Il suo silenzio costa.

 

01/02/2009

TREVISO. Concede una prestazione sessuale all’amico, poi lo ricatta ed i carabinieri di Riese Pio X lo arrestano per tentata estorsione. Da ieri agli arresti domiciliari nella sua casa a Loria è Felipe Da Silva Ioviano 19 anni brasiliano di nascita ma da sempre residente a Loria. Insieme ad M.L. 19 anni l’altro protagonista sempre di Loria di questa piccante ed allo stesso tempo desolante storia di disagio giovanile. Intorno al 15 gennaio, M.L. aveva chiesto ed ottenuto dall’amico, una prestazione sessuale, in cambio di denaro. Infatti aveva consegnato ben 500 euro in contanti al giovane brasiliano per comprare il suo corpo ma anche il suo silenzio, soprattutto con gli altri amici della compagnia. Ma evidentemente il Da Silva aveva intuito che l’amico poteva sganciare anche altro denaro e così ha escogitato il tentativo estorsivo.

 

26/02/2009

NOVARA. Conoscendo le tendenze omosessuali di un imprenditore dell’alto novarese, due marocchini (21 e 20 anni, regolarmente in Italia) gli hanno teso una trappola per poi ricattarlo. Ma l’uomo, confidatosi con alcuni amici poliziotti, ha denunciato il fatto e i due sono stai arrestati. E’ accaduto la scorsa settimana, quando uno dei due giovani aveva contattato l’industriale proponendogli un incontro sessuale. Cosa che e’ puntualmente avvenuta, ma, mentre i due erano in auto, l’altro marocchino ha scattato alcune fotografie immortalando il rapporto sessuale. Il giorno dopo sul tergicristallo della sua vettura l’imprenditore ha trovato una fotografia e una lettera con la quale i due gli chiedevano 60 mila euro: altrimenti avrebbero fatto pervenire le immagini alla moglie dell’uomo e le avrebbero spedite a tutto il paese. Ma la vittima dell’estorsione ha denunciato il fatto e alcuni giorni di indagini, con appostamenti e intercettazioni telefoniche (si e’ scoperto che i due chiamavano da telefoni pubblici della zona), hanno permesso alla polizia di bloccarli proprio mentre stavano effettuando l’ennesima telefonata. I marocchini devono rispondere di tentata estorsione.

 

28/04/2009

FIRENZE. Ha invitato a casa un giovane appena conosciuto ma, una volta nell’appartamento, questi ha fatto entrare un complice: i due hanno immobilizzato il proprietario dell’abitazione, un fiorentino di 44 anni, picchiandolo e portandogli via soldi e un pc. Poi lo hanno ricattato, dicendogli – mentendo – che il giovane adescato era un minore e che lo avrebbero denunciato. I due, 19 e 26 anni, della ex Jugoslavia, sono stati bloccati dai carabinieri.  In base a quanto ricostruito dai militari, il fiorentino aveva conosciuto il piu’ giovane in un bar della citta’. Poi lo aveva invitato a casa per un incontro d’amore. Una volta arrivati, il fiorentino e’ stato immobilizzato, minacciato con un coltello alla gola e picchiato dal giovane e dal complice. I due, poi, lo hanno rapinato. Dopo lo hanno chiamato sostenendo che il piu’ giovane di loro era minorenne e chiedendogli duemila euro per non denunciarlo e come riscatto per restituire il pc. Dopo aver loro consegnato parte della somma, accorgendosi che le richieste continuavano ad aumentare, il fiorentino si e’ rivolto ai carabinieri. I militari si sono appostati durante un incontro fra uno dei due e il ricattato, per la consegna di altri soldi, arrestando lo straniero e, poco dopo, bloccando il complice, ora in stato di fermo.

 

29/06/2009

GORLA MINORE (VA). Sfida il bigottismo comune e denuncia il suo ricattatore. Quell’amicizia intima con un giovane marocchino di vent’anni, per lui era naturale. E questa sicurezza nell’affrontare il comune senso del pudore (oggi fortunatamente in costante mutamento verso l’apertura mentale) ha lasciato senza armi il suo ricattatore, anche lui marocchino, trentaquattrenne, arrestato dai carabinieri di Gorla Minore e dai militari del nucleo operativo radiomobile di Saronno, per tentata estorsione. Alla fine, grazie al coraggio di un pensionato poco più che sessantenne residente in paese e al pronto intervento dei carabinieri, la vicenda si è chiusa così come doveva: il ricattatore, tra l’altro con una condanna a 4 anni per droga alle spalle, è chiuso in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il fatto. Da alcuni mesi la vittima aveva intrapreso una tenera relazione con un ragazzo più giovane di lui. Fatto che sfidava parecchi pregiudizi: un uomo, più giovane ed extracomunitario. Le cose procedevano stabilmente sino a quando il trentacinquenne non è venuto a sapere della relazione in corso. Molto probabilmente è stato lo stesso ventenne a confidarsi con il connazionale, che ha fiutato l’affare. E allora, avvicinato il pensionato, non ci ha pensato due volte a minacciarlo e ricattarlo: «O paghi, oppure io racconto a tutti, familiari, amici o semplici conoscenti, di questa amicizia intima». Prezzo stimato per comprare il silenzio dello spione: 3 mila euro in contanti. Chiaramente se il gorlese avesse ceduto il ricatto sarebbe andato avanti. L’uomo invece ha denunciato tutto ai carabinieri ed è scattata la trappola. La vittima ha dato appuntamento al ricattatore in piazza a Gorla per la consegna del denaro. Quando il pensionato ha dato la busta contenente il contante all’extracomunitario i militari hanno fatto scattare le manette in piena flagranza di reato.

