Il dovere di schierarsi

Non sono mai stato un moderato, anche se il termine in sé non è brutto. Non ho la tensione o propensione al compromesso, pur riconoscendone le virtù politiche. Penso che, soprattutto in talune circostanze, non si possa stare nel mezzo, ci si debba schierare. Durante la stagione delle bombe in Sicilia, nel 1992, i siciliani onesti si schierarono, con paura e coraggio allo stesso tempo, fecero capire dove andava il loro cuore e dov’era la loro volontà di riscatto. Tra il 1992 e il 1994 gli italiani dalle mani pulite si fecero sentire, si schierarono, certo poi sono stati traditi da Berlusconi, per chi era caduto nel trappolone dell’antipolitica del Vanna Marchi di Arcore, e da quella sinistra incapace di consolidare un progetto di alternativa, non solo politica, ma anche sociale, economica e culturale.   Ora, in pieno tracollo morale e con l’etica pubblica al collasso, bisogna schierarsi, altrimenti aumenta la confusione e gli onesti si deprimono, si scoraggiano. Chi non elabora idee e concetti limpidi e chiari diviene complice, connivente, in alcuni casi addirittura correo. Quando mi fermarono da magistrato e mi buttarono fuori da Catanzaro con i guanti vellutati del potere, non mi inorridirono quelli che sapevo essere manifestamente collusi, ma quelli che apparivano, falsamente, quali depositari dell’etica e del rispetto della legalità, ma che invece rappresentano le peggiori stampelle del regime immorale che ci sta opprimendo. In un momento in cui la magistratura è sotto assedio sarebbe utile al Paese che la stessa abbia non solo la forza di contrastare gli attacchi eversivi alla sua intoccabile indipendenza, ma anche di affrontare la questione morale al suo interno che comincia a essere preoccupante, non invece eludere o addirittura   nascondere le opacità, far finta di niente solo perché c’è Berlusconi che tuona. Un alibi, rischia di divenire una condanna. Far parte di cricche et similia non può essere una stelletta per far carriera. Segnali preoccupanti,   non per la magistratura in primis, ma per i cittadini che hanno necessità vitale di magistrati autonomi e indipendenti. Le gerarchie vaticane, non certo i tanti sacerdoti che seminano amore e testimoniano la bellezza della vita, invece di esprimere parole nette e univoche, di fronte alla mignottocrazia berlusconiana, si cimentano in equilibrismi dialettici e linguaggi in politichese puro. Un colpo al cerchio e uno alla botte, la zona grigia, quella del potere, quella usata da chi ha   avuto, conta di avere e non vuol mettersi contro solo per valori e ideali. Così come parte dell’opposizione politica critica ferocemente Berlusconi ma in realtà si è berlusconizzata. Propone l’abbattimento politico del sultano, ma non la distruzione del sistema che lo mantiene, attraverso   la necessaria costruzione di una vera alternativa. L’Italia ha bisogno di nettezza e chiarezza. Ecco perché è bello – in questa spazzatura morale – osservare un fresco profumo di libertà che avanza, che vuole rompere e costruire allo stesso tempo. Operai, studenti, operatori sociali, impiegati, precari, disoccupati. Lavoratori dei 1.000 euro al mese e donne che non sono in vendita per potere e per la lussuria dei poteri. Dobbiamo entrare nelle stanze del potere e aprirle,   c’è troppa puzza di compromesso morale, c’è troppo moralismo di convenienza e da strapazzo, c’è assenza di etica pubblica, c’è troppa legalità sospetta, illegittima, ad personas, da disubbidienza civile, morale e culturale.

di Luigi De Magistris – IFQ

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