“Walter? Un conservatore”

Quando chiedi a Matteo Orfini, giovane leone della segreteria di Pier Luigi Bersani, se nell’ultima polemica nominalistico-cartesiana che attraversa la sua coalizione intende collocarsi “a destra” o “a sinistra” di Walter Veltroni, la prima risposta è una battuta affilata: “Non so dire se Walter sia più a destra o piu a sinistra. Di sicuro è più conservatore di me”.    Orfini, che fa, sparge    sale sulle ferite?    Ma perché? Direi che è un dato di fatto: in questi giorni Veltroni pensa davvero che riproporre idee e ricette vecchie di venti anni sia moderno, nuovo o di sinistra?    A quali proposte si riferisce?    È inutile girarci intorno: ad esempio all’articolo 18.    Ovvero al cuore della battaglia veltroniana…    Dice? Veramente io prendo atto con piacere che dalla Annunziata Veltroni ha già fatto una mezza marcia indietro rispetto all’intervista in cui diceva che era un totem da abbattere. Ne sono contento.    Veltroni direbbe che conservatore è lei che vuole mantenere l’articolo 18, riformatore è lui che lo vuole cambiare.    Ecco, l’equivoco è qui: se la Fiat discrimina gli operai che sono iscritti alla Fiom, se Marchionne sbullona le bacheche dell’Unità, se Marchionne si rifiuta di reintegrare i lavoratori che vincono la causa, se Bombassei dice che nella sua fabbrica per fortuna quel giornale non si legge, se l’azienda denuncia Formigli perché critica una macchina…    Se succede tutto questo?    Se succede, credo che un uomo di sinistra debba, come accade a me in queste ore, porsi delle domande e preoccuparsi.    Ad esempio?    Che quando in un clima come questo un lavoratore viene licenziato, a essere colpito è un suo diritto, non un totem.    Veltroni non lo fa?    Forse mi sono distratto, ma non ho sentito grida di allarme su questo. Vede, se tre operai vengono cacciati con un’accusa di sabotaggio che un tribunale reputa ingiusta, l’articolo 18 non è un concetto astratto, ma una garanzia per i loro diritti negati.    Quindi quelle critiche di Veltroni allo statuto dei lavoratori non le sono piaciute?    Non sono parole belle da usare.    E l’altro pilastro dell’intervista? L’idea che il Pd debba stringersi intorno a Monti per non lasciarlo alla destra?    Guardi, non mi convince nemmeno quel ragionamento.    Perché?    Il Pd ha preso una posizione responsabile e allo stesso tempo difficile: deve sostenere il governo, ma non deve appiattirsi sulle sue posizioni quando sbaglia. Dobbiamo essere quelli che difendono la gente che soffre.    Ad esempio?    La riforma delle pensioni nasce iniqua. Il nostro compito è correggerla.    Le diranno che difende i garantiti.    Difendo i giovani emigranti: un tempo chi partiva portava soldi a casa, adesso deve essere mantenuto da casa nella sua emigrazione. D’altra parte questi ministri sono rappresentanti di un ceto sociale diverso dalla media degli italiani…    Che c’è Orfini, anche    lei fa battute pauperistiche sui redditi?    Più che una battuta mi pare un dato di fatto. Ha detto bene Bersani: Passera deve verificare se alla Fiat ci sono state discriminazioni. A me pare evidente. Vediamo se il ministro se ne accorge. Il compito del Pd è vigilare sull’operato del governo per impedirgli di sbagliare . Loro sono distanti dalla gente, un partito popolare come il nostro non può permettersi di esserlo.    Per stare alla battuta di Vendola nemmeno lei mi pare che ami molto il loden…    Io? Guardi, io porto un giubbino sportivo verde, collezione autunno inverno di Decathlon… ho speso 39 euro. Sa, guardo le offerte.    Si sente alla sinistra di Bersani?    Assolutamente no. Abbiamo presentato la nuova campagna del Pd: lo slogan è Italia bene comune. Mica abbiamo scritto ‘governo bene comune…’.

di Luca Telese, IFQ

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3 commenti to ““Walter? Un conservatore””

  1. Che c’entrano i singoli casi, le singole ingiustizie (con l’articolo 18 vigente) con l’articolo 18 in sé ? l’articolo 18? abroghiamolo; ci sono un sacco di imprese che non assumono oltre 14 dipendenti per non incappare nell’articolo 18. Né si è dimostrato che l’art. 18 salvi dai licenziamenti.
    Parliamo d’altro: di sostenere la piccola impresa senza la corda al collo dell’art. 18.
    Cresciamo, dobbiamo crescere con le buone o con le cattive. Io preferisco pensare che possiamo diventare adulti usando il raziocinio.
    Aggiungo che fino a 15 dipendenti il licenziamento è regolato dall’art. 8 legge 604 del 1966, che a nessuno viene in mente di mettere in discussione per il semplice fatto che è equo con i lavoratori e con i datori di lavoro.( se il licenziamento è ingiusto da 2,5 a 6 mensilità in casi particolari fino a 10, molto particolari fino a 14.)
    Perplessità?

    • L’articolo 18 non è responsabile del blocco del mercato del lavoro, ma è una garanzia di chi ha un lavoro. Si parla di questo articolo dello Statuto dei lavoratori ma quanti sanno cosa disciplina?
      L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) afferma che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo.
      In assenza di questi presupposti, il giudice dichiara l’illegittimità dell’atto e ordina la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro. La reintegrazione deve avvenire riammettendo il dipendente nel medesimo posto che occupava prima del licenziamento, salva la possibilità di procedere al trasferimento in un secondo momento, se ricorrono apprezzabili esigenze tecnico-organizzative o in caso di soppressione dell’unità produttiva cui era addetto il lavoratore licenziato. In alternativa, il dipendente può accettare un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultimo stipendio, o un’indennità crescente con l’anzianità di servizio.
      Il lavoratore può presentare ricorso d’urgenza e ottenere la sospensione del provvedimento del datore fino alla conclusione del procedimento.
      Lo Statuto dei Lavoratori si applica solo alle aziende con almeno 15 dipendenti.
      Nelle aziende che hanno fino a 15 dipendenti, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere tra la riassunzione del dipendente o il vesamento di un risarcimento. Può quindi rifiutare l’ordine di riassunzione conseguente alla nullità del licenziamento. La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che il dipendente perde l’anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria).
      A questo punto è abbastanza chiaro perché si voglia l’eliminazione di questo articolo che è una tutela contro gli eventuali soprusi da parte dei datori di lavoro e che viene utilizzato in pochi casi. Chi è nel settore è ben conscio che l’articolo 18 non preclude la possibilità di licenziare e che lo stesso viene utilizzato, dal punto di vista numerico, marginalmente. Quindi siamo ben lontani da una discussione seria e raziocinante sul mercato del lavoro, ma siamo, chiaramente, ad una presa di posizione politica che tende ad eliminare diritti. Se, come dice anche lei, l’articolo 18 viene usato ben poco e non ferma i licenziamenti, come mai è stato più volte preso d’assalto da governi di destra (come quello attuale)?

  2. Quanto a Veltroni è decotto!

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