Mai arrivati ai terremotati i 92 milioni tagliati ai partiti

C’erano voluti mesi, innumerevoli promesse mirabolanti e smentite, vertici fiume della maggioranza Abc, ma alla fine i parlamentari, costretti dal peso dell’indignazione popolare, avevano votato il dimezzamento dei (cosiddetti) rimborsi elettorali, approvando una legge che contestualmente destinava i 91 milioni risparmiati (e 74 nel 2013) ai terremotati dell’Emilia. Ciò accadeva in via definitiva il 5 luglio in Senato, ma di quei soldi ai beneficiari non è arrivato neanche un euro. Vicenda paradossale, anche visto che al taglio dei finanziamenti i partiti c’erano stati proprio costretti, e c’erano arrivati all’ultimo momento utile per “bloccare” l’ultima tranche dei finanziamenti. Ma allora, che cosa è successo? Difficile capirlo . Secondo la legge alla destinazione dei risparmi così ottenuti in favore degli interventi conseguenti ai danni provocati da eventi sismici e calamità naturali deve provvedere il governo.    IN PARTICOLARE , spiegano dalla Presidenza della Camera, “le risorse debbono essere destinate, con decreto del ministro dell’Economia, a un apposito programma di competenza della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la Protezione civile” per destinarle alle amministrazione pubbliche competenti. Ora, il decreto non c’è. Alla Protezione civile dicono di non averne avuto notizia formale , la Camera ribadisce che non servono altri adempimenti da parte del Parlamento.    E allora? A rispondere alla fine è Betty Olivi, portavoce del presidente del Consiglio Mario Monti (che, per inciso, dà notizia diversa rispetto alla Camera): “Non c’è bisogno di decreto, né altro passo legislativo. Il tesoro trasferisce direttamente alla regione tali fondi. Si sta completando l’ultimo adempimento burocratico per il trasferimento di cassa”.

Se si pensa che dal 5 luglio sono passati più di due mesi e mezzo (e dal terremoto 4) il tempo già passato non è certo poco. “Spero che i soldi arrivino il prima possibile. Certo c’è voluto un bel po’”, commenta Graziano Delrio, presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia. Ma d’altra parte i primi 400 dei 500 milioni promessi dal governo sono arrivati solo qualche giorno fa.    Eppure la parola d’ordine era stata tempestività. Lo aveva detto il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani all’indomani della prima scossa di terremoto, il 21 maggio. Lo stesso concetto era stato ripetuto due giorni dopo dal presidente del consiglio. E poi Franco Gabrielli, il capo della protezione civile , e tutti i politici, da Pier Ferdinando Casini a Gianni Alemanno, che si erano precipitati a visitare le aree colpite dal sisma. Ma i sindaci, a oggi, non hanno visto un centesimo neanche di quei 15 milioni raccolti attraverso gli sms. Una cifra enorme. Le compagnie telefoniche, nonostante siano passati quattro mesi, per adesso dicono di non aver chiuso i calcoli e non poter liquidare quelle cifre. I tempi tecnici, sempre secondo i giganti della telefonia mobile e fissa, erano stimati in trenta giorni. Ne sono trascorsi 120. Problemi di contabilità e nessuna voglia di rischiare neanche un centesimo. Potrebbe accadere che qualcuno non paghi la bolletta.    “TRASCORSI trenta giorni dall’ultima data utile per effettuare una donazione – avevano promesso a metà giugno Errani e Franco Gabrielli, capo della Protezione civile – i gestori delle compagnie telefoniche consegneranno la somma alle istituzioni, si costituirà il comitato dei garanti e poi le risorse verranno distribuite”. Una procedura già stabilita che, garantì a suo tempo il numero uno della protezione civile, “sarà rapidissima”.    Il 23 giugno Errani, in una lotta contro le scartoffie burocratiche, è anche convinto di avercela fratta, e avverte i sindaci che ormai i tempi per la consegna dei primi soldi, sms e quelli del governo, avverà entro “pochi giorni”.

SICURAMENTE i sindaci non se la passano bene. “Non abbiamo visto un euro”, spiega il sindaco di Finale Emilia Fernando Ferioli. “Arriveranno” spera Rudi Accorsi, primo cittadino a San Possidonio. “Senza entrate – spiega Luisa Turci, sindaco di Novi di Modena – sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”. Su una cosa sono tutti d’accordo: “Con le promesse non si ricostruiscono né case né chiese”.

di Emiliano Liuzzi e Wanda Marra, IFQ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: