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28 ottobre 2011

La paga del sabato sera

Il circo di Arcore costa al premier un miliardo di euro per appena trenta mesi. Mille milioni per tenere in piedi il tendone di festini, ville, favori ad amici e politici, regali all’infinita schiera delle bunga girls e aiuti vari agli immancabili conoscenti bisognosi. Le spese di gestione di Silvioland non possono essere smentite: sono impresse sul conto corrente 129 acceso da Berlusconi al Monte dei Paschi di Siena. Uno dei tanti depositi di cui dispone il premier e l’unico finora entrato nelle carte delle inchieste che lo coinvolgono, in particolare il commissariamento della banca di Denis Verdini e il caso Ruby. Complessivamente i pm di Firenze e Milano hanno acquisito i movimenti bancari del conto 129 nei periodi compresi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008 e da gennaio a dicembre 2009. In questo arco di tempo il premier ha entrate per 810 milioni 142 mi-la euro ma le uscite sono superiori: 988 milioni 73 mila euro. Il circo, del resto, costa.

Full optional

Duecentocinquamila euro se ne vanno in un attimo per l’acquisto di nove Mini, di cui una full optional da 37 mila euro, per le ragazze dei festini, quelle alloggiate nel residence di via Olgettina a Milano. Al ragionier Giuseppe Spinelli, che con l’aiuto di Nicole Minetti, saldava i conti delle bunga girls, dall’affitto alle bollette della luce, il premier versa complessivamente 1,9 milioni. Altrettanti ne vengono distribuiti a una ventina tra attrici, starlette, ballerine, che in modi diversi fanno almeno una comparsa negli spettacoli del circo. Ma il premier si cura anche degli affetti. Al fratello Paolo versa 48 milioni di euro, mentre ai figli di prime nozze Marina e Pier Silvio bonifica mensilmente cifre comprese tra i 100 e i 150mila euro. Infine i costi delle residenze. Ogni trenta giorni circa, il premier invia tra i 30 e i 50 mila euro a Mario Fundoni, il fidato custode di villa La Certosa. Altrettanti bonifici, per i medesimi importi, vanno alla società Calagrande per l’affitto di Palazzo Grazioli. L’immobiliare è di Marco Iannilli e, almeno nel 2008 aveva sede presso lo studio romano di Cesare Previti. Le tre location preferite dal premier per le nottate a ritmo di bunga bunga non esauriscono la lista delle spese del capitolo abitazioni. Ci sono anche quelle nuove, da costruire. Non in Brianza, ma in uno dei paradisi fiscali dei Caraibi: Antigua. Per un complesso di oltre venti ville il premier spende 16 milioni di euro. Un altro lo versa in diverse tranche al fidatissimo architetto Gamonti che cura il progetto.

Il fido Marcello

I movimenti bancari del Cavaliere sono finiti nell’inchiesta fiorentina che vede Denis Verdini indagato per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e Marcello Dell’Utri per appropriazione indebita con altre 53 persone per finanziamenti e prestiti milionari concessi senza garanzie dal Credito cooperativo fiorentino, oggi commissariato, del coordinatore nazionale del Pdl. Durante le indagini sull’istituto di credito è emersa la particolare posizione di Dell’Utri: il senatore aveva un’esposizione di 7 milioni di euro. Ad aiutarlo è intervenuto, il 22 maggio 2008, l’amico benefattore Silvio con un prestito infruttifero di 1,5 milioni partito dal conto corrente numero 129. I pm toscani hanno così chiesto ai Carabinieri del Ros di verificare i movimenti del deposito. Alzando il sipario sulle spese del circo.

La scia Fininvest

Dal conto partono fondi anche per l’imprenditore Renato Della Valle. L’unico che riceve un prestito e ne restituisce una parte, 800mila euro nel 2008 e 250 mila nel 2009. La fondazione intitolata all’amato Bettino Craxi riceve 200mila euro, mentre la storica fedelissima assistente del premier beneficia di un versamento: il 17 aprile 2008 per 1,4 milioni. Tra gli amici spunta il senatore del Pdl Salvatore Sciascia che beneficia di un bonifico di 500mila euro. Sciascia, ex ragioniere della Fininvest, era stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 2 anni e 6 mesi per la corruzione di alcuni membri della Guardia di Finanza. Confessò di aver versato personalmente quattro tangenti da 100 milioni di lire l’una, con l’intento di ammorbidire le verifiche fiscali sulle società Fininvest, Mediolanum, Mondadori, Edilnord e Telepiù. L’attuale senatore disse che i soldi per le tangenti glie-li aveva dati Paolo Berlusconi. Altro politico a beneficiare dei fondi del premier è Umberto Scapagnini, ex sindaco di Catania, che riceve sessantamila euro.

Ruby e le 26 dame

Trasferimenti da 15mila euro a 3 milioni ciascuno, per 26 donne diverse. Una buona fetta è finita già sotto i riflettori per il caso Ruby e i loro nomi sono presenti anche nelle carte dell’inchiesta in cui il premier è indagato per prostituzione minorile. Dall’Ape Regina Sabina Began – che riceve 50mila euro con un bonifico del marzo 2008 – a Barbara Matera che con 3 bonifici racimola 95mila euro. Ecco le new entry, le cui posizioni sono ancora da definire che però, sono finite nelle carte dell’inchiesta della Procura di Firenze. 325mila euro dal gennaio 2007 al marzo 2008 a favore della “figlioccia” di battesimo Isabella Orsini che riceveva 50mila o 100.000 euro. Evelina Manna, che si accreditava come la signora segreta del capo del Governo viene “retribuita” con 700mila euro mentre ne arrivano 300mila alla “arcorina” Albertina Carraro. Altre beneficiarie sono showgirl, aspiranti soubrette e giovani partecipanti delle feste del premier finite nelle carte dell’inchiesta Ruby e oggetto di altri “regali”. Ci sono anche Friederike Girth che riceve 115mila euro in 4 tranche, Cristina Ravot 150.000, Valentina Frascaroli 45.000. Mentre Alessandra Sorcinelli appena 30mila in tre parti. Oltre a Francesca Impiglia e Claudia Galanti Ortigoza spuntano nomi nuovi come Natalia Mesa Bush (20.000 euro), Kutyle Rasa che ne riceve 220.000, Licia Emanuela Zonin 19.000 (con bonifico del 23.2.2011), Julia Eli Espino Coque 200.000 (prestito infruttifero con bonifico del 27.5.2008), Angela Immacolata Di Ninni 50.000. E ancora, nelle carte si trovano Raissa Skorkina che riceve bonifici per 150.000 e per 40.000 euro, la già nota Virginia Sanjust 170.000 euro. Ancora: Michelle Nouri, Antonietta de Pascale 20.000, Assunta Fortunato 100mila euro, Rosangela Pruna 40.000, Renata Teixeira Nune 25.000, Angela Sozio 38mila, Giuliana Speziale alla quale arrivano ben 3 milioni di euro. Infine Isabella Orsini, principessa per matrimonio (con il belga Edouard Maloral de Ligne): 275 mila euro in In questo vortice di donazioni, regali e generosi pensieri a attrici e ballerine di bunga bunga spunta un bonifico di 20mila euro a Radio Maria.

