Violante: “Il Fatto e i Pm complottano”

L’Infedele, La7, lunedì 10 settembre, ore 21. Per suonare la nota giusta, prima di precipitare in una sinfonia di “progetti politici”, “canee”, “clave” e “governi dei giudici”, può bastare anche una brava violinista di Aleppo. A Sonig Chekerian, Luciano Violante offre un ricordo: “Abbiamo parlato di Bach a Vicenza”, a Gad Lerner, una mappa geografica: “Se le interessa, io sono nato a Dire Daua, in Etiopia”, al pubblico mani giunte, sorrisi e sportività anche quando il padrone di casa : “Questo è molto utile, abbiamo anche il politico nato in Etiopia” ne mette brutalmente alla porta le ascendenze. A L’Infedele, ospiti tra gli altri Armando Spataro e Paolo Mieli, si è discusso di agenti provocatori, magistrati protagonisti e – luci più rosse – di cittadini “eccitati contro un meccanismo rappresentativo” . Nel riproporre la fedele radiocronaca degli scambi più accesi in quattro atti, summa delle due ore e 28 di trasmissione, ci scusiamo per l’inevitabile sintesi.

Sfrenato giustizialismo

(Dopo un quarto d’ora iniziale di schermaglie visive estratti dalla festa del Fatto, analisi su Violante, Nino Di Matteo che dice: “Non mi sento strumento consapevole o inconsapevole di nessuno”, si torna in studio. Sollecitato da Lerner, Violante spalanca la cartellina. Fotocopia di un articolo de L’Unità del 3 agosto ’93 “in piena Tangentopoli!” e pubblica lettura di passi scelti): “Nessuna società ha tollerato troppo a lungo un governo dei giudici che ingessa la ricchezza dei rapporti sociali… c’è in giro uno sfrenato giustizialismo”. Lerner lo interrompe: “C’è stato un governo dei giudici in Italia e Violante rievoca un’intervista di Borrelli “in cui segnalava il pericolo che i giudici corrono quando c’è un eccesso di consenso dell’opinione pubblica… e ritengono di essere rappresentanti dell’opinione pubblica” e poi, confuso dai ricordi e dalle curiosità di Lerner, “C’era il governo dei giudici a Milano?” si smarrisce nell’onnipotenza dei magistrati. Prima li imputa di eversione: “Io ricordo che quando ci fu la presa di posizione dei giudici (si riferisce al decreto Biondi ndr) il governo Berlusconi fu poi costretto a ritirare…” poi rivela soddisfatto la paternità del “golpe”: “Posizione, se permette, sostenuta anche dalla parte politica alla quale appartengo”.

Lerner e Di Maggio

Accecato dal fregolismo di Violante, Lerner inciampa in Di Matteo e nel lapsus “Cosa pensa della scelta di Di Maggio e Ingroia?”. L’ex presidencosa diversa dal suo capo”. Dopo aver detto: “Non rispondo a Travaglio”, Violante cambia idea. Valuta “in ginocchio” l’intervista fatta dal vicedirettore del Fatto a Grillo mentre alle spalle di Lerner, a grandezza Colosseo (la tv è anarchica, come si sa) appare uno scatto. Marco Travaglio e Beppe Grillo ai margini di una manifestazione a favore di Clementina Forleo. Violante ammicca: “C’è anche una foto”, Lerner: “Quale?” si distrae fino a un certo punto: “Sì era un’intervista simpatizzante, a volte le faccio anche io, il pubblico soppeserà” e Violante chiosa allegro: “Basta dichiarare come la si pensa”.

Convergenze parallele

Viene coinvolto anche Armando Spataro, sostituto Procuratore di Milano, duro. Per lui la reprimenda del numero uno dell’Anm Sabelli è cosa buona: “Condivido, bisogna moderare i toni”. E ancora: “Non alimentiamo la retorica della solitudine. Come diceva Borrelli, il magistrato deve essere indifferente alla solitudine come al plauso”. Interviene anche Quagliariello del Pdl. Breve puntura travestita da auspicio in pieno accordo con Spataro: “Mi auguro che Ingroia arrivi fino al dibattimento” e facile smash nel campo avverso per mettere in evidenza l’anomalia. Nel conflitto di attribuzione, tra Berlusconi e Napolitano, la sinistra ha usato pesi e misure varie.

Il clou

Stremati da codici, eccezioni e cavilli, quando ormai Violante ha messo in sicurezza la penna che gli sfiorava pericolosamente l’occhiale, arriva Paolo Mieli. Serafico, inizia a demolire dalle fondamenta: “Ogni uomo di sinistra ha nel suo cassetto un articolo come il suo, Violante. Purtroppo non conta, contano i comportamenti e la percezione nei confronti dei suoi, è cambiata. Forse lei è stato l’unico a non accorgersene”. Pausa. Ripresa: “Era il capo dell’Idra, del complotto dei giudici”. Violante, voce flebile: “Lo scrivevate voi” con Mieli, pronto: “Sempre colpa dei giornali, no? Quelli del Fatto, Zagrebelsky, Cordero e gli altri appaiono più coerenti”. Non è questione di rispetto “che tutti proviamo nei confronti di Napolitano” ma “di verità storica”. Lella Costa, affiliata da Mieli alla posizione del Fatto si dissocia con spirito: “Esprimo opinioni che non condivido quindi è possibile che fossi d’accordo”, Violante si allinea: “Non essendo esistito il Violante di ieri, non esiste neanche quello di oggi”. Autoscatto. Pubblicità.    Il Presidente  della Camera non lo corregge preferendo illustrare la “canea” utile ad “attivare i meccanismi del rancore contro le istituzioni”. Il “blocco” di forze dietro al “progetto”: “Di Pietro, una parte del Fatto, Grillo…” .

di Malcom Pagani, IFQ

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