Annientata la legge anticorruzione

Finalmente avremo una legge anticorruzione. Anzi, a favore. Dopo gli ultimi emendamenti del governo al ddl, che mercoledì varcherà la soglia dell’Aula del Senato, la sensazione è diventata una certezza: con questo provvedimento le cose cambieranno poco e resteremo lontanissimi da quel che ci chiede l’Europa.

DOPO L’ENNESIMA trattativa con i partiti di maggioranza, il Guardasigilli Paola Severino ha presentato tre modifiche: la prima riguarda la corruzione tra privati. Il ministro propone che si possa procedere solo se la persona offesa sporge querela, “salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nell’acquisizione di beni o servizi”. Tradotto: se io, amministratore di una società, causo un danno alla mia azienda per ricevere un favore personale, verrò punito solo se qualcuno avrà fatto una regolare denuncia perché i magistrati non potranno più procedere d’ufficio.    La seconda correzione riguarda il famoso “traffico di influenze illecite” su cui il Pdl ha fatto le barricate. La Severino ha ceduto a circoscrivere il campo di azione parlando di “atto contrario ai doveri d’ufficio o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio”. Ovvero: se io chiedo un favore a un pubblico ufficiale che medierà per me in modo illecito, sarà punito solo se verrà meno a doveri d’ufficio, non se è riconosciuta “l’utilità” che ottiene con quel gesto, tipo lo scambi di benefici.    L’ultima modifica riguarda i magistrati fuori ruolo. A Montecitorio, l’ormai famoso emendamento firmato da Roberto Giachetti aveva stabilito che chi lascia la magistratura per ricoprire un incarico amministrativo pubblico lo può fare solo per cinque anni e poi deve tornare alle sue mansioni. Ora la Severino lo vuole allungare a dieci, anche continuativi. Non solo: quel limite ha delle eccezioni. Non si applicherà, infatti, a chi ricopre cariche elettive, o svolge il suo mandato presso gli organi di autogoverno, organi costituzionali come la Presidenza della Repubblica e le Camere o ha in carichi presso istituzioni europee, organismi internazionali, e anche rappresentanze diplomatiche. Quella che fu indicata, all’epoca dell’emendamento Giachetti, come la più penalizzata fu Augusta Iannini, la moglie di Bruno Vespa.

LEI, GIÀ A CAPO dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia e nominata membro dell’Autorità della Privacy, si difende: “Sono totalmente disinteressata alla sorte dell’emendamento governativo sulla durata della permanenza dei magistrati fuori ruolo e sulle relative eccezioni. Ho infatti già maturato i requisiti per essere collocata a riposo, potendo comunque continuare a ricoprire il mio attuale incarico presso l’Autorità Garante”. Insomma, alla Iannini ormai non serve più, ma a qualche suo collega sì, ed è proprio lei a denunciarlo: “Sono quindi altri, tutti facilmente individuabili in ognuna delle eccezioni previste nell’emendamento, di cui i media dovrebbero occuparsi”. Con chiaro riferimento ai magistrati che siedono nelle istituzioni che godranno del beneficio.    Il Partito democratico si è detto soddisfatto della mediazione della Severino e ha deciso di ritirare i suoi emendamenti. Molto meno entusiasmo nel Pdl. Bocciate dall’esecutivo le cinque norme “salva-Ruby” e l’emendamento “anti-Batman”. Le rivedremo mercoledì in aula? “Non lo so – risponde Gasparri – è prematuro parlarne . Stiamo valutando”. Ma i numeri per l’approvazione non ce l’hanno, anche la Lega è contraria a emendamenti a “sorpresa”. Cioè dell’ennesima legge ad personam.

di Caterina Perniconi, IFQ

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