 

16/07/2009

MAZARA DEL VALLO (TP). Avevano condiviso una storia di ben otto anni, ma L.B.U di 30 anni aveva cominciato già da un po’ a chiedere insistentemente soldi al suo compagno, un pensionato, che esasperato si è rivolto ai Carabinieri di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Le richieste di denaro andavano avanti da tempo con aggressioni a base di calci e pugni ogni volta che l’anziano si rifiutava di consegnare i soldi. Per questa ragione, quindi, la relazione tra i due si era, piano piano, logorata. Ad ogni incontro tra i duel L.B.U chiedeva al suo compagno cifre che si aggiravano intorno ai 100 o 200 euro, ma quando le richieste si erano fatte più insisenti il pensionato aveva deciso di troncare la relazione. E proprio questo ha esasperato L.B.U che, minacciando il suo ormai ex compagno, gli aveva chiesto 2000 euro altrimenti avrebbe rivelato pubblicamente la sua omosessualità. L’uomo, terrorizzato, è tornato dai Carabinieri raccontando di avere appuntamento con L.B.U nella mattinata di ieri. Gli agenti, quindi, hanno seguito a distanza il pensionato e hanno potuto arrestare l’estortore in flagranza di reato, mentre si faceva consegnare i soli 300 euro che l’uomo era riuscito a racimolare, documentando tutte le fasi dell’estorsione. Il pensionato è riuscito così a recuperare almeno l’ultima quota versata a L.B.U mentre quest’ultimo dovrà rispondere di estorsione.

BULLISMO

 

29/01/2009

Belluno. Torna il bullismo a scuola, stavolta fuori dalle aule ma sempre fra studenti. La vittima è un ragazzo di tredici anni, già oggetto di ripetute offese da parte dei compagni e che si è visto costretto a cambiare scuola. Questa volta i genitori hanno sporto querela. Una decina di giorni fa è andato a Feltre per una manifestazione sportiva di basket. Durante il tragitto in pullman, dove ha ritrovato i vecchi compagni e sul quale viaggiava un insegnante, è stato oggetto di cori razzisti e offensivi, proprio come in passato, quando venne definito «terrone» e «omosessuale» e quando i suoi libri venivano presi e fatti volare in aria. La situazione è peggiorata negli spogliatoi della palestra di Feltre. Qualcuno ha preso il suo zaino e lo ha messo sotto l’acqua delle docce. Più tardi, per completare l’opera, anche la tuta e le scarpe hanno fatto la stessa fine, cosicché il ragazzo è stato costretto a tornare in pantaloncini e maglietta. Aspettando di risalire sul pullman è stato bersagliato da palle di neve. Non ha potuto nemmeno chiamare in tempo reale i genitori, perché il telefono cellulare custodito nello zaino era ormai inservibile.

 

04.03.2009

BARI. Quattro studenti di un istituto professionale – due di 16 anni, uno di 17 e uno di 15 – sono stati denunciati in stato di libertà dai carabinieri per un episodio di bullismo di cui sarebbe stato vittima un quindicenne che frequenta la stessa scuola. I quattro sono indagati per concorso in violenza privata, minacce, danneggiamento seguito da incendio e procurato allarme. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, l’ episodio sarebbe avvenuto su un vagone delle ferrovie Sud-est. I quattro minorenni avrebbero accerchiato e minacciato il quindicenne, bruciacchiandogli il giubbotto e costringendolo a sottoscrivere su un foglio la frase «sono omosessuale». Poi i quattro avrebbero chiamato la madre del ragazzo riferendole che lo avevano sequestrato e chiedendo 50 euro per il rilascio; tutto però si sarebbe fermato alla pretesa di denaro.

 

22/05/2009

MESTRE (VE). Per due anni lo hanno insultato e umiliato. Oltre alle offese e alle parolacce, gli davano del gay all’unico scopo di prendersi gioco di lui, troppo debole e spaventato per ribellarsi ai suoi aguzzini. E come se non bastasse, lo riprendevano mentre lo spingevano in un angolo e gli tiravano addosso qualsiasi cosa. Poi i video sono arrivati su un noto social network dove i bulli avevano creato un profilo apposito dove convogliare tutti i cimeli digitali delle loro riprovevoli azioni, con tanto di dati personali della vittima. Alla fine il ragazzo non ce l’ha fatta più ed ha raccontato tutto ai genitori che hanno denunciato tutto alla polizia. Adesso l’indagine si è conclusa e i persecutori del ragazzo sono stati individuati. Il tutto si è verificato in una scuola del centro di Mestre in cui la vittima frequentava, ai tempi delle angherie, la quinta superiore. Gli autori delle persecuzioni erano dei compagni di classe e il tutto si svolgeva all’interno dell’istituto. Tutti sapevano ed erano in molti a pensare che fosse divertente. Gli aguzzini, però, sono cinque tutti già maggiorenni quando i fatti si sono verificati con un’età compresa tra i 19 e i 20 anni.

 

04/07/2009

PAVIA. E’ stato preso di mira dai suoi compagni di scuola perché “sembrava” omosessuale. La vittima è un ragazzino di 13 anni delle medie. Un gruppo di coetanei lo ha aggredito fuori da scuola, ma è tra i banchi che la violenza si è alimentata, con prese in giro e vessazioni. Soprusi culminati poi nell’aggressione vera e propria. Sulla vicenda, che si è verificata qualche settimana fa – ma la notizia, vista la delicatezza della vicenda, si è diffusa a distanza di tempo – è stata presentata una denuncia. Ma le accuse di maltrattamenti e lesioni non avrebbero avuto, fino a questo momento, conseguenze giudiziarie. Il ragazzino, che chiamereo Andrea, è stato preso di mira dai coetanei perché “sembrava” omosessuale. Un pregiudizio basato sull’impressione e cresciuto a poco a poco tra i banchi di scuola, fino a toccare il culmine nell’aggressione. Forse Andrea non ha neppure un fidanzatino. Forse ancora non è del tutto consapevole delle sue scelte, vista la giovane età. Ma ai compagni questo non importa. Il gruppetto di “bulli”, secondo la denuncia presentata, gli rende lo stesso la vita impossibile. Da dentro le mura scolastiche, dove tutto è iniziato come una presa in giro, un lancio dei “soliti” insulti a sfondo sessuale più o meno velati o più o meno volgari, le vessazioni crescono fino a culminare in un episodio di vera e propria aggressione omofobica. 

