Di aereo qui c è solo il C130 su cui siamo arrivati…”. Ieri mattina un Twitter della democratica Federica Mogherini raccontava la scena a cui hanno assistito i deputati della Commissione Difesa appena scesi dall’aereo militare che li ha portati a Cameri, in provincia di Novara, nella base dove saranno assemblati gli F35.

   NEANCHE L’OMBRA di un velivolo: Tornado ed Eurofighter in manutenzione erano chiusi negli hangar, mentre dove fino all’anno scorso c’era un grande prato, ora c’è un cantiere Alenia quasi pronto per accogliere le ali dei nuovi strumenti da combattimento. L’Italia infatti è acquisitore ma anche produttore degli F35. A maggio cominceranno ad essere assemblate le “braccia” dei nuovi prototipi. I primi 29 andranno in America, 3 resteranno in Italia, 2 raggiungeranno l’Olanda. “La sensazione che abbiamo avuto atterrando a Cameri – spiega Mogherini – è quella di un progetto a uno stadio irreversibile. Purtroppo dall’aprile del 2009, quando la Commissione Difesa votò a favore dell’acquisto degli aerei, con i consensi dell’ex maggioranza, non abbiamo più avuto informazioni. Il documento votato impegnava il governo a riferire al Parlamento annualmente sullo stadio del progetto, ma la trasparenza è stata nulla e per più di due anni non abbiamo avuto alcuna notizia. Abbiamo visto più volte il ministro in questi mesi che quello precedente da allora. Così scopriamo che c’è un cantiere già impiantato, che stiamo per firmare un contratto per i primi prototipi e che tra qualche mese da Cameri usciranno le ali dei nuovi aerei. Troppo tardi”.

   Non è troppo tardi, però, per rivedere la scelta politica di proseguire o meno con l’acquisto degli aerei. “Finalmente – continua Mogherini – abbiamo capito a che punto è la trattativa per l’acquisizione. L’Italia sta completando l’ordine per i primi tre mezzi, ma la produzione vera e propria partirà dopo il 2017. Il che significa che ci sarà il tempo per valutare le reali necessità future”. Anche se il ministro Giampaolo di Paola – ascoltato in Commissione Difesa dai deputati al ritorno da Cameri – non sembra intenzionato a fermarsi: “Compreremo 90 F35 e 90 nuovi Eurofighter. Nel 2025 avremo un parco aereo di 180 velivoli, tenendo anche conto che non si tratta di sostituzioni uno-contro-uno ma di aerei di tecnologia superiore rispetto a quelli del passato (gli attuali 160 saranno via via rottamati, ndr). Quanto al piano di acquisto degli F-35 – ha detto ancora Di Paola – nelle prossime settimane, o al massimo fra pochi mesi, piazzeremo l’ordine per i primi 3 velivoli e poi di anno in anno saranno fra i 3 e i 5”. Il costo di ogni F35 sarà di 80 milioni. Scenderà se gli ordini dall’estero saranno alti. Per Di Paola “la metà del costo degli Eurofighter”.

   CONTINUANO intanto le iniziative dei cittadini contro l’acquisto dei velivoli da combattimento. A Cameri i parlamentari Ramponi (Pdl), Mogherini e Pinotti (Pd) e Di Stanislao (Idv) hanno incontrato il comitato locale Noeffe35. “Non vogliamo un’enorme fabbrica di morte a pochi chilometri da casa nostra” hanno spiegato i novaresi ai rappresentanti della politica, “e non stiamo facendo solo una battaglia ambientalista, perché la base esiste da alcuni anni e gli espropri sono stati fatti da tempo, ma davvero non vogliamo che la nostra terra ospiti ordigni in grado di uccidere”. Inoltre sabato le associazioni Tavola della Pace, Rete italiana disarmo, Sbilanciamoci, Unimondo e le Acli raccoglieranno le firme in cento piazze d’Italia contro per provare a frenare un processo che ai deputati è apparso ormai irreversibile.

di Caterina Perniconi, IFQ

Un F-35 su una pista di decollo (FOTO AP)

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