Una sentenza che turba il Tunnel

Una sentenza di primo grado per turbativa d’asta del 2011. Oggetto: la gara per la direzione dei lavori per il tunnel esplorativo della Torino-Lione, in arte Tav. Condannato: Paolo Comastri, direttore generale della Lyon-Turin Ferroviaire, la società che realizzerà la ferrovia. Una storia scomoda per i sostenitori della grande opera. Ma, secondo i No Tav, si aggiunge un altro elemento: il difensore di Comastri era Paola Severino, allora noto avvocato penalista, oggi ministro della Giustizia del governo Monti favorevole alla nuova linea.

   UN STORIA che ieri i comitati della Val di Susa non hanno perso occasione per sottolineare sui loro siti. Ricordando che proprio Severino si era pronunciata più volte sulla Torino-Lione. L’ultima volta a Torino. “La libertà di manifestare il pensiero è un principio fondamentale del nostro assetto costituzionale, ma non può trascendere né nella violenza, né nell’insulto”, ha detto pochi giorni fa Severino in occasione della visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, anch’egli favorevole alla realizzazione dell’opera. Non solo. Severino, insieme con i ministri Corrado Passera, Anna Maria Cancellieri e Corrado Clini partecipò al vertice sulla Tav a Palazzo Chigi al termine del quale arrivò la decisa presa di posizione di Mario Monti: la Torino-Lione va avanti, “non saranno consentite forme di illegalità e sarà contrastata ogni forma di violenza”.

   Ma, si chiedono adesso i No Tav, un ministro che difese un manager della Torino-Lione in un processo su presunti illeciti nelle gare di appalto è la persona giusta per discutere della realizzazione dell’opera? Da via Arenula, sede del ministero della Giustizia, replicano: “Severino ha difeso uno dei dirigenti di Ltf quando ancora svolgeva la sua professione di penalista. Poi si è cancellata dall’Albo degli avvocati. E comunque il ministro non partecipa a decisioni riguardo alla realizzazione o meno dell’opera. Il via libera al Tav è venuto dai precedenti governi e il ministro oggi interviene soltanto sulle questioni di ordine pubblico”.

   L’INCHIESTA che ha portato alla condanna in primo grado di Comastri partì nel 2005. I cantieri del Tav non erano ancora partiti che già la Procura di Torino si trovò a indagare l’allora viceministro delle Infrastrutture, Ugo Martinat, numero due di Pietro Lunardi (sponsor dell’opera). I pm si occuparono di opere stradali legate alle Olimpiadi e, appunto, del Tav. Emersero consulenze a imprese vicine a personaggi di governo. Il processo di primo grado si è concluso nel maggio scorso con otto condanne tra cui quella di Giuseppe Cerutti, presidente della Sitaf, la società dell’autostrada del Frejus. Martinat e il noto imprenditore Marcellino Gavio nel frattempo sono morti. Comastri era imputato soltanto per la parte dell’inchiesta che riguardava la Torino-Lione.

   Secondo i pm, il dirigente Ltf si sarebbe incontrato con un imprenditore interessato alla gara suggerendogli di associarsi con un’altra società per potersela aggiudicare. Non solo: si parla di una proroga dei termini di gara (di cui Comastri sarebbe stato a conoscenza ) che sarebbe stata concessa “senza alcuna giustificazione formale”. Un rinvio che seguiva proprio i desiderata dell’impresa non in grado di rispettare i tempi. Alla fine del processo di primo grado Comastri, vista anche la sua condotta processuale, è stato condannato a otto mesi di reclusione (il pm aveva chiesto un anno e sei mesi). Adesso si attende l’appello.

di Ferruccio Sansa, IFQ

Le proteste dei No Tav (FOTO ANSA)

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