Antonio Di Pietro: “È vero, abbiamo perso voti”

Ma la protesta non basta più: è arrivato il momento della responsabilità.

Onorevole Di Pietro, lo sa cosa dicono?    No, cosa?    Che lei sarebbe dispiaciuto per la vittoria di De Magistris a Napoli.    Ma questi sono matti…    Prego?    Allora: io personalmente a Napoli ci ho piazzato le tende! E tutta l’Italia dei Valori si è trasferita in città – tutto lo staff! – per fare campagna elettorale con il coltello tra i denti. Se non fossimo contenti della vittoria di Luigi dovrebbero chiamare il 118 e caricarci! Antonio Di Pietro è soddisfatto. Ha letto la dettagliata analisi con cui ieri Il Sole 24 Ore diceva che il suo movimento ha perso voti. Il leader dell’Idv non contesta quelle cifre, ma ne fornisce un’interpretazione – come vedremo – totalmente diversa. Ne approfitta, anzi, per spiegare le sue differenze con il grillismo (è una cortese, ma ragionata presa di distanze) e per rilanciare l’idea di una nuova coalizione che considera già in campo: “Se D’Alema sognava di sposarsi con l’amante, cioè con il Terzo polo, adesso si deve rassegnare. Non perché sia diventato improvvisamente virtuoso: ma perché l’amante non c’è più!”.    Onorevole Di Pietro, partiamo da quell’articolo del Sole 24 Ore.    Non sono il solito politicante che nega la realtà perché non gli piace. È vero che abbiamo perso dei voti, punto.    È un’ammissione difficile?    Potrei dire che abbiamo raddoppiato rispetto alle Regionali scorse, così come può farlo la Lega. Ma sarebbe una mezza verità, anzi una non verità, rispetto al dato delle Politiche e delle Europee.    Cioè?    Abbiamo perso voti, certo. Ma io lo sapevo e lo avevo messo in conto.    Perché?    Siamo stati i primi, in Italia, a fare la protesta. L’abbiamo fatta più e meglio di tutti, quando era il tempo e quando era necessario; siamo stati nelle piazze, abbiamo urlato. Ma adesso quella stagione è finita: ne sta iniziando un’altra, è tempo di costruire.    Sta prendendo le distanze dal “grillismo”, per caso?    Per carità, un fenomeno che conosco e rispetto, un movimento pieno di giovani come il nostro…    Ma?    Ma se noi avessimo fatto come Grillo, a Bologna e ci fossimo accontentati della protesta, adesso non ci sarebbe un sindaco di sinistra, ma avrebbe vinto un leghista. Si è vinto per lo zero virgola quattro!    Anche a Milano, allora…    E infatti siamo contenti e orgogliosi di aver sostenuto un candidato forte come Pisapia e un progetto serio come quello della sua coalizione, per costruire la nuova Milano. Pisapia e la Moratti non sono uguali! Se lo avesse detto pure Grillo, la Moratti sarebbe già a casa. Capisce?    Ci sono funzioni diverse.    Per carità! Io sono contento che Grillo sostenga i referendum. Ma se non ci fossero stati i poveri cristi dell’Italia dei Valori che facevano i banchetti oggi, quei referendum non ci sarebbero. Ecco, noi siamo in questa fase: quella per cui bisogna costruire per voltare pagina. La protesta, un minuto dopo lo scrutinio vale come il due di briscola. Noi, invece stiamo costruendo un nuovo governo.    Berlusconi non è ancora sconfitto.    Appunto! Proprio perché è animale braccato e ferito diventa più pericoloso e aumenta il rischio di una nuova svolta antidemocratica. I piduisti sono sempre all’opera.    Addirittura?    Conoscendo l’uomo non c’è da stupirsi. Il primo atto è il voto della Camera con cui lunedì e martedì il centrodestra vorrebbe approvare un pasticcetto legislativo per disinnescare il quesito sul nucleare.    Responsabili permettendo…    I Responsabili, come la Lega, sono sotto ricatto. Voteranno, eccome.    Cos’altro vi dice questo voto?    Che per noi è il momento della responsabilità, quella vera. Lei ci segue da tempo, è un processo avviato con la scelta in Campania.    In queste Regionali si sono sperimentate diverse formule.    Ma anche stavolta c’è stato un verdetto chiaro. Dove il nuovo centrosinistra Pd, Idv Sel si è riunito, abbiamo ottenuto i migliori risultati.    A che si riferisce?    A brutti esperimenti come quello di Cassino. Lì il Pd aveva provato ad allearsi con Futuro e libertà e gli elettori hanno mandato al ballottaggio il resto della coalizione, cioè noi, Sel e i nostri alleati.    Lei ha dei propositi bellicosi?    Al contrario. Come le ho detto sono molto unitario. Sono disposto a sacrificare qualcosa a cui tengo molto, uno zero virgola in più pur di far vincere la coalizione. Non possiamo più permetterci errori ed egoismi di partito.    Resta il mistero per cui i leader della coalizione non si sono mai riuniti sul palco.    E lo dice a me? Io e Vendola, anzi, prima di tutti Vendola, diamo a Cesare quel che è di Cesare, abbiamo posto questo problema a Bersani, mesi fa: non ci hanno ancora detto né sì né no!    E cosa ha risposto, allora, Bersani?    No, non voglio gettare la croce su di lui. Si ritrova a gestire un partito complesso, non voglio tirargli la giacchetta. So che ogni giorno si trova in casa qualcuno che dice: “Rompi con Di Pietro! Lascia a casa Sel!”. Follie.    Ma allora si resta immobili?    Spero proprio di no. Anche perché questo voto è di facile lettura: la gente ha scelto, sempre e dappertutto, l’alternativa e il cambiamento.    A Napoli, però, De Magistris ha rifiutato l’apparentamento    È così.    Si sente di criticarlo?    Ma per l’amor di Dio! Sono uno dei responsabili di quella scelta. E devo dire che, con molta onestà, sia il Pd che Sel hanno detto che lo sosterranno comunque.    Perché è stato d’accordo con la    scelta, se sembra il contrario di    quello che lei ha detto fino ad ora?    Non c’è nessuna contraddizione. A Napoli il Pd locale non era riuscito a rinnovarsi da solo, e noi con De Magistris abbiamo salvato il vecchio centrosinistra da una sconfitta certa.    Ma l’apparentamento non poteva riconciliare?    L’apparentamento formale avrebbe riportato in consiglio quei dirigenti della vecchia guardia che gli elettori, non noi, hanno lasciato a casa. Per rispettare questa volontà, costruiamo l’apparentamento sostanziale dei programmi e rifiutiamo quello formale dei partiti. È l’unico modo per vincere.    Mentre nel resto d’Italia…    Siamo uniti da un capo all’altro d’Italia. Milano e Napoli devono diventare i simboli della nuova Italia. Vede, in questo voto si è dimostrato un fatto incontestabile: il Terzo polo non esiste. E la riprova è che ai ballottaggi non sceglie. Sceglie la linea suicida di Ponzio Pilato.    Vuole chiudere le porte a possibili accordi?    Certo che no. Ma senza di noi e di Sel il Pd non va da nessuna parte. Anzi, quando il Pd si unisce a noi prende anche più voti. Costruiamo un programma e una leadership insieme, e poi dialoghiamo con gli altri.    Cioè?    Le porte devono essere aperte. Ma non ci sono porte se non si costruisce la casa!

di Luca Telese, IFQ

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