Vita da ‘ndrangheta in Liguria

Un apicoltore, un blogger e una consigliera comunale. La lotta contro la ‘ndrangheta in Liguria la combattono persone così. Più delle istituzioni, almeno fino a poco tempo fa, quando finalmente sono cominciate le inchieste. Gente comune, che ha tutto da perdere. Uomini e donne lasciati spesso soli dallo Stato, ma anche dai concittadini. Marco, Christian, Donatella, tre vite a guardarsi le spalle, magari a girare con la scorta, a vivere come pariah in una Liguria a un passo dal baratro. Sta finendo il tempo in cui bastava senso civico, magari un po’ di coraggio per dire no. Tra poco ci vorranno gli eroi. La ‘ndrangheta ha il controllo del territorio. Basta camminare per le vie di Ventimiglia vecchia per rendersene conto. Intorno a te senti soltanto un dialetto: il calabrese. Chiedi ai passanti di parlarti della ‘ndrangheta e piombi in un libro di Scia-scia, con quelle frasi smozzicate, quei “non so”.    La comunità calabrese (che non significa automaticamente ‘ndrangheta, niente equazioni pericolose) controlla saldamente anche le sale della politica. Racconta Marco Ballestra, un apicoltore che da Internet è stato il vero oppositore dell’amministrazione di centrodestra appena sciolta per infiltrazioni mafiose: “Nella giunta di Gaetano Scullino (fedele di Scajola, Pdl), il sindaco, il vicesindaco , il presidente del consiglio comunale, il capo dell’opposizione, il city manager erano tutti di famiglia calabrese. Che non vuol dire malviventi, attenzione.

I CALABRESI qui sono arrivati per fare i floricoltori, sono gente che si spacca la schiena. Di parola. Tra loro c’è chi rischia la pelle per combattere la criminalità organizzata. Ma c’è anche chi vede la ‘ndrangheta come una sorta di patronato e un elemento di identità”, racconta Ballestra. Aggiunge: “Se siamo arrivati a questo punto è colpa anche di noi liguri che stiamo zitti. Di architetti e geometri, di imprenditori che fanno affari con i criminali. Di direttori di banca che spingono i debitori nelle mani degli strozzini” . Già, tanti a Ventimiglia sono stati zitti per decenni. Liquidavano la questione con quella frase sprezzante: “Cose da calabresi”. Eh no, ormai sono cose da liguri.    “Ho fatto solo quello che in un Paese normale farebbe un qualsiasi cittadino”, racconta Marco, 50 anni, apicoltore, blogger per passione, “Spulciavo le delibere del consiglio comunale, volevo filmare le sedute per metterle online, ho presentato esposti… per mettere i bastoni tra le ruote alla ‘ndrangheta basta un foglio di carta”. Poi, però, resti solo, ti becchi querele a raffica per aver denunciato con anni di anticipo quello che le inchieste scoprono adesso. Marco chiamava “Tano seduto” il sindaco Scullino; veniva minacciato, additato come un “matto”. Avrà un modo di fare irruente, ma aveva ragione.    “Io mi sono permessa di presentare un’interpellanza contro l’apertura di una sala giochi gestita dalla famiglia Pellegrino”, racconta Donatella Albano, presidente provinciale del Pd e consigliera comunale di Bordighera (altro comune di centrodestra sciolto per ‘ndrangheta). Risultato: “Un giorno nella posta mi arrivò una fetta di limone, credevo in uno scherzo. Poi ecco un’immaginetta bruciata di Sant’Arcangelo…”. Intanto diversi membri della famiglia Pellegrino finiscono in galera. E cominciano le telefonate: “Ti ricordiamo che hai dei figli”. Donatella, ferma, risponde: “Anche voi li avete”. Da allora vive sotto protezione. Intanto i processi vanno avanti, ma alcuni naufragano perché i testimoni d’accusa cambiano versione. Succede nella Liguria dove è nata la Resistenza ai tedeschi, che però sta cedendo alla ‘ndrangheta.    Christian Abbondanza ha 37 anni e vive a Genova, è presidente della Casa della Legalità e blogger (nel silenzio di molti giornali le voci scomode arrivano da Internet). Con la barba lunga, i vestiti neri sembra una specie di sacerdote. Passa le giornate avvolto nel fumo delle sigarette, tra manifestazioni, incontri pubblici e montagne di fascicoli di inchieste da spulciare. Il suo sito ( http://www.casadellalega  lita.org  ) è una banca dati unica sulla criminalità organizzata in Liguria e nel resto d’Italia. “Da anni denunciamo le infiltrazioni mafiose. Da un nostro esposto è partito il procedimento che ha portato allo scioglimento di Ventimiglia”. Ma come è stato accolto il vostro lavoro? “Silenzio. I partiti, tutti, dal centrodestra al centrosinistra, ci hanno denigrato e calunniato”. Christian non ha fatto sconti a nessuno. Rischia grosso, ma la pratica per valutare se dargli una scorta è in discussione da mesi. Alla manifestazione per dimostrargli solidarietà di politici se n’è visto uno.

INTANTO Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina, deputato leghista e vicepresidente della Commissione Difesa (un fedele di Bossi) nomina presidente della società controllata dal Comune un ex assessore (centrodestra) citato nel dossier della Prefettura per la Commissione Antimafia. Si parla di “soggetti riconducibili a organizzazioni di stampo mafioso”. Si legge anche il nome di Domenico Surace, non indagato ma forse non nella condizione ideale per un incarico pubblico. Chi ha sollevato il caso? Christian Abbondanza.

di Ferruccio Sansa, IFQ

Qui sopra il Comune di Ventimiglia sciolto per infiltrazioni mafiose.

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