Il coordinatore PdL

Ma le spese folli il Cavaliere può permettersele. Lo stile di vita a sei zeri contagia anche i suoi uomini. Come Verdini, che però ha entrate a dir poco inferiori. E finisce nei guai. Le finanze dell’onorevole sembrano piuttosto in affanno. Gli atti dei Ros ricostruiscono i movimenti vorticosi sui conti correnti del coordinatore Pdl. A cominciare da quei 250mila euro pagati per comprarsi una Maybach 57. O i 100mila euro spesi in un atelier dell’esclusivissima Crans Montana. Il Credito Cooperativo Fiorentino (definito ieri dai pm “una scatola vuota”) puntella le traballanti casse della famiglia.

Dalle tasche di Verdini escono tanti soldi. Ma ne entrano anche. Dalle informative dei Ros emerge che su un conto del Ccf intestato al coordinatore Pdl presso la Elacont Srl (società del commercialista Luciano Belli) vengono accreditati dieci bonifici per un totale di 1,3 milioni. Somme, annotano i Ros, provenienti da persone fisiche e giuridiche di “interesse investigativo”. Tra cui le cementerie Barbetti, della dinastia impegnata nell’editoria (Corriere del-l’Umbria) e nel cemento. Maria Antonietta Barbetti è tra i 55 indagati nell’inchiesta. E proprio per i cementifici di famiglia, Verdini si spese come è emerso da una gustosa intercettazione dell’inchiesta sugli appalti del G8. Tutto ruota intorno alla commessa per la realizzazione di autostrade tra Marche e Umbria. Ad aggiudicarselo un gruppo di imprese tra cui quelle di Riccardo Fusi, amico fraterno di Verdini. Rocco Girlanda, parlamentare Pdl nonché amministratore del Corriere dell’Umbria, si adopera perché le forniture di cemento per la grande opera siano effettuate dai Barbetti (un affare da 40 milioni).

di Sara Frangini Ferruccio Sansa e Davide Vecchi, IFQ

31 agosto 2011

Piduisti, druidi e compari vertice horror chez B.

I rigatoni sono piaciuti a tutti, il misto di pesce invece ha diviso. Non meno della nuova manovra, riscritta per la millesima volta (e sempre male: almeno in questo risiede coerenza). Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. I gerarchi italiani, invece, gozzovigliano. E affrontano la catastrofe esibendo le avanguardie che meritano: Berlusconi, Bossi, Tremonti, Calderoli, Cicchitto, Maroni, Alfano, Gasparri. Una milizia intellettuale che in qualsiasi altro paese rimpolperebbe – quando non le galere – le fila degli addestratori di cimici albine, ma che in Italia signoreggia e soverchia. La notizia del vertice di Arcore, laddove “vertice” è un ossimoro, non è tanto la mesta lista della spese: Province abolite (come no), parlamentari dimezzati (numericamente; cerebralmente se la cavano già da soli) e stretta sulle pensioni (ancora una volta ha ceduto la Lega: mai visto un “celodurismo” così moscio). I dati salienti sono altri: il “dove” e il “chi”. Il pensatoio per elucubrare una contromossa valida alla crisi non è stato una sede istituzionale, bensì un bordello privato. Il luogo entro cui si è raggiunta l’intesa ha infatti coinciso con la sala del pianoforte di Villa San Martino. Quella – si dice – dei festini. Un po’ come se Napoleone, pure lui despota bonsai nonché instancabile sul fronte strategico-ormonale, avesse pianificato l’annientamento a Wagram della Quinta Coalizione dentro una segreta del Marchese De Sa-de. Dalla filosofia alla politica del “boudoir”: un bel passo avanti. Mens sana in corpore sano, governo balzano in villa libertina. Non è dato sapere se i governanti, tra uno Champagne e un gingerino, abbiano poi festeggiato con un’allegra scozzata di zebedei, oppure stringendo l’erettissimo membro della statua priapica in segno di stima. È invece acclarato che la Bunga Bunga Room, dopo aver visto olgettine orgasmizzanti e pseudo-giornalisti dalle pudenda crudamente avvizzite, ha dovuto assistere financo ai temibilissimi riflussi esofagei di Calderoli: neanche la Dresda rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale ebbe a subire cotanto mattatoio. Se il “dove” è emblematico, il “chi” è lisergico. Le sorti di una nazione non sono più nelle mani del Parlamento. I grandi temi vengono ormai affrontati da un ristretto manipolo di arditi, sistematicamente protesi ad avvalorare le tesi lombrosiane. Fuoriluogo citare i Monty Python o “La cena dei cretini”: per essere grulli occorre talento. Urge una breve ricognizione dei fenomeni che hanno varato la “Manovra Priapo-Prostatica”. Il capotavola era Silvio Berlusconi. Ovvero il Premier più ricattato del mondo, politicamente bollito da anni e zimbellato da tutto il pianeta terracqueo (soltanto Veltroni ne ha ancora una certa stima latente). Di Alfano non c’è molto da dire, se non che ha riscritto il concetto di carisma: al suo confronto, perfino Memo Remigi che rilegge un hit dei Black Sabbath assurgerebbe a trascinatore di folle . Tremonti, usato come controfigura di Russell Crowe in “Beautiful Mind”, passava fino a ieri per mente eccelsa, a conferma di quanto siano messi male nel centrodestra (al punto da ritenere Luca Barbareschi un attore). Ora ammazza le giornate sperando che Milanese non racconti quel che sa: la sua parlata cinguettante (le corde vocali di Tremonti vengono usate come diapason dalle upupe) e il suo futuro da arguto economista ne uscirebbero feriti. Di Umberto Bossi non si può dir male, perché è malato e perché ci ha quel figlio lì. Massima solidarietà, ma non è che anche prima dell’ictus fosse statista da Nobel. Ridotto a malinconica macchietta, ormai cade pure dal letto: chissà, forse è la coscienza latente che nella notte si contorce e vergogna. Di Fabrizio Cicchitto non si ricordano gesta memorabili, a parte l’iscrizione alla P2, il passato come balenottero (“delfino” non è il caso) del socialista Riccardo Lombardi , le labbra vezzose e il mantra “Lei mi deve lasciar parlare!” con cui scudiscia i conduttori tivù (non ha capito che, quando provano a zittirlo, operano per il suo bene). Maurizio Gasparri, il politico dallo sguardo fieramente bovino e la patata in bocca (altri suoi alleati ce l’hanno in testa), deve quasi tutto alla satira: se per disgrazia gli scappa una frase intelligente, non è sua ma di Corrado Guzzanti. Tra un Bobo Maroni (ah) e un “Lurch” Ghedini (ahhhhh), c’era poi l’aitante Roberto Calderoli. Il Lato A di Borghezio, l’idea di druido che ha il Trota. L’uomo – e “uomo” è qui licenza poetica – che con la sola imposizione di una t-shirt ha fatto invelenire Bengasi. L’inventore del Porcellum elettorale e il pasionario rubizzo che brucia “375mila leggi inutili” (fateci caso: “inutili”, “porcate”. Calderoli ama giocare in casa). Più che un summit , quello di Arcore è da configurarsi come esposizione rutilante di varia umanità. Beato il paese che non ha bisogno di eroi, diceva Brecht. Aveva ragione, benché comunista. Però, anche il paese che non ha bisogno dei Gasparri, mica è meno fortunato.

