La difesa del più debole e le origini dell’egualitarismo

Anche nelle società umane meno complesse, come quelle di cacciatori-raccoglitori, si osservano comportamenti che tendono a mitigare le disuguaglianze tra individui nella competizione tra i membri del gruppo per ottenere maggiori risorse. Un nuovo modello di teoria dei giochi mostra che la tendenza a prendere le parti del più debole porta a massimizzare i vantaggi per tutti i membri del gruppo, ponendo le basi per una spiegazione evoluzionistica dell’egualitarismo (red).

La difesa del più debole e le origini dell'egualitarismo

© Ikon Images/Corbis

L’origine dell’egualitarismo, vale a dire dell’adozione da parte dei nostri antenati di comportamenti destinati a ridurre l’iniquità nella distribuzione delle risorse tra i membri di un gruppo, è una questione dibattuta da tempo. Benché si tratti di una tendenza evidente nella specie umana, osservata anche in società meno complesse, come quelle dei cacciatori-raccoglitori, nessuna delle spiegazioni avanzate finora, che fanno riferimento all’altruismo e alla cooperazione, risulta soddisfacente se applicata a gruppi gerarchizzati come quelli dei nostri antenati.

Partendo da queste constatazioni, Sergey Gavrilets, del Dipartimento di ecologia dell’Università del Tennessee a Knoxville, negli Stati Uniti, ha indagato sulla possibile origine dell’egualitarismo usando una simulazione al computer secondo le regole della teoria dei giochi, di cui riferisce sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.  Per quanto parziali, i suoi risultati dimostrano che in alcune condizioni evitare la prevaricazione del più forte sul più debole può portare a un vantaggio per tutto il gruppo, facendo sì che ciascun membro goda di maggiori risorse con meno costi.

La difesa del più debole e le origini dell'egualitarismo
Manifestazione del movimento Occupy Wall Street a New York:
una delle più recenti forme di richiesta di una più equa distribuzione
delle risorse nella società (© Bo Zaunders/Corbis)

Gavrilets ha posto come condizione iniziale l’esistenza di una gerarchia all’interno del gruppo che rispecchia la forza dei singoli individui e di una relazione a due in cui un soggetto incarna la figura del “prevaricatore” e l’altro quella della “vittima”. I due ruoli possono o meno contendersi un bene: nel primo caso la vittima può combattere per mantenere il possesso (in questo caso la probabilità di vittoria è in funzione della differenza di forza tra i contendenti ed entrambi pagano un “costo”) oppure cedere senza combattere. Gli individui, inoltre, possono trovarsi in entrambi i ruoli un certo numero di volte durante la vita. Dopo un certo intervallo di tempo, il successo riproduttivo viene valutato in base alle risorse accumulate. Infine, un terzo individuo, lo “spettatore”, può intervenire in favore del più debole.

Al termine della simulazione, sono emersi alcuni dati importanti, per quanto non conclusivi, che pongono le basi per una spiegazione evoluzionistica dell’egualitarismo. Il primo è che pressoché tutti gli individui del gruppo traggono vantaggio da meccanismi che inibiscono il passaggio delle risorse dal più debole al più forte, perché ciascuno ottiene mediamente più risorse con meno costi. L’egualitarismo in definitiva, porta a una società in cui le iniquità tra i membri sono fortemente ridotte. In una successiva elaborazione della simulazione, inoltre, si è visto che in un arco di tempo ampio l’evoluzione porta a un raffinamento di questi comportamenti di aiuto, fino all’emergere di schemi comportamentali di cooperazione e di altruismo più elaborati.

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