Abc, quelli che vogliono il governo Monti senza Monti

 La riforma della legge elettorale è la strada maestra per una Terza Repubblica che istituzionalizzi l’inciucione di oggi nel segno di Mario Monti (e Corrado Passera) e sotto l’ombrello di Giorgio Napolitano. Uno dei più entusiasti della Grande o Larga Coalizione è il leader del Terzo Polo Pier Ferdinando Casini, che ieri in un’intervista ad Avvenire ha usato il termine “armistizio” e ha tratteggiato il paesaggio politico desiderato per il futuro: “Dopo Monti io voglio continuare con Pd e Pdl. Serve che l’armistizio duri, che il patto per il Paese prosegua. Anche dopo il 2013, anche dopo Monti. Non c’è più la foto di Vasto, non c’è più l’asse Pdl-Lega”. Chiamala se vuoi, melassa neodemocristiana.

   Ovviamente per cucire il nuovo vestito, il superamento del Porcellum è decisivo. Ma non per la questione dei parlamentari nominati (almeno il 50 per cento lo sarà anche con il nuovo sistema). Piuttosto per affossare il bipolarismo, con annesso premio di maggioranza. Il grido di battaglia dei riformisti e moderati della maggioranza tripartisan che sostiene Monti è uno solo: “Non vogliamo più alleanze forzose con le estreme”. Da un lato, a destra, la Lega, dall’altro, a sinistra, Di Pietro e Vendola.

   ECCO PERCHÉ il primo grimaldello inciucista contenuto nella bozza che rimbalza tra Alfano, Casini e Bersani (gli sherpa delegati alla trattativa sono Quagliariello per il Pdl e Violante per il Pd) sono le mani libere prima delle elezioni. Niente più indicazione preventiva di premier e alleanze. Si deciderà solo dopo, in base ai numeri. E i numeri premieranno soprattutto i principali partiti. Il sistema tedesco-ispanico, sui cui si sta convergendo al tavolo dell’accordone, prevede una competizione tra singole forze e non più tra coalizioni. Una sorta di ritorno alla Prima Repubblica, ma senza preferenze. L’impianto è teutonico: metà parlamentari eletti coi collegi, l’altra metà con liste bloccate. Il correttivo spagnolo dovrebbe riguardare la ripartizione dei seggi delle liste su base circoscrizionale, e non nazionale. L’obiettivo è di dare meno possibile ai partiti medio-piccoli (per ridimensionare il loro potere di veto) e al contrario premiare i primi due o tre. Sulla carta la media dei seggi da attribuire con le liste sarà di 14 a circoscrizione. Il meccanismo dovrebbe consentire alle forze che prendono meno dell’undici per cento di essere penalizzate, a quelle che lo superano di essere sovradimensionate. Una sorta di premio di maggioranza occulto e che costituisce un altro sbarramento da affiancare a quello ufficiale che sarà del 5 per cento.

   DOPO L’ULTIMA riunione tra le delegazioni della maggioranza, la legge elettorale è però slittata in coda alla road map delle riforme istituzionali. Prima ci sono la forma di governo e la riduzione dei parlamentari con il superamento del bicameralismo perfetto tra Camera e Senato. La bozza propende per un cancellierato alla tedesca, che piace tanto anche a Silvio Berlusconi. Per quanto riguarda il taglio dei seggi si dovrebbe passare da 630 a 508 a Montecitorio e da 315 a 250 a Palazzo Madama. Non proprio il massimo.

   Secondo i piani della maggioranza politica che sostiene i tecnici, all’inizio dell’estate, quando dovrebbe esserci la prima lettura per le riforme, si dovrebbe sottoscrivere un’intesa definitiva sul sistema tedesco-spagnolo, per poi arrivare all’approvazione in autunno. Solo a quel punto verranno allo scoperto i fan trasversali dell’attuale legge elettorale. Il Porcellum piace ancora a parecchi e potrebbe essere corretto con le preferenze.

   È l’ultima spiaggia per i nostalgici della Seconda Repubblica e l’incognita più grande pesa su Berlusconi. Il Cavaliere adesso ha puntato le sue fiches sul governo Monti-Passera e intesta alla destra il programma del Professore. Da giorni però è in silenzio e ha disertato il convegno del Pdl dello scorso fine settimana. Quando avrà deciso come muoversi scioglierà la riserva sull’eventuale nuovo partito e la relativa legge elettorale migliore per lui. Perché, stringi stringi, la Terza Repubblica archivierà il berlusconismo ma non Berlusconi.

di Fabrizio d’Esposito, IFQ

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