Tutti gli uomini (inguaiati) del vicepresidente

Il suo assistente nella società Aeroporti di Roma (Adr), Roberto Mercuri, è agli arresti domiciliari da due settimane. Il suo (ex) braccio sinistro nella Global Wood Holding, Aldo Bonaldi, è in una cella del carcere di Kiev. È un momento delicato, per Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e presidente di Adr, da quando il pm di Crotone Pierpaolo Bruni sta indagando sulla centrale turbogas di Scandale.    Un’indagine che ha già portato a cinque arresti e vede tra gli indagati, per concorso in truffa, l’ex sottosegretario alle Attività produttive Giuseppe Galati (Udc). Adesso nel-l’orbita delle indagini, sebbene non sia indagato, c’è proprio Palenzona: la procura sta accertando la natura dei suoi rapporti con Bonaldi e Mercuri . Il nesso è proprio la Global Wood Holding, della quale Palenzona è stato presidente per un anno, dal 2008 al 2009: uno dei conti esteri di Bonaldi, infatti, porta a quella società.    I pm vogliono capire come mai i signori “quasi sconosciuti”, arrestati per bancarotta nell’inchiesta “Energopoli”, siano così vicini a un uomo chiave del potere finanziario. Bonaldi tra il 1999 e il 2001 non presentò neanche la dichiarazione dei redditi. Di lì a poco però – ed è proprio il cuore dell’inchiesta – riuscì a vendere al colosso spagnolo Endesa l’autorizzazione per costruire una centrale “cogenerativa” a Scandale, provincia di Crotone, al prezzo di 40 milioni di euro.    DAL 2001 lo “sconosciuto” Bonaldi punta sulla Calabria: quando s’inizia a discutere di un “contratto di programma”. Finanziato con soldi pubblici, il progetto dovrebbe sviluppare il settore industriale di un’area depressa, quella di Crotone. La cronologia, in questa storia, è fondamentale. Ma dobbiamo guardarla da due angolazioni diverse. Quella di Bonaldi, prima. Quella di Mercuri, poi.    Il 27 febbraio 2002 Bonaldi costituisce la Eurosviluppo Industriale. Pochi giorni dopo – siamo al 28 marzo – il Cipe approva il contratto di programma nel quale Bonaldi riuscirà, più tardi, a infilarsi. Il Cipe approva il progetto con una rapidità impressionante. E in quel periodo è sotto la guida di Giuseppe Galati, sottosegretario all’Economia dell’Udc, uomo vicinissimo a Roberto Mercuri. La E.I. di Bonaldi inizia ad acquistare quote del consorzio e, in meno di un anno, riesce a controllarlo: nel dicembre 2003 il progetto finanziato dal ministero è nelle sue mani. E la sua E.I., quasi per incanto, inizia a popolarsi di pezzi da novanta: il 18 luglio 2003 nel cda entra Franco Bonferroni, politico di lungo corso.    Nato a Reggio Emilia nel 1938, Bonferroni siede tuttora nel cda di Finmeccanica. In Tangentopoli fu condannato in primo grado e poi assolto, comparve nell’elenco dei massoni iscritti alla Loggia P2, anche se ha sempre negato nega qualsiasi affiliazione. Due settimane dopo il suo ingresso, il primo agosto, alla “E.I.” arriva la prima tranche di soldi pubblici. Secondo l’accusa, però, non servono a finanziare il progetto, ma ad acquisire crediti presso le banche: il vero obiettivo è ottenere l’autorizzazione per costruire la centrale turbogas cogenerativa, far salire il valore di “E.I.”, e rivenderla a prezzi milionari.    Finora abbiamo guardato la storia dal lato di Bonaldi, ex socio di Palenzona nella Global Wood Holding, ma ora bisogna invertire la prospettiva e guardare, tutta questa vicenda, da un altro lato: quello di Roberto Mercuri, assistente di Palenzona nella Aeroporti Roma. Ricordando un dettaglio fondamentale: Bonferroni è presente anche in questo caso, come consigliere della “Pianimpianti”, società che Mercuri inizia a scalare nel 2004: gli anni più attivi, per il contratto di programma approvato, a tempo di record, dal ministero dove siede, come sottosegretario, Galati. Il ministero, nel maggio 2004, autorizza la Eurosviluppo Industriale a realizzare la centrale di Scandale. Ma a una condizione: deve funzionare in assetto “cogenerativo”, assimilabile alla produzione di energia rinnovabile. Il semplice “pezzo di carta” sviluppa un affare da 40 milioni. Senza l’esborso di un centesimo privato. Gli unici euro in circolazione: la prima tranche di soldi pubblici arrivati, alla “E.I.” di Bonaldi, il primo agosto 2003. Ma nel febbraio 2004, ben prima che arrivi l’autorizzazione dal ministero, un intimo amico di Galati si presenta in una banca, la Bibop Carire: è Roberto Mercuri. Nella riservata istruttoria della banca, che il Fatto Quotidiano ha avuto modo di visionare, si legge che Mercuri il 12 febbraio chiede un fido per acquistare il 36 per cento di una società, la “Fin. ind. Int”, con sede in Lussemburgo, per poterla controllare al 100 per cento. L’istruttoria spiega che, a sua volta, la Fin.ind.int “detiene il 66 per cento della Eurosviluppo industriale”. Parliamo della società di Bonaldi: l’affare inizia a passare nelle mani di Mercuri. Ma c’è di più.

