Da Cl ai Legionari: gli affari delle lobby benedette

Le sigle cambiano (Cl, Opus Dei, Figli dell’Immacolata, Legionari di Cristo, Sigilli del Monte Tabor…), ma l’antifona è la stessa: a chi chiede conto di affari milionari e rapporti politici, rispondono che sono gruppi religiosi, esperienze ecclesiali, comunità di fede. Vero. Cl è una “fraternità”, cioè una associazione di laici cristiani fondata da don Luigi Giussani. L’Opus è una “prelatura personale della Chiesa cattolica che aiuta tutti i fedeli a cercare la santità nel loro lavoro”. I Figli dell’Immacolata Concezione sono una congregazione religiosa fondata nel-l’Ottocento da Luigi Maria Monti, un infermiere che andava in giro vestito da prete senza esserlo mai stato. I Legionari sono una congregazione nata in Messico per impulso di Marcial Maciel Degollado. I Sigilli di don Luigi Verzé sono un’associazione di cristiani che s’impegnano al celibato e “a dedicare l’intera vita per il compimento della missione dell’Opera” del fondatore.

Vita religiosa, “sequela di Cristo”, fedeltà alla Chiesa. Peccato che poi quelle sigle si ritrovino spesso in cronache che raccontano di affari molto terreni, di budget milionari, di scandali clamorosi. Le organizzazioni più grandi e transnazionali, come l’Opus Dei e, su scala più ridotta, Cl, ripetono da anni di essere movimenti ecclesiali, senza responsabilità alcuna per le opere, le imprese, le avventure finanziarie, le attività politiche (e gli eventuali reati) dei loro aderenti.    Appalti celesti    Certo risulta però difficile distinguere a occhio nudo, per esempio, Cl-movimento religioso da Cl-sistema di potere costruito attorno a Roberto Formigoni. Negli ospedali lombardi e nel sistema sanitario, ma anche nelle società a partecipazione regionale, la presenza di uomini di Cl è fortissima e l’appartenenza alla sua sfera d’influenza, magari attraverso l’adesione alla Compagnia delle Opere, diventa essenziale per non essere esclusi dagli affari, dagli appalti pubblici, dalle carriere di rilievo. Difficile anche distinguere l’Opus dalle banche e dalle imprese dove operano i suoi aderenti (“soprannumerari”, cioè laici). Nel sito in italiano dell’Opera, resta dal luglio 2006 una pagina dedicata al finanziere Gianmario Roveraro, ucciso allora dopo un misterioso rapimento. Sono apertamente rivendicate come “iniziative apostoliche” dell’Opus alcune attività come l’Università Campus Bio-Medico e il Centro Elis (scuola di formazione professionale) di Roma, oltre a numerosi collegi universitari in tutta Italia (Fondazione Rui, associazione Arces, istituto Ipe, residenza Torrescalla eccetera). L’Opus e Cl avranno certo una ricca vita religiosa, ma funzionano anche come potenti lobby che costruiscono carriere, implementano affari, stringono rapporti politici. Hanno i loro cardinali di riferimento in Vaticano, i loro vescovi nelle conferenze episcopali, i loro politici nei Parlamenti e nelle amministrazioni. Se già è difficile distinguere attività religiosa e imprese economiche in organizzazioni grandi, ma pur sempre molto gerarchiche e soggette a stretti sistemi di controllo e voti d’obbedienza, quasi impossibile distinguerle in gruppi più piccoli, come i Figli dell’Immacolata e i Legionari di Cristo, o piccolissimi, come i Sigilli di don Verzé. Devoti ai Legionari erano Antonio Fazio, governatore di Bankitalia durante le scalate dei “furbetti del quartierino”, e sua moglie Ma-ria Cristina, che aveva regalato allo scalatore Gianpiero Fiorani una speciale statua della Madonna. Il banchiere della Popolare di Lodi, in una esilarante telefonata intercettata, racconta alla signora Fazio di essersi addormentato abbracciato alla statua e di essersi poi risvegliato con un bozzo provocato dall’abbraccio: un bozzo “della Madonna”. Ma la signora Fazio nelle sue telefonate tranquillizza Fiorani e lo rassicura che il marito sosterrà la sua scalata. Il banchiere la ringrazia dicendole: “Tu sei l’aquilone, devi volare alto”. Fazio dovrà dimettersi per l’appoggio dato agli scalatori. I Legionari finiranno invece coinvolti in un brutto scandalo sessuale, con il fondatore accusato di pedofilia.    S. Raffaele e il crac    I Sigilli di don Verzé sono stati travolti dal buco di un miliardo e mezzo di euro che ha rischiato di far fallire il San Raffaele. Dopo la morte del fondatore, hanno perso il controllo dell’ospedale, anche se ogni tanto riemergono voci secondo cui misteriose cordate straniere con ancor più misteriosi fondi esteri sarebbero pronte a scendere in campo per strappare la creatura di don Verzé all’“usurpatore” che lo ha ora acquistato, Giuseppe Rotelli. I Figli dell’Immacolata sono coinvolti nello scandalo che sta facendo traballare i due ospedali romani della congregazione, l’Idi e il San Carlo di Nancy. Il don Verzé alla romana, in questa storia, è padre Franco Decaminada, padre padrone delle due strutture sanitarie, ora indagato dalla Procura di Roma per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e all’evasione tributaria. I due ospedali hanno un buco di almeno 600 milioni di euro che i magistrati della Capitale sospettano siano precipitati in un buco nero a causa della gestione di padre Decaminada: appalti agli “amici” e forniture pagate più del dovuto. Agnelli o lupi? Tempi duri per le lobby religiose in affari. Dal ciellino Formigoni all’Immacolato Decaminada, le inchieste giudiziarie pretendono di mettere il naso negli affari fatti in nome di Dio. Non c’è più religione.

di Gianni Barbacetto, IFQ

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