Quando il CSM boccio Falcone: il verbale

Palazzo dei Marescialli di Roma, Consiglio superiore della magistratura. Tra le mani il faldone di 50 pagine, è il verbale della riunione del 19 gennaio 1988, quella che nominò il nuovo capo dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, il giudice Antonino Meli e bocciò Giovanni Falcone. Presidente della seduta del Csm fu Cesare Mirabelli. La proposta della commissione è a favore di Meli, “l’uomo giusto non è quello che si prospetta in ipotesi preliminarmente il più idoneo alla copertura di un determinato posto, volta per volta oggetto di concorso, nel quale le qualità professionali vengono commisurate anche alle specificità ambientali, ma è innanzitutto quello scelto con criteri giusti e cioè legittimi”. Come dire, subito, una scelta fuori da quella di Meli sarebbe stata “illegittima”. E su Falcone: “Tutte le positive notazioni a favore non possono essere invocate per determinare uno scavalco (sull’anzianità, ndr) di sedici anni”.

IL DIBATTITO

Umberto Marconi (contro Falcone): “Accentrare il tutto in figure emblematiche pur nobilissime è di certo fuorviante e pericoloso… c’è un distorto protagonismo giudiziario… si trasmoda nel mito”. Antonio Brancaccio: dichiara voto di astensione. Antonio Abate (è il primo a pronunziarsi a favore di Falcone): fa riferimento “alla delicatezza del momento” che impongono al Consiglio “una scelta ben chiara che sia di continuità e non segni alcuno strappo”. Sergio Letizia: “Preferire Falcone significa contravvenire alla legge, in Italia non c’è solo lui a combattere la mafia e ricordo i tanti magistrati che lottano contro il traffico di stupefacenti. Della professionalità poi fa parte la modestia, il miglior segnale del Csm è quello di non scegliere Falcone”. Stefano Racheli: “La commissione ci propone un giudice che è alle soglie della pensione, io voto contro questa indicazione”. Fernanda Contri: “Falcone è titolare di una esperienza unica non solo in Italia contro la mafia, magistrato eccezionale”. Massimo Brutti: “Forse non ci si è resi conto che bisogna nominare il capo di un ufficio di frontiera, che sia degno successore del giudice Caponnetto, oggi la mafia continua a sfidarci, la risposta è scegliere l’uomo giusto al posto giusto”. Gianfranco Tatozzi (che dichiara di essere amico di Falcone, però è contro la sua nomina): “Nomina Falcone potrebbe essere interpretata come una sorta di dichiarazione di stato di emergenza degli uffici giudiziari di Palermo”. Franco Della Rocca Morozzo: “Nominare Falcone non giova all’unità dell’ufficio”. Gian Carlo Caselli: “La mafia non è una semplice emergenza è un problema strutturale italiano… la scelta non è tra Meli e Falcone ma verso un uomo del pool. Mi chiedo come si possa parlare di privilegi per chi ha fatto determinate esperienze, per chi stando a Palermo vive in condizioni a tutti note e che rappresentano forte penalizzazione”. Vito D’Ambrosio: “Ricordo una frase del generale Dalla Chiesa: quelli che sono lasciati soli dallo Stato sono destinati ad essere abbattuti dalla mafia”. Carlo Smuraglia: “Scegliere Falcone significa attribuire un altro onere a un magistrato costretto già a grandi sacrifici”. Vincenzo Geraci (il “giuda” nelle parole di Paolo Borsellino durante il famoso dibattito alla biblioteca di Palermo, dopo la strage di Capaci): “Falcone con la nomina assumerebbe le funzioni di Cassazione senza avere mai assunto quelle di appello”. Geraci celebra Falcone rivendicando di avere fatto parte con lui “di una pattuglia di samurai contro la mafia… Falcone è stato (così è scritto, al passato, ndr) il migliore di tutti noi”. E infine: “Le notorie doti di Falcone e i rapporti personali e professionali mi indurrebbero a sceglierlo, ma mi è di ostacolo la personalità di Meli cui l’altissimo e silenzioso senso del dovere costò la deportazione nei campi nazisti, con sofferenza esprimo questo voto”.    Per Meli, contro Falcone, alla fine 14 voti: Agnoli, Borrè, Buonajuto, Cariti di Persia, Geraci, Lapenta, Letizia, Maddalena, Marconi, Morozzo della Rocca, Paciotti, Suraci, e Tatozzi. Per Falcone 10 voti: Abbate, Brutti, Calogero, Caselli, Contri, D’Ambrosio, Gomez d’Ayala, Racheli, Smura-glia, Ziccone. Astenuti 5: Lombardi, Mirabelli, Papa, Pennacchini, Sgroi.

Giovanni Falcone (FOTO ANSA) 

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