1.500 immigrati morti in mare

Nessuno si impressiona per un dato spaventoso: 1500 fantasmi del mare. Uomini, donne e bambini partiti dalla Libia nel 2011 e mai arrivati in Europa. Una cifra calcolata dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, per difetto, sulla base dei racconti dei parenti e dei superstiti.

“O PEGGIO ancora – spiega la portavoce italiana dell’Unhcr, Laura Boldrini – persone che ci hanno telefonato dai barconi, e che poi non sono mai sbarcate”. Un numero, 1500, che tiene conto soltanto di coloro che sono partiti dai porti della Libia, prevalentemente intorno a Tripoli, e non invece dalla Tunisia. “Questi ultimi – ancora Boldrini – venivano in Europa per lavoro e non avevano i nostri riferimenti”. La distinzione serve a comprendere meglio il fenomeno migratorio. Nel 2011 sono partite dalla Libia, e sono giunte per lo più a Lampedusa, 28 mila persone: si tratta di rifugiati (eritrei, so-mali, ivoriani) o di lavoratori. I primi non potevano certo rientrare nei paesi d’origine, i secondi – travolti dalla caduta del regime di Gheddafi – sono partiti in cerca di un altro impiego. Entrambi i gruppi hanno presentato anche nel nostro Paese richiesta d’asilo. I tempi sono i soliti: le venti commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono riunirsi e valutare caso per caso. “In molti si sono visti respingere la domanda – racconta Boldrini –. Per loro il governo dovrebbe trovare soluzioni alternative, altrimenti si rischia di aver moltissimi irregolari in più. Si potrebbe pensare al rimpatrio volontario assistito, magari con un incentivo economico che superi i 200 euro prospettati finora”. Il secondo gruppo, quello dei tunisini, partiti in numero uguale, ha lasciato il proprio Paese nella speranza di poter trovare lavoro in Europa. E infatti non si sono fermati tutti in Italia. “Il governo precedente ha enfatizzato il fenomeno, creando un allarmismo ingiustificato – prosegue Boldrini –. Addirittura si è parlato di ‘tsunami umano’ e la comunicazione istituzionale ha rischiato di influenzare l’animo delle persone , che si sono impaurite. In realtà si è trattato di un numero di arrivi fisiologico, considerando che si parlava di guerra”.

Il numero dei cadaveri sepolti nel Mediterraneo potrebbe essere molto più alto della stima dell’Unhcr. Perché anche tra le odissee tunisine ci sono stati molti naufragi. Mancano all’appello, per esempio, circa 500 uomini, tutti giovani, partiti e mai arrivati. I loro parenti sono giunti nei giorni scorsi in Italia: visitano i Cie, nella speranza di trovare qualche volto familiare. Nelle stesse ore in cui la Concordia speronava uno scoglio, si perdevano le tracce di un’imbarcazione partita dalla costa tra Zlitan e Khums, a est di Tripoli. A bordo c’erano 55 migranti, sono stati recuperati 15 cadaveri, tra cui quello di una neonata. Ma questi sono morti che non fanno notizia.

di Silvia D’Onghia, IFQ

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