 

ATTI VANDALICI

17/05/2009

UDINE. Oggi e domani a Udine e Pordenone inizitive per la giornata mondiale contro l’omofobia: alcuni manifesti che le annunciano sono già stati strappati. Arcigay e Arcilesbica hanno organizzato una campagna di affissioni e due conferenze sul tema a ricordare che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e perché i governi di tutto il mondo approvino leggi che puniscano l’omofobia, l’intolleranza e la violenza. Anche il Comitato provinciale Arcigay Nuovi Passi di Udine e Pordenone, insieme con Arcilesbica Udine, sono impegnati in quest’opera di sensibilizzazione, con l’affissione di manifesti nei due capoluoghi e con l’organizzazione di due conferenze. Ma già poche ore dopo l’affissione di alcuni manifesti a Udine, sono stati segnalati all’Arcigay friulana alcuni casi di danneggiamento dei manifesti stessi.

 

18/05/2009

ROMA. ‘Froci malati’: e’ la scritta che da questa mattina si trova accanto alla porta d’ingresso del Coming Out, lo storico bar della Capitale luogo di ritrovo della comunita’ omosessuale nel cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano a Roma. Altre scritte simili sono comparse anche lungo via di Capo d’Africa.

 

21/05/2009

MILANO. Intorno all’1.30 della notte tra il 19 e il 20 maggio, tre pietre sono state lanciate contro la vetrina del bar Love di via Sammartini 23. Le pietre, lanciate da circa 10 metri di distanza, ovvero dai binari che passano proprio di fronte la gay street milanese hanno infranto il vetro colpendo, fortunatamente solo di striscio, uno dei clienti che in quel momento si trovavano all’interno del locale.

 

05/08/2009

PISA. Brutta sorpresa questa mattina per i dipendenti del portale Gay.it. L’ascensore e la porta di ingresso degli uffici dove lavora lo staff del sito gay sono stati trovati imbrattati con scritte inneggianti alla guerra santa, alla morte per le persone omosessuali e con simboli neofascisti e satanici. "Gay.it morirete oggi", "I vostri uffici bruceranno", "Abbasso i gay", "Morirete froci", "Gay Muftì", sono solo alcune delle scritte rinvenute.

 

 

24 agosto 2009

Le donne salveranno il mondo.

Minute e anziane, e preparate. Giovani e indomite, e determinate. Per loro la vita è lotta. Contro governi che brandiscono la religione come arma di guerra per azzittirle e farne docili serve, e contro quelle società – dal Messico al Congo – che semplicemente ne umiliano il corpo e l’anima. Contro l’inetta giunta militare birmana (è il caso famoso di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, appena condannata ad altri 18 mesi di arresti domiciliari) e contro la più potente dittatura del mondo, la Cina. Non hanno paura. Combattono contro una diga in India perché "i dollari non sono commestibili" (l’attivista Medha Patkar, nella foto sotto), e in nome degli alberi portatori di pace in Kenya (il premio Nobel Wangaari Mathai).
Osano indossare i pantaloni in Sudan. Rivendicare a costo della vita il diritto alla maternità in Zambia e in Cina. Cercano di guidare l’automobile o varcare il confine dell’Arabia Saudita non accompagnate da un uomo. I nemici sono sempre l’ingiustizia e la sopraffazione. Ma le forme di lotta sono infinite. Con ognuna mettono in gioco la vita perché un giorno altre donne possano averla, una vita. Sono le eroine del nuovo millennio: le donne che non si arrendono a società fatte contro di loro. A differenza degli eroi uomini, quando combattono nel nome dei diritti umani, della democrazia, della libertà, lottano prima di tutto per la sopravvivenza loro e dei loro figli.

Secondo Amnesty International, una donna su tre subisce una qualche forma di violenza e, in determinati Paesi, due su tre. "Eccezione fatta per i paesi Scandinavi, nel resto del mondo le donne sono vittime di una qualche forma di discriminazione", spiega Mary Hawkesworth, direttore di ‘Signs: Journal of Women in Culture and Society’, la rivista guru del femminismo mondiale. Ciò che è peggio è che queste donne coraggio sono spesso, troppo spesso, lasciate a combattere da sole. "Ci sono 12 agenzie dell’Onu e 17 mila peacekeeper in Congo, ma il responsabile umanitario dell’Onu è andato a visitare il Paese soltanto quando Eve Ensler, autrice dei ‘Monologhi della Vagina’, ha raccontato ai giornalisti americani di essere ‘ritornata dall’inferno’" (un luogo in cui ribelli rwandesi e soldati congolesi con uguale violenza da 15 anni considerano gli uteri delle donne personale terreno di gioco, e vi trascinando bastoni, sedie e machete), racconta Stephen Lewis, co-direttore di Aids-Free World.

Ma da quest’autunno qualcosa potrebbe cambiare. L’assemblea generale delle Nazioni Unite, un’organizzazione ancora figlia degli anni 50, patriarcale e gerarchica, dovrebbe finalmente dare il via libera a una superagenzia dedicata ai diritti delle donne. Quelle che esistono oggi – Unifem, Daw, Osagi e Instraw – hanno budget ridicoli, nessun coordinamento e sono completamente escluse dal processo decisionale dei vertici.

Non potrebbe esserci momento migliore per cambiare rotta. Perché questa non è stata un’estate facile per le donne-eroine. Il 15 luglio è stata uccisa a Grozny, in Cecenia, Natalia Estemirova, una giornalista impegnata a rivendicare i soprusi commessi con il sigillo del Cremlino dal brutale regime di Ramzan Kadirov. Era amica ed erede della russa Anna Politkovskaja, l’attivista per i diritti umani, acerrima nemica del premier Vladimir Putin, silenziata dal regime nel 2006. Faceva parte di Memorial, una ong che si batte per il rispetto dei diritti civili in molti stati dell’ex Unione Sovietica, fondata da un’altra donna, l’avvocatessa Lidia Yusupova, oggi sotto minaccia di morte. "Durante gli anni del conflitto, quando gli uomini sparivano a migliaia, le donne hanno iniziato ad avere un ruolo sempre più importante nella società cecena, per questo adesso ci sono tante attiviste donne, e per questo Kadirov vuole rimetterle ‘al loro posto’ appoggiando, ad esempio, la poligamia e vietando i vestiti scollati all’europea", spiega Tanya Lokshina, vide direttore di Human Rights Watch in Russia.
 
