Tutto in regola, aveva messo nero su bianco Pietro Ichino quando, sei mesi fa, gli è stato chiesto un parere sui rapporti tra la TrueStar dell’imprenditore Fabio Talin e la cooperativa che fornisce l’intera forza lavoro dell’azienda. Solo che adesso la coop è fallita, la TrueStar non sa che pesci pigliare e non ne esce bene neppure il Fondo italiano d’investimento che ha messo oltre dieci milioni di denaro pubblico nell’impresa che impacchetta i bagagli in aeroporto. Ichino, però, dopo che ieri Il Fatto Quotidiano ha svelato la vicenda, vuole chiarire i suoi rapporti con TrueStar e prende le distanze dai problemi di questi giorni. “Abbiamo formulato quel parere sulla base della documentazione che è stata messa a nostra disposizione”, dichiara l’avvocato esperto di mercato del lavoro nonché senatore del Pd.

   Insomma, par di capire, l’autorevole giuslavorista non avrebbe fatto nessuna verifica “sul campo”. L’articolo del Fatto ieri ha segnalato una serie di indizi che fanno pensare a uno stretto rapporto di collegamento tra TrueStar e la cooperativa Solution Teams, rapporto vietato dalla legge. Anche su questo punto, però, Ichino taglia corto. “Non sono a conoscenza dei fatti successivi a quel parere, non avendo più seguito personalmente questa pratica”. In effetti, la TrueStar a gennaio si sarebbe rivolta un’altra volta allo studio legale Ichino, ma senza che il senatore Pd venisse coinvolto nella nuova consulenza.

   I FATTI successivi al parere di Ichino sono quelli pubblicati dal nostro giornale nell’articolo di ieri. La cooperativa ha fatto crac e adesso 120 lavoratori, in buona parte di origine straniera (sudamericani e africani) rischiano di perdere il posto di lavoro. Talin ha pagato lo stipendio di gennaio sostituendosi alla coop. E probabilmente sarà costretto a farlo anche per febbraio. In caso contrario TrueStar dovrà bloccare l’attività a Malpensa, Linate, Fiumicino, Bari e Bergamo, gli aeroporti dove l’azienda offre il servizio di impacchettamento. Tutto questo ovviamente avrà un costo che potrebbe finire per scaricarsi sui bilanci del gruppo di Talin.

   TrueStar, controllata dall’imprenditore veneto (ma residente in Svizzera) attraverso una holding di Londra, ha annunciato ricavi per 42 milioni nel 2011, senza dare indicazioni sui profitti. L’eventuale aumento dei costi sarebbe un’altra mazzata per il Fondo italiano d’investimenti, la struttura pubblica lanciata nel 2010 dall’allora ministro Giulio Tremonti per sostenere aziende di medie dimensioni. Il fondo nell’ottobre scorso ha speso 10 milioni per rilevare una partecipazione del 24 per cento nel capitale di TrueStar e le vicende di questi giorni, con il crac della cooperativa, non fanno certo un gran bene all’immagine della società di Stato.

   La domanda di fondo resta la seguente. È opportuno che un fondo a capitale al 70 per cento pubblico investa denaro in una società con soli nove dipendenti diretti e che affida per intero l’attività a una cooperativa di soci-lavoratori? Senza contare il piccolo particolare che la richiesta di aiuto allo Stato è arrivata da un imprenditore come Talin che paga le tasse in Svizzera, dove ha trasferito la residenza già da alcuni anni.

   Il parere richiesto a Ichino serviva a garantire che i rapporti tra TrueStar e la coop fossero nei termini previsti della legge. Se questi rapporti sono troppo stretti, se, addirittura, l’azienda e la cooperativa sono l’una l’emanazione dell’altra, tutto questo si traduce in un reato, l’interposizione illecita di manodopera . “Non sussistono particolari elementi di criticità”, ha scritto Ichino nel suo parere datato 29 agosto. E il Fondo, anche sulla base di quel documento, ad ottobre ha deciso di dar corso all’investimento dopo un accordo preliminare annunciato ad agosto. Tutto bene, a prima vista. Se non fosse che nel giro di pochi mesi la cooperativa ha fatto crac. E adesso a pagare il conto sarà chiamato anche il fondo di Stato.

Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito democratico (FOTO ANSA)

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