Sanità e fondi neri, la Lombardia fa il bis

É finito in carcere a Milano un uomo di punta di Comunione e liberazione, molto vicino a Roberto Formigoni. É Antonio Simone, ex assessore regionale alla Sanità, democristiano. L’inchiesta della procura milanese è una costola di quella sul quasi crac dell’ospedale San Raffaele. Riguarda fondi neri per 56 milioni, 11 volte superiori a quelli contestati agli ex vertici della fondazione di don Luigi Verzè. Un flusso di denaro “trasferito indebitamente all’estero”, finito a Daccò e a Simone e proveniente dalla Fondazione Umberto Maugeri, un colosso della sanità.    Simone è accusato di “associazione per delinquere aggravata dal carattere trasnazionale e finalizzata al riciclaggio, appropriazione indebita pluriaggravata, frode fiscale ed emissione di fatture per operazioni inesistenti” insieme al mediatore Piegangelo Daccò (in carcere da novembre per l’inchiesta San Raffaele), Umberto Maugeri, presidente dell’omonima fondazione, Costantino Passerino direttore amministrativo della Fondazione, Gianfranco Mozzali e Claudio Massimo, rispettivamente consulente e commercialista della Fondazione.

ECCETTO Umberto Maugeri, per cui sono stati disposti gli arresti domiciliari per motivi di età, ma che fino alle 21 di eri sera non erano stati eseguiti perché si trova all’estero, gli altri indagati sono stati arrestati dalle sezioni della polizia giudiziaria della procura di Milano. Nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Vincenzo Tutinelli, si fa il nome di Formigoni. Nei mesi scorsi, quando i pm Orsi-Pedio-Pastore-Ruta hanno chiesto all’amministratore Passerino, allora non ancora indagato, come mai la Fondazione Maugeri aveva rapporti con Daccò, il manager ha risposto: perché Daccò ha solidi legami con il presidente Formigoni, legami utili per la Fondazione che aveva bisogno di convenzioni e rimborsi dalla regione Lombardia. Oltre agli arrestati ci sono altri cinque indagati, tra i quali l’ex direttore amministrativo del San Raffaele, Mario Valsecchi, per la gestione di un immobile. La Fondazione Maugeri, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe creato fondi neri per 56 milioni di euro a partire dal 2004, grazie a quella che un investigatore definisce “una lavatrice di società estere”. Dal 2004 al 2009 attraverso un sistema di intestazione fittizia di beni e false fatturazioni sarebbero stati creati fondi neri per 30 milioni di euro finiti a società di Daccò. Quei soldi, Daccò li ha divisi con Simone. Sempre secondo l’accusa, dal 2009 al 2011 c’è un altro flusso di denaro “nero” verso Daccò e Simone, che ammonta a 26 milioni di euro. Questo filone d’inchiesta nasce quando i pm, che stanno indagando sul San Raffaele, si imbattono in un’operazione che vede coinvolto l’imprenditore Pierino Zammarchi (indagato). È lui che vende alla Fondazione Maugeri, nel luglio 2011, la Fondazione Ombretta, una casa di riposo che aveva avuto una concessione dalla Regione Lombardia per l’assistenza ad anziani. Per questa operazione Simone, secondo l’analisi della polizia giudiziaria, avrebbe incassato 5 milioni di euro che finiscono prima in Irlanda, poi in Canada e infine arrivano alla società di Daccò, Mtb. La stessa società alla quale, secondo la procura, arrivano decine di milioni di euro anche da altre Fondazioni.

A DARE UNA SPINTA    102alle indagini è stato Giancarlo Grenci, fiduciario svizzero di Daccò, anche lui indagato per il buco milionario del San Raffaele. È Grenci che spiega il giro dei soldi tra i conti di Lussemburgo, Madeira, Malta, Svizzera, Austria e Stati Uniti con fatture fittizie. Per esempio, a un certi punto la Fondazione Maugeri, avrebbe fatturato a Daccò 200 mila euro, invece dei reali 20 milioni per una serie di contratti di ricerca fasulli. Tra questi, anche uno studio sulla presenza di vita su Marte. Questo enorme flusso di denaro, 56 milioni, a cosa è servito? Al momento i magistrati non lo sanno. La cosa che avevano già verificato con l’inchiesta sul San Raffaele, è che Daccò ha molti interessi in Sudamerica (Cile, e Argentina in particolare ); in Italia possiede case in Sardegna e yacht. Su uno di questi, fu fotografato Formigoni. Non si sa neppure se i soldi finiti a Simone si fermano all’ex assessore oppure vanno altrove. Anche Simone è coinvolto nell’indagine sul San Raffaele. Nel dicembre scorso, Grenci spiega ai pm quali sono le società offshore riconducibili a Daccò. E viene fuori il suo nome “… Harmann fu costituita nel 2007 per svolgere consulenze in favore della Fondazione San Raffaele (…). In realtà l’unica fattura fu quella di 510 mila euro… Quasi tutto di questo importo (500 mila euro) Harman l’ha girato a Euro Worlwide (società nordamericana)… Mi ricordo che Daccò ci indicò di trasferire quella somma su un conto nominativo di Antonio Simone”. L’esponente di Comunione e liberazione e Formigoni erano stati citati, nel settembre 2011, anche dalla testimone Stefania Galli, segretaria di Mario Cal, ex vicepresidente del San Raffaele: “Daccò ha usato l’aereo del San Raffaele (…) Ciò è avvenuto di recente in un viaggio in Brasile a cui hanno preso parte anche il dottor Cal (…) e Antonio Simone molto legato a Daccò. (…) Ricordo che una volta mi fu chiesto dal dottor Cal di prenotare un volo per San Marteen a bordo del quale ci sarebbero stati Daccò e Formigoni oltre ad altri passeggeri di cui non ho avuto contezza dell’identità”.

di Antonella Mascali, IFQ

Illustrazione di Emanuele Fucecchi

2 Responses to “Sanità e fondi neri, la Lombardia fa il bis”

  1. maledetto schifoso bastardo, l’altro giorno era un pò dappertutto dicendo sempre le solite cose:è tutto falso.Nò ma perchè se lui fosse colpevole direbbe,,,,sì è vero ho rubato e parecchio, arrestatemi,UAUAUAUAUAUAUA.nON HA DIGNITà NIENTE.Tutti i politici sono in parlamento per rubare ovvio.Perchè non sanno fare altro

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