Il bollettino di guerra degli imprenditori suicidi

Ancora un suicidio, un altro imprenditore che si è tolto la vita per le difficoltà economiche della sua azienda. E ancora lo strazio di un figlio che trova il padre impiccato. Paolo Tonin, imprenditore agricolo di 53 anni di Altivole nel Trevigiano, si è suicidato ieri mattina nel capannone della sua azienda, probabilmente schiacciato dal peso della crisi economica che aveva travolto la sua attività. A peggiorare le cose si è aggiunta la siccità delle ultime settimane che ha compromesso il raccolto degli asparagi, e la preoccupazione per un mutuo acceso di recente per pagare la casa e il nuovo capannone .    L’imprenditore, sposato, aveva quattro figli: la più grande è emigrata in Germania, la più piccola ha 12 anni. I carabinieri non hanno trovato nessun biglietto per spiegare il gesto, ma negli ultimi tempi l’uomo si era lamentato con gli amici delle gravi difficoltà finanziarie, per le quali aveva anche chiesto aiuto al sindaco.

TONIN era amico del presidente trevigiano della Confederazione nazionale agricoltori Alessandro Conte, che si è espresso molto duramente. “Continuano a prenderci per vacche da mungere, mentre il governo non riesce a mettere in campo politiche per la crescita e non taglia la spesa pubblica e soprattutto i costi della politica per liberare risorse per l’economia”.    Una congiuntura difficile che colpisce tutti i comparti economici, ma in particolare il settore edile e quello agricolo: in Italia secondo Coldiretti sono state chiuse oltre 50mila aziende agricole nel 2011 e sono aumentate di un terzo quelle in sofferenza . Se poi si aggiunge che nel settore agricolo ultimamente sei imprese su dieci hanno difficoltà di accesso al credito, si capisce come in certi casi ci si può sentire in un vicolo cieco.

E infatti si allunga la lista dei suicidi che sta devastando il Nord-Est e non solo: tra il 2008 e il 2010 i suicidi per motivi economici sono aumentati del 25%, 150 registrati dall’Istat nel 2008 e 187 nel 2010 (ma per l’Osservatorio, nel 2011 i casi sarebbero 3.500-4000, di cui un terzo legato al lavoro). Solo in Veneto sono 53 nell’ultimo anno le persone che si sono tolte la vita, alle quali si devono aggiungere casi da tutte le altre regioni, dall’uomo che si è arso vivo in macchina a Bolzano pochi giorni fa alla pensionata di Gela che si è buttata da un balcone al disoccupato di Milano che a 51 anni non trovava lavoro, al negoziante di cornici a Centocelle, Roma.

PER CERCARE di dare un sostegno ai familiari che rimangono a rimpiangere chi non c’è più, e spesso a cercare di rimettere in piedi i bilanci delle aziende di famiglia, è nata in Veneto un’associazione vittime della crisi, sotto l’ombrello della Cisl ma promossa da Flavia Schiavon e Laura Tamiozzo, coraggiose figlie di due imprenditori che si sono uccisi. Una specie di autoaiuto, in attesa degli aiuti concreti.

di Erminia della Frattina, IFQ

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