Il 4 agosto Rabiya Kadeer, 62 anni, la ‘Dalai Lama degli uiguri’ (i cinesi di etnia turcomanna perseguitati dalla dittatura cinese), in esilio dal 2005 dopo anni di prigionia, ha visto i suoi figli apparire sulle televisioni di Stato per condannarla come malefica regista occulta delle sanguinose rivolte di luglio. Negli stessi giorni i registi cinesi boicottavano il Film Festival di Melbourne e gli hacker con gli occhi a mandorla ne bloccavano il sito: era la vendetta di Pechino dopo che l’organizzazione aveva rifiutato la sua richiesta di non proiettare il film sulla Kadeer, ‘Le 10 condizione dell’amore’, diretto da Jeff Daniels.

L’11 agosto la 63enne leader democraticamente eletta della Birmania, Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari dal 1988, è stata condannata pretestuosamente dalla giunta militare a un altro anno e mezzo di detenzione per evitare che si presenti alle elezioni del prossimo dicembre, che, fossero libere, vincerebbe senza un giorno di campagna elettorale. Lei, donna coraggio in un Paese in cui le donne sono sistematicamente soggette a violenza da parte delle uniformi militari, è diventata non solo il simbolo della Birmania oppressa ma di quell’intera parte di mondo.

I blogger asiatici non hanno perso tempo a tracciare paragoni tra Aung San Suu Kyi e Mu Sochua (foto sotto), una parlamentare dell’opposizione in Cambogia, candidata al premio Nobel per la pace, in lotta aperta con il primo ministro Hun Sen dal 2004.

"Hun Sen sa bene che quest’anno ha rubato le elezioni e che il suo partito non avrebbe mai vinto se le elezioni si fossero svolte liberamente", ripete Sochua, che accusa: "La Cambogia ormai è una democrazia soltanto sulla carta". Nata in una ricca famiglia di Phnom Penh che l’ha spedita a Parigi quando la Cambogia è diventata terreno di guerra, Sochua ha vissuto in esilio per 18 anni e non ha mai piu rivisto i suoi genitori, spariti nell’abisso creato dai Khmer Rouge. Al rientro in patria nel 1989, ha fondato Khemara, la prima ong al femminile del Paese, e ha iniziato a battersi per i diritti delle donne. Ottenuto un seggio in parlamento nel 1998, è stata nominata ministro delle Donne in un paese con un livello di alfabetizzazione drammaticamente inferiore a quello maschile. Si è dimessa da ministro nel 2004, accusando il governo di corruzione, e si è unita al partito d’opposizione. "Credo che la Birmania e la Cambogia abbiano problemi simili anche se differiscono in intensità", spiega Sam Rainsy, il leader del partito di opposizione: "In ogni dittatura i diritti delle minoranze e quelli delle donne sono oppressi. Così le donne diventano la testa d’ariete di qualsiasi lotta in nome della democrazia e della dignità umana".

Ed è esattamente in nome di una discriminazione feroce da parte di una dittatura religiosa bugiarda che centinaia di migliaia di donne, decorate di verde, si sono riversate nelle strade iraniane lo scorso luglio, quando Mahmoud Ahmadinejad ha vinto coi brogli le elezioni presidenziali. "Nei paesi islamici – e sono oltre 60 – le attiviste si dedicano soprattutto alla difesa dei diritti delle donne", spiega Hawkesworth: "Nel farlo è inevitabile che finiscano in diretto contrasto con la leadership del Paese".

Tra loro c’era Neda, la giovane colpita a morte dai basij e santificata da una comunità on line che ne ha diffuso il messaggio ben oltre i confini nazionali. E poi Shadi Sadr, un’avvocatessa dei diritti umani, arrestata, picchiata, minacciata e più tardi rilasciata. E ancora la giornalista Narges Mohammadi, portavoce del ‘Centro in difesa dei diritti umani,’ fondato dal premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e chiuso quest’inverno dal regime. Avrebbe dovuto venire in Italia a luglio a ritirare il premio Alexander Langer, ma le è stato confiscato il passaporto. Al suo posto è venuta Ebadi, che se oggi è il più celebre avvocato iraniano per i diritti umani, nel 1969 – dieci anni prima della rivoluzione islamica – era il primo giudice donna nella storia dell’Iran. Già perché oltre al coraggio queste donne hanno in comune una preparazione culturale al di sopra della media del loro Paese, di cui, nella veste di avvocatesse, dottoresse o giornaliste, ne finiscono per diventare potente coscienza civile.

La Ebadi del Pakistan è Hina Jilani, l’avvocato che ha creato nel 1980, con la sorella Asma, il Women’s Action Forum per aiutare le donne ad ottenere il divorzio da mariti violenti. Nel 1981 ha fondato il primo studio legale femminile del Pakistan, diventando più volte obiettivo di attacchi violenti e minacce all’interno e all’esterno del suo ufficio. Cinque anni dopo ha dato vita alla Commissione pachistana per i diritti umani ed è diventata primo rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per la difesa dei diritti umani.

In Afghanistan, il regno degli uomini misogini per ideologia – i talebani – ha scelto di intraprendere la via del governo, e quindi diventare un facile bersaglio degli studenti coranici, la dottoressa ematologa Habiba Sarabi: è il primo governatore donna del Paese, nella provincia di Bamyan. Era stata ministro degli Affari delle donne e, prima, ministro della Cultura e dell’educazione. I galloni li aveva guadagnati sul campo: fuggita in Pakistan con l’arrivo al potere dei talebani, aveva lavorato come insegnante per ragazze nei campi per rifugiati. Al rientro in Afghanistan, dove oltre l’80 per cento delle donne è analfabeta e ha un’aspettativa di vita di 45 anni a causa delle morti per parto, aveva fondato l’Associazione per l’assistenza umanitaria alle donne e ai bambini.

Non avrebbe invece mai immaginato di diventare una leader dell’opposizione Ding Dizilin (foto sotto), un’ex professoressa di filosofia all’Università del Popolo di Pechino, oggi settantenne.