IL 12 FEBBRAIO, dell’autorizzazione, non c’è neanche l’ombra. Eppure nell’istruttoria della banca, datata 16 maggio, si legge cosa avrebbe riferito, Mercuri, a partire da quel 12 febbraio: “C’è una trattativa estremamente riservata per la cessione del citato impianto alla Asm Brescia spa e alla Endesa Spa”. Prima ancora che l’impianto venisse autorizzato, quindi, Mercuri sa già a chi sarà venduto. L’informazione è utile per ottenere il fido da 3,7 milioni. Che viene deliberato. Mercuri poi acquista, per pochi soldi, le quote di Eurosviluppo elettrica: il suo valore salirà pochi giorni dopo. Quando arriverà l’autorizzazione per la centrale, la Eurosviluppo sarà venduta per circa 40 milioni di euro. La Bibop Carire, che offre il fido a Mercuri, oggi, è nell’orbita di Unicredit, quindi di Palenzona. Ma all’epoca era di Capitalia, che “teneva in pancia” anche la Cassa di risparmio di Reggio Emilia, terra di Bonferroni. Lo stesso Bonferroni che un testimone, parlando del suo ruolo in Pianimpianti e dei suoi rapporti con Mercuri, definisce in questo modo: “Ritengo che il Mercuri ottenesse capacità finanziarie grazie all’intercessione di Bonferroni presso le banche…”. Bonferroni non è indagato nell’inchiesta in questione, lo stralcio di verbale serve solo a delineare lo scenario, che si colora con un’altra vicenda: un anno dopo, nel 2005, quando il figlio di Bonferroni si sposa a Beirut, al matrimonio partecipano anche Fabrizio Palenzona e il sottosegretario Galati, l’intimo amico di Mercuri. Lo stesso Mercuri che Palenzona, pochi giorni fa, dopo l’arresto, in un’intervista al Corriere della Sera, ha definito un “galantuomo”, sottolineando che nel 2004 non lo conosceva. Conosceva però Galati e Bonferroni.

NEL 2004, comunque, la Eurosviluppo è passata, da circa un anno, nelle mani di Mercuri. A settembre Bonferroni esce dal cda. E Mercuri rivende le proprie quote. Resta lo “sconosciuto” Bonaldi che la vende per circa 40 milioni a Endesa e Asm Brescia. Come Mercuri aveva anticipato in banca. Nel frattempo proprio Mercuri ha scalato una grossa società, la Pianimpianti, dove siedeva il consigliere Bonferroni, che per la vicenda della centrale in Calabria ha fatturato 5 milioni per operazioni inesistenti e oggi s’è trasformata in una piccola srl con sede in Tunisia.    Mercuri è diventato il braccio destro di Palenzona in Aeroporti Roma. Bonaldi è ai vertici di una holding che produce energie a biomasse, la Global Wood, dove Palenzona è stato presidente per un anno. E la Global Wood Holding ha tentato un grosso affare – poi sfumato – con la Alerion, dove ancora una volta sedeva, nel cda, Franco Bonferroni.

di Antonio Massari, IFQ

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3 commenti to “Tutti gli uomini (inguaiati) del vicepresidente”

  1. E poi si lamentano che l’Italia non e ‘stata invitata in Inghilterra.Credono che gli altri stati non conoscono le beghe politiche che ci sono in Italia Come questi personaggi hanno ridotto la nazione.

    • buon giorno, posso solo commentare dicendo: andate avanti a cercare, prendete la mente di tutto questo affare, perchè purtroppo, loro si sentono tranquilli e invincibili, noi ex dipendenti siamo in una strada senza aver percepito nulla, ed in più non riusciamo a sapere nulla in merito allle ns. spettanze, visto che hanno trasferito la sede della società da milano in tunisia. (parlo della società Pianimpianti che di fatto non è fallita ancora ma è stata chiusa dal rag. Baroni) grazie

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