I beauty contest è vivo e lotta insieme a Passera

Una truffa che si rispetti è dura a morire. E il beauty contest, la gara che regala le frequenze televisive, riappare a sorpresa mentre dicono sia spacciata. Il ministro Corrado Passera pronuncia poche e indefinibili parole a Montecitorio, che i partiti di centrosinistra accolgono con giubilo interpretando male le sue dichiarazioni: “È mia intenzione rendere partecipe il Consiglio dei ministri, previsto per venerdì (domani, ndr), delle decisioni che intendo assumere”. Soltanto che il ministro per lo Sviluppo economico, per adesso, ancora deve prenderle queste decisioni. Fonti del ministero precisano: “Non è detto che il beauty contest sia sospeso, è solo una delle ipotesi. In queste settimane abbiamo raccolto numerosi pareri valutando la procedura d’infrazione europea che resta aperta, non sappiamo che tipo di provvedimenti saranno presi né i tempi previsti”.    Il beauty contest che resiste è una cattiva notizia per le casse pubbliche con i 4 miliardi che si possono ricavare con un’asta al rialzo, ma è un buon segnale per le aziende (Mediaset, Rai, La7) che aspettano di ricevere nuovi canali del digitale terrestre senza spendere un euro. Sarà felice Pier Silvio Berlusconi che, per puro caso o per felice coincidenza, è intervenuto qualche giorno fa su La Stampa per ammonire il governo: “Pensare a un’asta non solo sarebbe ingiusto e iniquo, perché in tutta Europa si è proceduto con assegnazione gratuita. Ma sarebbe anche non realistico: per il business televisivo il vero problema non sono le frequenze, ma i pesanti investimenti per creare contenuti competitivi di livello. Lo dice il mercato, non noi”. E quel che dice Berlusconi junior si riflette nel continuo tergiversare del ministero che, a parte una dozzina di annunci pubblici, non ha mai ufficialmente bloccato le procedure di assegnazione. Che vanno avanti, che stanno per toccare il punto di non ritorno: la commissione che deve giudicare le candidature di Mediaset, Rai e La7 aspetta la relazione dei periti dell’Istituto Bordoni, dopodiché la graduatoria, che indica chi sceglie per primo i multiplex (pacchetti di frequenze), sarà consegnata al ministero. Come farà Passera, poi, a comunicare che quei documenti sono carta straccia?    L’avvocato Giorgio D’Amato è uno dei tre giudici che presiedono il beauty contest,    per mesi ha lavorato a vista, cercando di interpretare il governo Monti che prometteva di smontare il concorso truffa, ma indugia sempre per qualche motivo. Adesso che i partiti di centrosinistra organizzano il funerale del beauty contest, l’avvocato D’Amato conferma al Fatto che il meccanismo ideato dall’ex ministro Paolo Romani è ancora vivo e vegeto, funziona perfettamente: “Noi stiamo svolgendo il compito per cui siamo stati nominati. E stiamo per ricevere il parere dell’advisor (l’istituto Bordoni), l’ultimo passo prima di trasmettere i nostri giudizi al ministero”. Domani in Consiglio dei ministri arriva il pacchetto liberalizzazioni, se il beauty contest ne uscirà illeso, si scoprirà immortale. Dopo sarà troppo tardi. E per Mediaset troppo bello per crederci.

di Carlo Tecce, IFQ

Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera (FOTO LAPRESSE)

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