 
Fino a quando in quel lontano 4 giugno del 1989 le uccisero il figlio 17enne in piazza Tian An Men. Prima tentò la via del suicidio, poi quella dell’impegno civile, e fondò ‘Le madri di Tian An Men’. Nata per portare conforto alle centinaia, forse migliaia, di madri che Deng Xiaoping aveva privato dei figli pur di non mettere a rischio la sopravvivenza del regime comunista, l’organizzazione è diventata, vent’anni dopo, un potente simbolo politico: in una società priva di valori etici ed affettivi non sopravvive la verità; senza verità, non può esistere giustizia; e senza giustizia donne – e uomini – non potranno mai essere liberi.
di Federica Bianchi espresso.repubblica.it  (titolo orginale: "Donne Coraggio").
 
 

 
21 agosto 2009

Quando la sicurezza dei cittadini diventa un affare improduttivo.

Sicurezza è business. Improduttivo. Lo hanno dimostrato scientificamente due ricercatori americani Arjun Jayadev & Samuel Bowles. I due professori hanno introdotto la nozione di “lavoro di tutela” per descrivere la “sicurezza” fatta di guardie private, polizia, militari, addetti al controllo, video sorveglianti. Le capitali dei sud del mondo, ove si concentra l’estrema ricchezza nei cuori delle città da sempre attorniate da estreme povertà, sono ben visibili i diversi “tutori dell’ordine”.

Economicamente, secondo Stefano Zamagni, sono uno spreco in quanto lavoro improduttivo. Ma diffusissimo. Negli USA un individuo su quattro garantisce sicurezza delle persone, delle proprietà, dei luoghi di lavoro e delle istituzioni. Il Dipartimento del Lavoro USA ha stimato che entro il 2012 vi saranno più guardie giurate che insegnanti di scuola superiore. Insomma, + panico + business.

Considerando la percentuale del “lavoro di tutela” sul lavoro totale notiamo dalle statistiche divulgate dai due autori che la Svizzera ha il 9,7%, Svezia, Danimarca e Norvegia l’11%, l’Italia il 14,3%, Spagna ed Inghilterra il 19,8% e gli USA stanno sfiorando il 25%.

Ma una nazione con meno tutori è una nazione capace di relazione. Dove la gente ha occasione per incontrarsi, conoscersi, invitarsi, aiutarsi, vegliare. Tutto ciò dev’essere politicamente favorito. Come? Quattro flash per problemi di spazio:

Architettura. I quartieri su basi speculative ( + metri cubi + appartamenti + inquilini – spazio pubblico) costringe la gente ad acquistare, parcheggiare e dormire ma non ad incontrarsi. I pochi luoghi riservati al verde pubblico hanno un cartello che vieta il gioco. Teatri, palestre, giardini, luoghi di animazione sono vitali.

Cultura. Diffusa e non solo per un periodo dell’anno. Ai margini delle platee che stanno frequentando i diversi appuntamenti ricreativi agostani, spesso ad entrata libera, essendo l’Italia un paese ad accoglienza turistica vi sono persone sole, accattoni, irregolari, diversi. La gente non ha tempo per fomentare il rancore dato dalla propria solitudine ed “apre la mente”.

Formazione. Libera tutti. Ne abbiamo bisogno estremo a tutte le età, per tutti e su tutte le materie per rielaborare le nostre paure. Paura di perdere il nostro welfare, paura di un futuro senza studio e lavoro, paura di essere abbandonati nel momento della bisogna. Ma la paura, secondo le neuroscienze, ci blocca. Non viviamo bene e non siamo in grado di sviluppare il proprio potenziale quando i livelli di insicurezza oltrepassano una certa soglia. Un’eccessiva insicurezza blocca la creatività e la capacità di adattamento del nostro cervello.

Informazione. La realtà è diversa da alcuni luoghi comuni: “gli immigrati rubano lavoro agli italiani”, per esempio. Bankitalia conferma il contrario. La crescita della presenza straniera in Italia "non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani".

Partecipazione. Uno studio della Banca Mondiale www.govindicators.org dimostra che su 37 Paesi, a parità di condizioni socio politiche ed economiche, più alta è la partecipazione politica in forme quali i forum o sondaggi deliberativi, le giurie popolari, ecc.., più alta è la qualità dei servizi pubblici ed anche la credibilità dei governi. Giova, quindi, il “fuori tutti” per amministrare i nostri territori, per abitare le nostre piazze.

Una parola per chiudere.

Visione. Una società non può basarsi sull’apporto solo degli analisti che periodicamente ci dicono “dove stiamo andando”. Serve un pensiero in grado di decifrare i grandi cambiamenti dell’oggi per progettare futuro. Il rischio è l’akrasia (volontà debole) che permette al vuoto di governare.

di Fabio Pipinato

 

21 agosto 2009

VII Forum “L’impresa di un’economia diversa”

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo

Cernobbio, 5 settembre 2009

Quest’anno il Forum di Sbilanciamoci! – L’impresa di un’economia diversa – arriva a Cernobbio in una edizione speciale di una sola giornata, il 5 settembre, dedicata tutta alla crisi economica e finanziaria globale e ai suoi riflessi in Italia.

La crisi economica e finanziaria ha già prodotto pesanti conseguenze sociali, ma nuovi effetti gravissimi arriveranno nei prossimi mesi e nel 2010, con la perdita di altri centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’aumento della povertà, la chiusura di fabbriche e la riduzione del volume delle attività produttive. Si tratta della crisi più grave dal dopoguerra, alla quale la comunità internazionale ha dato sin qui una risposta insufficiente.

Il governo italiano si è contraddistinto per una ancora maggiore assenza di strategia e di interventi significativi e incisivi. La gran parte delle misure messe in campo sino ad ora sono simboliche, modeste e senza effetti sul corso di una crisi che, anche in Italia, nei prossimi mesi si preannuncia pesantissima.

Ecco perché, mentre i nostri ministri andranno al workshop dello Studio Ambrosetti ad illustrare e a rivendicare i "meriti" dell’azione di governo, Sbilanciamoci!, a poche centinaia di metri dal forum ufficiale, organizza un contro-forum di una giornata in cui spiegherà con documenti e analisi circostanziate il bluff delle misure del governo contro la crisi, molte ancora da attuare e altre con impatto modesto o addirittura inesistente, altre ancora completamente negative.

Nello stesso tempo metteremo in campo le nostre 10 proposte per uscire dalla crisi, per orientare l’economia verso un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile, equo e di qualità: presenteremo le nostre alternative per un modello fondato sulla riconversione ecologica dell’economia, la qualità sociale e collettiva dei consumi, il ruolo positivo dell’intervento pubblico, i diritti e la dignità del lavoro.

Al Forum parteciperanno rappresentanti ed esponenti della società civile, delle associazioni, del sindacato, ricercatori ed esperti, ospiti internazionali.

Tra le prime conferme: Mario Agostinelli (Un’Altra Lombardia), Andrea Baranes (Fondazione Banca Etica), Paolo Beni (Presidente ARCI), Monica Di Sisto (Fair), Andrea Fumagalli (Università di Pavia), Alfonso Gianni (Economista), Sergio Giovagnoli (Responsabile Politiche Sociali ARCI), Maurizio Gubbiotti (Segreteria nazionale di Legambiente), Stefano Lenzi (Responsabile Relazioni istituzionali del WWF), Mattia Lolli (Comitato 3 e 32 Abruzzo), Giulio Marcon (Portavoce Sbilanciamoci!), Alessandra Mecozzi (Responsabile Etseri FIOM- CGIL), Mario Pianta (Università di Urbino), Guglielmo Ragozzino (il manifesto), Gianni Rinaldini (Segretario della FIOM-CGIL),  Roberto Romano (Sbilanciamoci.info),  Alessandro Santoro (Università Bicocca Milano), Pierluigi Sullo (Direttore di Carta), Antonio Tricarico (Presidente della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale), Alberto Zoratti (Fair).

Il Forum di Sbilanciamoci! quest’anno è completamente autofinanziato. La campagna chiede a tutti, al momento dell’iscrizione, di effettuare una donazione (non obbligatoria): 10 euro per studenti e disoccupati, 20 euro per i lavoratori, 50/100 euro per i sostenitori e i gruppi organizzati. La prenotazione per la partecipazione è obbligatoria e, per motivi logistici e di capienza delle sale, il numero di posti è limitato.

Il Forum si svolgerà a Cernobbio, presso lo spazio “Cernobbioshed” via Manzoni 1 – 22012 Cernobbio (CO) – http://www.cernobbioshed.com/

Media partner dell’iniziativa: Altreconomia, Articolo 1 – Radio Web della CGIL, Carta, Il manifesto, Metamorfosi, Sbilanciamoci.info, Terra

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20 agosto 2009

La precarietà come freno alla crescita

La crisi del pensiero liberista si manifesta, al momento, come riconoscimento della necessità di un maggior intervento pubblico in economia, quanto più possibile temporaneo, e preferibilmente limitato alla sola regolamentazione dei mercati finanziari. Nulla si dice sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, ben poco se ne dibatte, e si stenta a riconoscere che, nella gran parte dei casi, si è trattato di un clamoroso fallimento per gli obiettivi espliciti che si proponeva: così che la ‘flessibilità’ del lavoro resta, anche in regime di crisi, un totem. È opportuno premettere che, ad oggi, in Italia, non si dispone di una stima esatta del numero di lavoratori precari: il che, in larga misura, riflette le numerose tipologie contrattuali previste dalla legge 30, alcune delle quali censibili come forme di lavoro autonomo. L’Istat individua 3 milioni e 400 mila posizioni di lavoro precarie, a fronte dei 4 milioni di lavoratori precari censiti dall’Isfol[1].
Gli apologeti della flessibilità prevedevano, già dagli anni ottanta, che la rimozione dei vincoli posti alle imprese dallo Statuto dei lavoratori in ordine alla libertà di assunzione e licenziamento avrebbe accresciuto l’occupazione, e dato impulso a una maggiore mobilità sociale, tale da portare anche alla crescita delle retribuzioni medie. Dal 2003, anno di entrata in vigore della legge 30 (la cosiddetta Legge Biagi), che ha impresso la più significativa accelerazione alla destrutturazione del mercato del lavoro in Italia, il tasso di occupazione in Italia non è aumentato, e nei tempi più recenti è aumentata semmai la disoccupazione, anche al netto della crisi in atto. Può essere sufficiente ricordare che, come certificato dall’Istat, nel 2008, il tasso di disoccupazione è passato al 6,7%, dal 6,1% dell’anno precedente[2]. Per quanto riguarda i salari, nel rapporto OCSE del maggio 2009 si legge che con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca al ventitreesimo posto della classifica dei 30 Paesi più industrializzati, e che – nel corso dell’ultimo decennio – è il Paese che ha dato maggiore impulso alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro[3].
Vi sono due ordini di ragioni per le quali le politiche di flessibilità riducono l’occupazione e i salari:
1) La precarietà disincentiva le innovazioni. Ciò accade perché se un’impresa può ottenere profitti mediante l’uso ‘flessibile’ della forza-lavoro, e, dunque, comprimendo i salari e i costi connessi alla tutela dei diritti dei lavoratori, non ha alcuna convenienza a utilizzare risorse per finanziare attività di ricerca e sviluppo. Le quali, peraltro, danno risultati di lungo periodo, difficilmente compatibili con ritmi di competizione – su scala globale – sempre più accelerati. La compressione delle innovazioni riduce il tasso di crescita e, di conseguenza, l’ammontare di prodotto sociale destinabile al lavoro dipendente[4].
2) La precarietà riduce la propensione al consumo. La somministrazione di contratti a tempo determinato accresce, infatti, l’incertezza dei lavoratori in ordine al reddito futuro. Al fine di mantenere un profilo di consumi nel tempo quanto più possibile inalterato – ovvero al fine di non impoverirsi nel caso di mancato rinnovo del contratto – è ragionevole attendersi un aumento dei risparmi oggi per far fronte all’eventualità di dover consumare domani senza reddito da lavoro. Contestualmente, per l’operare di ciò che viene definito ‘effetto di disciplina’, la minaccia di licenziamento accresce l’intensità del lavoro. Il corollario è duplice: da un lato, le imprese fronteggiano una domanda di beni di consumo in calo; dall’altro, possono produrre quantità maggiori di beni e servizi con un numero inferiore di lavoratori. L’esito inevitabile è il licenziamento o la non assunzione[5].
A ciò si può aggiungere un’ulteriore considerazione. La compressione della domanda, conseguente alla riduzione dei salari e dunque dei consumi derivante dalle politiche di precarizzazione, incentiva le imprese a ridurre gli investimenti produttivi – dal momento che la produzione di merci non troverebbe sbocchi – e a dirottare quote crescenti del proprio capitale monetario in attività finanziarie[6]. Si tratta di un fenomeno noto come “divenire rendita del profitto”, che è alla base dei recenti processi di ‘finanziarizzazione’, e che è accentuato dall’accelerazione dei tempi necessari di produzione e vendita per far fronte alla concorrenza su scala globale. Si calcola, a riguardo, e con riferimento agli Stati Uniti (e l’economia italiana non ne è esente), che l’emissione netta di azioni da parte delle imprese non agricole e non finanziarie è diventata permanentemente negativa nel periodo compreso fra il 1994 e il 2007[7]. Ciò significa che l’acquisizione di profitti mediante la speculazione nei mercati finanziari è stata la strategia prevalente negli ultimi dieci anni, e preferita dalla gran parte delle imprese (soprattutto di grandi dimensioni) rispetto alla produzione “reale”, ovvero nella produzione di beni e servizi. Il processo ha dato luogo progressivamente a effetti di retroazione: la precarizzazione del lavoro, comprimendo la domanda, ha indotto le imprese a usare le proprie risorse in usi improduttivi, ovvero nella finanza ultra-speculativa, che dà rendimenti elevati e in tempi rapidi mediante il solo scambio di moneta contro moneta. Il che ha determinato un’ulteriore compressione della produzione e, dunque, dell’occupazione e dei salari. Letta in quest’ottica, la precarizzazione è stata – ed è – causa e, al tempo stesso, effetto della finanziarizzazione. Essa ha contribuito al venir meno di quel “patto implicito” sul quale, secondo Keynes, poteva reggersi la riproduzione capitalistica: consentire ai capitalisti di appropriarsi della “parte migliore della torta”, ma solo a condizione di farne investimenti produttivi per farla diventare più grande[8].
di Guglielmo Forges Davanzati

