Art.18, pace fatta rischiano gli Statali

La riforma del lavoro è cambiata, secondo quanto chiedeva il Partito democratico. “Un passo avanti importantissimo”, dice il segretario Pier Luigi Bersani. In una conferenza stampa, ieri, il premier Mario Monti e il ministro Elsa Fornero hanno presentato le novità nel testo del disegno di legge portato al Quirinale. La novità principale riguarda i licenziamenti individuali motivati da ragioni economiche: se il lavoratore ricorre al giudice e questi stabilisce che il licenziamento era indebito, può stabilire un indennizzo tra 12 e 24 mensilità oppure stabilire il reintegro in azienda. Era questo il punto cruciale, di cui martedì hanno discusso fino a tarda notte Monti e i tre leader della maggioranza, Angelino Alfa-no, Bersani e Pier Ferdinando Casini.

IN SINTESI: anche dopo la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il giudice potrà sempre decidere se assegnare al dipendente licenziato senza giusta causa un indennizzo oppure reintegrarlo nel-l’impresa. La Fornero parla di reintegro in caso di “infondatezza” della motivazione, il premier corregge il termine in un più netto “insussistenza”. Nella prima bozza elaborata dal governo, invece, se la motivazione era economica il lavoratore poteva aspirare al massimo a un indennizzo di 27 mensilità. L’obiettivo del governo è però che dal giudice ci finiscano pochissimi casi e che le controversie si risolvano prima con una transazione tra lavoratore e azienda presso le direzioni provinciali del lavoro. Pago e ti licenzio.    Mario Monti spiega che l’obiettivo è una “riduzione permanente del tasso di disoccupazione”, la Fornero aggiunge che “tutte le economie con basso tasso di disoccupazione hanno flussi in entrata e in uscita più rilevanti”. Tradotto: nella visione del ministro del Welfare per abbattere la disoccupazione ci vogliono tanti licenziamenti e tante assunzioni. Quanti licenziamenti? Il governo non ha fatto stime, i modelli econometrici – spiega il ministro – sono troppo complicati e “non c’è stato tempo”. Per questo ci sarà un monitoraggio costante e una gradualità nell’applicazione. Anche la riforma delle pensioni è stata fatta in fretta, solo un paio di mesi dopo si è capito che lasciava 350 mila persone senza reddito e senza assegno previdenziale, i cosiddetti “esodati” per la maggior parte dei quali non c’è alcuna protezione.    Ci sono un paio di grandi incognite che impediscono di fare un primo bilancio degli effetti del testo.    Primo: da ieri è ufficiale che la riforma inciderà anche sugli statali, il governo chiederà tre deleghe al Parlamento e una di queste riguarderà proprio i dipendenti pubblici. La Fornero avrebbe voluto che la nuova disciplina agisse subito, ma il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi ha chiesto di avere tempo di discuterne anche lui con i sindacati.

TRA GLI ANALISTI finanziari che stanno provando a fare simulazioni sull’impatto della riforma circola un sospetto: visto che nell’insieme la riforma non stravolge la disciplina vigente, forse lo scopo ultimo è rendere gli statali più licenziabili. Perché se non si vogliono alzare ancora le tasse, ridurre il personale della Pubblica amministrazione può essere una rapida e strutturale via ai risparmi. In fondo lo Stato è un datore di lavoro che, con il debito al 120 per cento del Pil, avrà sempre una oggettiva ragione economica per licenziare.    Il Pd incassa la vittoria sul punto ad alto valore simbolico del reintegro, preservato. Ma l’ala destra della maggioranza, il Pdl e Confindustria, come ci tiene a sottolineare la stessa Fornero, vedono svanire molti dei limiti al precariato fissati solo 10 giorni fa dal Consiglio dei ministri. I vincoli per evitare che collaboratori a partite Iva mascherino dipendenti sfruttati scatteranno tra 12 mesi. I contratti a termine saranno addirittura più facili, perché scompare l’obbligo di dover indicare una causale per farvi ricorso, almeno nel caso del primo contratto di durata fino a sei mesi. “Una liberalizzazione importante”, dice la Fornero. Che però rischia di diventare per le imprese un incentivo perverso a sostituire i precari ogni sei mesi. Anche l’indennizzo massimo, per i licenziamenti economici, è più basso che nelle bozze, tra 12 e 24 mensilità. Il numero massimo di apprendisti in azienda, che costano meno e sono facilmente licenziabili, sale parecchio: prima il rapporto con i lavoratori “normali” era uno a uno, ora ci potranno essere tre apprendisti ogni due dipendenti a tempo pieno. E le imprese piccole, quelle che il Pdl cercava di accontentare, potranno essere soddisfatte. Va ricordato che quella annunciata ieri non è la riforma definitiva, ma soltanto il disegno di legge che andrà in Parlamento. Ma Monti si aspetta che, vista l’approvazione preventiva dei leader di maggioranza, l’iter parlamentare sarà “approfondito ma anche spedito”.

di Stefano Feltri, IFQ

Elsa Fornero e Mario Monti

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