Fs sempre più francesi, taglia anche a Venezia

Essere licenziati è doloroso. Essere licenziati due volte, per di più dalla stessa azienda, è doloroso e paradossale. Ma essere licenziati perché il tuo posto è stato addirittura dato ad altri è diabolico. È quel che sta capitando a Gianluca Ricci, uno degli 800 lavoratori mandati a casa per effetto della doppia decisione di Trenitalia di tagliare i treni notturni e a lunga percorrenza e di affidare quelli tra l’Italia e la Francia a Tvt, azienda nata da una mega intesa tra le Ferrovie italiane di Mauro Moretti e Veolia, multinazionale transalpina dell’acqua, dell’energia e dei trasporti, appunto. Gianluca fa parte del drappello di una quarantina di lavoratori veneti licenziati proprio per far entrare i francesi.    Il suo posto di lavoro, insomma, c’è ancora. È sul treno che ora chiamano Thello, in partenza alle 19 e 57 di ogni sera dalla stazione veneziana di Santa Lucia e che il mattino del giorno dopo arriva a Parigi alle 9 e 29. Tredici anni fa Gianluca lavorava a Milano e fu licenziato una prima volta nel-l’ambito di altre ristrutturazioni ferroviarie. Di quel periodo conserva le foto di lotta che mostra con un certo malinconico orgoglio, scatti della protesta insieme ad altri colleghi nelle sue stesse condizioni: Oliviero, Giuseppe, Carmine. Lavoratori tornati poi a lavorare per le aziende fornitrici di servizi alle Ferrovie , di nuovo licenziati l’11 dicembre dell’anno passato e diventati loro malgrado famosi per la protesta in cima alla torre faro sui binari a Milano, a 50 metri da terra, per opporsi a una decisione ritenuta sciagurata oltre che ingiusta.    DOPO il licenziamento di Milano, Gianluca si era trasferito a Venezia, aveva ripreso a lavorare e non avrebbe mai immaginato di rivivere quei momenti difficili di tanti anni fa. E invece gli è capitato. Non avrebbe immaginato neanche di dover tornare a protestare come allora e invece è costretto a farlo, dividendo con i colleghi i turni del presidio nella tenda blu montata nel piazzale della stazione di Santa Lucia.    Rispetto a tredici anni fa c’è un qualcosa di più e di peggio. Allora si trattò di una ristrutturazione dura, discutibile come tante ristrutturazioni che partono andando a incidere dove è più facile: il lavoro. Ma questa volta neanche di una ristrutturazione classica si tratta: non ci sono tagli, non ci sono risparmi in ballo, non ci sono esigenze aziendali. Quel che è cambiato sono i lavoratori che viaggiano sul treno: al posto degli italiani, tutti licenziati, ora ci sono i francesi. “Un grande successo Oltralpe”, hanno scritto su Freccia, rivista patinata delle Ferrovie distribuita sui treni. Si sono dimenticati di aggiungere che quel successone in Francia lo pagano per intero i lavoratori italiani.    Con Gianluca sul piazzale della stazione di Venezia c’è Renato Pistore, 33 anni, che per partecipare all’iniziativa della tenda lascia a casa la moglie e un bimbetto di 20 mesi. Racconta: “La nostra rabbia è di una qualità diversa rispetto a quella di tanti licenziati. Non possiamo dire che abbiamo perso il posto di lavoro, perché quel posto c’è ancora, solo che non è più nostro. Abbiamo cominciato a manifestare quando è partito il primo treno con a bordo i lavoratori francesi, pensavano che ce la prendessimo con loro, ma non è con loro che ce l’abbiamo. Sappiamo bene che la responsabilità è di altri. È di quei manager che non c’hanno pensato due volte a buttare nel cestino la nostra vita, il nostro lavoro e la nostra professionalità sull’altare di faraoniche strategie industriali internazionali che avranno pure una loro logica, chissà, ma intanto schiacciano noi e le nostre famiglie”. Spiega Salvatore Lombardo, 31 anni, un altro dei licenziati veneti: “È assurdo: non possono dire che siamo ‘esuberi’ perché non lo siamo e visto che il treno c’è ancora non possono dire neanche che hanno tagliato un ramo secco perché non è vero neanche questo. Nei convegni questi signori delle Ferrovie si riempiono la bocca di servizio alla clientela e di valorizzazione del capitale umano e professionale aziendale. E poi, eccoci qua”. I treni tra Venezia e Parigi erano e restano frequentati e remunerativi. Sarebbe una consolazione e una sicurezza in condizioni normali. Se tanta gente nel frattempo non fosse stata mandata a casa.

di Daniele Martini e Elisabetta Reguitti, IFQ

La stazione di Venezia (FOTO LAPRESSE)

One Comment to “Fs sempre più francesi, taglia anche a Venezia”

  1. Sembra che tra problemi interni e esterni, la societa Thello inizia bene la sua essistenza…

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