Il ministro giapponese suicida per prevenire lo scandalo sessuale

Spuntano un dossier su una amante e ipotetici problemi economici nel caso della tragica morte del ministro giapponese dei Servizi finanziari, Tadahiro Matsushita, impiccatosi ieri nella sua abitazione a Tokyo proprio nella Giornata mondiale della prevenzione dei suicidi.    La stampa nipponica, tra cui il quotidiano Asahi, ha citato un “corposo dossier” che il settimanale scandalistico Shukan Shincho si appresta a pubblicare oggi, con “i dettagli di una relazione extraconiugale”.    I QUOTIDIANI SPORTIVI, quali Sports Houchi e Sports Nippon, sono stati quelli particolarmente ricchi di indiscrezioni, come i presunti e ipotetici problemi di natura finanziaria che avrebbero travolto il politico di 73 anni e la relazione “con una donna in piedi da 20 anni”, motivo del gesto per scongiurare “lo scandalo”. I contorni sarebbero “di una situazione sfuggita di mano, su cui non si escluderebbero anche ritorsioni e vendette”.    Vicino al corpo sono state trovate lettere indirizzate a sua moglie, al primo ministro Yoshihiko No-da e ad alcuni ministri che potrebbero fornire elementi per la ricostruzione del gesto.    I colleghi di governo, a partire dal premier Yoshihiko Noda, gli hanno reso omaggio: il ministro Jun Azumi, ora titolare ad interim delle deleghe sui Servizi finanziari, ha ricordato “un uomo politico agguerrito che lavorava molto bene”.    Matsushita è il primo ministro a togliersi la vita dal 2007, quando il titolare del dicastero dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka si impiccò dopo le accuse di corruzione per aver intascato illegalmente alcune decine di milioni di yen, ma è l’ ultimo e clamoroso caso di un Paese che da 14 anni registra un numero di suicidi oltre le 30.000 unità all’anno, piazzandosi nelle classifiche dell’Ocse al 3° posto quanto a percentuali in rapporto alla popolazione, dopo Ungheria e Corea del Sud.    Ingenti investimenti per contrastare “una piaga sociale” sono stati sostenuti dal ministero della Salute e del Welfare, con scarsi risultati. Il suicidio (ji-satsu, letteralmente “uccidere se stesso”) non ha nel Sol Levante la percezione di tipo occidentale e ha una lunga tradizione come mezzo di scuse, di protesta, di riscatto dell’onore, di vendetta e di “cura” delle malattie.

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