I veri numeri sugli esodati: servono 11 miliardi

Non è vero che per salvare tutti gli esodati dall’inferno in cui li ha cacciati la ministra Elsa Fornero con la riforma delle pensioni, ci vuole uno sproposito di soldi, 30 miliardi di euro e passa in un decennio. Questa è la cifra messa in circolazione dalla stessa Fornero e dal Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, ma non è il dato esatto. È una stima esagerata, forse per scoraggiare interessati e sindacati, ai quali implicitamente si suggerisce che è inutile rivendicare e protestare, i soldi richiesti sono troppi e non ci saranno mai. In realtà, la cifra necessaria per evitare la catastrofe sociale di decine e decine di migliaia di lavoratori lasciati senza stipendio e senza pensione è molto più contenuta, inferiore di tre volte a quella sbandierata: 11 miliardi di euro, dato che risulta anche dai calcoli elaborati dagli uffici Inps.

UNDICI MILIARDI non sono uno scherzo, ovviamente, ma sono meno proibitivi, ammesso ci sia la volontà politica di non fare macelleria. In questa vicenda sembra però che il governo e in particolare la ministra Fornero abbiano voluto trattare fin dal primo momento gli esodati come polvere da nascondere sotto il tappeto, senza rendersi conto che in quel modo si stava innescando una mina sociale ad altissimo potenziale. Perché alla gente si possono chiedere tutti i sacrifici del mondo, ma non si può pretendere che si rassegnino a morire di fame dopo una vita di lavoro. La ministra Fornero conosce fin dal dicembre di un anno fa, cioè fin dai giorni concitati della stesura della riforma al ministero, l’entità gigantesca del problema sia da un punto di vista quantitativo sia per l’acuta tensione che avrebbe determinato. Fu avvertita dai tecnici Inps che partecipavano come consulenti alla preparazione del provvedimento, ma inutilmente: i calcoli furono bellamente ignorati e con essi gli inviti alla prudenza.    Gli undici miliardi di euro necessari per ridare speranza agli esodati e per disinnescare la bomba sociale creata, sono i soldi che ci vorrebbero per coprire da un punto di vista previdenziale altre 120 mila persone che sommate alle 120 mila che lo stesso governo ha deciso di recuperare dal baratro, portano il totale ufficiale degli esodati a 240 mila. Cifra probabilmente ancora inferiore a quella effettiva, ma 4 volte superiore al dato ammesso in prima battuta dalla ministra tecnica alcuni mesi fa, oltretutto non spontaneamente, ma sull’onda delle prime durissime reazioni dei lavoratori e dei sindacati. Strada facendo la ministra Fornero è stata costretta a modificare ulteriormente il tiro con due successivi decreti, uno già definito e l’altro in via di definizione. Il primo risolve la condizione dei famosi 65 mila esodati riconosciuti obtorto collo dalla stessa ministra fin dalle prime fasi di avvio della riforma. Il secondo è successivo ed aggiunge ad essi una quota di altri 55 mila. In totale i due decreti costano circa 11 miliardi, la stessa somma sufficiente a tirare fuori dall’inferno la rimanente fetta di 120 mila lavoratori. Nella legge di stabilità il governo ha poi creato un fondo per risolvere altri casi, ma con una dotazione simbolica: 100 milioni.    La cifra di 30 miliardi sparata dal governo si riferisce, invece, al costo del disegno di legge bipartisan di cui è primo firmatario l’ex ministro Pd del Lavoro Cesare Damiano. Un testo in cui la faccenda esodati è solo un capitolo. Gli altri punti sono l’estensione anche ai dipendenti del pubblico impiego della norma studiata per i lavoratori privati della classe di età 1952 a cui è stato concesso di andare in pensione a 64 anni e non a 66 come prevede la riforma (costo 5 miliardi), e la reintroduzione del sistema delle quote (età anagrafica più età contributiva), che costerebbe altri 16 miliardi.

di Daniele Martini, IFQ

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