di Andrea Scanzi, IFQ

6 aprile 2011

Papi, Nicole e il tapis roulant del Parlamento

C’è una frase che dovrebbe chiarire una volta per tutte che uno scandalo pubblico è qualcosa di diverso da una faccenda di sesso privato. Se ancora ce ne fosse bisogno, e non dovrebbe essercene, poiché ormai anche i bambini hanno capito cosa succedeva dentro alla villa di Arcore e che il Bunga Bunga non è un fatto “privato” del presidente del Consiglio solo perché avveniva nelle sue residenze “private”.    Se ancora ce ne fosse bisogno, ma evidentemente ce n’è bisogno, perché ancora si continuano a leggere dichiarazioni cerchiobottiste (si vabbè, non è proprio un comportamento esemplare, ma insomma saranno fatti suoi quello che uno fa a casa sua), intorcinate difese ad personam (neopuritani di stretta osservanza rivendicano il diritto ad azioni libertine come purificazioni escatologiche dell’anima dalle fatiche della vita politica) e ridicoli tentativi di deligittimazione giudiziaria (queste intercettazioni sono illegittime, fatti tutti da provare, niente di penalmente rilevante e tutto il repertorio che ben conosciamo).

C’È INVECE questa frase che spiega molte cose. Eccola. Berlusconi parla al telefono con Nicole Minetti: “Come sta la mia consigliera bravissima? Mi parlano tutti così bene di te, amore. Tutti quelli della Lega, i nostri (…). Così poi quando ci sono le elezioni vieni in Parlamento”.    Nicole Minetti è una ragazza che studia per igienista dentale. Dopo qualche apparizione in programmi Mediaset viene magicamente catapultata dai banchi dell’Università del San Raffaele direttamente su quelli del Consiglio regionale della Lombardia. Formalmente eletta (ma usare questo termine è davvero improprio) nelle file del Pdl, in verità imposta da Berlusconi nel listino ristretto (cioè tra i candidati che passano di sicuro) con parere negativo dello stesso governatore lombardo Roberto Formigoni, casto ciellino che ingoia il rospo perché si può bofonchiare in sottofondo, ma meglio non protestare con il capo quando si parla di donne.    “La mia consigliera bravissima… mi parlano tutti così bene di te… amore… sarai con me in Parlamento”. Togliamo queste frasi dal contesto italiano del Bunga Bunga e mettiamole in bocca a un qualsiasi altro leader europeo. Viene da ridere, ma proviamoci. Immaginiamo David Cameron che si rivolge in questi termini a una sua compagna di partito e immaginiamo i titoli dei giornali britannici il giorno dopo. Per par condicio, facciamo lo sforzo di pensare una Merkel che promette un seggio a un giovane consigliere della Cdu, neanche trentenne, diplomato aiuto dentista, ma così ben palestrato e con gli occhi azzurri.

MA NELLO STATO zimbello d’Europa questa frase pare normale. Già ci sono quelli che gridano alla giustizia ad orologeria e chi per difendere l’indifendibile dice che anche gli uomini vengono selezionati con gli stessi criteri. Non se ne dubita, al peggio non c’è mai fine. Ma questa frase è il suggello del sistema di potere berlusconiano. Quello che prima sospettavamo, adesso lo sappiamo. La “mignottocrazia” prende forma. “Ma tu c’hai le poppe? Manco io c’ho le poppe, c’ho le bretelle. Tutti e due non abbiamo le poppe e perciò nessun futuro, nessuna prospettiva nel Pdl”. Questo rispondeva il potente coordinatore di Forza Italia Denis Verdini, alle proteste di un condidato pugliese depennato per far entrare in lista Barbara Matera, una delle tre famose euroveline sopravvissute al bianchetto dopo la sparata di Veronica contro il ciarpame senza pudore.

SARANNO i giudici a capire quale fosse realmente il ruolo di Nicole Minetti nella gestione delle decine di ragazze che andavano e venivano da Arcore. Lei dovrà spiegare come mai il premier la spedisce di notte in Questura a recuperare e tirare fuori dai guai quella pasticciona minorenne di Ruby. Sarà la magistratura a capire a che titolo Berlusconi ha dato dei soldi a un consigliere regionale, se per ricompensarla di qualche servigio o per affetto, per amicizia o altro. Ammesso che riusciranno mai a processarli, lasciamo ai giudici il giudizio penalmente rilevante sulla faccenda.    Ai nostri fini ci basta poter dare il nostro giudizio penalmente irrilevante.

di Caterina Soffici, IFQ

24 marzo 2011

Fede e Mora maestri di cerimonia. Soldi, 18enni, feste, serate e guerra a Ghedini: tra i due il rapporto è simbiotico

