I quattro onorevoli a piede libero in Parlamento

Nicola Cosentino “libero” da gennaio

Sergio De Gregorio si vota a metà maggio

Adesso Roberto Formigoni chiede aiuto al popolo dei fax. Proprio lui, che con i video esilaranti e i twitter compulsivi ha colonizzato la Rete, affida ai fedelissimi il ritorno al vecchio terminale: in questo momento difficile – supplicano i suoi – “inviategli un fax con scritto ‘Presidente, siamo con te!’”. Ma non è solo il mezzo a trascinarci nel passato. È che il “popolo dei fax” è nato nel ’92, quando i cittadini indignati inondavano le redazioni dei giornali con i loro messaggi carichi di ‘vergogna’. Erano gli anni di Mani Pulite, quei giorni – dall’aprile del ’92 all’aprile del ’94 – in cui durante i lavori della Camera si parlò per 896 volte di autorizzazioni a procedere. Un po’ come in Lombardia, la regione presieduta da Formigoni: in nove mesi, tra assessori e consiglieri, ha sfornato 10 indagati. Bazzeccole in confronto a quello che è successo in Parlamento : nello stesso periodo, da luglio a oggi, ci sono quattro onorevoli che secondo i giudici dovevano essere arrestati. Invece siedono ancora nelle aule di Montecitorio e palazzo Madama. E per i cittadini che al posto loro non avrebbero avuto speranze di salvezza non è esattamente un paragone rasserenante . Che sia anche questo a far passare agli elettori la voglia di partecipare? C’è chi propone, come il Pd Francesco Sanna, “una class action dei parlamentari onesti contro chi sta devastando la nostra credibilità”. Lui è nella giunta per le immunità del Senato e domani sera alle 20.30 ascolterà la difesa di Sergio De Gregorio, il deputato Pdl per cui la procura di Napoli ha chiesto i domiciliari. È accusato di truffa e false fatturazioni nel-l’inchiesta sui fondi all’editoria per l’Avanti di Valter Lavitola: i pm credono che possa fuggire o commettere altri reati, la Giunta mercoledì prossimo valuterà se proporre all’Aula l’autorizzazione all’arresto, al massimo entro metà mese il Parlamento dovrebbe decidere se Sergio De Gregorio merita la custodia cautelare o è solo un perseguitato dalla giustizia. Negli ultimi trent’anni, la prima sorte è toccata solo ad Alfonso Papa, deputato Pdl coinvolto nell’affare P4: finì a Poggioreale il 20 luglio 2011, ci rimase 101 giorni e uscì dai domiciliari alla vigilia di Natale. Un precedente che nei palazzi viene rievocato in maniera solenne: ci vorranno altri trent’anni, dicono, prima che risucceda.

   Prima di Papa, che ora è tornato a sedersi sul suo scranno nella quarta fila dell’emiciclo, era toccato al senatore Pd Alberto Tedesco. Per due volte respinto il suo arresto, chiesto dai pm di Bari che indagano sugli affari della sanità pugliese. I suoi colleghi di scranno hanno detto no prima al carcere e poi ai domiciliari. E ora che la Cassazione ha emesso il suo verdetto definitivo (Tedesco “continua a mantenere relazioni e rapporti con burocrati e funzionari rimasti all’interno dell’amministrazione sanitaria grazie anche al suo rilevante ruolo politico di senatore della Repubblica”) palazzo Madama continua ad aprirgli ogni mattina il portone con tutti gli onori del caso: il Senato si è già pronunciato e, secondo il principio del ‘ne bis in idem’, non lo rifarà più. Non ci esprime due volte sulla stessa cosa.

   Poi è stata la volta di Marco Milanese, l’ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti accusato di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere. I pm chiedevano che andasse in carcere da luglio, la Camera lo costrinse a un’estate sulle spine, poi a settembre lo salvò, anche se con soli 7 voti di scarto. Ora anche lui passa giornate serene tra il Transatlantico e la buvette. E poi c’è Nicola Cosentino, che si è concesso perfino il bis. La prima volta a dicembre 2009, la seconda a gennaio 2012, in entrambi i casi per i suoi legami con appartenenti al clan dei Casalesi. Due inchieste diverse, due volte il Parlamento ha deciso di tenerselo stretto.

di paola Zanca, IFQ

Marco Milanese salvato a settembre

Alberto Tedesco graziato a febbraio

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