“Diaz, discredito sulla nazione”

Le violenze delle forze dell’ordine hanno “gettato discredito sulla nazione”. È scritto nelle 186 pagine della sentenza della Cassazione che a giugno ha decapitato i vertici della polizia. Uno dei tanti passaggi pesanti come macigni. Ci sono voluti 10 anni, ma ecco il sigillo dello Stato su una delle pagine più vergognose della storia italiana. Un pestaggio compiuto da uomini dello Stato. Una motivazione che, oltre le responsabilità giuridiche, lascia intravvedere quelle politiche e morali. La Cassazione evidenzia “l’odiosità del comportamento… di chi, in posizione di comando come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”. Un comportamento “odioso”, una violazione “dei doveri di fedeltà” di chi veste la divisa. Per questo, scrive la Cassazione, è stato negato il “riconoscimento delle attenuanti generiche”.    Si parla di una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni dei manifestanti arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo tra la cessazione delle operazioni e il deposito degli atti in Procura”. Insomma, dopo aver picchiato a sangue dei ragazzi inermi, li si è arrestati e accusati di reati mai commessi.    La Suprema Corte ripercorre la notte della Diaz: “L’operazione si è caratterizzata per il sistematico e ingiustificato uso della forza… La mancata indicazione, per via gerarchica, di ordine cui attenersi” si è tradotta “in una sorta di ‘carta bianca’, assicurata preventivamente e successivamente” . Gli agenti “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di non violenza delle vittime, alcune con i documenti in mano, insultate al grido di bastardi”. Pagine e pagine in cui i termini giuridici non cancellano l’intensità del dramma. Si parla di “sconsiderata violenza”.    Si ricorda che alla consulenza del Ris di Parma “nessuna situazione di pericolo si era presentata agli operatori di polizia”, non c’era stato alcun “fitto lancio di pietre e altri oggetti contundenti”. E dopo 93 arresti illegali e addirittura 87 feriti (alcuni molto gravi) nessuno ha mai mostrato “segni di sorpresa o rammarico”. Si fa il nome di Gianni De Gennaro, allora numero uno della Polizia, oggi sottosegretario del governo Monti: “L’esortazione del capo della polizia (a seguito dei gravissimi episodi di devastazione) ad eseguire arresti, anche per riscattare l’immagine della polizia, ha finito con l’avere il sopravvento rispetto alla verifica del buon esito della perquisizione stessa”. Per questo Vittorio Agnoletto chiede: “De Gennaro deve dimettersi dal governo”. Ora sulla storia del G8 c’è il sigillo della Cassazione. Basterà per rimarginare le ferite di chi è stato picchiato dagli agenti? Racconta Valeria, percossa perfino mentre soccorreva Carlo Giuliani: “È una consolazione, ma resta il paradosso. Si parla di violenze che hanno screditato l’Italia, ma chi ci ha picchiato se la caverà grazie alla prescrizione, all’omertà e alle menzogne. Troppi resteranno impuniti”.

di Ferruccio Sansa, IFQ

Una scena del film “Diaz, non lavate questo sangue” di Daniele Vicari Ansa 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: