Tobin Tax, l’imposta controproducente

La Commissione Europea ha proposto di adottare la famosa tassa sulle transazioni finanziarie, che ostacola il buon funzionamento dei mercati. In Italia l’abbiamo appena introdotta, penalizzando gli investitori.

[Foto Ansa]

Le transazioni finanziarie sono piuttosto “voluminose”. Nasce così la tentazione di tassarle per avere un gettito cospicuo che può servire ad altri scopi.

Poiché – si teorizza – le troppe transazioni finanziarie sono “sterili”, ecco che si può prelevare una quota di denaro da queste senza procurar danni per degli scopi che siano, al contrario, “fertili”.

Il nome che viene dato a questa tassa è “Tobin tax”, dal nome dell’economista che la teorizzò 40 anni fa ma per il solo mercato delle valute. La tassa è molto bassa (di molto inferiore all’1% del valore della transazione), ma, poiché gli scambi sono cospicui, il gettito non è spregevole: in Europa, secondo i conti di Bruxelles, sarebbe intorno ai 30 miliardi di euro.

Saggiamo l’idea che le transazioni finanziarie possano essere facilmente classificate come “sterili” oppure “fertili”.

L’impresa X vara un aumento del capitale – emette azioni – per aprire un megaimpianto con annessi occupati. È un’operazione che si potrebbe definire subito come “fertile”. Chi sottoscrive l’aumento del capitale può ragionevolmente temere che il titolo possa un giorno registrare un prezzo inferiore, perché l’impianto potrebbe andare peggio delle previsioni. Preferisce “coprirsi”, ossia accendere un’operazione finanziaria che, nel caso di una caduta del prezzo dell’azione, non gli faccia perdere denaro.

Trova chi pensa che le cose, invece, andranno bene, e quindi accetta di comprargli le azioni a un prezzo definito a una data definita. In questo modo scende il “premio per il rischio”, perché chi compra non chiede un prezzo minore per le azioni, perché ha paura di poter perdere. Riducendosi il premio per il rischio, l’impresa emette azioni a un prezzo maggiore, e quindi riduce il costo del capitale. Altrimenti detto, l’impresa affronta gli investimenti “reali” con maggiore tranquillità. Le transazioni “sterili” – come quelle di copertura dei rischi – aiutano l’economia “fertile”.

La Tobin Tax applicata alle transazioni finanziarie se riduce gli scambi – perché costa di più comprare e vendere – non favorisce il buon funzionamento dei mercati, perché li rende meno liquidi.

È questa l’obiezione maggiore che fanno quelli che sono contrari alla Tobin Tax. Poi vi sono le obiezioni minori, che assomigliano alle critiche che si rivolgono quando si alzano le tasse (le accise) sui carburanti. Costando molto di più il carburante alla pompa, si usa meno l’auto. La riduzione della domanda di carburante alla fine riduce il gettito delle accise. Invece di incassare di più, ecco che si incassa lo stesso. Altra obiezione minore è che le transazioni si sposterebbero su altri mercati se si alzano le imposte in uno o alcuni mercati.

Per quel che riguarda l’applicazione della Tobin Tax in Italia, si resta perplessi quando si scopre che la tassa scatta sulla variazione della posizione netta giornaliera dell’investitore e non sulle transazioni nel corso della giornata, come dovrebbe essere nello “spirito” della Tobin Tax. Ossia, se compro mille azioni e me le tengo, ecco che pago la Tobin Tax sul controvalore delle stesse (mille euro allo 0,1% sono un euro di Tobin Tax). Se, invece, compro e vendo nel corso di un giorno mille euro, ecco che non pago nulla.

Insomma le transazioni continue non pagano la tassa, mentre la pagano quelli che comprano le azioni per scopi di portafoglio. Il mercato resta quindi liquido, il che, per le ragioni suesposte va bene, ma si penalizza, seppur molto marginalmente, chi investe.

di Giorgio Arfaras, Limes.com

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