Palazzo Lombardia, 400 milioni buttati per grandeur celeste

L’eliporto di Palazzo Lombardia funziona regolarmente. Almeno quattro atterraggi (e decolli) al giorno. Sarebbero vietati: il Tar, a fine luglio, ha accolto il ricorso dei residenti della zona e deciso lo stop ai velivoli per il “troppo rumore”. Ma siamo nell’efficientissima Lombardia formigoniana e sono bastati pochi giorni per individuare l’escamotage. “La sentenza del Tar si riferisce all’uso del palazzo come elisuperficie, ma noi abbiamo anche il certificato di eliporto. Per questo gli elicotteri possono regolarmente alzarsi in volo”, ha dottamente spiegato Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, la società (voluta e creata dal Celeste) che gestisce la nuova sede.

IL RUMORE è lo stesso, ovviamente. Ma tant’è, questa è la cattedrale del potere formigoniano, quella creata radendo al suo-lo il Bosco di Gioia: un polmone verde di diecimila metri quadri di alberi sostituito con 30 mila metri quadri di cemento e vetri in verticale, con un grattacielo di 39 piani da cui il Celeste, che si è riservato il 35esimo, domina indiscusso. Dopo sedici anni di egemonia al governo della Regione, Formigoni è riuscito a coronare uno dei suoi sogni: realizzare “un’opera straordinaria che ci invida il mondo, avveniristica”. Sublime, unica: “Dai tempi degli Sforza è il primo palazzo milanese pensato con funzioni di governo”, disse inaugurandolo a marzo al fianco di Giorgio Napolitano. Un gigante di 161 metri d’ altezza, progettato da Henry Cobb di Boston, realizzato in tempi record per gli standard italiani (4 anni) e costato 400 milioni di euro. Una cifra enorme. “Ma ce ne fa risparmiare 25 all’anno di affitti che pagavamo per ospitare i nostri uffici che ora porteremo qui”, garantì lo Sforza da Lecco. Di fatto, nella nuova sede, sono stati trasferiti 2850 dipendenti: ma oltre un terzo della struttura è ancora vuota. Quasi deserti invece gli uffici che ospitavano il consiglio regionale in via Fabio Filzi spostati nel Pirellone (la vecchia sede realizzata da Giò Ponti) quando Formigoni ha “aperto” Palazzo Lombardia, pur conservando il suo vecchio ufficio in caso di eventuali interventi in aula. I palazzi distano appena ottocento metri, ma il Pirelli non ha l’eliporto. Il passaggio di consegne è avvenuto a fine febbraio. Prima ha tentato di affibbiare la vecchia sede al governo, proponendo di portare qui i famosi ministeri al Nord di Roberto Calderoli. Inascoltato ha deciso di consegnare le chiavi al presidente del consiglio Davide Boni. Dopo dieci giorni indagato per corruzione: secondo i pm ha ricevuto tangenti per oltre un milione di euro.

AFFIDATO il Pirelli in buone mani, Formigoni ha attraversato due strade, raggiunto il suo castello e si è attivato per popolarlo. Ai piedi del grattacielo, sulla piazza centrale coperta (creativamente battezzata piazza Città lombarde) sono affacciate decine di vetrine di negozi: fino a pochi mesi fa vuote. Ancora prima dell’estate c’erano appena due bar, ma la piazza si sta animando. Ora c’è anche una palestra, un paio di negozi, una tavola calda. E la piazza, spesso, si riempie: la protesta degli agricoltori non è andata sold out, grande successo ha invece avuto il “libera la sedia”, la manifestazione organizzata per invitare Formigoni ad andarsene.

Il Celeste qui ha ospitato anche The apprentice, il programma condotto da Flavio Briatore, e la finale del Grande Fratello. Criticato, si difese piccato, paragonando l’evento con i concerti organizzati da Obama alla Casa Bianca e il festival della musica promosso da Sarkozy all’Eliseo. Per coinvolgere la popolazione e portarla nel castello, Formigoni ha anche aperto il belvedere e la terrazza al 39esimo piano. In occasione di San Valentino, ad esempio, invitò tutti gli innamorati: “Ditevi di sì nel cielo di Milano”. Accorse in massa la comunità gay, desiderosa di baciarsi nel tempio ciellino più che nel cielo meneghino. Perché anche su questo Formigoni è stato smentito dai fatti: “Abbiamo realizzato il grattacielo più alto d’Italia”, ha orgogliosamente dichiarato. In realtà è stato superato dal vicino palazzo di Cesar Pelli: 230 metri dal suolo alla cima della guglia. Formigoni ha dato battaglia: “Non vale, avete la guglia”. Il battibecco è andato avanti per settimane.    È intervenuta anche Daniela Volpi, presidente dell’ordine degli architetti lombardi. “È una querelle buffa, gli americani giocano da un secolo con le antenne per realizzare il grattacielo più alto, dall’Empire al Chrysler Building”, ha detto. Ma se non basta il Tar a fermare il Celeste, figurarsi un architetto.

di davide Vecchi, IFQ

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