Agcommedia all’italiana

Chiamiamo le cose col loro nome: i maneggi per nominare i cinque nuovi commissari dell’Agcom e i quattro della Privacy sono il più vergognoso assalto alla diligenza mai visto nella già ignobile storia dell’italica lottizzazione partitocratica. Caduto anche l’ultimo velo dell’ipocrisia che – diceva La Rochefoucauld – “è la tassa che il vizio paga alla virtù”, i partiti (tutti, eccetto Idv e radicali) mettono le mani sulle cosiddette “autorità indipendenti” con metodi, se possibile, ancor più spudorati delle altre volte. Se prima badavano almeno a salvare le forme, scegliendo presidenti e alcuni commissari di “area” ma dotati di un minimo di competenza (il prodiano Pizzetti alla Privacy, il berlusconiano Calabrò all’Agcom con i prof. Sortino e D’Angelo), stavolta impongono personaggi quasi tutti di stretta obbedienza. Come se la rivolta degli elettori e il boom di Grillo non li riguardasse. Unica eccezione nella grande abboffata potrebbe essere il prof. Cardani, scelto da Monti nella sua Bocconi, nuova fonte battesimale che consacra la purezza della nuova classe dirigente. Ma si parla anche di Catricalà, quinta colonna di Gianni Letta nel governo Monti, reduce dai trionfi della discarica a Villa Adriana e della controriforma del Csm. Per il resto, dopo giorni di invereconde consultazioni sottobanco fra il pd Franceschini e il pdl Verdini (sì, avete capito bene, Denis Verdini: quello che ha più capi di imputazione che capelli in testa, e dire che di capelli in testa ne ha parecchi), si è deciso che l’Agcom resterà saldamente in mano a Berlusconi. Il Pdl, precipitato nelle urne e nei sondaggi al 17-18%, avrà due commissari su cinque: Martusciello (ex venditore di Publitalia, ex deputato e sottosegretario del governo B., già ora membro dell’Agcom) e Preto (ex capogabinetto di Tajani, poi consulente e coautore di Brunetta, insomma un luminare). Il Pd, dopo aver sollecitato chiunque volesse candidarsi a inviare il curriculum, ne ha ricevuti una novantina e li ha cestinati tutti (compreso quello autorevolissimo di Giovanni Valentini, giornalista esperto di comunicazione, scelto dalle associazioni dei consumatori) per scegliere con finte primarie fra i parlamentari l’uomo di D’Alema: il prof. Decina del Politecnico di Milano, già membro dei Cda Telecom, Italtel e Tiscali, tre società che ricadono sotto il controllo dell’Agcom. Il quinto è tal Posteraro, vicesegretario della Camera, amico di Casini. Così l’Agcom, che dovrà arbitrare partite cruciali come la banda larga, la par condicio per il 2013, il beauty contest, le frequenze e l’auspicata (da B.) fusione Mediaset-Telecom, seguiterà a obbedire a B. In cambio il Pd si contenta del solito piatto di lenticchie, piazzando il suo deputato Soro, di professione dermatologo, alla presidenza della Privacy, in ossequio alla legge che prescrive requisiti di “notoria imparzialità e indipendenza”. Soro si era sacrificato nel 2009, cedendo il posto di capogruppo a Franceschini, trombato alle primarie per la segreteria, e attendeva un congruo risarcimento. Molto imparziale e indipendente anche la prof. Califano, amica della Finocchiaro. Ma soprattutto la sciura Bianchi Clerici, ex deputata leghista, consigliera della Rai uscente, condannata dalla Corte dei Conti e imputata al Tribunale di Roma per abuso d’ufficio per aver nominato Meocci dg della Rai pur sapendolo incompatibile perché proveniva dall’Agcom. Molto indipendente anche la sora Iannini, indicata per la Privacy dal Pdl, da 11 anni al vertice del ministero della Giustizia con Castelli, Mastella, Alfano e Severino, ma soprattutto moglie di Bruno Vespa, noto cultore della privacy nei teleprocessi di Novi, Cogne, Erba, Garlasco, Rignano, Perugia e Avetrana con plastico incorporato. Ora, casomai qualcuno lamentasse violazioni della privacy a Porta a Porta, se ne occuperà la sua signora. Con imparzialità e indipendenza, ça va sans dire.

di Marco Travaglio, IFQ

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