Alla buvette festa con cedrata assieme a Tedesco: no all’arresto con voto segreto, scaricabarile tra partiti

Appena il tabellone si illumina, il suo vicino di banco gli molla uno schiaffo sul guancione sudato. Benedetto Sergio de Gregorio: benvenuto tra i salvati del Parlamento. Lui si guarda intorno incredulo. Il presidente Renato Schifani ripete: “Il Senato non approva. Il Senato non approva”. Lui, il padrino di Valter Lavitola (“Gli ho fatto il compare di cresima…”, diceva ieri a chi gli chiedeva se fossero ancora amici) si appoggia allo schienale: 109 favorevoli al suo arresto per associazione a delinquere e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti pubblici a l’Avanti, 149 contrari. I domiciliari che chiedeva il gip di Napoli sono acqua passata. Adesso è l’ora della festa. “Una cedrata! Un chinotto! “Ci sono anche due caffè”, “Per me un bianco!”: cinque minuti dopo aver lasciato l’aula dove era sotto accusa, alla buvette di palazzo Madama il brindisi è servito. Alberto Tedesco – già senatore Pd graziato anche lui dai domiciliari per i guai con la giustizia pugliese quando era assessore alla Sanità – è appoggiato al bancone: spalle al barista, si gode lo spettacolo del cin-cin a De Gregorio, lo guarda come il veterano che quei momenti li ha già vissuti. E pensare che è stato proprio lui, in Aula, a prolungare di qualche secondo il calvario del sodale di Lavitola: mentre Schifani apriva le votazioni, Tedesco si era perso la tessera indispensabile per il voto elettronico. Rosso in volto, l’ha trovata dopo qualche istante, infilata nell’urna e contribuito a salvare il nuovo amico. Vero, il voto è segreto: ma su quello di Tedesco non c’è mistero. I due sono lì, insieme, complici e solidali. Inutile chiedere confidenze. De Gregorio è abbottonatissimo: “Stavamo parlando di suo cognato, gli hanno fatto fare tre mesi ai domiciliari, si immagini la sofferenza di una famiglia…”. Tutto qui? “Tutto qui: le dico solo che nei giorni scorsi il senatore Tedesco mi ha scritto una lettera bellissima”. Poi suona il telefono. “Carmelo! Grazie, sei affettuosissimo!”. De Gregorio è tempestato dalle congratulazioni. Sms a raffica (“Auguri senatore”), un personaggio da film (gessato, occhiali dalla montatura nera e spessa, vistoso anello al mignolo sinistro) lo assiste nello smistamento delle felicitazioni. Lui si asciuga il sudore con un fazzoletto bianco, pulisce gli occhiali con un’altra pezza blu.

MENTRE è circondato dai giornalisti, alle sue spalle sfila Luigi Lusi. Anche lui è di rientro dalla buvette. Anche lui è in procinto (almeno spera) di fare il suo ingresso nei salvati del Parlamento. Ieri non ha festeggiato, ha preso solo un caffè. Ma nonostante il volto impassibile (e già abbronzatissimo), più di un collega (tutti Pdl) lo avvicina per dargli una pacca sulle spalle. “Visto? Ha preso quaranta voti in più”. Un altro lo prende per un braccio: “Mi raccomando”. Anche in Aula ha assistito al dibattito immobile, si è girato solo ogni tanto per parlare con Alberto Tedesco, seduto nella fila dietro di lui. Lusi ancora non si rilassa: la Giunta voterà l’autorizzazzione al suo arresto il 12 giugno, l’Aula ancora più in là. Troppo presto per cantare vittoria. Certo, conforta anche Lusi sapere che ieri, grazie al voto segreto, c’è chi ha potuto dichiarare pubblicamente il voto favorevole agli arresti e poi cambiare idea negli anfratti dell’urna. I maggiori indiziati sono Lega e Udc. “Fate i conti! Questa volta il voto è trasparente!” sbraitavano ieri al Senato alcuni democratici furibondi per l’esito della votazione. I conti dicono (ma qui la matematica può sbagliare, tanto che Lega e Pdl sostengono che tra i traditori ci siano anche alcuni democratici) che i 98 senatori Pd sommati agli 11 dell’Italia dei Valori fanno 109, esattamente il numero di quelli che hanno detto sì all’arresto. La capogruppo Pd Anna Finocchiaro se lo aspettava, tanto che ha rivolto un appello ai colleghi a rinunciare al voto segreto, a prendersi la responsabilità delle proprie opinioni “anche per la diffidenza che ogni giorno sentiamo e soffriamo nei confronti del Parlamento”. Schifani ha verificato che ci fossero ancora senatori contrari al voto palese: il tabellone si è acceso per metà (ne bastavano 20).

SUCCEDERÀ anche con Lusi? L’ex tesoriere della Margherita esclude “l’ipotesi di un accordo politico” e di uno scambio di favori, dice che la sua storia e quella di De Gregorio non c’entrano nulla. Il senatore Pdl invece lo ha già messo nel calderone: “La carcerazione preventiva non serve a nessuno. Il caso Lusi non lo conosco ma lui è reo confesso e gli hanno già arrestato la moglie. Io non voterò a favore dell’arresto. Gli altri facciano come vogliono, io non voterò a favore del suo arresto”: Poi si allontana, lo show è finito. “Sto riflettendo sul mio futuro, penso di mettermi seriamente a lavorare, farò il consulente, magari in Medioriente. Certo, quando uno è un libero cittadino non fa più notizia. Ma viste le mie vicende giudiziarie, credo che potrei anche saltare un giro, non sarebbe uno scandalo”..

di Paola Zanca, IFQ

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