Due a zero per la cosca

Due a zero per la malapolitica contro i cittadini, cioè contro la vera Politica. Ma forse è giusto così. Quando i partiti diventano cosche e fanno amorevolmente sapere alla Corte costituzionale quel che si attendono da lei; quando giudici costituzionali usano i pizzini per anticipare le loro sentenze a qualche giornale e vedere di nascosto l’effetto che fa; quando giornali autorevoli e ispirati giustificano preventivamente l’affossamento del referendum per il Bene della Patria (cioè dei partiti-cosca); quando una speciale lupara bianca seppellisce sottoterra le firme di 1.210.466 italiani per difendere una legge elettorale che lo stesso autore ha definito “porcata”; è giusto che un politico amico della camorra si salvi per la seconda volta dall’arresto. Così, dopo un paio di mesi di illusioni ottiche, qualcuno capirà che brutto paese continuiamo a essere. Conosciamo l’obiezione: chi se la prende con la Consulta parla come Berlusconi. Ma poteva reggere fino a due anni fa, quando si pensava che tutti e 15 i giudici costituzionali fossero il più alto presidio di legalità del Paese (e a buon diritto, visto che ci avevano salvati da una serie di leggi incostituzionali imposte da Berlusconi per piegare il Diritto ai suoi porci comodi). Ora non più: da un anno e mezzo sappiamo che nel settembre del 2009 sei di quei giudici, esattamente come han fatto la scorsa settimana, avevano anticipato il loro voto favorevole alla porcata Alfano ad alcuni faccendieri della P3, che disponevano di loro a proprio piacimento. Due di quei giudici addirittura organizzavano cene con i promotori della porcata (B., Letta e Alfano) che di lì a poco avrebbero dovuto valutare. Il capo dello Stato, assieme al Parlamento, avrebbe dovuto sollevare lo scandalo e fare in modo, in qualsiasi modo, che quei signori abbandonassero ipso facto i loro scranni. Invece tutti si voltarono dall’altra parte, lasciando intatta una Consulta ormai irrimediabilmente inquinata. Il lodo Alfano fu respinto per un pelo, grazie agli altri nove giudici. Ma poi i partiti hanno inserito nella Corte altri loro emissari e il risultato s’è visto ieri con il No ai due quesiti referendari. Quesiti che oltre cento fra i maggiori costituzionalisti italiani, compresi tre ex presidenti della Consulta, giudicavano legittimi, e nessuno, dicesi nessuno, aveva obiettato nulla in punto di diritto. Gli unici “giuristi” di diverso parere, guardacaso, sono quelli della Corte (o la maggioranza di essi). Ora i partiti-cosca si fregano le mani, perchè potranno nominarsi anche il prossimo Parlamento. Ma la loro è una gioia miope e passeggera: vedranno presto che cosa significa consacrare il Porcellum, la norma più impopolare dai tempi delle leggi razziali. E, se non lo vedranno, provvederanno gli elettori a farglielo vedere. Quella che lorsignori sordi e ciechi chiamano “antipolitica” esploderà alle stelle, compattando in un solo blocco chi è convinto che non esistano più vie democratiche per risanare la malapolitica e chi più semplicemente pensa che ormai tanto vale fare a meno del Parlamento e delle elezioni, lasciando per sempre al governo un gruppo di “tecnici” che nessuno ha mai eletto. Dio acceca chi vuole perdere.

di Marco Travaglio, IFQ

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