Fede e Mora. Emilio e Lele, per gli amici. Loro lo sono. Chiamate, scherzi, vezzeggiativi, confidenze, strategie: i due pianificano serate con diciottenni e soldi da dare, avere. Spartirsi. Il “pozzo” dal quale attingere è Silvio Berlusconi.    Obiettivo: fare cassa    È il 28 agosto del 2010: Fede chiama Mora, l’argomento sono i soldi del premier da dividersi.    Fede: allora, ieri sera è tornato il discorso, eravamo in cinque, non di più. dice “ma senti però quello il …” hai capito, l’avvocato della minchia, ha detto “ah perché poi se si viene… se viene fuori, allora viene fuori che lui… eh… procurava programmi etc.” dico, guarda, senti, questo uomo c’ha dato tutto e c’ha dato soprattutto la riservatezza, mi segui?    Mora: assolutamente, sono tutto orecchie    F: allora, riservatezza… quindi io trovo che, ho detto… quell’altro “è troppo severo, capisco la prudenza e tutto finc.le)” guarda io ti dico solo questo, che lui sarà al creatore anche parlo fisicamente oltre che… perché lui rischia la… non mi ricordo più come Sl chiama… la bancarotta allora diventa peggio il problema. ah ma, dice lui “secondo te quanto ha bisogno?” dico guarda proprio imitandolo, perché meglio essere così no, che poi magari diventa… dico uno e due    M: uhm    F: di cui cento li dà a me in due rate che ho prestato cinquanta e cinquanta, capito?    M: certo F: vuoI dire che possono diventare uno e mezzo M: bene bene F: facciamo il calcolo che diventano uno e due M: un. .. si F: io ne prendo quattro e tu otto, va bene? M: benissimo F: guarda ti assicuro che quello ha messo le zeppe proprio le zeppe e tra l’altro bisogna che lui era li che meditava ehm dice ”sai mi ha scritto cuna lettera” dico si me l’hai già detto ieri ”si però capisci il problema è che poi sai che con tutti ‘sti problemi che lui ha poi… metti si sai Niccolò (Ghedini) mi ha detto… “dico senti Niccolò è troppo severo con questa persona ma dico ma ti pare possibile che uno che va a Taranto per guadagnare 5000 euro sia implicato in che cazzo di cose che poi in questi tempi può essere implicato. Una persona per bene si è aiutato in tutti modi, aiutando tutti si è ridotto in miseria eh dico scusa… “eh si ma tutte le altre cose sono ehm…sono… come si dice… sono… no pignorate come si dice…. vabbè insomma… ” dico no perchè poi comunque sono cose che si risolvono comunque adesso c’è soltanto da decidere vogliamo dargli una mano o non vogliamo dargli una mano? L’uomo è stressato corre in Italia per guadagnare due lire ma sarà uno che ha fatto riciclaggio? sarà uno che può essere collegato a mafia cose cosi? Tutte balle ecco. L’eccesso di prudenza deve riguardare altre persone che stanno girando, non lui.    Due vecchie cornacchie La polizia giudiziaria riporta questo stralcio di conversazione per dimostrare “una forte consonanza e intesa” fra Mora e Fede. È il 19 agosto 2010 Mora: guarda… eh… specie di cornacchione che non sei altro… Fede: (ride) vecchia cornacchia M: vecchia cornacchia… si dice cornacchia sì, vecchio no… allora… F: No, bè, per l’amor di Dio…    La felicità sessuale del direttore Emilio Fede parla con Lele Mora, gli dice che sta andando a Forte e che le ragazzine sono molto carine e può metterle a fare il meteo. Mora conferma gli apprezzamenti specialmente per quella “che sembra orientale”. Una di loro è sicuramente la 18enne Ambra Battilana. Fede: .. .perché io poi devo andare alla partita e posso portare l’orientale con me… Mora: esatto F: e poi là a cena M: ok F: no? M:e direi F: quell’altra (Roberta Bonasia, ndr) s’è impossessata… È già li eh, oggi… M:eh sì Ia manda a prenderla F: minchia ragazzi… dove a Torino? M: sì, sì ha mandato l’autista a Torino F: eh parte per il lago e vanno allago M: dieci telefonate al giorno eh?! F: minchia… secondo me queste sono meglio eh? M: eh ma direi ma è roba di un’altra qualità Direttore F: altra qualità … perchè quella poi ti posso dire, c’ha una faccia mica è bella… M: no è solo sessuale… F: eh sì e vabbè, d’accordo.. vabbè comunque staì facendo la fortuna di tutti. Senti una cosa… M: dobbiamo fare anche la nostra F: e appunto… e anche la nostra sessuale… ascolta una cosa M: ride F: brigadiere sto scherzando stiamo allestendo un programma televisivo…    Le due giovani arcorine Agosto 2010 Fede parla al telefono proprio con Ambra Battilana. La ragazza si trova insieme a Chiara Danese, anche lei 18enne. Entrambe “arcorine”. Nella telefonata parlano di Daniele Salemi, collaboratore di Lele Mora, ex giostraio piemontese. Indagato. Fede: pronto? Battilana: pronto, salve sono Ambra… F: pronto, uhei, come stai? B: tutto bene, tutto bene, Daniele (Salemi) mi ha informato che voleva un saluto da noi due F: come tesoro? sì… certo… B: (ride) vuole che le passo anche Chiara? F: come? B: le passo anche Chiara? F: si!! come stai? B: tutto bene, tutto bene F: tanto stasera forse ceniamo insieme no? B: ok F: mmm? come va? Beh ci siamo divertiti poi ieri sera alla fine B: vuole che le passo anche Chiara? F: si!! Danese: buonasera F: hey, allora, abbiamo imparato a parlare? D: eh sì (ride) sto facendo le prove… F: senti come va? forse stasera ci vediamo, credo… no? D: penso di sì, adesso non so bene perché sono qui e… devo vedere come va la serata… F: quindi non lo siete, non siete sicuri? D: io non lo so ancora non san sicura al 100%, però penso di si comunque… F: dove siete a Orte o ad Arona? D: a Orte… facciamo la sfilata… F: eh ma finite … quand’è che dovete farla la sfilata? D: tra mezz ‘oretta penso… F: eh ma ce la fate, no? D: si penso di si, io ancora non ho visto Daniele F: arriverà Daniele e poi ricordati che domani devi venire qui D: sì F: poi vediamo quand’è che dovete andare a Salsomaggiore che siete… Poi da domani… D: già lunedì F: senti tesoro mi fate sapere qualcosa, va bene? D: si sì certo, appena finiamo… F: ciao tesoro    Si festeggia la miss È il 23 agosto del 210 ed Emilio Fede parla al telefono con Ambra Battilana, Chiara Danese e Daniele Salemi. B: pronto? F: chi è? B: salve direttore, sono Ambra F: Ambra! Come va? B: Tutto bene, tutto bene, ho vinto Miss Piemonte… F: hai vinto miss Piemonte? B: sì, ho vinto miss Piemonte F: eh, non avevo dubbi… stasera festeggiamo B: ecco, volevo solo passarle Daniele per farsi spiegare una cosa eh. .. glielo passo Daniele, direttore? F: eh bisogna portarla stasera eh? Le farà schiattare tutte… Salemi: eh già direttore ma io sto venendo da lei eh? Per chi m’ha preso direttore, io sono appena partito… F: eh ma io sono ancora alla partita S: si lo so, lo so, lo so Chiara è arrivata quarta… terza terza terza… gliela passo che la vuole salutare… Danese: buonasera F: hey, allora? Brava complimenti… D: grazie mille F: vuoi dire che vai a Salsomaggiore? D: eh… No, no, era una fascia così… devo fare le prefìnalì ancora . F: No? ah porca miseria… ah, le prefinali? Ti porto io la fascia, và D: (ride) va bene… va bene F: senti sono molto contento, brava, ci vediamo stasera… ripassami Daniele S: eh direttore … F: dove ci vediamo, li? S: allora io vengo lì ad Arcore F: direttamènte li? S: vengo ad Arcore.. F: eh, però alle undici F: ah no ma sarà anche dopo. S: si undici e un quarto, undici… F: sì tanto guarda la partita qua finisce alle 22. 45, undici, saremo li, bene che vada alle undici e mezza S: va benissimo perchè spero di non incontrare traffico pelchè vedo un pò di ralentamenti… F: Tu arriva quando ti pare, ma arriva. Così la mettiamo nel culo a tutti.

di Marco Lillo, Antonella Mascali e Antonio Massari, IFQ

 

5 febbraio 2011

Dizionario illustrato della neolingua di Arcore aggiornato e adeguato ai festini di Villa San Martino

