Senza lavoro in 17 milioni: cosa se ne fanno della riforma dell’art. 18?

In Italia ci sono 17 milioni 104 mila persone a cui la riforma dell’articolo 18 non interessa. Sono lavoratori disoccupati e inattivi, quelli che ogni mese erodono i tassi di disoccupazione e di occupazione. Il promemoria mensile dell’Istat arriva puntuale ogni mese. Anzi, quasi puntuale, perché ieri la conferenza stampa è stata ritardata proprio da una protesta dei precari dell’Istituto nazionale di statistica che denunciano: “L’Istat si avvale del contributo di 419 tra ricercatori, tecnologi e collaboratori tecnici a tempo determinato, assunti a seguito di una procedura concorsuale analoga a quella prevista per l’assunzione a tempo indeterminato”.

DALLA CINA, il premier Mario Monti invita gli investitori a “rilassarsi” perché la crisi dell’Eurozona è quasi passata. E al pubblico del Boao Forum spiega: “Abbiamo introdotto una riforma del lavoro allo scopo di modernizzare la rete di sicurezza sociale per i lavoratori, aumentando al contempo la flessibilità per le aziende nella gestione della forza lavoro”. Una riforma che aumenterà (forse) la crescita, attirerà (forse) gli investitori internazionali e (sempre forse) rassicurerà i mercati sulla forza riformatrice dei tecnici. Ma neppure Monti si è mai sbilanciato su quale possa essere l’impatto sulla disoccupazione che nel febbraio 2012 è arrivata al 9,3 per cento, in aumento dell’1,2 rispetto al febbraio precedente. Nell’approccio dei tecnici tutto è lineare: se le imprese hanno meno incertezze sulle controversie in caso di licenziamento, assumeranno più volentieri. E assumeranno a tempo indeterminato, visto che i contratti precari con la riforma diventano più costosi.    Purtroppo, almeno finora, la tendenza sembra opposta. Se guardiamo i dati sul quarto trimestre del 2011, più affidabili delle stime sul 2012, si scopre che diminuiscono i lavoratori a tempo pieno e indeterminato mentre aumentano precari e part time, rispetto allo stesso periodo del 2010: -0,8 per cento (148 mila persone) quelli a tempo pieno, +4,7 per cento (166 mila persone) quelli a tempo parziale “ma si tratta di part time involontario”, nota l’Istat. O lavori meno, o ti licenzio. Svaniscono posti per gli italiani, -98 mila, e aumentano quelli per gli stranieri, +116 mila. Ma il tasso di occupazione degli immigrati cala, dal 62,1 al 60,8. Tradotto: le sorti degli italiani sono ormai sganciate da quelle degli stranieri, sono due mercati del lavoroparallelieancheseaumenta il numero di immigrati con un lavoro, cresce ancora più in fretta il numero di quelli che non lavorano. E la recessione sta peggiorando, nel 2012 il Pil segnerà almeno un -1,5 per cento.    L’aumento del costo del lavoro precario, chiesto per anni dalla Cgil, nel lungo periodo aiuterà i giovani, ma nel breve rischia di scoraggiare le assunzioni. E la disoccupazione giovanile (un numero importante ma poco esplicativo, perché esclude i laureati e considera solo i ragazzi tra i 15 e i 24 anni) ha superato da tempo il 30 per cento. Quella di marzo è al 31,9 per cento, con un aumento su base annua di oltre quattro punti.

MA GLI EQUILIBRI interni alla maggioranza dipendono molto più dalle sfumature del disegno di legge (o legge delega) che verrà presentato in questi giorni che dall’andamento della disoccupazione, che invece negli Stati Uniti è il principale termometro per misurare le performance di Barack Obama, che su questo si gioca la rielezione. Da noi si discute soltanto a come funziona l’indennizzo in caso di licenziamento economico. Angelino Alfano, del Pdl, apre a un compromesso “ma la Cgil non detti l’agenda”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani dice che i dati dell’Istat “sono drammatici” e suggerisce come modifica sull’articolo 18 la possibilità che sia il giudice a decidere tra indennizzo e reintegro anche in caso di indebito licenziamento economico (nella bozza del governo può solo assegnare un risarcimento). Ma oggi il Consiglio dei ministri non farà modifiche, tutto rimandato al Parlamento.

DALLA GIORDANIA il capo dello Stato Giorgio Napolitano si conferma il primo sponsor della riforma: “A chi dice: ‘Non occupatevi del mercato del lavoro, occupatevi della crescita perché c’e la disoccupazione’ il governo risponde: ‘Io mi occupo della crescita e voglio aprire nuove prospettive per l’occupazione, ritenendo che l’ostacolo sia rappresentato da una situazione non soddisfacente, molto farraginosa, che si è venuta a creare nel mercato del lavoro’”. Chissà se e quando i dati dell’Istat gli daranno ragione.

di Stefano Feltri, IFQ

Illustrazione di Emanuele Fucecchi 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: