Vincono banche e commercianti, perdono gli anziani

Mario Monti, checché ne dicano i detrattori, sta già battendo qualche record: ieri (in Senato) ha incassato la quattordicesima fiducia in quattro mesi e mezzo, una cosa mai vista prima. L’occasione, stavolta, è stato il cosiddetto decreto fiscale (ora atteso alla Camera), votato nelle stesse ore in cui a Montecitorio (stranamente senza fiducia) veniva approvato definitivamente il decreto semplificazioni approvato. Entrambi, al solito, sono stati terreno di battaglia le lobby d’ogni genere presenti nel paese: conviene, dunque, fare una rapida panoramica su chi vince e chi perde alla fine dei passaggi parlamentari.    I sindaci. Sono stati sconfitti su tutta la linea. L’Imu resta un tributo loro solo di nome, mentre nei fatti finirà per la gran parte allo stato centrale. Peggio: in cambio di uno sconticino proprio sull’Imu per le case di proprietà dei comuni e le ex Iacp, il Senato ha reso il Patto di stabilità interno ancora più rigido. Graziano Delrio, presidente dell’Anci, minaccia proteste clamorose, “compresa la violazione collettiva del Patto in alcuni settori”. Alla Camera si preannuncia battaglia.    Banche. Le fondazioni che le controllano, come partiti e sindacati d’altronde, continueranno a non pagare l’Imu: formalmente non fa una piega, visto che sono enti non profit e hanno l’esenzione solo per le sedi di attività istituzionale, praticamente però capitalizzano almeno 150 miliardi di euro e farli pagare un po’ non sarebbe male. Le Banche di credito cooperativo, invece, incassano per quest’anno uno sconto da 20 milioni sulla tassazione dell’utile netto.    Anziani. Quelli che vivono in casa di riposo potrebbero passarsela male: dovranno pagare l’Imu sulla loro abitazione, magari persino come seconda casa sfitta visto che spesso hanno il domicilio in clinica.    I Caf. Il braccio armato del sindacato vince con le modifiche sulle rate dell’Imu che gli consentiranno di far pagare la tassa sulla casa ai loro utenti insieme alla dichiarazione dei redditi: a giugno i contribuenti verseranno la metà delle aliquote base decise dal governo, per l’altro 50% più le maggiorazioni comunali se ne riparla a dicembre.    Terzo Polo. Hanno fatto molto casino (soprattutto il finiano Mario Baldassarri) per creare un fondo per futuri tagli alle tasse alimentato dai frutti della spending review e dalla lotta all’evasione: il governo ha risposto picche.    Commercianti. E’ sparita la black list dei recidivi del mancato scontrino: anche il Garante della Privacy si era schierato contro (“no alle liste dei buoni e dei cattivi”).    Agricoltori. Sono riusciti a farsi abbassare un po’ di imposta sugli immobili agricoli (come i proprietari di dimore storiche).    Imprese. Col dl semplificazioni divenuto legge ieri arriva il sistema dei controlli amichevoli per le aziende. Restano “cattivi” quelli fiscali, come scritto dal governo, e quelli sulla sicurezza sul lavoro (novità imposta dal Parlamento), niente da fare per quelli contro le attività inquinanti.    Telecom. Sulla liberalizzazione dell’ultimo miglio l’ex monopolista porta a casa il rinvio voluto dal governo: niente obbligo di offrire subito servizi disaggrega-ti alle società concorrenti che affittano la rete da Telecom, ma un generico mandato all’Authority che dovrà dire qualcosa sul tema tra quattro mesi.

di Marco Palombi, IFQ

 

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