Indiana Renzi e il Leonardo immaginario

Matteo Renzi ha trovato un alleato prezioso, anzi un cantore appassionato: è Armando Torno, del Corriere della Sera. Il quale, ieri, ha superato se stesso: “Che poi la pittura murale sia scomparsa, o non ci sia, o si vedano solo i frammenti, poco conta. Là lavorò Leonardo”. E poi: “La Battaglia di Anghiari ha trovato – giustamente – degli esperti che invitano alla prudenza. Nessuno, però, potrà fermare ricerche, sondaggi, ipotesi, il giallo internazionale che si sta alimentando, i non addetti ai lavori che aggiungono conferme alle loro ipotesi. Quel che Leonardo ha solo pensato è già realtà. Quel che ha lasciato interrotto diventa laboratorio. Anche di fantasia”.

RENZI E TORNO hanno colto nel segno: quel che oggi davvero buca lo schermo è il mistero, non la realtà; la suggestione, non la verifica empirica; la fantasia, non la presa concreta sul reale. Vince chi parla solo alla parte irrazionale, insomma, non chi cerca di dare argomenti misurabili. E poco importa se stiamo parlando non di Cagliostro, ma di Leonardo, la cui intera visione del mondo si potrebbe riassumere in questa sua frase: “Certo il cimento delle cose doverebbe lasciare dare la sentenzia alla sperienzia”.    Se stessimo alla “sperienza”, cioè alle regole della conoscenza scientifica, la clamorose ‘prove’ dell’esistenza in vita della Battaglia di Anghiari annunciate nella conferenza stampa di Renzi scomparirebbero come neve al sole. Vediamo perché.    Il team guidato dall’ingegner Maurizio Seracini annuncia di aver trovato dietro l’affresco di Vasari una ‘intercapedine’. Niente di nuovo: Massimiliano Pieraccini, l’inventore del radar con cui lo stesso Seracini aveva scandagliato quella parete, aveva già dichiarato che “la discontinuità c’è, ma sull’intera parete est, e non c’è nessuna struttura localizzata che possa far pensare a una nicchia per proteggere qualcosa. Semplicemente Vasari ha costruito un muro addossato a una parete”, separandoli con nemmeno un centimetro di spazio.

MA IL CLOU sono i ritrovamenti di frammenti di pigmenti su quel secondo muro. Si parla di campioni inferiori a un terzo di millimetro, che Seracini ha inviato a far analizzare in un laboratorio privato a Pontedera, di cui si serve la Piaggio. Ma l’amministratore delegato del laboratorio dichiara: “Ci dispiace non siamo autorizzati a rivelare i contenuti delle analisi”. Già, perché in questa curiosa ‘ricerca scientifica’ lo sponsor (che è National Geographic) ha l’esclusiva dei dati. Dunque bisogna fidarsi: credere, come a un articolo di fede e alla faccia della “sperienzia”.    C’era un modo molto semplice per dare un serio corpo scientifico a queste ‘scoperte’: affidare gli stessi campioni a un laboratorio riconosciuto e autorevole nel delicato campo della chimica applicata alla storia dell’arte. E soprattutto a un laboratorio ‘terzo’: cioè non coinvolto in un’operazione che gli stessi promotori definiscono “di marketing”. Poteva essere l’Opificio delle Pietre Dure, che sovrintende alla ricerca dal punto di vista della tutela, ma che non si è voluto coinvolgere sul piano scientifico . Sia da un punto di vista tecnico che storico-artistico, l’Opificio avrebbe potuto autorevolmente accertare se davvero si tratta di pigmento, e se davvero si tratta di un tipo di pigmento rinvenuto esclusivamente in dipinti leonardeschi (il che, francamente, mi pare improbabile). E se davvero i dati fossero stati così clamorosamente a favore della presenza della Battaglia di Anghiari, Maurizio Seracini e Matteo Renzi avrebbero avuto tutto l’interesse a far ripetere gli esperimenti all’Opificio.

PERCHÉ, allora, non l’hanno fatto? La risposta lascia interdetti: “Semplicemente non è stato possibile farli partecipare alla fase delle analisi per problemi di tempo”. Certo, perché a dettare l’agenda non sono i tempi del laboratorio, ma quelli della conferenza stampa. E così bisogna credere sulla parola, in attesa che Renzi convinca il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi a permettergli di smontare l’affresco di Vasari per vedere se dietro c’è davvero un rudere leonardesco, o semplicemente una decorazione geometrica, o magari nulla. Il sindaco di Firenze ha chiesto a Ornaghi di fare della ricerca della Battaglia di Anghiari “una delle più grandi e cruciali questioni della politica culturale di questo Paese”. Leggo questa dichiarazione a L’Aquila, tra le macerie di uno dei principali centri storici del Paese, distrutto tre anni fa dal terremoto e ancora in attesa di essere restaurato.    Ma, per la felicità di Armando Torno e Matteo Renzi, nell’Italia del 2012 conta la fantasia, non la realtà.

di Tomaso Montanari, IFQ

A Palazzo Vecchio continuano le ricerche del Leonardo fantasma. È di lunedì la notizia della scoperta di tracce di colore simili a quelli usati per il ritratto di Mona Lisa (FOTO ANSA)

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