Un 25 aprile di resistenza: “Assassini e vittime non sono uguali”

Un 25 aprile questa volta diverso. Ricordato in tutta Italia da “vecchi” e “nuovi” partigiani. Ma con una novità rispetto alle ultime celebrazioni: la gente che ha partecipato ai cortei ha voluto operare una cesura netta con i revisionismi da bar dello sport in voga negli ultimi anni. Quel mettere sullo stesso piano torturati e torturatori, vittime e assassini per un malinteso senso della pacificazione nazionale. “I morti non sono sempre tutti uguali, c’era chi ha combattutto per la libertà e il riscatto del Paese e chi, invece, stava dalla parte del fascismoedelnazismo”, ci dice un ragazzo del Liceo Mamiani durante il corteo di Roma.

CINQUEMILA persone almeno, tanti anziani, tantissimi giovani, i medaglieri delle associazioni partigiane e delle brigate ebraiche, le bandiere di Pd, Sel, Rifondazione comunista, tantissima gente comune e soprattutto famiglie intere. Che dal Colosseo hanno sfilato fino ad uno dei luoghi simbolo della resistenza romana, Porta San Paolo dove l’8 settembre del 1943 iniziarono i primi scontri con le truppe naziste. C’è il cippo che ricorda i caduti, partigiani e militari, più volte imbrattato da scritte fasciste. E c’è una sola corona di alloro a ricordare il sacrificio di tanti, è quella della Provincia di Roma governata da Nicola Zingaretti e dal centrosinistra. Non ci sono quelle del Comune e del sindaco Gianni Alemanno, né quella della Regione Lazio della governatrice Renata Polverini. “Si saranno distratti”, dice un anziano dirigente dell’Anpi. Le polemiche non mancano. “Non sono stato invitato e non ne faccio un dramma”, dice il sindaco Alemanno. Renata Polverini, invece, era stata invitata, ma non ha partecipato al corteo per il timore di contestazioni. “L’Anpi – dice in una dichiarazione – mi ha fatto capire che la mia presenza non era opportuna. Ma io sono antifascista, e i fascisti sono quelli che mi hanno impedito di partecipare”. L’associazione dei partigiani taglia corto. La Presidente non è venuta e noi “la ringraziamo per il suo senso di responsabilità”. “Meglio così”, replica una donna anziana, “cosa c’entrano loro con l’antifascismo? Non dimentichiamo la croce celtica che il sindaco porta al collo, né le tante foto dove la Polverini si esibisce in saluti romani”. Nel corteo e tra i dirigenti delle associazioni partigiane gira voce che alla Polverini e ad Alemanno era stato chiesto di esprimere una condanna netta per i rigurgiti di fascismo a Roma. Scritte che inneggiano alla repubblica sociale, aggressioni a sedi di partiti e militanti antifascisti, e tanti occhi di riguardo rivolti a Casa Pound. Mario Bottazzi è il partigiano che è stato vittima di una pesante contestazione da parte dei neofascisti. Lo avevano invitato a parlare in un liceo ma è stato interrotto da alcuni giovani di Forza Nuova. “Era solo una provocazione, mentre stavo parlando della Resistenza, tre-quattro ragazzi mi hanno strappato il microfono per chiedermi dei crimini dei partigiani. Li ho affrontati”. Ma per capire che aria tira in tema di rifiuto della rilettura della storia, bastano le parole del colonnello Carlo Cadorna, figlio del generale Raffaele Cadorna, comandante del Corpo Volontari della Libertà. “Se oggi uno degli eroi morti qui si risvegliasse, troverebbe un mondo cambiato in tutto, ma allo stesso tempo troverebbe una situazione delle istituzioni uguale a quella degli anni Venti del secolo passato, quando il fascismo conquistò il potere. Abbiamo perso la nostra libertà, la corruzione e i partiti stanno uccidendo la democrazia”. La piazza applaude, come a Milano, dove parla la segretaria della Cgil Susanna Camusso. “Nessuno può permettersi di dimenticare chi ha liberato il Paese ed è stato dalla parte giusta, attenzione ai venti che stanno soffiando in Europa e nel nostro Paese, e al negazionismo”. Giornata di festa, ma anche di orgoglio. A Palermo il corteo per la Liberazione si apre con uno striscione dedicato a Placido Rizzotto, il sindacalista-partigiano ucciso dalla mafia a Corleone, e non ha voluto unirsi alle autorità e ai rappresentanti istituzionali. A Milano l’assessore regionale Zambetti è stato fischiato quando ha citato il governatore Formigoni. Contestazioni ad esponenti del Pdl anche a Salerno ed Ascoli Piceno. Mentre a Torino, alla vigilia del 25 Aprile, sono stati i “No Tav” a contestare gli esponenti dell’ Anpi al grido di “siamo noi i nuovi partigiani”.

SCONTRI a Cagliari, dove nella Piazza intitolata ad Antonio Gramsci era stata organizzata una manifestazione in ricordo dei caduti di Salò. Un gruppo di partecipanti al corteo per la Liberazione (che si è concluso con Bella ciao cantata in onore di Rossella Urru), ha occupato la piazza scontrandosi con la polizia. Polemiche a Prato per la singolare decisione di vietare l’esecuzione di “Bella ciao” durante la celebrazione ufficiale. La disposizione di non far eseguire la canzone simbolo della Resistenza nei momenti immediatamente successivi alla tradizionale deposizione della corona, sarebbe stata del direttore della banda musicale, che avrebbe recepito disposizioni della prefettura basate su una circolare del ministero dell’Interno di molti anni fa: un documento che indica quali sono gli inni da suonare durante le cerimonie ufficiali.

di Enrico Fierro, IFQ

Un momento della manifestazione di ieri a Roma (FOTO DLM) 

2 commenti to “Un 25 aprile di resistenza: “Assassini e vittime non sono uguali””

  1. LA RISPOSTA DI POLVERINI E ALEMANNO – Intanto incalza la polemica col presidente della Regione che, invitata in extremis dall’Anpi dopo l’iniziale veto posto dagli organizzatori, ha comunque deciso di declinare per “non creare problemi. Purtroppo – afferma la Polverini – malgrado gli appelli del Presidente Napolitano all’unità, mi pare che questa continui a essere un sogno, almeno per quest’anno, ancora irrealizzabile nel nostro Paese. L’Anpi mi ha comunicato che all’interno del corteo c’erano dei facinorosi che hanno minacciato di arrivare sotto al palco qualora io fossi andata a salutare i partigiani. Non ho voluto rovinare – conclude la Polverini – quella che è una festa di tutti gli italiani”. Telegrafica la risposta del sindaco Alemanno: “Prendo atto del mancato invito senza farne un dramma. Ci sono molti modi per ricordare il 25 aprile, a faremo in modo che la città di Roma ricordi l’anniversario”.

  2. È bene ricordare, soprattutto ai giovani, che la democrazia nel nostro Paese non è scesa dal cielo. Essa è nata nei luoghi del confino di tanti antifascisti, nell’esilio dove molti furono costretti a fuggire, nelle carceri dove molti furono torturati, nelle montagne e nelle città dove morirono tanti giovani partigiani.

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