Il sindaco No Tav vince al centro della Valle di Susa

Il lunedì dopo le elezioni l’unico negozio aperto nella medievaleggiante piazza Conte Rosso, giusto accanto al Municipio, è un emporio equo e solidale. Un quadretto probabilmente gradito alle molte persone che a Torino, e non solo, esultano per il risultato di Avigliana, dodicimila abitanti appena a venti chilometri dalla Mole. Ma è il comune più popoloso della Valle di Susa e tanto basta per vederci un pezzo di centro del mondo. Ad esultare, infatti, sono soprattutto i No Tav, ma ridurre la vicenda elettorale di Avigliana a querelle sul treno veloce sarebbe riduttivo.    Ed è la prima cosa che hanno voglia di dire i vincitori: “Il Tav non è che la punta dell’iceberg” sussura Pino Mar-ceca, ex assessore all’urbanistica e vicepresidente della Comunità Montana Valle Susa e Sangone, una delle anime del comitato elettorale che ha dato vita alla lista “Avigliana città aperta” che ha vinto eleggendo sindaco l’insegnate Angelo Patrizio.    Dall’altra parte c’era “Grande Avigliana”, lista capeggiata da Aristide Sada (figlio di Gioacchino, potente ex tesoriere del Pci torinese) sostenuta da Pd, Pdl e Udc con la benedizione di Piero Fassino (aviglianese di nascita), di Sergio Chiamparino, dei vertici locali dei partiti e dei parlamentari Stefano Esposito (Pd) e Osvaldo Napoli (Pdl).

UNA CORAZZATA che si è infranta contro un ostacolo piuttosto semplice: gli elettori (soprattutto) di sinistra che non ci stavano a veder planare su Avigliana una miniatura del governo Monti. A cominciare da un pezzo importante del Pd, come l’ex sindaco (ora capolista) Carla Mattioli, alcuni ex amministratori e numerosi tesserati del partito confluiti lo scorso autunno nel comitato “Avigliana città aperta” assieme a esponenti di Sel, Idv, Federazione della sinistra e (addirittura) Movimento 5 Stelle, che qui ha rinunciato a un candidato tutto suo: “La scelta del candidato sindaco – racconta Marceca – è arrivata alla fine di lunghe, anche lunghissime, riunioni che magari finivano a tarda notte. Sembra noioso ma non è così. La verità è che in giro c’è un’energia fantastica, una gran voglia di far politica con il territorio, non con i modelli imposti dall’alto”. Un progetto a cui hanno creduto 3.200 aviglianesi, contro i 2.306 persuasi dalla “grossa coalizione”.

L’idea, banale ma a volte ostile a certi ambienti democratici, che il personale politico e l’elettorato di riferimento debbano sostanzialmente pensarla allo stesso modo, è una lezione che vale per Avigliana come per tutta Italia. Ma siamo in Valle di Susa e il Tav non può che fagocitare tutto le altre questioni. Anche perché la coalizione Pd-Pdl era abbastanza chiaramente un tentativo di spallata pro Tav: “La partita era più ampia – ancora Marceca – perché prendere Avigliana, il comune più grande, significava ribaltare gli equilibri nella comunità Montana (attualmente su posizioni No Tav, ndr). Prima hanno unito tre comunità montane per mettere in minoranza la bassa Valle Susa; poi hanno estromesso la Comunità dai lavori dell’Osservatorio per sostituirla con i sindaci; ora hanno provato a prendersi direttamente la comunità”. Il tentativo non è andato a buon fine.

“SIAMO CONTRARI al Tav – racconta il neo sindaco Angelo Patrizio – perché in questo momento non è una priorità. Qui stanno chiudendo un ospedale, il trasporto pubblico subisce tagli pesanti, i consorzi per l’assistenza ai disabili faticano ad andare avanti. In Valle ci sono anche i pro Tav – conclude – ma in genere lo sono per avere le compensazioni. Ma è qui che il discorso non funziona: perché se mi compensi vuol dire che mi fai un danno, e se i soldi li trovi per compensarmi, vuol dire che ci sono. E allora perché dovrei accettare la costruzione di una grande opera per avere ciò di cui ho diritto? È un paradosso”.

di Stefano Caselli, IFQ

Angelo Patrizio (FOTO ANSA) 

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