Il nome di Verdini nell’affare di via della Stamperia

 Riccardo Conti, il senatore in quota Pdl, noto alle cronache per la vicenda dell’affare d’oro del Palazzo in via della Stamperia 24, a Roma, era anche un uomo di cuore. E non si è mai tirato indietro nell’aiutare gli amici, o meglio i compagni di partito. Tanto da consegnare a Denis Verdini un milione di euro, come penale per un contratto tra privati. E non ha fatto discriminazioni neanche nei confronti di Giovanni Prandini, ex ministro in quota Dc, alla cui figlia avrebbe versato un assegno di 750 mila euro.

   A CACCIARE fuori questa storia di prestiti e accordi tra amici e colleghi è il settimanale “L’espresso”, nel numero in uscita oggi, notizia anticipata nell’edizione serale di La7. In totale ci sono quattro assegni firmati da Riccardo Conti, alcuni versati anche in momenti economici non particolarmente favorevoli . Ma procediamo con ordine. Il tutto inizia a novembre del 2010, quando tra Conti e Denis Verdini, parlamentare e coordinatore nazionale del Pdl, viene firmato un contratto di finanziamento tra privati. E’ un momento particolare: perchè sono i mesi delle inchieste sulla cricca P3 e le fiamme gialle e Bankitalia avevano messo sotto torchio il credito fiorentino di Campi Bisenzio. Conti e Verdini in quei mesi si accordano nel prestito di dieci milioni di euro, ma c’è una clausola che risulta molto particolare in quel contratto: “la mancata erogazione da parte del soggetto mutuante – riporta anche L’Espresso, riprendendo l’accordo – della prima o della seconda tranche darà diritto a Denis Verdini di risolvere il contratto a mezzo di una semplice raccomandata scritta. Il tale ipotesi il soggetto mutuante sarà tenuto a corrispondere a verdini una speciale penale dell’importo di un milione di euro Riccardo Conti però non nuotava in buone acque, perché l’impresa utilizzata per la compravendita d’oro dell’immobile alla fine del 2010, era in negativo per circa due milioni di euro.

   COSÌ il senatore fa un passo indietro e non versa quei 10 milioni di euro, ma come da contratto, paga una penale tramite un assegno intestato alla moglie di Verdini. E dà a Verdini quel denaro quasi nello stesso momento in cui compra in via della Stamperia, per poi rivendere dopo poche ore con una plusvalenza di 18milioni di euro all’ente previdenziale degli psicologi. Ma ci sono altri tre assegni che Conti emette. Quello successivo ammonta a 150 mila euro. Viene firmato a gennaio ed è quello a favore di un nome illeggibile. Poi ne emette un terzo: e questa volta versa 750 mila euro alla Alexa immobiliare Spa, una società che si trova a Roma, e di cui risulta essere amministratore unico Giovanna Prandini, figlia dell’ex ministro Prandini, finito in mezzo a numerosi filoni dell’inchiesta Tangentopoli.

   E poi chiude in bellezza: stacca un quarto assegno che finisce nelle casse della Fondazione Opera per l’educazione cristiana di Brescia, una fondazione di culto e religione fondata a metà anni ’70, ai quali Riccardo Conti dona un altro milione di euro. Ed proprio questi bonifici sono finiti al vaglio degli inquirenti, che dovranno indagare non solo sulla nota compravendita, ma anche su tutti i conti bancari del senatore.

di Valeria Pacelli, IFQ

Denis Verdini   (FOTO LAPRESSE)

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