Tutte le inchieste sulle camicie verdi

Era il 1993 quando il Senatùr, in un’intervista rilasciata a Indro Montanelli e pubblicata su il Giornale, alla domanda: “Quindi lei entrò in politica per i debiti?”. Bossi rispose: “Sì, possiamo dire per i debiti”.    Da allora ad oggi la Lega è passata attraverso condanne e inchieste a sfondo economico con una peculiarità: che quando c’è da pagare, in via Bellerio, di solito lo fanno con i soldi dei militanti. All’inizio fu il processo Enimont in piena Tangentopoli. Alessandro Patelli (allora tesoriere della Lega) ricevette da Carlo Sama della Montedison, un finanziamento illecito. Patelli venne condannato, così pure Umberto Bossi, in Cassazione, con sentenza definitiva a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Bossi restituì la somma di 200 milioni di lire raccolta, però, tra i militanti. Le vicende giudiziarie della Lega, a seguire, si arricchiscono del fallimento del progetto di un villaggio turistico in Croazia e del crac di Credieuronord (la banca padana) che custodiva, manco a dirlo, i soldi dei fiduciosi, speranzosi (e ignari) iscritti al Carroccio.    Dal macro al micro, il riepilogo delle altre inchieste che riguardano la Lega “ladrona” oltre alla vicenda dell’attuale tesoriere Belsito, approdano prima alla corte di Davide Boni, presidente leghista del Consiglio regionale lombardo, coinvolto in un presunto – milionario – traffico di tangenti all’interno di un sistema che riguarderebbe un po’ tutta la Regione Lombardia. A partire dal filone d’inchiesta aperto nel maggio 2011 a Cassano d’Adda, dove l’assessore Marco Paoletti è tra i protagonisti della tangentopoli sul Piano di governo del territorio. Sempre in Lombardia, in provincia di Brescia a Castel Mella, lo scorso anno, furono arrestati l’assessore della Lega ai lavori pubblici e il capo dell’Ufficio tecnico a sua volta assessore leghista nel vicino comune di Rodengo Saiano. I reati contestati riguardavano irregolarità nella concessione dei permessi per la costruzione di centri commerciali. A Cortemaggiore l’energia fotovoltaica ha messo nei guai quello che veniva definito “l’astro nascente” della Lega locale, l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Davi-de Allegri, che ricopriva anche l’incarico di assessore all’Urbanistica del Comune di Cortemaggiore. La Procura ha aperto un’inchiesta in cui Allegri è l’unico iscritto nel registro degli indagati per concussione e abuso d’ufficio nelle pratiche di concessione degli appalti del fotovoltaico nell’intera provincia. Inoltre, in attesa di esito, rimangono le inchieste (laurea in Psicologia falsa e presunto dossieraggio) a carico dell’assessore lombardo Monica Rizzi e del deputato Gianluca Pini – esponente della Romagna in Parlamento – indagato dalla Procura di Forlì per millantato credito. Pini avrebbe promesso di dare una mano a un candidato durante la prova d’esame di un concorso nazionale di abilitazione alla professione notarile. In cambio del favore, avrebbe ricevuto 15 mila euro, con il pretesto di remunerare o comunque comprare il favore di qualcuno tra i membri della commissione ai concorsi, indetti dal 2006 in avanti. Chiude il cerchio delle vicissitudini giudiziarie in salsa verde il consigliere della Lombardia Angelo Ciocca , da Pavia, e i suoi contatti con l’avvocato Giuseppe (Pino) Neri considerato uno dei capi ‘ndrangheta in Lombardia.

di Elisabetta Reguitti, IFQ

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