Cervelli in fuga, il flop dell’operazione rientro: “Illusi dall’Italia: dovremo emigrare di nuovo”

L’INIZIATIVA fu intitolata a Rita Levi Montalcini per festeggiare i suoi cento anni, nel 2009. Quattro anni e 6 milioni di euro più tardi, il bilancio del Programma per giovani ricercatori, anche detto “Rientro dei cervelli”, ha al suo attivo appena 29 scienziati tornati in Italia. Solo il bando del primo anno ha concluso il suo iter. Gli altri sono ancora in fase di digestione. Lasciati nella pancia buia del ministero dell’Università.

Per i vincitori della prima edizione, intanto, si avvicina la scadenza del contratto. E loro non sanno ancora se il loro futuro sarà di nuovo all’estero. Il bando del 2010 invece è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 febbraio 2012. La commissione di valutazione è stata nominata il 10 settembre dell’anno scorso, il 17 dicembre si è insediata e il 21 febbraio di quest’anno ha fatto sapere che “concluderà i suoi lavori entro sei mesi dall’insediamento, salvo eventuali ritardi”. Il bando del 2011 non è mai uscito. Quello del 2012 è scaduto domenica scorsa, con il concorso di due anni prima ancora aperto e i candidati informalmente invitati a ripetere la domanda, a ogni buon conto.

I giovani scienziati disposti a tornare nel loro complicato paese hanno iniziato a fiutare l’aria. Dalle 363 domande per 31 posti presentate nel 2009 si è passati a 81 domande per 24 posti nel 2010. Nel frattempo i finanziamenti stanziati dal Ministero per l’università e la ricerca sono scesi da sei a cinque milioni. E gli anni di contratto da ricercatore universitario offerti ai giovani si sono dimezzati: da sei a tre. L’entrata in vigore della riforma Gelmini dell’università nel 2010 vieta infatti che i contratti triennali della categoria prevista dal Programma Montalcini siano rinnovabili.

I vincitori del bando del 2009 (scelti e nominati il 10 novembre 2010) stanno tranquillamente insegnando e facendo ricerca in varie università italiane con uno stipendio di 40mila euro lordi l’anno. Sono filosofi, chimici, biologi, medici, giuristi, geologi, archeologi, linguisti, storici, fisici, antropologi, matematici. Provengono da New York, Londra, Baltimora, Oxford, Berlino, Chicago, Zurigo, Cambridge, Montreal. Il bando prevede che “il loro contratto abbia durata triennale e possa essere rinnovato per una durata complessiva di sei anni”. Ma “possa” non vuol dire “debba”. E lo scorso ottobre 23 dei cervelli rientrati hanno pubblicato sul loro sito una lettera di protesta, indirizzata al Ministero che li lasciava nell’incertezza. “Qual è il senso – chiedevano – del programma per il rientro dei cervelli? Un contratto proiettato in un cul de sac accademico? Una fellowship di tre anni per giovani ricercatori qualificati che però non saranno più così giovani allo scadere del contratto triennale da potersi rimettere in gioco sul mercato internazionale?”.

Per disinnescare l’ipotesi cul de sac il Ministero ha incontrato due volte i rappresentanti dei “cervelli rientrati”. “La maggior parte dei loro contratti – spiega Daniele Livon, che al Ministero è direttore generale del settore università – scade nel 2014. Quindi possiamo inserire i soldi per il loro rinnovo nel Fondo per il finanziamento ordinario alle università del 2013. Ne abbiamo parlato con il ministro Francesco Profumo, che si è detto d’accordo”.

Senza risposte da piazzale Kennedy sono invece rimasti i candidati del bando 2010. A un ragazzo che chiedeva informazioni un anno dopo aver presentato domanda, il Ministero ha risposto che presto risponderà: “Si informa – è il testo della mail ricevuta dal ricercatore – che il Comitato nel più breve tempo possibile procederà ad informare i candidati con un avviso nel quale sarà presente lo stato dei lavori dello stesso”.

di Elena Dusi

Repubblica.it

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