Bunga Bunga (che cos’è). Rito dionisiaco praticato, secondo Malinowski, in alcune tribù della Papuasia ancora nel XIX secolo, in particolare presso gli arcoresti, noti per la loro abilità nei traffici e negli affari. Consisteva nel-l’accompagnamento del capo anziano verso l’imbalsamazione del corpo attraverso un ripasso dei piaceri del mondo, al quale gli era consentito di accedere grazie a speciali pozioni magiche. A tale rito venivano fatte partecipare, purché non più vergini, le più belle giovinette della tribù, che il capo stesso retribuiva con il proprio personale tesoro. Al rito, non privo di suggestioni infere, potevano assistere solo due maschi della tribù stessa, selezionati tra coloro che non si dedicavano né alle armi né alla caccia   né alla pesca né alla pastorizia né alla tessitura, detti “paraxitos”.    Gli antropologi hanno trovato tracce del suggestivo rito anche nel Nord Italia, dove risulta essere stato praticato in luoghi catacombali in epoche assai più recenti.      Voci principali    Amo (arcaico: amò). Appellativo semanticamente ambiguo in voga tra drappelli di giovani cortigiane illetterate benché talora provviste di titolo di studio. Pur volendo affettare intima amicizia e indissolubile solidarietà femminile, esso esprime perfidia competitiva in vista dell’ottenimento di favori e prebende da parte del sovrano, amorevolmente definito “fonte di lucro”. Germe di odio infiltratosi, probabilmente a opera di potenze straniere, nel Partito dell’amore al governo dell’Italia agli inizi del Terzo millennio.    Altre voci utili: accademia della crusca; aiuto agli studi; acqua in bocca; ammucchiata; argano; assatanate; angiporto; arance.      Briffare (voce del verbo briffare). Terrificante espressione in uso nel sottobosco aziendale e politico padano contemporaneo. Secondo i linguisti più autorevoli significa istruire, catechizzare, fare raccomandazioni a qualcuno in vista di eventi sinistri (guerre, catastrofi naturali, epidemie, bunga bunga) così da predisporre la psicologia delle vittime a meglio affrontarli. Indice scientifico di una drammatica regressione culturale   della comunità padana, la vaga assonanza con il termine albionico briefing gli conferisce tuttavia un’aura di modernità evocando una appartenenza alla comunità di madrelingua inglese. Altre voci utili: bimbe; bonifici; bonazze; bisturi; buste; bollette (cfr. utenza); bordello.    Carriera. Movimentato percorso di vita volto a riempire il portafoglio di una persona in pochi anni indipendentemente dagli studi, dal lignaggio e dalle capacità intellettuali. Benché anche nella componente maschile della popolazione esso presenti aspetti di grande interesse, è tuttavia nella componente femminile che si esaltano velocità e apparente inspiegabilità dei tempi di arricchimento. Secondo gli studiosi della distribuzione del reddito funzionano come moltiplicatori di opportunità gli incontri orizzontali con anziani signori o loro fac-simili, specie se realizzati su grandi letti di fabbricazione russa. Per meglio diffondere il piacevole   fenomeno è stato recentemente aperto all’università del pensiero liberale della Brianza il primo master pratico su “Libero scambio e liberalità del potere” (iscrizioni a numero   aperto). Altre voci utili: conto corrente; carta di credito; contanti; comunista (pericolo); cortigiane/i; culo; colorado; café; capelli (ex).    Dentale (igienista). Professione in voga nel regno di Rea Silvia e Reo Silvio volta a conferire preziosa armonia alla bocca dei propri ospiti di riguardo e, ancor più, a quella delle loro ospiti. Per imperscrutabili ragioni, su cui gli etnografi stanno alacremente indagando, all’esercizio di tale professione si accompagnava nell’immaginario collettivo   un profilo femminile accentuatamente flessuoso e provocante, come risulta dall’abbondante materiale iconografico raccolto in numerose ricerche. Si racconta (vedi il frammento Minetti 144.b) che per i capricci del mercato del lavoro gli igienisti dentali siano stati a lungo arruolati al posto dei più idonei igienisti mentali. Solo un grande trauma politico-giudiziario dei primi anni del terzo millennio ristabilì l’urgente bisogno di questi ultimi. Altre voci utili: decoro; decenza; demenza; delicatezza; disinteresse; desnuda; dipendenza; dormire di giorno.    Emilio. Nome proprio di eremita anziano e religiosissimo (detto perciò Fede) uso sottoporsi con faticosa frequenza alla terribile prova del diavolo per confermarsi nel proprio voto di castità. Refrattario ai peccati della lussuria e della avarizia, specie altrui, si distinse in vita per la mitologica funzione di selezionatore delle giovinette da sacrificare agli dei. Venne   punito con un fulmine dalla giustizia divina per avere, involontariamente e ad alta voce, storpiato (Ifigonia invece di Ifigenia) il nome della vergine più cara a Giove. Altre voci utili: elegante (cena); eccitazione; euro; esentasse; eroe (detto di ospiti siciliani); erotomane (detto del padrone di casa).    Fidanzato/fidanzata. Mitologiche figure di giovane uomo o meno giovane donna, use materializzarsi d’improvviso al fianco di (giovani) donne o (meno giovani) uomini coinvolti in scandali a sfondo sessuale, al fine di scambiare con essi tenere effusioni. Dei ex machina caratterizzati da una sovrumana qualità: quella di calamitare nei momenti amorosi-erotici i teleobiettivi di una prestigiosa rivista politico-scientifica denominata Chi?. Ingiustamente sospettati di comparire e sparire a pagamento, tali fidanzati e fidanzate svolgono in realtà un’importante funzione di stabilizzatori sociali in un mondo   attraversato da turbolenze, invidia e cattiveria. Altre voci utili: fantasie; flaccido; fonte di lucro; fede emilio (vedi); fotografie; frigorifero; fottersene; fottere.

di Nando Dalla Chiesa – IFQ

Nicole Minetti Una delle principali protagoniste dell’Alfabeto del Bunga 

4 febbraio 2011

Le notti di Arcore e la notte italiana

Perché siamo qui? Che cosa abbiamo da dire, da chiedere? Niente e tutto. Niente per ciascuno di noi, tutto per tutti. Non siamo qui nemmeno come appartenenti a questo o quel partito, a questo o quel sindacato, a questa o quella associazione. Ciò che chiediamo, lo chiediamo come cittadini. Chi è qui presente non rappresenta che se stesso. Per questo, il nostro è un incontro altamente politico, come tutte le volte in cui, nei casi straordinari della vita democratica, tacciono le differenze e le appartenenze particolari e parlano le ragioni che accomunano i nudi cittadini, interessati alle sorti non mie o tue, ma comuni a tutti. Non siamo qui, perciò, per sostenere interessi di parte. Ma non siamo affatto contro i partiti. Anzi, ci rivolgiamo a loro, di maggioranza e di opposizione, affinché raccolgano il malessere che sale sempre più forte da un Paese in cui il disgusto cresce nei confronti di chi e di come governa; affinché i cittadini possano rispecchiarsi in chi li rappresenta e sia rinsaldato il rapporto di democrazia tra i primi e i secondi, un rapporto che oggi visibilmente è molto allentato.

