Hollande, svolta a sinistra

La sterzata a destra di Nicolas Sarkozy si accentua ogni giorno di più, il suo linguaggio ricalca quello di Marine Le Pen, le sue proposte quelle del Fronte nazionale, anche se annuncia che non ci saranno accordi con i lepenisti per il ballottaggio. Per cominciare, il tema dell’immigrazione è tornato al centro dei suoi infiammati discorsi. Non solo intende “combattere l’immigrazione illegale e legale” riducendo della metà i nuovi arrivi, ma, esattamente come Marine e suo padre, dipinge i lavoratori stranieri alla stregua di zavorra parassita: “Se non controlliamo l’immigrazione, la prima conseguenza sarà l’aggravamento del deficit dei nostri regimi sociali”, sanità e pensioni su tutti.

BALLA colossale, ma tutto fa brodo per attirarsi le simpatie degli elettori lepenisti. Tonitruante e senza freni, Sarkozy non esita a dire cose contraddittorie rispetto al pensiero e all’azione del suo stesso governo. È il caso di un altro cavallo di battaglia del Fronte lepenista, la “preferenza nazionale”, o “i francesi innanzitutto”, per quanto concerne ogni forma di prestazione sociale: sanità, lavoro, alloggio. Ecco che cosa ne pensava, non più tardi di martedì, il ministro Bruno Le Maire: “Noi crediamo alla nazione, noi crediamo alla responsabilità… ma non si tratta certo di introdurre la preferenza nazionale. Ci sono dei limiti che la nostra famiglia politica non oltrepasserà”. Ed ecco le parole di Sarkozy ieri, a ventiquattr’ore di distanza: “Io sono per la preferenza comunitaria, ma non vedo perché non si possa essere per la preferenza nazionale”. Ha smentito uno dei suoi più stretti collaboratori (Le Maire ha redatto il suo programma presidenziale), ma soprattutto ha sdoganato di botto uno degli slogan più odiosi del lepenismo.    Tra i primi a insorgere è stato François Bayrou, il leader centrista detentore del 9 per cento dei consensi al primo turno: “Sarkozy si allinea a Marine Le Pen, svende i valori repubblicani”. Martedì, del resto, il presidente uscente aveva concesso a Marine Le Pen, senza che nessuno glielo chiedesse, un nuovo statuto: “È compatibile con la Repubblica”, aveva detto. Ieri ha precisato: “Se partecipa alle elezioni vuol dire che è compatibile. Ciò non significa che bisogna stringere accordi con il Fronte. Non c’è in vista nessun negoziato, nessun ministero per Marine Le Pen e i suoi”. Ma il brevetto di “repubblicana” glie-l’ha concesso, ed è la prima volta che accade da trent’anni a questa parte. Tra uno sproloquio anti-immigrati e l’altro, non poteva mancare l’accusa ai socialisti di voler attuare “regolarizzazioni di massa” una volta al potere, e di voler concedere il diritto di voto ai cittadini extracomunitari.

FRANÇOIS Hollande, che davanti al moltiplicarsi delle provocazioni mantiene una calma ammirevole, ha messo i puntini sulle “i”: “Nessuna regolarizzazione di massa, e per quanto riguarda il diritto di voto agli stranieri extracomunitari è uno degli obiettivi del mio futuro quinquennato, da attuarsi entro il 2014”. Ha poi specificato il socialista Arnaud de Montebourg che si parla di “persone regolarmente residenti sul territorio nazionale, che pagano le tasse e, quando lavorano, i contributi: costoro devono partecipare alla vita locale”, e quindi alle elezioni comunali e regionali. Sarebbe ora: la proposta figurava già nel programma di François Mitterrand nel 1981, ma non se ne è mai fatto nulla. Se l’uno sbraita, l’altro tira dritto. Ieri François Hollande ha assaporato con grande soddisfazione l’invito ai governi a stringere un “patto per la crescita” pronunciato da Mario Draghi, e apprezzato persino da Angela Merkel.    Il candidato socialista, che Sarkozy voleva velleitario e isolato nell’ambito comunitario, comincia a trovare sponde molto importanti, che fino a ieri gli sembravano precluse. Si è anche impegnato a ritirare le truppe francesi dall’Afghanistan, “fin dal giorno dopo la mia elezione”. Alla riconferma di Sarkozy ormai non crede più nessuno, tantomeno nelle capitali europee. I sondaggi condotti dopo il primo turno sono del resto assai unanimi: collocano François Hollande tra il 56 e il 54 per cento, Sarkozy tra il 44 e il 46. Ciò detto, ci sono ancora dieci giorni di campagna elettorale.

di Gianni Marsilli, IFQ

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