Parenti e contenti

Porte girevoli tra un ente locale e l’altro, famiglie che si ritrovano nei corridoi degli assessorati, gruppi consiliari mononucleari che pesano sui bilanci pubblici quasi come un partito. Se la politica piemontese – e torinese in particolare – scricchiola in questi giorni sotto il peso dei faldoni accumulati nelle stanze dei pm che indagano sulle spese allegre dei gruppi consiliari della Regione Piemonte, è anche perché, troppo spesso, le istituzioni assomigliano al tinello di casa.    Basta sfogliare l’elenco del personale addetto agli uffici comunicazione della Regione Piemonte per trovare una sfilza di nomi noti. Non è detto che trasparenza e meritocrazia non siano di casa, tuttavia il materiale per farsi qualche legittima domanda su non manca.

IL PRIMO CASO che salta all’occhio è quello di Paola Ambrogio, 42enne punta di diamante del Pdl subalpino. Ambrogio, già addetta stampa della Regione Piemonte ai tempi delle giunte Ghigo e della Provincia di Torino fino al dicembre 2011, è la moglie del compagno di partito nonché assessore all’Ambiente della giunta Cota Roberto Ravello. La signora Ravello, oggi, fa parte dello staff dell’assessore al Commercio William Casoni (Pdl), con la complicata mansione di “attività direttiva di istruttoria complessa a supporto dell’Assessore nelle materie al medesimo delegate”. Un impiego da oltre 70 mila euro di costo amministrativo che Paola Ambrogio deve coordinare con la sua carica di consigliere comunale della città di Torino, carica che ricopre dal maggio 2011 forte di 1.834 preferenze. Un percorso tra palazzo di Città e Regione Piemonte condiviso con i colleghi consiglieri comunali Silvio Magliano, Andrea Tronzano e Michele Coppola. Il primo è addetto ai “Rapporti con terzo Settore e Volontariato” (costo amministrativo, 37.100 euro all’anno) dell’assessore al bilancio, la leghista Giovanna Quaglia. Il secondo, capogruppo Pdl in Comune, gestisce le “pratiche per richieste provenienti da privati cittadini di competenza assessorile” (14.850 euro l’anno) per conto dell’assessore al Lavoro Claudia Porchietto (Pdl). Il terzo, nominato responsabile cultura dal presidente Cota, non ha mai abbandonato lo scranno in sala Rossa.

Doppio incarico anche per Maria Grazia Bigliotto, consigliere comunale a Volpiano (To) e responsabile, al costo di 58.721 euro, della comunicazione dell’assessore ai Trasporti Barbara Bonino e per Erica Botticelli, consigliere comunale del Pdl in Provincia di Torino e collaboratrice (al costo di 46.303 euro) di Roberto Ravello.    Nello staff del presidente della Giunta Roberto Cota spicca il nome della responsabile delle segreteria Michela Carossa (74.133 euro) figlia di Mario, presidente del gruppo regionale della Lega Nord. Il responsabile dell’Ufficio comunicazione di Cota si chiama Giuseppe Cortese, ha diritto a una retribuzione lorda di 116.500 euro all’anno, cifra che porta a casa insieme ai 82.810 della moglie Isabella Arnoldi, responsabile dello staff dell’assessore allo sviluppo economico ed ex sindaco di Novara (patria di Cota e Cortese) Massimo Giordano. A conti fatti, una delle famiglie leghiste più ricche d’Italia.

SUL FRONTE centrosinistra, invece, tiene banco il destino di due gruppi consiliari regionali unicellularri, “Insieme per Bresso” e “Uniti per Bresso”. Il primo è appannaggio di Andrea Stara, compagno di vita della segretaria provinciale del Pd di Torino Paola Bragantini, il secondo – almeno quello – dell’ex presidente della Regione Mercedes Bresso. Due esponenti politici del Pd che, non appartenendo al gruppo consiliare del Pd, gravano sul bilancio regionale per una cifra che si aggira intorno ai 500 mila euro all’anno. Una cosa non di gran moda di questi tempi, con i conti dei gruppi consiliari sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Il partito ha dato l’ultimatum: o rientrate nel Pd in Regione, o siete fuori.    Oggi, intanto l’aula di Palazzo Lascaris discuterà l’abolizione della autocertificazioni dei consiglieri. Mai più, dunque, “superman” del rimborso. Ma non è su quello che indaga la magistratura. Le sorprese più amare potrebbero arrivare dai milioni di denaro pubblici distribuiti ai gruppi consiliari gestiti in poco più che formale. E sui quali abbondano già le leggende metropolitane.

di Stefano Caselli, IFQ

Illustrazione di Marilena Nardi 

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