Nulla abbiamo da chiedere per noi. Non chiediamo né posti, né danaro. Non siamo sul mercato. È corruzione delle istituzioni l’elargizione di posti in cambio di fedeltà. E’ corruzione delle persone l’elargizione di danaro in cambio di sottomissione

e servizi. Crediamo nella politica di persone libere, non asservite, mosse dalle proprie idee e non da meschini interessi personali per i quali si sacrifica la dignità al carro del potente che distribuisce vantaggi e protezione. Anzi, chiediamo che cessi questo sistema di corruzione delle coscienze e di avvilimento della democrazia, un sistema che ha invaso la vita pubblica e l’ha squalificata agli occhi dei cittadini, come regime delle clientele. I cittadini che ne sono fuori e vogliono restarne fuori chiedono diritti e non favori, legalità e non connivenze, sicurezza e non protezione. Non accettano doversi legare a nessuno per ottenere quello che è dovuto. Vogliono, in una parola, essere cittadini, non clienti e non ne possono più di vedersi scavalcati, nella politica, negli affari, nelle professioni, nelle Università, nelle gerarchie delle burocrazie pubbliche, a ogni livello, dal dirigente all’usciere, non da chi merita di più, ma da chi gode di maggiori appoggi e tutele.

Chiediamoci, in questo quadro, perché le notti di Arcore  –  non parlo di reati, perché per ora è un capitolo di ipotesi ancora da verificare  –  sono esplose come una bomba nel dibattito politico, pur in un Paese non puritano come il nostro, dove in fatto di morale sessuale si è sempre stati molto tolleranti, soprattutto rispetto ai potenti. Dicono che il moralismo deve restare fuori della politica, che ognuno a casa propria deve poter fare quel che gli aggrada (sempre che non violi il codice penale), che il pettegolezzo non deve mescolarsi con gli affari pubblici. È vero, ma non è questo il caso. Se si trattasse soltanto della forza compulsiva e irresistibile del richiamo sessuale nell’età del tramonto della vita, non avremmo nulla da dire. Forse deploreremmo, ma non giudicheremmo per non dover poi essere, eventualmente, noi stessi giudicati. Proveremmo semmai, probabilmente, compassione e magari perfino simpatia per questa prova di senile, fragile e ridicola condizione di umana solitudine. Ma non avremmo nulla da dire dal punto di vista politico.

Ma la verità non si lascia dipingere in questi termini. La domanda non è se piace o no lo stile di vita di una persona ricca e potente che passa le sue notti come sappiamo. Questa potrebbe essere una domanda che mette in campo categorie morali. La domanda, molto semplicemente, è invece: ci piace o no essere governati da quella persona. E questa è una domanda politica.

La risposta dipende dalla constatazione che tra le mura di residenze principesche, per quanto sappiamo, viene messo in scena, una scena in miniatura, esattamente ciò che avviene sul grande palcoscenico della politica nazionale. Le notti di Arcore assurgono a simbolo facilmente riconoscibile, in versione postribolare, di una realtà più vasta che ci riguarda tutti. È un simbolo che ci mostra in sintesi i caratteri ripugnanti di un certo modo di concepire i rapporti tra le persone, nello scambio tra chi può dare e chi può ottenere. È lo stesso modo che impera e nelle stanze d’una certa villa privata e in certi palazzi del potere. Questo, credo, è ciò che preoccupa da un lato, indigna dall’altro.

Non troviamo forse qui (nella villa) e là (nel Paese), gli stessi ingredienti? Innanzitutto, un’enorme disponibilità discrezionale di mezzi  –  danaro e posti – per cambiare l’esistenza degli altri attraverso l’elargizione di favori: qui, buste paga in nero, bigiotteria, promozioni in impensabili ruoli politici distribuiti come se fossero proprietà privata; là, finanziamenti, commesse, protezioni, carriere nelle istituzioni costituzionali (la legge elettorale attuale sembra fatta apposta per questo), nell’amministrazione pubblica, nelle aziende controllate. Dall’altra parte, troviamo la disponibilità a offrire se stessi, sapendo che la mano che offre può in qualunque momento ritrarsi o colpirti se vieni meno ai patti. Cambia la materia che sei disposto a dare in riconoscenza al potente: qui, corpi e sesso; là, voti, delibere, pressioni, corruzione. Ma il meccanismo è lo stesso: benefici e protezione in cambio di prove di sottomissione e fedeltà, cioè di prostituzione. Ed è un meccanismo omnipervasivo che supera la distinzione tra pubblico e privato, perché funziona ogni volta che hai qualcosa da offrire che piaccia a chi ha i mezzi per acquisirlo.

Qui e là questo sistema alimenta un mondo contiguo fatto di gente alla ricerca di chi “ci sta” e possa piacere a quello che è stato brillantemente definito “l’utilizzatore finale”: lenoni e faccendieri, gli uni per selezionare e reclutare corpi da concorsi di bellezza e luoghi di malaffare e organizzarne il flusso, gli altri per sondare disponibilità e acquisire fedeltà nei luoghi delle istituzioni dove possono essere utili. Analogo, poi, è il rapporto che si instaura tra i partecipanti a questi giri del potere. Poiché la legge uguale per tutti sarebbe incompatibile con un tal modo di concepire il potere, i rapporti di connivenza, molto spesso, anzi quasi sempre, si basano sull’illegalità e, a loro volta, la producono. Tutti cascano così nelle mani l’uno dell’altro e il giro si avviluppa nella reciprocità dei ricatti. Così, chi se ne è messo a capo è destinato, prima o poi, a diventare succubo, a trasformarsi in una vuota maschera che parla, vuole, magari fa la faccia feroce ma in nome altrui, il suo unico interesse riducendosi progressivamente a non essere rovinato dai sodali. A quel punto, è pronto a tutto.
Ritorniamo all’inizio. Non chiediamo nulla per noi ma tutto per tutti. Il “tutto per tutti” è lo stato di diritto e l’uguaglianza di fronte alla legge; il rispetto delle istituzioni e della dignità delle persone, soprattutto quelle più esposte ai soprusi dei prepotenti: le donne, i lavoratori a rischio del posto di lavoro, gli immigrati che noi bolliamo come “clandestini”; la disciplina e l’onore di chi ricopre cariche di governo; l’autonomia della politica dall’ipoteca del denaro e dell’interesse privato nell’uso dei poteri pubblici; l’indipendenza dei poteri di garanzia e controllo; l’equità sociale; la liberazione dall’oppressione delle clientele. Un elenco penoso di doglianze e un vastissimo programma di ricostruzione che è precisamente ciò che sta scritto a chiare lettere e per esteso nella Costituzione: la Costituzione che per questa ragione è diventata segno di divisione tra opposte concezioni della politica.

La richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio non è accanimento contro una persona. Sappiamo bene che la concezione del potere ch’egli rappresenta ha, nella nostra società, radici lontane e profonde, di natura perfino antropologica, e che perciò ha buone possibilità di sopravvivergli in quelli che si preparano a raccoglierne la successione, per il momento in cui si sentiranno pronti ad abbandonarlo. Ma sappiamo anche che, per ora, quel sistema di potere è incarnato, e in modo eminente, proprio da lui. Onde è da lui che occorre incominciare, non per fermarsi a lui ma per guardare oltre, al sistema di potere che l’ha espresso e di cui egli è, finché gli sarà possibile, l’interprete più in vista.

di Gustavo Zagrebelsky – Repubblica.it


1 febbraio 2011

Minetti vagante. La 25enne stretta in una morsa: rischia una pena pesante, ma (ancora) non vuole tradire Berlusconi

L’interrogatorio di Nicole Minetti, avvenuto a sorpresa domenica pomeriggio, ha un piccolo giallo: è stato “sospeso”, come sostiene il difensore Daria Pesce, o è concluso, come ritiene la procura di Milano? La consigliera regionale del Pdl è, secondo l’accusa, colei che gestiva e smistava le ragazze dei festini di Arcore, compresa la minorenne Ruby. Per questo è indagata per favoreggiamento della prostituzione (per la gestione delle ragazze del bunga-bunga) e per concorso in prostituzione minorile (per aver portato a Berlusconi anche Karima El Mahroug, in arte Ruby). È stata interrogata dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano domenica pomeriggio, in un palazzo di giustizia deserto, con i giornalisti depistati da una convocazione “civetta” per martedì 1 febbraio. “Per noi l’interrogatorio non è ancora finito, perché ieri è stato sospeso per i miei impegni”, afferma il suo legale, l’avvocato Daria Pesce, la quale aggiunge che la sua assistita “vuole ancora farsi ascoltare” dai magistrati milanesi. La difesa chiede un altro interrogatorio

PER LA PROCURA, invece, l’interrogatorio non solo è stato “esaustivo”, ma è anche considerato insoddisfacente. Minetti ha scelto di rispondere alle domande, di non fare scena muta, come pure era suo diritto. Ma ad alcune questioni ritenute cruciali dai pm ha opposto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il risultato è, per la procura, un interrogatorio considerato “ininfluente”. I magistrati restano disponibili ad ascoltare di nuovo l’indagata solo “per motivi di fair play” e purché ciò avvenga “in tempi brevissimi”. Ma ormai non si aspettano molto dalle ulteriori, eventuali dichiarazioni dell’indagata. Nicole ha finora detto ai magistrati che i suoi stretti rapporti personali, anche economici, con Berlusconi sono spiegabili con la “relazione affettiva” da lei intrattenuta con il presidente del Consiglio. Questa spiegherebbe anche i regali ricevuti e i bonifici bancari arrivati sul suo conto. Sono diverse decine di migliaia di euro versati direttamente da un conto di Berlusconi. Soldi che si aggiungono al denaro ottenuto dal ragionier Giuseppe Spinelli, il cassiere del premier, che secondo l’accusa servivano per pagare gli affitti e le bollette degli appartamenti di via Olgettina, a disposizione delle ragazze dell’harem. La “relazione affettiva” sarebbe nata all’ospedale San Raffaele, dove Minetti faceva l’igienista dentale e dove avrebbe incontrato Berlusconi, ricoverato il 13 dicembre 2009 dopo l’aggressione subita in piazza del Duomo a Milano da parte di Massimo Tartaglia. Molte delle domande di Boccassini e Sangermano hanno riguardato l’ormai famosa notte in questura tra il 27 e il 28 maggio. Ruby vi arrivò dopo una denuncia per furto, ma fu rilasciata, in maniera irrituale, in seguito ad alcune telefonate di Berlusconi, che aveva sostenuto che la minorenne fosse la “nipote di Mubarak” e aveva chiesto ai funzionari di affidarla proprio a Minetti, consigliera regionale e “delegata della presidenza del Consiglio”. Ruby e le ragazze di via Olgettina

ORA NICOLE spiega che quella notte si precipitò in questura proprio in virtù di quel “rapporto affettivo” che la lega a Berlusconi, il quale le aveva chiesto d’intervenire per Ruby. In realtà, Minetti non ha mai avuto alcuna delega della presidenza del Consiglio dei ministri. Né del Consiglio regionale. Berlusconi, nel suo intervento telefonico al programma tv “L’infedele”, aveva elogiato Minetti, sostenendo che è madrelingua inglese e che riceve le delegazioni straniere al Pirellone. La smentita arriva ora dallo stesso Consiglio regionale della Lombardia: Minetti “non ha deleghe ai rapporti internazionali”, che l’ufficio di presidenza dell’assemblea lombarda ha invece assegnato a Carlo Spreafico. Così ha spiegato il presidente del Consiglio lombardo, Davide Boni (Lega), rispondendo a un’interrogazione di Chiara Cremonesi (Sel). Ora la strada per la sua difesa è stretta: da una parte Minetti ha le contestazioni della procura, che le fanno rischiare una pena pesante; dall’altra la volontà di non tradire la “relazione affettiva” con Silvio, anchedopoglisfoghiviolenti rivelati dalle intercettazioni incuidefinivaBerlusconi“un vecchio” con “il culo flaccido”. Le contestazioni dei pm sono dure: “Minetti Nicole, in concorso con Emilio Fede e Mora Dario, nonché in concorso con ulteriori soggetti, ha continuativamentesvoltoattività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore” Ruby, “individuando , selezionando, accompagnando un rilevante numero di giovani donne che si sono prostituite con Silvio Berlusconi, presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo, nonché gestendo e intermediando il sistema di retribuzione delle suddette ragazze a fronte dell’attività di prostituzione svolta”. La procura sostiene che sia Minetti a gestire gli appartamenti di via Olgettina, in stretto rapporto con il ragionier Spinelli: “Alcune delle giovani donne che partecipano ai suddetti eventi ricevono da Silvio Berlusconi la disponibilità gratuita di appartamenti ubicati in Milano Due”. Rilevante “il ruolo svolto da Spinelli Giuseppe, quale fiduciario di Silvio Berlusconi, in costante contatto con Minetti Nicole”.

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali – IFQ

4 novembre 2010

“Il presidente è single e ha perso anche la mamma”

