Palermo in macerie, Cammarata se ne va (tardi)

Si è dimesso “per amore della città” che aveva promesso di rendere cool, ma da anni, ormai, non era più un amore ricambiato: nelle ultime edizioni del ‘Festino’ di Santa Rosalia ha evitato di farsi vedere in giro tra la folla, memore dei fischi e degli insulti rimediati nel 2008. Nel giorno in cui il Sole 24 Ore lo colloca all’ultimo posto della classifica dei sindaci italiani, se ne va tra il sollievo generale lasciando dieci anni di rovine il primo cittadino di Palermo, Diego Cammarata e le sue dimissioni appaiono all’opposizione come una fuga dalla barca che sta affondando, sotto il peso dei debiti fuori bilancio. Per Raffaele Lombardo è stato “il peggior sindaco della storia della città” (“ci vorranno anni per risanare Palermo”), e le sue parole scatenano paragoni con Lima e Ciancimino, che l’hanno preceduto. Oggi, dopo dieci anni di non-governo, la mossa da mesi ormai nell’aria del sindaco senza volto, disegnato dai vignettisti con una racchetta da tennis e una coppa di champagne, arriva al culmine dello scontro con il governatore che lo accusa di avere causato il dissesto finanziario del Comune, imbottito di precari. Una mossa concordata con i vertici del Pdl a Roma per limitare i danni del conflitto con Lombardo in una campagna elettorale tutta in salita, mentre il partito in Sicilia è una nave incagliata da cui si continua a fuggire. E una mossa che rischia di offrire qualche chance in più all’ala del Pd (Lumia-Cracolici) che spinge verso l’accordo con Lombardo, visto che il commissaria-mento verrà presumibilmente gestito da un fedelissimo del leader autonomista: “Sarebbe il caso che Lombardo nominasse un commissario super partes, lontano da qualsiasi partito” si preoccupa Antonella Monastra, uno dei cinque candidati del centrosinistra a sindaco che avverte: “Quella di Cammarata potrebbe essere una mossa politica”.    L’ORMAI ex sindaco, nella conferenza stampa di commiato, ringrazia “Schifani, Alfano che mi sono stati sempre vicini nelle decisioni che ho preso nei momenti più difficili, Gianni Letta che ho martirizzato al telefono tante volte e soprattutto il presidente Berlusconi nei cui confronti non ci sono parole per poterlo ringraziare”. E attacca duramente il governatore siciliano: “Mi dimetto perché siamo in campagna elettorale e Lombardo, che non ha mai rispettato gli accordi con il Comune, potrebbe essere ancora più ostile”, dice l’ex primo cittadino, che scarica sull’immobilismo del consiglio comunale la responsabilità della paralisi amministrativa. Smentisce un passaggio a Mediaset (“ipotesi di fantasia”) e assicura che “il Comune non ha problemi di liquidità e di cassa. Abbiamo rispettato il Patto di stabilità e ne vado fiero”. Parole che Rita Borsellino, europarlamentare del Pd e candidata a sindaco in pole position liquida così: “La parabola del centrodestra palermitano si è conclusa nel modo più vigliacco , Cammarata si è dimesso per non affrontare l’enorme buco di bilancio creato con la sua amministrazione fallimentare. Per salvare il Comune, noi palermitani saremo costretti nei prossimi mesi a pagare un conto salatissimo e a sostenere sacrifici enormi”. Messo nero su bianco da una relazione dell’Idv che ha scoperto 261 milioni di euro di debiti fuori bilancio, un vero e proprio bilancio parallelo, appesantito dalle migliaia di precari pagati fino ad oggi con i fondi europei Fas destinati allo sviluppo: si calcola che in dieci anni la Gesip, la società che gestisce i servizi pubblici del comune, abbia ingoiato 850 milioni di euro. Più tutti quelli inghiottiti dall’A-mia, l’azienda della raccolta dei rifiuti, con i cui dirigenti Cammarata è indagato per disastro ambientale in un’inchiesta sulla discarica di Bellolampo.

NUMERI di un bilancio “ingessato”, come lo ha definito il ragioniere generale del Comune Paolo Basile: su una spesa corrente di 866 milioni di euro, il Comune paga ogni anno 623 milioni di euro per gli stipendi dei suoi 5.974 dipendenti diretti, ma anche per quelli dei 3.191 Lsu, dei 3.249 Pip o degli 8.118 lavoratori delle società partecipate. Ecco perché ieri Aurelio Scavone, uno dei consiglieri comunali che il mese scorso ha presentato un esposto al comune contro Lombardo, accusato di non avere “dimissionato” Cammarata in seguito all’esito di un’ispezione regionale che ha sollevato il coperchio sul dissesto finanziario, commentava così su Face-book la fuga del sindaco: “Finalmente, anche se mi ricorda il film Prendi i soldi e scappa. E ora il primo marzo che cosa si dirà agli operai della Gesip che verranno licenziati? Chi sarà l’incosciente a fare il commissario per gestire il dissesto finanziario?”.

di Giuseppe Lo Bianco,  IFQ

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