Siamo noi che uccidiamo l’Africa

SI PARLA dell’Africa solo quando i musulmani uccidono i cristiani. Due bambini sono morti nella messa della domenica a Nairobi, e in Nigeria e nel Congo. Islam da maledire. Le nostre Leghe organizzano crociate contro l’estremismo dei fondamentalisti di Allah. Agli ariani devoti consiglio un libro appena in vetrina, autore Filippo Ivardi Ganapini, ingegnere al Politecnico del presidente Monti: Sui banchi della passione, l’alfabeto dell’Africa (editore Imprimenda, Limena, Padova), diario di un missionario italiano che vive a Mossala, villaggio del Ciad, frontiera Centroafricana. Siamo nei 5 paesi più disperati del mondo. La sveglia è sincronizzata al canto del muezzin: assieme invocano le stesse cose. Ogni giorno si confronta coi musulmani sul come pregare un dio che cambia nome nell’obbedienza a Benedetto XVI che invita a coltivare la stima verso l’islam. L’alfabeto del missionario sillaba lettere che sgomentano. B, come bambini. Schiavi , soldati drogati per uccidere. Ragazzine frugate dalle lame dell’infibulazione che l’islam non contempla. D, come donne, motore del continente. Chilometri a piedi per portare secchi d’acqua, 20 chili al giorno. Sono le più prolifiche del mondo: cinque figli, mariti che vanno e vengono. Vecchiaia nelle baracche di paglia dal tetto sfondato. C, come Ciad, popolo sconosciuto.

LA HOSTESS chiede all’ingegnere “ma dov’è N’Djaema?” capitale di un paese con 15 milioni di abitanti. Capitale delle guerre per lo sfruttamento della terra. Capitale di persone che non arrivano a 48 anni. Petrolio scoperto da poco, ricchezza nelle mani della casta del presidente a vita. Se la gente sopravvive con erbe e polenta, Deby, dittatore democratico, festeggia la quinta moglie in un pranzo da 40 milioni di dollari. Il petrolio ha rianimato l’economia controllata dai soliti angeli custodi: JP Morgan, Credit Suisse, Barclays e la Cina regina del continente. Negli anni magri l’Africa è il paradiso di Wall Street: crescita 5,4 per cento. Niger e Angola attorno al 12. Non solo petrolio: oro minerali strategici e pianure fertili scatenano l’appetito delle vecchie colonie. L’indipendenza del Sud Sudan naufraga in una nuova dipendenza: 9 per cento del territorio venduto alle holding del biodiesel. Sfamare la gente non rende e la gente muore di fame. L’alfabeto della voracità bianca fa impazzire la rabbia dei senza niente che colpisce chi prega il dio dei saccheggiatori. I profughi delle guerre sopravvivono in campi-città: 380 mila lungo il confine Kenia-Somalia. Cosa mangiano, come vivono nessuno davvero lo sa. Non c’é la M delle multinazionali perché spunta in ogni pagina. Diario pacato eppure terribile di un missionario che vive con gli ultimi e lo racconta senza alzare la voce. Il nome del sacerdote comboniano è lo stesso nome dell’ingegnere. Come si dice, “vocazione tardiva” anche se ha meno di 40 anni.

di Maurizio Chierici, IFQ

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