GFD: nato a Napoli il 6.12.1967, si è laureato in Scienze Politiche – indirizzo economico nel 1991. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Economia presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli “Federico II”, con specializzazione presso l’Università di Cambridge (UK). E’ attualmente professore associato confermato di Storia del pensiero economico nell’Università del Salento di Lecce e titolare dell’insegnamento di Economia Politica presso la medesima sede. Ha scritto su temi di economia del lavoro e di teoria Post Keynesiana. Ha collaborato alla stesura del documento tecnico sull’”Alta qualità del lavoro” per la Regione Campania ed è componente del comitato scientifico sull’economia sommersa della Regione Puglia.

Note:
[1] Con la precisazione – non irrilevante – che la precarietà riguarda prevalentemente le donne, che già costituiscono il segmento dell’offerta di lavoro meno presente nel mercato del lavoro italiano.
[2] Va considerato che nel periodo che intercorre fra il c.d. pacchetto Treu e il 2006 si è registrato, in Italia, un aumento dell’occupazione, imputato in ambito neoliberista, proprio alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro. Tuttavia, come mostrato in particolare da Antonella Stirati, la crescita dell’occupazione si è avuta nei settori nei quali sono meno diffusi i contratti atipici, così che la crescita dell’occupazione nel periodo considerato deve essere attribuita ad altre variabili. Si veda A.Stirati, La flessibilità del mercato del lavoro e il mito del conflitto tra generazioni, in P.Leon e R.Realfonzo (a cura di), L’economia della precarietà. Roma: Manifestolibri 2008, pp.181-191.�
[3] Le premesse ideologiche di queste politiche sono state efficacemente individuate da Angelo Salento, su questa rivista. Per un’analisi degli aspetti economico-giuridici delle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro si rinvia all’intervento di Luigi Cavallaio del 9 dicembre 2008 su questa rivista.
[4] Si rinvia, su questi aspetti, a G. Forges Davanzati and A. Pacella, Minimum wage, credit rationing and unemployment in a monetary economy, “European Journal of Economic and Social System”, 2009, vol.XXII, n.1. Per un inquadramento più generale del problema, sotto il profilo teorico ed empirico, si veda anche P.Leon e R.Realfonzo (a cura di), L’economia della precarietà, Roma: Manifestolibri, 2008.
[5] Per una trattazione analitica di questa tesi, si veda G. Forges Davanzati and R. Realfonzo, Labour market deregulation and unemployment in a monetary economy, in R. Arena and N. Salvadori (eds.), Money, credit and the role of the State, Aldershot: Ashgate, 2004, pp.65-74.
[6] In tal senso, risulta non recepibile la tesi secondo la quale la ‘finanziarizzazione’ dipenderebbe da una modifica delle preferenze degli operatori finanziari, che avrebbero assunto maggiore propensione al rischio. Sul tema, v. A.Graziani, La teoria monetaria della produzione, Arezzo: Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, 1994, pp.155-156.�
[7] Si veda K.H. Roth, Crisi globale, proletarizzazione globale, contro-prospettive. Prime ipotesi di ricerca, in A. Fumagalli e S.Mezzadra (a cura di),  Crisi dell’economia globale, Verona: Ombrecorte 2009, pp.175-208.
[8] Si può incidentalmente osservare che ciò che può sembrare, in prima battuta, un luogo comune – i precari non possono permettersi di fare figli – è, a ben vedere, assolutamente vero. L’Eurispes registra che la scelta della maternità è strettamente legata alle condizioni economico-sociali delle donne e, in particolare, alla precarietà lavorativa. Circa i due terzi degli intervistati si dichiara impossibilitato a progettare un ampliamento del proprio nucleo familiare, imputando questa scelta alla ‘flessibilità’ del proprio contratto di lavoro. L’Istat certifica che, al 2008, l’Italia è tra i paesi al mondo col più basso indice di natalità, con una media di 1,30 figli per donna, il che innanzitutto non consente il cosiddetto “ricambio delle generazioni”, e il tasso di natalità degli italiani è in costante calo da almeno un decennio. Si può indurre che gran parte del fenomeno – che ovviamente attiene anche a modificazioni di ordine sociale e culturale – è imputabile alla straordinaria diffusione di contratti a termine, e ha un risvolto di lungo termine (etico ed economico) che è totalmente trascurato, se non altro perché la riduzione del tasso di natalità – al netto delle immigrazioni – implica una futura riduzione dell’offerta di lavoro e del PIL potenziale futuro.

archeologi-italiani.it
19 agosto 2009

Bankitalia: immigrati e italiani riescono a convivere

I migranti costano poco e rendono molto. Bankitalia sconfessa i discorsi leghisti. Il gettito fiscale degli stranieri rappresenta il 4%, mentre assorbono soltanto il 2,5% della spesa sociale (scuola, sanità)
 
Uno studio di Bankitalia dedicato alle economie regionali rileva che la crescita della presenza straniera in Italia «Non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani».
Anzi, secondo il documento vi sarebbe una «Complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne». Per queste ultime, la crescente presenza straniera attenuerebbe i vincoli legati alla presenza di figli e all`assistenza dei familiari più anziani, permettendo di aumentare l`offerta di lavoro.
A partire dagli anni Novanta, l`Italia è divenuta meta di considerevoli flussi migratori dall`estero. La quota di popolazione immigrata, sottolinea lo studio, è passata dallo 0,6 per cento nel 1991 a quasi il 6 nel 2008.
Nell`ultimo quinquennio il numero di stranieri residenti è più che raddoppiato, portandosi a 3,4 milioni di persone. Sull`aumento hanno influito la regolarizzazione avviata nel 2002 che ha portato all`emersione di circa 650 mila persone che già lavoravano in Italia e gli ingressi di cittadini europei divenuti comunitari recentemente.
Le nuove generazioni di stranieri registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, già modesto nel contesto internazionale, degli italiani, prosegue Bankitalia che sottolinea come le difficoltà scolastiche degli stranieri sono più accentuate nel Mezzogiorno.
L`afflusso degli immigrati non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l`incidenza della popolazione straniera è oggi molto più elevata nel Centro Nord (quasi l`8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (2,1 per cento). In Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, dove si concentra il 45 per cento della popolazione italiana e si produce poco meno del 60 per cento del valore aggiunto nazionale, risiedono quasi il 70 per cento degli stranieri.
Nel 2008, ricorda Bankitalia citando i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell`Istat, i lavoratori stranieri residenti in Italia rappresentavano il 7,5 per cento dell`occupazione complessiva; al Centro Nord l`incidenza era superiore al 9 per cento, a fronte del 3 nel Mezzogiorno.
Il tasso di occupazione degli stranieri in età lavorativa era pari al 67 per cento, 9 punti percentuali in più rispetto agli italiani. Il divario è in parte riconducibile a caratteristiche individuali, quali la minore età media degli stranieri e la necessità di avere un lavoro per ottenere il permesso di soggiorno, in parte alla loro concentrazione nelle aree più sviluppate del Paese, dove è più forte la domanda di lavoro.
Il tasso di occupazione degli stranieri residenti nel Mezzogiorno era pari al 59 per cento, circa 9 punti percentuali in meno rispetto a quello del Centro Nord. E` ragionevole ipotizzare che i più bassi tassi di occupazione nel meridione risentano della maggiore diffusione del lavoro sommerso e dei fenomeni di irregolarità, si legge nello studio. Sempre secondo elaborazioni della Banca d`Italia, i redditi da lavoro dipendente nel settore privato degli stranieri sono inferiori di circa l`11 per cento a quelli degli italiani.
Il differenziale salariale, oltre al minore livello di istruzione degli stranieri, è attribuibile anche a una maggiore concentrazione in settori di attività e mansioni meno qualificate e in imprese meno produttive. Le retribuzioni degli stranieri nel Mezzogiorno sono più basse di quelle al Centro Nord.
Il livello di istruzione dei lavoratori stranieri è in media inferiore a quello degli italiani. Nel 2008, gli occupati con cittadinanza estera di età compresa tra i 25 e i 65 anni in possesso al più di un titolo di studio corrispondente alla scuola media inferiore erano il 44 per cento, quasi 7 punti percentuali in più rispetto al corrispondente valore per gli italiani; quelli in possesso di una laurea erano circa il 13 per cento a fronte del 18 per gli italiani.

www.localport.it
 
La demagogia del Centrodestra
 
”Lo studio di Bankitalia rappresenta l’ennesima conferma della demagogia della maggioranza di centrodestra”. Il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, ammonisce che ”quando si legifera bisognerebbe farlo sulla base dei dati della realta’ e non per assecondare pulsioni xenofobe che le stesse forze della maggioranza hanno provveduto ad alimentare artificiosamente”.
L’Italia dei Valori, ricorda Belisario, ”non ha mai pensato che bisogna aprire le frontiere a chiunque voglia venire ma che i flussi di immigrati debbano essere regolarizzati in base alle esigenze reali del mondo del lavoro. Quello di Bankitalia è uno studio scientifico e smentisce in maniera clamorosa tutte le teorie strampalate di Berlusconi e Bossi. Senza contare – conclude – che maggiori restrizioni agli extracomunitari regolari alimentano l’immigrazione clandestina e che questo governo non si è affatto mosso su un altro terreno fondamentale, quello dell’integrazione, indispensabile per assicurare la pacifica convivenza tra culture diverse”
Felice Bellisario
 
Principali settori di attività – Stranieri maschi con cariche diverse da titolari
Grafico riferito alla tabella 43 [Principali settori di attività per lavoratori stranieri con cariche sociali diverse da quelle di titolari distinti per sesso]
Principali settori di attività- straniere femmine con cariche diverse da titolari
Grafico riferito alla tabella 43 [Principali settori di attività per lavoratori stranieri con cariche sociali diverse da quelle di titolari distinti per sesso]
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