L’INTERVISTA Emilio Fede, direttore del Tg4

“Siete i più seri, i più onesti. Fate un buon giornalismo”. Parole che non ti aspetti se dall’altro capo del telefono c’è il direttore del Tg4 Emilio Fede mentre è in sala trucco e si prepara all’edizione serale del suo giornale. Da Noemi Letizia a Ruby, il nome di Fede spunta sempre tra le carte. Fu lui a dimenticare ad Arcore il book con l’allora minorenne di Casoria; era presente al concorso di bellezza “ragazze per il cinema” in provincia di Messina a cui partecipò la neo maggiorenne Karima. E adesso anche Nadia Macrì lo tira in ballo: “Siamo andate nel suo studio a Rete 4”. Indagato per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme a Lele Mora e Nicole Minetti, ribadisce   la sua estraneità.    Anche Nadia Macrì, la nuova testimone delle serate del premier, ha fatto il suo nome. Prima di andare ad Arcore, tappa a casa di Lele Mora e poi in redazione da lei.    Sono tutte balle. Io non ho letto niente. Cos’altro avrebbe dichiarato questa signora?    I verbali della magistratura riportano che, per la Macrì, lei avrebbe fatto una sorta di selezione fra le ragazze presenti e poi le avrebbe portate a Villa San Martino.    Totalmente falso. E che cos’ho, un tir? Io e sette ragazze che entriamo nella villa di Berlusconi? Ma non scherziamo! Io ho una Bmw aziendale che oltre a me e al mio autista può trasportare altre tre persone.    Secondo la ragazza alle feste   del premier c’erano hashish e marijuana.    Guardi il massimo di trasgressione del presidente è un Montenegro con ghiaccio. E le ragazze bevono tutte Coca Cola Zero.    Insisto. Lei è sempre entrato da solo ad Arcore?    Assolutamente. Può essere capitato che al ritorno verso Milano abbia dato qualche passaggio fino all’edicola di Piazzale Loreto, dove, quando faccio tardi la sera vado a prendere i quotidiani del giorno dopo. Accompagno gli ospiti fino a lì e poi si prendono un taxi per tornare a casa.    Eppure anche alcuni agenti di scorta interpellati dal Fatto riferiscono di averla vista entrare nella residenza di Arcore in dolce compagnia.    Questi agenti dovrebbero essere   sospesi dal servizio. Non è mai avvenuto.    Anche nel caso di Barbara Montereale, la escort del giro di Giampaolo Tarantini, lei fu colpito da una sorta di amnesia. Diceva di non averla mai vista, ma poi si è ricordato improvvisamente di lei e le ha offerto un posto in tv.    È vero. Questa ragazza l’ho incontrata in Sardegna a una cena al Billionaire. E come mi capita sempre con tutte le persone che incontro mi ha chiesto di fare televisione.    Quindi potremmo vedere presto anche Ruby o Nadia a fare le previsioni del tempo del Tg4?    Magari! Farei il triplo degli ascolti. A parte gli scherzi, le due ragazze meteo del mio giornale sono le stesse da quattro anni   . E i provini li faccio sempre in compagnia di almeno un’altra persona. Se qualcuna di queste può dire di essere stata corteggiata dal sottoscritto, si faccia pure avanti.    Quindi lei non ha nulla da temere?    Da ex giocatore d’azzardo sono pronto a scommettere tutti i miei risparmi sul fatto che le indagini non porteranno a nulla.    E allora perché ha detto che la situazione “sta diventando un gioco pericoloso”?    Perché siamo al punto che chiunque può inventarsi quello che vuole e gettare fango. Oggi tocca a me e al presidente, domani potrebbe toccare ad altri politici o giornalisti. È il metodo D’Addario: calunni e diventi un personaggio. Alcune mie fonti mi hanno detto che ora gli ingaggi   di Ruby viaggiano sui 15 mila euro. Uno show televisivo le ha offerto 50 mila euro per una comparsata.    Scommetto che secondo lei neanche Silvio Berlusconi ha niente da rimproverarsi.    Il presidente è single. Da quando ha perso la madre la sua vita si è molto rattristata. Se una sera alla settimana vuole svagarsi non ci vedo nulla di male. Ma adesso devo andare in onda se no mi licenzia.

di Lorenzo Galeazzi IFQ

28 ottobre 2010

Il silenzio è d’oro

Fosse per noi, il gossip sarebbe vietato da un pezzo. Non si vede perché uno non possa andare a cena o a letto con chi gli pare senza ritrovarsi “giornalisti” e paparazzi alle calcagna e finire in edicola. Lo stesso vale per i politici, salvo per quelli che sfilano al Family Day e poi hanno tre o quattro famiglie o fanno le leggi per arrestare prostitute e clienti e poi frequentano prostitute. Dunque, all’alba del nuovo sexy-scandalo di B., precisiamo subito che il gossip non interessa né deve interessare a nessuno: B. è libero di ricevere a casa sua tutte le ragazze che vuole e farci quello che vuole, purché le interessate siano d’accordo. E, ovviamente, a patto che non vengano commessi reati e che B. non si renda ricattabile. Le due faccende, fra l’altro, sono collegate: se uno commette reati, ma anche comportamenti moralmente o politicamente indecenti, chi li conosce lo tiene sotto scacco e può chiedergli di tutto per monetizzare il proprio silenzio. È proprio questo il caso di B., e non solo per le rivelazioni della minorenne marocchina Ruby. Sono almeno trent’anni che B. è ricattato. In principio, per cose di mafia. Nel 1998, intercettato al telefono con l’immobiliarista Renato Della Valle, B. confida: “Devo mandare i miei figli in America, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta… Mi è capitato altre volte, dieci anni fa e… sono ritornati fuori… mi han detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo… Se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni”. Nel marzo ’94,   mentre lui diventa presidente del Consiglio, il consulente Ezio Cartotto assiste a uno sfogo di Dell’Utri: “Silvio non capisce che deve ringraziarmi, perché se dovessi aprire bocca io…”. Poi il pizzino attribuito a Provenzano e rielaborato da Vito Ciancimino, che minacciava di “uscire dal mio riserbo che dura da anni” e cominciare a parlare, se non fossero stati risolti i problemi giudiziari suoi e degli amici degli amici e se B. non avesse “messo a disposizione una delle sue reti tv” per la bisogna. Negli ultimi anni, oltre ai messaggi di radio-carcere (“Iddu pensa solo a Iddu…”) e dal clan Graviano (“se non si muove nulla per noi, dobbiamo iniziare a parlare”), c’è l’avvocato Mills che incassa 600 mila dollari per non dire tutto quel che sa su “Mr. B”. E poi le ragazze. Orde di signorine che han fatto e visto qualcosa che riguarda B. e potrebbero raccontarlo al migliore offerente. B. chiama disperato Saccà perché ne sistemi una mezza dozzina a Raifiction: una in particolare, “Antonella Troise, sta diventando pericolosa”. S’è messa a parlare. Quando escono le prime intercettazioni, due estati fa, B. prepara addirittura un decreto urgentissimo pur di bloccare le altre, poi distrutte dai giudici di Roma. E ancora il ricatto minacciato da un agente del Sisde, marito di Virginia Sanjust, la giovane annunciatrice tv che, secondo i giudici di Roma, aveva “intrecciato una stretta relazione” sentimentale con B. E la strana familiarità di B. con i genitori della minorenne Noemi Letizia, che lo convocano alla festa per i 18 anni della ragazza e lui vola immantinente a Casoria. Avrebbe potuto ricattarlo pure la D’Addario, con tutto quel che sa e ha registrato sulle   notti brave a Palazzo Grazioli, ma per sua fortuna non lo fece e raccontò tutto ai giudici. E il sindaco di Pontecagnano, Ernesto Sica, che minaccia di raccontare la compravendita di senatori del 2007 per far cadere Prodi, ma si cuce la bocca e, come per incanto, diventa assessore regionale. E Fabrizio Favata, che porta l’intercettatore Raffaelli da Paolo e Silvio B. col pacco dono della telefonata Fassino-Consorte, poi tenta di spillare soldi ai due fratelli in cambio del suo silenzio. La domanda, che non c’entra nulla col gossip e molto con la politica, è semplice: quante altre persone sono in grado di ricattare B.? E fino a quando ci faremo governare da un premier ricattabile?

di Marco Travaglio IFQ

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